La storia di Tocco da Casauria trae le sue origini nella fondazione del primo nucleo abitativo di Interpromium in età antica. Dopo la scomparsa di tale insediamento in età medievale, in una zona poco distante da esso si andò formando l'attuale centro abitato di Tocco, sviluppandosi intorno ai due edifici cittadini più importanti (Castello Caracciolo e chiesa di Sant'Eustachio Martire) in seguito ad un susseguirsi di rivalità tra l'Abbazia di San Clemente a Casauria, a cui i territori di Tocco spettavano de jure, e dei signori di origine germanica che tentarono di usurparglieli con la forza.

Età antica

Sebbene Tocco sia di fondazione medioevale, nel suo territorio in età antica era già presente un insediamento (pagus) chiamato Interpromium. La sua collocazione non era nei pressi dell'attuale centro abitato di Tocco (posto su una zona rialzata), bensì sul fondovalle dove passava la Via Tiburtina Valeria (oggi ricalcata dalla strada statale 5) nei pressi del pianoro dov'è oggi la chiesa della Madonna degli Angeli;. l'antico 'insediamento distava a circa 25,5 Km da Corfinium. Non è stato ancora stabilito con assoluta certezza quale fu il popolo italico ad abitarvi, se i marrucini o i peligni, tuttavia gli storici ritengono più probabile i peligni. Riguardo alla sua distruzione si ritiene sia stata causata da calamità naturali come terremoti o alluvioni, tuttavia la zona dell'antico insediamento fu continuata ad essere abitata fino al primo medioevo.

Età medioevale

Il documento più importante sulla Tocco medioevale è il Chronicon Casauriense redatto dai monaci dell'Abbazia di San Clemente a Casauria,. il quale cita Tocco per la prima volta nell'872 come curtis che fu comprata dal primo abate di San Clemente, chiamato Romano, facendo quindi rientrare tale curtis sotto la giurisdizione dell'Abbazia. Sempre dal Chronicon si apprende che l'economia della curtis di Tocco era prevalentemente agricola. e tale insediamento nel IX secolo iniziò ad acquisire sempre più rilevanza rispetto agli insediamenti di fondovalle (compreso quello che aveva continuità con l'antica Interpromium)..

La nascita del paese di Tocco è legata al processo di incastellamento medioevale con cui signori locali ed ecclesiastici cercavano di ottenere maggiore potere e controllo dei territori, il territorio di Tocco in particolare era oggetto di contese tra signori rurali locali di origine germanica e la vicina Abbazia di San Clemente a Casauria. in cui quest'ultima si vedeva vittima di nu

merose usurpazioni territoriali.. Questa contesa portò alla fondazione di diversi castelli nella zona usati per affermare il potere sui vari territori.

Quando nella prima metà del X secolo l'Abbazia di San Clemente venne distrutta da un'incursione saracena, vi fu un franco chiamato Lupo, figlio di un ufficiale dell'imperatore Ottone III di Sassonia chiamato Ludegerio, che usurpò due insediamenti non fortificati (villae) nella zona di CantalupoLa zona di Cantalupo è oggi sul territorio comunale di Tocco da Casauria ma fuori dal suo centro abitato. dove erano presenti miniere di bitume, all'epoca possedimento dell'Abbazia, e nel 969 ci fece costruire un castello (castrum)..

Nel 1016 Alberico, figlio di Lupo, usurpò l'insediamento abitativo di Fara Inter Montes (situato sul fondo della Val Pescara) all'Abbazia, edificando anche qui un castrum.. Nello stesso anno egli, dopo aver imposto la propria autorità con la forza agli abitanti del posto, costruì anche un castello nella zona dell'attuale centro abitato di Tocco. L'Abate di San Clemente Adamo II reagì nel 1019 con un'azione militare di fanti e cavalieri con cui espugnò il castello di Tocco che venne distrutto dopo essere stato dato alle fiamme. Difatti in seguito all'evento, nello stesso anno sul Chronicon Casauriense si parlò di Tocco come di una semplice villae (insediamento non fortificato) e non più come castrum.

