Le Cinque vie (in latino: Quinquae viae; talora chiamate "cinque prove") sono cinque argomenti logici per provare l'esistenza di Dio, riassunti dal filosofo e teologo cattolico san Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae. Essi cercano di dimostrare l'esistenza di Dio partendo dalla natura. Sono: l'argomento del Primo mobile; l'argomento della causalità universale; l'argomento dalla contingenza; l'argomento del grado di perfezione; l'argomento dalla causa finale o del fine ultimo (argomento teleologico) Tommaso d'Aquino tratta più ampiamente il primo di questi – Dio come il motore immobile – nella sua Summa Contra Gentiles.
Contesto Nella Bibbia La possibilità di una prova a posteriori è scritta in ("Dalla grandezza e bellezza delle creature si contempla per analogia il loro creatore...Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?") e in ("le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo mediante le opere da lui compiute"). (ivi: pp. 674, 677-678)
Entrambi i passi affermano che la grandezza e bellezza di Dio, le sue perfezioni invisibili, si sono resi manifesti al genere umano mediante la bellezza e grandezza delle sue creature, che possono condurre per analogia a credere e contemplare il Creatore.
Nel magistero
Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 36) cita questo passaggio per affermare che l'uomo è capax Dei, capace di conoscere Dio.
Necessità della dimostrazione dell'esistenza di Dio Tommaso d'Aquino pensava che la mente umana finita non potesse sapere direttamente cosa sia l'infinità di Dio, motivo per cui l'esistenza di Dio non è evidente per noi.ST, I, Q 2, A 1 (in latino e in inglese) La proposizione che Dio esiste deve essere "dimostrata" a partire dagli effetti di Dio, che ci sono più noti.ST, I, Q 2, A 2 (in latino e in inglese) Tuttavia, Tommaso d'Aquino non riteneva che ciò che poteva essere dimostrato filosoficamente (cioè come rivelazione generale) avrebbe necessariamente fornito uno qualsiasi dei dettagli vitali rivelati in Cristo e attraverso la Chiesa (cioè come rivelazione speciale). La ragione naturale non dimostra l'Incarnazione e che Gesù Cristo è Dio, fatto di importanza vitale per la salvezza eterna (secondo lextra Ecclesiam nulla salus). Ad esempio, Tommaso, riprendendo sant'Agostino, ammetteva che "in tutte le creature si trova la traccia della Trinità", sebbene "una traccia mostra che qualcuno è passato ma non si sa chi sia".
Categorizzazione Tutti e cinque le vie sono generalmente considerate argomenti cosmologici.Online Encyclopaedia Britannica "Philosophy of religion", 2018, seguendo la classificazione ideata da Kant. Tommaso d'Aquino omise vari argomenti che riteneva insufficienti o inadatti, come l'argomento ontologico proposto da sant'Anselmo di Canterbury.
Fonte Una versione sintetica delle Cinque Vie è data nella ‘’Summa theologiae’’.ST, I, Q 2, A 3 in (latino e in inglese) La Summa utilizza la forma della disputa scolastica, cioè una forma letteraria basata su un metodo di lezione: si pone una domanda, poi si riassumono le obiezioni più gravi, poi si fornisce una risposta corretta in quel contesto, quindi si risponde alle obiezioni. Una successiva, più dettagliata, trattazione delle Cinque Vie si trova nella Summa contra gentiles. Tommaso d'Aquino elaborò ulteriormente ciascuna delle Cinque Vie in modo più dettagliato passando in più libri.
Concatenazioni causali essenziali e accidentali Le prime due vie si riferiscono alla causalità. Quando Tommaso d'Aquino sostiene che una catena causale non può essere infinitamente lunga, non ha in mente soltanto una catena in cui ogni elemento è un evento precedente che causa l'evento successivo; in altre parole, non sta discutendo solo in relazione al primo evento di una sequenza. Piuttosto, secondo Anthony Kenny, la sua argomentazione è che una catena di effetti concorrenti o simultanei deve essere radicata in una causa in grado di generarli, e quindi in una causa che è prima in senso gerarchico e/o in senso temporale.
Tommaso d'Aquino segue la distinzione trovata nella Fisica di Aristotele 8.5 e sviluppata da Simplicio, Maimonide e Avicenna, secondo cui una catena causale può essere: accidentale: il padre di Socrate causò Socrate, il nonno di Socrate causò il padre di Socrate, ma il nonno di Socrate causò Socrate solo accidentalmente; essenziale: un bastone muove una pietra, perché una mano muove contemporaneamente il bastone, e quindi transitivamente la mano muove la pietra.
Il suo pensiero qui si basa su quella che in seguito sarebbe stata etichettata come "serie causale essenzialmente ordinata" da Giovanni Duns Scoto, intesa come una serie causale in cui gli elementi immediatamente osservabili non sono in grado di generare l'effetto in questione, e una causa in grado di farlo è dedotta all'estremità della catena (Ordinatio I.2.43Duns Scotus – Ordinatio I/D2/Q2B logicmuseum.com).
Questo è anche il motivo per cui Tommaso d'Aquino ha rifiutato che la ragione possa provare che l'universo deve aver avuto un inizio nel tempo; poiché tutto ciò che sa e che può dimostrare è che l'universo possa essere stato "creato dall'eternità" dall'eterno Dio. Egli accetta la dottrina biblica della creazione come verità di fede, non di ragione.
