La Nuova Famiglia è stata un'organizzazione camorristica nata alla fine degli anni settanta del XX secolo per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Il nome Nuova Famiglia è di origine giornalistica, difatti i fondatori dell'organizzazione avevano in realtà scelto Fratellanza Napoletana.

Dopo la caduta di Cutolo, nel 1983 scoppiò una faida interna nella NF tra il clan Nuvoletta e il clan Bardellino, che fu vinta dai secondi. Nella faida, tra gli episodi più importanti sono da ricordare la strage di Torre Annunziata, e l'uccisione di Ciro Nuvoletta, fratello del boss Lorenzo Nuvoletta.

La nascita Il nucleo originario della Nuova Famiglia nasce l'8 dicembre 1978, giorno dell'Immacolata: a Forcella, in un garage dei Giuliano, varie famiglie della zona partenopea si riuniscono in un'unica fazione principalmente per contrastare l'ascesa di Raffaele Cutolo, che era arrivato a chiedere una tassa su ogni cassa di sigarette di contrabbando, ma anche per opporsi ai clan camorristici affiliati a Cosa nostra, ovvero i Nuvoletta e il clan guidato da Michele Zaza. Il nome che si scelgono è Fratellanza Napoletana, organizzazione che riunisce i Giuliano, i Vollaro, i Licciardi, i Mallardo e boss come Giovanni Paesano, Aniello La Monica, Antonio Giaccio, detto scialò, Giuseppe Avagliano, i Lo Russo, Nunzio Bocchetti, Giacomo Cavalcanti.https://www.stylo24.it/cutolo-ci-condanno-a-morte-percio-fondai-la-fratellanza-napoletana/ Successivamente la FN si alleò alle cosche e ai boss vicini alla mafia siciliana, tra cui la famiglia Nuvoletta, Michele Zaza, gli Alfieri, i Galasso e infine il Clan dei Casalesi. A detta di Luigi Giuliano, il termine Nuova Famiglia venne creato dalla stampa e solo in seguito utilizzato dall'organizzazione.

Altre famiglie coinvolte nell'ampia alleanza anticutoliana furono i Bardellino, i Ferrara, gli Ammaturo, i Moccia, i Cesarano, i D'Alessandro e i Maresca di Castellammare di Stabia, i Gionta, i Gallo e i Limelli di Torre Annunziata, i Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Salerno i Matrone e i Loreto di Scafati, i Nocera di Angri, i Serra e Olivieri di Pagani, i Citarella di Nocera Inferiore, i Serino di Sarno, i Grimaldi di Salerno, i Pecoraro-Renna di Battipaglia: famiglie di camorra, unite per contrastare militarmente la Nuova Camorra Organizzata.

La guerra con la N.C.O.

La guerra che scoppia tra la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia egemonizzata dai Zaza-Nuvoletta-Ammaturo-Bardellino-Alfieri crea non solo tantissimi morti. Infatti Cutolo pretendeva il pagamento di una tangente su ogni attività illecita, specialmente sul contrabbando di sigarette; a proposito, il collaboratore di giustizia Alfonso Ferrara Rosanova, figlio nonché omonimo del boss Alfonso Rosanova, dichiarò:

Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Ciro Maresca (classe 1939) non ebbe più bisogno di vendicarsi di Antonio Cuomo perché questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, nel carcere di Poggioreale il 31 gennaio 1980. Sembra che Cuomo non avesse avvertito Cutolo di un rapimento. Cuomo fu rimpiazzato dal suo braccio destro Antonio Lucarelli. Sua moglie Carla Ciampi rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. In febbraio, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto.

