La Basilica - Santuario di Maria Santissima del Màzzaro o di Santa Maria Maggiore è uno dei principali luoghi di culto cattolico della città di Mazzarino e della diocesi di Piazza Armerina. Vi si venera la Madonna delle Grazie, Patrona della città, sotto il titolo del "Màzzaro".

La Basilica sorge nel centro storico della città, all'estremità nord-orientale del corso Vittorio Emanuele.

L'edificio è un tipico esempio di architettura tardo-barocca, che ebbe ampia diffusione nel periodo della ricostruzione successiva al rovinoso terremoto del 1693 che interesso tutto il territorio della diocesi di Siracusa e del Val di Noto, cui Mazzarino amministrativamente faceva parte.

Fu progettata nel 1739 dall'architetto siracusano Carmelo Natale Bonajuto detto "Santuccio", su interessamento del frate cappuccino servo di Dio Padre Ludovico Napoli da Mazzarino (27 giugno 1708 - 23 aprile 1764).

Le spese per la costruzione e il completamento del tempio vennero sostenute in larga parte dalle donazioni della popolazione di Mazzarino, unitamente ai proventi delle rendite fondiarie appartenenti alla chiesa. Tra i principali finanziatori della costruzione si annovera il Principe di Butera e Conte di Mazzarino don Ercole Michele Branciforte Gravina. Mentre la facciata venne finanziata da una cospicua donazione del cav. Luigi Sortino Orsini, Capitano dei Granatieri di Siracusa.

La chiesa ha dignità di Basilica minore e di santuario mariano diocesano.

Storia

Epoca normanna

Anno 1125 - il ritrovamento dell'icona di Maria Santissima del "Màzzaro"

Le vicende storiche legate alla Basilica di Maria Santissima del "Màzzaro" hanno origine il 16 settembre 1125 allorquando, secondo una leggenda popolare, all'interno di una grotta sotterranea, proprio nel luogo in cui successivamente fu eretta la chiesa, il pastore di un gregge rinvenne un dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie tra le Sante martiri siciliane Agata e Lucia e un crocifisso, illuminati da una lampada votiva.

L'antropologo Giuseppe Pitré nel volume dedicato alle tradizioni religiose della Sicilia riporta:

La storiografia locale narra che tali oggetti sacri furono sotterrati per evitarne la distruzione, a seguito dell'editto iconoclasta del 726 d.C. del imperatore di Costantinopoli Leone III detto l'Isaurico.

Riporta lo storico locale Pietro Ingala:

Anno 1125 - edificazione della prima chiesa Nell'anno 1125, proprio sul luogo del ritrovamento fu edificata per volere del marchese Enrico del Vasto, signore delle città di Mazzarino e di Noto, una cappella, per accogliere la sacra icona, subito proclamata dal popolo patrona del luogo, ed esporla alla venerazione col titolo di Nostra Signora del Màzzaro, in riferimento proprio al luogo del ritrovamento. Anno 1154 - edificazione della seconda chiesa

Nel 1154 il conte Manfredi del Vasto, figlio di Simone, divenuto nel frattempo nuovo signore della baronia di Mazzarino, decise di edificare una chiesa più grande ed elegante.

Tale seconda chiesa, come riportato dallo storico Pietro di Giorgio Ingala, era costituita da unica navata, e in stile greco-normanno. Ad essa vi si accedeva per il tramite di un portale di ingresso con arco a sesto acuto, tipico dell'epoca. La struttura, inoltre, diversamente da quella attuale, era rivolta a sud. L'edificio, infine, secondo le fonti, occupava circa i due terzi della Basilica attuale.Il nuovo edificio, così costruito, venne consacrato dal vescovo di Otranto, Girolamo, nel aprile del 1154, essendo vacante la sede episcopale di Siracusa, dalla cui giurisdizione dipendeva Mazzarino.

Il conte Manfredi, all'atto della solenne consacrazione donò alla chiesa cospicue rendite per il mantenimento della stessa.

Tale avvenimento storico è così riportato dall'Ingala:

Una lapide posta all'ingresso della basilica ricorda tale avvenimento:

La volta dell'antica chiesa, secondo le fonti, era realizzata con grosse travi arabescate e dorate, ed era illuminata da finestre con archi di tipo ogivale.