Parte del territorio di Tocco venne poi ceduto dall'Abbazia, a Gerardo, figlio di Alberico e signore della vicina Popoli, fino alla terza generazione in cambio di un canone.. Ma il conflitto tra l'Abbazia e gli eredi di Alberico proseguì e nel 1024 l'abate di San Clemente, Guido, si lamentò con una lettera all'imperatore dell'avvenuta usurpazione della curtis di Tocco ai danni dall'Abbazia. Tra il 1025 e il 1026 l'Abbazia riuscì a rimpossessarsi di diversi territori nella zona di Tocco, tuttavia il possesso della curtis vera e propria rimase agli eredi di Alberico (Gerardo e Teodino), i quali la fortificarono nuovamente in castrum.. Nel 1056 anche il territorio di Cantalupo ritornò sotto il controllo dell'Abbazia. Nel 1140 il territorio di Tocco divenne parte della contea di Manoppello. e dal XIII secolo si andò sviluppando in muratura il centro urbano intorno ai due edifici più importanti dell'insediamento in quel periodo, la chiesa di Sant'Eustachio Martire (la cui esistenza era già riportata sul Chronicon Casauriense in data 1º luglio 1169) e il castello (ricostruito per volere di Federico II di Svevia).

Nel 1317 venne costruita in paese la chiesa di San Francesco (oggi chiesa di San Domenico) e vi si stabilirono i frati minori conventuali assieme al terzo ordine regolare di San Francesco.

Il 9 settembre 1349 vi fu il terremoto dell'Appennino centro-meridionale causò danni gravi all'abitato ed uccise molti abitanti.

Nella seconda metà del XIII secolo la Contea di Manoppello, di cui faceva parte Tocco, fu frammentata tra vari feudatari ed il controllo di Tocco andò a Matteo de Plexiaco, signore di Manoppello e Pescosansonesco.

Età moderna Il terremoto dell'Italia centro-meridionale del 5 dicembre 1456 fece a Tocco circa 350 morti e rase al suolo gran parte del paese..

Durante la prima guerra italiana (1494-1495) Carlo VIII di Francia passò in Abruzzo nella sua discesa in Italia contro gli aragonesi ed al suo passaggio varie città abbandonarono la loro fedeltà agli aragonesi per schierarsi con i francesi, tra esse vi fu Tocco.

Il 15 dicembre 1578 i frati domenicani si insediarono ufficialmente a Tocco nel convento, oggi non più esistente, di Santa Maria della Pace.I documenti testimoniano che nel 1550 ad essere signore di Tocco era il nobile Camillo Caracciolo ma il controllo del paese passò, nel 1585, a Ferrante d'Afflitto, conte di Loreto Aprutino. Ferrante d'Afflitto durante il '600 realizzò varie opere importanti in paese, come la costruzione di convento e chiesa di Sant'Antonio da Padova per i frati cappuccini ed i restauri della chiesa della Madonna delle Grazie e della chiesa di Sant'Eustachio Martire. Successivamente, sempre durante il '600, il controllo di Tocco cambiò nuovamente, stavolta dai d'Afflitto alla famiglia Pinelli che governò il paese per secoli fino all'Unità d'Italia.

Durante'epidemia di peste del 1656 il parroco del paese Don Gualtieri Mattucci registrò i morti giorno per giorno cominciando il 1º agosto 1656 e terminando il 1º gennaio 1657, giorno in cui annotò la fine del contagio. La peste del 1656 uccise a Tocco 590 persone in una popolazione di circa 1300-1500 abitanti.

Il 3 novembre 1706, un terremoto nella zona della maiella distrusse gran parte del centro abitato ed uccise circa un centinaio di persone in paese. Tra gli edifici rimasti totalmente distrutti ci furono il Palazzo Ducale e la maggior parte delle chiese del paese. Oltre ai danni agli edifici, il terremoto fu anche la causa di smottamenti dei terreni del paese che causarono un momentaneo arresto dell'agricoltura a Tocco. La ricostruzione del paese durò circa un trentennio.