Incipit Tommaso introduce nel modo seguente la possibilità di dimostrare l'esistenza di Dio attraverso cinque
Le Cinque Vie
Principi Le Cinque Vie sono basate sui seguenti principi: principio di non-contraddizione. Contingenza della realtà. Impossibilità di un progressus in infinitum. Principio di causalità. Procedimento per induzione. Ricorso all'analogia.
L'unità e la diversità delle Cinque Vie Le Cinque Vie si basano sui seguenti argomenti: il divenire (ex parte motus, causa prima del movimento); l'essere causato o il cominciare ad essere (ex ratione causae efficientis, prima causa efficiente); l'essere corruttibile (ex possibili et necessario, dal contingente al necessario); l'avere una perfezione in un certo grado (ex gradibus, gradualità della perfezione); l'essere finalizzato degli enti privi di intelligenza (ex gubernatione rerurm, secondo il governo delle cose che mostra una causa finale). Tutte le prove inferiscono l'esistenza dell'Essere assoluto a partire dall'ente contingente.
Prima via: argomento del motore immobile Sintesi Nel mondo, possiamo osservare almeno un certo numero di enti in mutamento. Qualunque cosa stia cambiando viene cambiata da qualcos'altro. Se ciò in virtù del quale sta cambiando subisce esso stesso un mutamento, allora anche esso viene cambiato da qualcos'altro (secondo il principio aristotelico omne quod movetur ab alio movetur, tutto ciò che si muove è mosso da altro). Ma questa catena non può essere infinitamente lunga, quindi deve esserci qualcosa che provoca il cambiamento senza che esso stesso cambi. E questo è ciò che tutti intendono essere Dio, primo movente non mosso e immutabile.
Analisi Tommaso d'Aquino usa il termine "movimento" nella sua argomentazione, ma con questo intende qualsiasi tipo di "cambiamento" prodotto da un agente, più specificamente un passaggio dalla potenza all’attoSumma Theologiae I-I q. 2 a. 3, che riprende Fisica l. 3, c. 1; 201, a, 10 - 11: moto "l'attuazione di una potenza in quanto tale": cambiamento della categoria di qualità, quantità o luogo (cfr. Fisica l. 5, c.2; 226, a, 23 - 25), ma anche generazione/ corruzione/alterazione della sostanza e i cambiamenti incorporei (come l'atto di pensare) delle sostanze separate (che sono: Dio, l'anima e gli angeli). Poiché ciò che è in potenza ancora non esiste, non può crearsi da solo e può quindi essere portato all'esistenza solo da qualcosa che è già in atto, vale a dire che è già pre-esistente.
La via ex motu riprende significativamente la conclusione dell'VIII libro della Fisica di Aristotele, che a sua volta deriva molti aspetti dal libro X delle Leggi di Platone. Tommaso estende il principio aristotelico dellomne quod movetur ab alio movetur fino a comprendere non solo ogni cambiamento, ma la stessa creazione dell'universo dal nulla.Mondin, Ontologia e metafisica, ESD, 2022, pp. 164-165
Nella Summa contra Gentiles (II,16) Tommaso fornì una versione più compatta dell'argomento: tanto più un ente è in alto nell'ordine delle cause quanto più sono universali i suoi effetti; l'essere è più universale del divenire poiché comprende enti immobili come le pietre; sopra la causa del divenire, «che opera solo muovendo e trasmutando», deve esistere una causa prima dell'essere che è l'Essere sussistente stesso, cioè Dio.Se l'essere è più generale del divenire, anche la causa dell'essere è più generale di quella del divenire e si trova quindi "sopra" quest'ultima. L'Essere primo è infatti necessario, incausato e causa sui
Francisco Suárez contestò il principio aristotelico, notando che gli esseri eventi sono capaci di muoversi da soli e non sono mossi da altro, e che i cieli potrebbero essere mossi da una forma ad essi interna. Riformulò quindi il principio in omne quod fit ab alio fit (tutto ciò che è fatto, è fatto da altro), e creò il seguente argomento:
Seconda via: argomento della causalità universale
Sintesi Nel mondo, possiamo osservare che le cose hanno una causa. Ma non è possibile che qualcosa sia causa di se stessa, perché ciò comporterebbe che esiste prima di se stessa, il che è una contraddizione. Se ciò da cui una cosa è causata è esso stesso causato, allora anche esso deve avere un'altra causa. Ma questa non può essere una catena infinitamente lunga, quindi ci deve essere una causa che non è causata da nient'altro. E questo è ciò che tutti chiamano Dio, causa prima non causata.
Analisi Come nella Prima Via, le cause che Tommaso d'Aquino ha in mente non sono eventi sequenziali, ma relazioni di dipendenza simultanee esistenti: la causa efficiente di Aristotele. Ad esempio, la crescita delle piante dipende dalla luce solare, che dipende dalla gravità, che dipende dalla massa. Tommaso d'Aquino non sta descrivendo una causa che è prima in una sequenza, ma piuttosto prima in una gerarchia: una causa principale, piuttosto che una causa derivata.
Ripresa e modificata da Aristotele, l'esposizione più breve è contenuta nel De ente et essentia (proposizioni da 46 a 51).
Terza via: L'argomento della contingenza Sintesi Nel mondo vediamo cose che è possibile che siano e che è possibile che non siano. In altre parole, le cose sono sottoposte al divenire e sono deperibili. Ma se tutto fosse contingente e quindi suscettibile di uscire dall'esistenza, allora nulla esisterebbe adesso. In contrario, le cose chiaramente ora esistono. Pertanto, deve esserci qualcosa che è imperituro: un essere necessario. E questo essere è ciò che tutti chiamano Dio.
Analisi