La chiesa, tuttavia, per la vetustà della struttura subì ingenti danni a causa del terremoto del Val di Noto del 11 gennaio del 1693, rimanendo inagibile per diversi anni.

Epoca spagnola

La ricostruzione tardo-barocca post terremoto del 1693

L'11 gennaio 1693 un forte terremoto scosse la Sicilia sud-orientale provocando distruzione e vittime. Mazzarino come le altre città del Val di Noto e della diocesi di Siracusa, cui giurisdizionalmente apparteneva, registrò diversi danni agli edifici di culto più antichi a causa delle scosse, tra si essi la vecchia chiesa madre di Sant'Antonio Abate, c, la Chiesa del Crocifisso dellOlmo o dell'Itria e, per l'appunto, la normanna chiesa di Santa Maria del Mazzaro, che divennero inagibili per quanto, come risulta dai registri della chiesa madre, il terremoto non abbia provocato vittime tra i cittadini.

I gravi danni apportati dal terremoto alla precedente chiesa della madonna del Mazzaro, rese necessario l'avvio di un progetto per ricostruzione di un nuovo edificio, secondo lo stile barocco dell'epoca, che venne portato avanti dal frate cappuccino Padre Ludovico Napoli.

L'attuale costruzione è, pertanto, la terza in ordine di tempo, si deve, appunto, all'opera apostolica del Reverendo Ludovico Napoli, mazzarinese padre provinciale cappuccino, che di adoperò presso la curia vescovile di Siracusa (retta all'epoca dal Vescovo Matteo Trigona) e presso il popolo a reperire le risorse necessarie per la fabbrica anche mediante donazioni, oboli e il lavoro manuale di murifabbri e maestranze locali.

Epoca borbonica

Anno 1739 - inizio della ricostruzione Nel 1739 venne commissionato all'architetto Natale Buonajuto da Siracusa il progetto della nuova chiesa, in stile tardo - barocco siciliano.

I lavori di costruzione del nuovo edificio furono avviati nel 1755, e si conclusero nel 1782.

Lo scudo di pietra posto sopra il portone principale riporta la scritta sumptibus populus 1782, a testimonianza del fatto che le spese per la costruzione del edificio furono in larga parte sostenute dal popolo oltre che da donazioni e dai proventi ricavati dalla vendita del miele prodotto dalle arnie di proprietà della chiesa, anche attraverso il lavoro manuale, come promesso alla Madonna, in occasione della terribile siccità del 1736.

Il principe di Butera e conte di Mazzarino Ercole Michele Branciforte Gravina, con un importante contributo finanziario, unitamente al francescano Padre Ludovico Napoli furono tra i principali sostenitori dell'opera di riedificazione dell'attuale chiesa.

Sebbene la chiesa risultasse completa e fruita già a partire dal 1762, la pavimentazione in riggiole di Caltagirone venne collocata soltanto nel 1775.

Nel 1774 lo stuccatore Raimondo Stornelli realizzò le decorazioni in stucco posti al di sopra della cappella del Santissimo Sacramento e della sacrestia.

Nel 1782 venne portata a compimento la facciata, grazie alla donazione del cav. Luigi Sortino Orsini, che ne consentì il completamento.

Completata la costruzione dell'edificio, lo stesso rimase, tuttavia, privo di decorazioni e ornamenti interni per oltre mezzo secolo, seppure già adibito al culto. Le rifiniture in stucco, infatti, furono realizzate nella prima metà dell'Ottocento, nel 1847, ad opera del palermitano Giuseppe Utveggio, con elementi decorativi a motivi floreali e festoni, e infine, con la realizzazione degli affreschi dipinti dai palermitani Giuseppe Carta (Palermo 1809-1989) nel 1855 e Pasquale Conti nel 1864.

Nel 1855, terminati i lavori di abbellimento del tempio si svolse una solenne processione e il quadro della Vergine, temporaneamente custodito nella vicina chiesa madre di Sant'Antonio Abate, venne ricollocato sull'altare maggiore della basilica.

Epoca post unitaria

Nel 1874 il comitato dei festeggiamenti patronali commissionò allo scultore palermitano Vincenzo Genovese la statua lignea della Madonna del Mazzaro, che venne consegnata nell'agosto del 1875.