Durante gli anni '30 del Settecento a governare Tocco era il Duca Francesco Pinelli che per via del suo modo di comportandosi dispotico veniva malvisto dal popolo, dal clero e dalla nobiltà locale. Dei cittadini toccolani quindi scrissero un memoriale contro di lui al tribunale di Chieti, il quale sentenziò il 23 giugno 1737, con un decreto del re Carlo III di Spagna, l'allontanamento di Francesco da Tocco. In seguito gli fu ordinato anche di presentarsi al Gran Tribunale di Napoli, il quale confermò la sentenza precedente. Ma il Duca, dopo tante pressioni, riuscì nel 1739 a ottenere di tornare a governare Tocco per poi vendicarsi contro quelli che lo accusarono.

Sul finire del secolo, tra 1794 e 1795 ci fu in paese una grossa epidemia di vaiolo che uccise un centinaio di persone.

Età contemporanea

Ottocento Invasione napoleonica ed epidemia di colera

In seguito all'invasione francese di Napoli del 1806, con la vittoria francese fu fondato un omonimo regno napoleonico e Tocco rientrò nel distretto di Chieti. In seguito alla conquista francese vi furono le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi. Anche a Tocco furono chiusi i conventi e quello dei domenicani fu inizialmente usato come caserma militare per la gendarmeria, ma con un decreto del 29 dicembre 1814 la proprietà dell'ex convento fu ceduta al Comune di Tocco che lo usò per mettervi i propri uffici. Anche dopo la successiva ritirata francese l'ex convento restò proprietà del Comune e non tornò alla sua vecchia funzione religiosa.

Tra 1834 e 1836 nel Regno di Napoli si diffuse un'epidemia di colera ed a Tocco la commissione sanitaria prese delle precauzioni al riguardo, furono disinfettare case e locali con la calce e vennero istituiti posti di blocco all'interno del paese.I posti di blocco furono istituiti in vicinanza dei seguenti edifici: chiesa di San Rocco, chiesa di Sant’Antonio da Padova ai Cappuccini, chiesa della Madonna delle Grazie, chiesa di San Giuseppe ed osteria delle Quercelle. Per ordine dell'intendente dell'Abruzzo Citra con una lettera dell'8 settembre 1836, il convento dei cappuccini fu adibito ad ospedale per i malati di colera. Il farmacista Beniamino Toro, originario di Cansano, si trasferì a Tocco agli inizi dell'Ottocento e nel 1817 cominciò l’attività di produzione del liquore centerbe nella sua farmacia toccolana. La popolarità del liquore crebbe proprio durante quest'epidemia di Colera in quanto veniva usato come disinfettante e rimedio per la nausea.

Quarantotto Negli anni che precedettero il quarantotto si intensificarono i rapporti culturali tra Tocco e Chieti per via dei toccolani che aderirono ai circoli politici e culturali teatini.

Il 23 marzo 1848 scoppiò la prima guerra d'indipendenza italiana tra il Regno di Sardegna e l'Impero austriaco. In aiuto del Regno di Sardegna anche altri stati italiani inviarono contingenti di truppe e tra essi c'era il Regno delle Due Sicilie, di cui Tocco faceva parte. Le truppe borboniche in viaggio per il nord Italia fecero tappa a Tocco in un clima cittadino festoso dove vennero esposti tricolori.

Il 15 marzo 1848 scoppiarono dei tumulti a Napoli e qualche giorno prima, il 7 maggio, in Abruzzo ci furono violenti scontri a Pratola Peligna tra il popolo e la guardia nazionale. Le notizie delle sommosse arrivarono fino a Tocco ed un gruppo di contadini toccolani pianificò un'insurrezione in paese per il 20 marzo durante la festa del santo patrono. Ma Domenico Stromei, noto poeta del paese, dopo essere venuto a conoscenza di ciò avvertì i signori di Tocco, i quali fecero arrivare la gendarmeria in paese. La mattina del 20 marzo entrarono a Tocco una ventina di gendarmi a cavallo e quando la processione per la celebrazione di Sant'Eustachio raggiunse il Palazzo Ducale (il castello), arrivò un gruppo di popolani armati pronti a scatenare la rivolta, ma la folla che si trovava già lì per la processione non si schierò con loro ed anzi gli inveì contro. I sobillatori, quindi, si ritirarono e non ci furono scontri.