Il 13 settembre 1876 monsignor Saverio Gerbino consacrò le corone di argento della statua della Madonna e del Bambino Gesù.

Nel 1881 venne realizzato il nuovo altare maggiore, in marmi policromi, dal marmista Antonino Piazza su disegno di Giuseppe Giunta-Bartoli, dopo che il precedente, in legno, fu distrutto da un incendio. Il nuovo altare ebbe un costo di cinquemila lire. Una lapide marmorea dietro altare, porta la seguente epigrafe:

Ultimati i lavori di ornamento interno, la basilica venne solennemente consacrata, 729 anni dopo la prima del 1154, alla Vergine Santissima delle Grazie, sotto la protezione dei martiri Benedetto, Attanasio, Agata e Lucia, il 2 luglio 1883 dal Vescovo della diocesi di Piazza Armerina Saverio Gerbino.

Una lapide posta all'ingresso ne ricorda l'evento.

Epoca Contemporanea

In occasione dell'anno giubilare del 1900, il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Gaetano Quattrocchi, originario di Mazzarino, incoronò il quadro della Vergine.

Nel 1928 il vescovo di Piazza Armerina monsignor Mario Sturzo, con decreto vescovile del 9 luglio, istituì la parrocchia di Santa Maria Maggiore, sino a quella data, infatti, il tempio era una chiesa suffraganea per l'amministrazione dei Sacramenti della Chiesa Madre di Santa Maria della Neve.Tra il 1973 e il 1975 con diversi cantieri sono eseguiti lavori di ammodernamento, con rifacimento del sagrato e la sistemazione dei locali sottostanti la chiesa, il rifacimento del pavimento in marmo, e eseguiti alcuni adeguamenti liturgici che comportarimo la demolizione delle artistiche balaustre in marmo dell'altare maggiore e degli altari ligneei delle cappelle laterali.

Il 15 settembre 1978 il vescovo di Piazza Armerina monsignor Sebastiano Rosso con proprio decreto ha elevato la "parrocchia di Santa Maria Maggiore" a Santuario mariano diocesano con la denominazione di "Santuario di Maria Santissima del Mazzaro".

Negli anni '90 e nei primi anni 2000 su interessamento della Soprintendenza per i Beni Culturali della Regione Siciliana sono stati eseguiti importanti lavori di consolidamento delle fondamenta e di restauro delle navate. Nel 2006 Papa Benedetto XVI l'ha elevata alla dignità di basilica minore con vincolo di affiliazione alla basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma.

L'atto di donazione delle rendite del conte Manfredi del Vasto Il diploma di Manfredi del 1154

Lo storico Pietro di Giorgio Ingala nelle sue Ricerche e considerazioni storiche sull'antica città di Mazzarino del 1889 riporta integralmente la solenne donazione delle rendite alla chiesa fatte dal conte Manfredi del Vasto nel 1154, all'atto di consacrazione della chiesa da parte del vescovo di Otranto, Girolamo, e della diocesi di Siracusa, che vede oltre alla partecipazione dello stesso Manfredi quella dell'arcidiacono Rodolfo, del cantore Parisio Siracusano, del canonico Ruggero Falfo Siracusano, della moglie Beatrice e del padre di lei Oddone di Arcadio, di Bartolomeo di Piazza e di Ruggero Sclavo, primo genito e figlio illegittimo di Simone di Policastro.

Nel preambolo viene indicato il motivo del diploma, seguito dalla donazione vera e propria. Nella prima parte è contenuto il riferimento al sovrano normanno Guglielmo I, e alla genealogia della famiglia reale.

Descrizione

La basilica di Maria Santissima del Mazzaro ha un impianto a croce latina, con abside e presbiterio, retti e non aggettanti in corrispondenza della navata centrale e due altari, laterali, in corrispondenza dei transetti.

La costruzione presenta uno sviluppo longitudinale rivolto a ponente, e si affaccia sul sagrato semicircolare, in pietra calcarea locale, in corrispondenza della piazza Regina del Mazzaro.

Facciata

La facciata settecentesca della basilica è realizzata in blocchi di pietra arenaria locale intagliata e squadrata.

Lo stile è un tipico esempio di tardo barocco siciliano e presenta uno sviluppo piramidale, molto diffuso nelle architetture chiesastiche del Val di Noto.