Sembrava che Alfieri avesse già deciso di eliminare i vertici della NCO, in vendetta per l'omicidio di suo fratello che fu freddato nel locale della moglie a Pompei il 26 dicembre 1981. La vendetta verrà consumata con il sequestro e l'uccisione, per mano di Carmine Alfieri, di Alfonso Catapano, fratello di un importante luogotenente di Cutolo. Il 21 gennaio 1982 Cutolo rispose facendo uccidere Nino Galasso, fratello di Pasquale, fedelissimo di Alfieri. Il 16 aprile un commando di sei persone fece irruzione all'ospedale Procida di Salerno, bloccò gli agenti fuori dalla stanza e freddò Alfonso Rosanova, la mente della NCO. Quando il secondo in comando e principale capo 'militare' dell'organizzazione, Vincenzo Casillo fu ucciso con un'autobomba il 19 gennaio 1983 dall'alleato di Alfieri, Pasquale Galasso, fu chiaro che Raffaele Cutolo aveva perso la guerra. Il suo potere diminuì considerevolmente. Non solo Cutolo, ma anche molti altri gruppi camorristici hanno compreso lo spostamento dei rapporti di forza causati dalla morte di Casillo. Molti affiliati della NCO abbandonarono l’organizzazione e si allearono con la Nuova Famiglia.Stephen Gundle e Simon Parker, The New Italian Republic, p. 240

L'eliminazione delle figure chiave della NCO non solo ha segnato la fine della sconfitta del clan di Cutolo come forza politica e criminale, ma anche l'ascesa di Carmine Alfieri e della NF che, ormai, praticamente senza opposizione, li ha sostituiti come il principale contatto dei politici e uomini d'affari in Campania e altre organizzazioni criminali. Queste catene di uccisioni, tra cui quella del figlio di Cutolo, Roberto Cutolo, ucciso a colpi d'arma da fuoco per volontà del clan Fabbrocino il 19 dicembre 1990, a 28 anni, insieme alla detenzione di molti dei suoi membri, portarono alla fine della Nuova Camorra Organizzata.

Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo l'organizzazione si spaccò, dando vita ad una lotta tra i suoi componenti.

La scissione I Nuvoletta iniziano una guerra con i fuoriusciti della Nuova Famiglia che appoggiavano Carmine Alfieri, supportato dal clan Galasso di Poggiomarino, Angelo Moccia, Contini (con il braccio destro Riccardo Perucci), Licciardi, Giuseppe Mallardo (col braccio destro Luigi Esposito), ed erano sostenuti dai Corleonesi; i Casalesi di Bardellino erano invece sostenuti dai cosiddetti scappati come Tommaso Buscetta nella fedele riproduzione, sul territorio campano, della seconda guerra di mafia che stava ancora insanguinando l'intera provincia di Palermo.

Il 12 giugno 1983 Giuseppe Muollo, legato agli Alfieri, scompare da Castellammare di Stabia e il giorno seguente si trovano i corpi senza vita di tre dei suoi uomini. Tutti comprimari di Carmine Alfieri ed uccisi per ordine di Cutolo. In seguito un poliziotto italiano visita l'appartamento a Rio de Janeiro di Bardellino, occupato in quel momento dalla compagna Rita De Vita. Il poliziotto non trova Bardellino, ma riconosce il boss siciliano Tommaso Buscetta che vive nell'appartamento che sta sotto a quello di Bardellino. Il 22 ottobre 1983 Buscetta, con la moglie Christina Guimarães, viene arrestato. Vengono arrestati anche gli uomini di Buscetta: Paolo Staccioli, Giuseppe Favia, Lorenzo Garello, Leonardo Badalamenti (il figlio di Gaetano) e Giuseppe Bizarro. Bizarro era stato poco prima contattato da Michele Zaza da Los Angeles mentre era in compagnia del boss siciliano Antonino Salamone.

L'assalto alla villa dei Nuvoletta

Il 10 giugno 1984 venne assassinato Ciro Nuvoletta, nella sua tenuta di Vallesana, dove, tre anni prima, si erano tenuti i vertici per la pacificazione tra NF e NCO. Sicari del clan Alfieri-Galasso-Bardellino entrarono nella tenuta e spararono all'impazzata uccidendo Ciro Nuvoletta ed anche un'imbianchino innocente, Salvatore Squillace. La sparatoria evitò il divenirsi di una strage perché tutti gli altri occupanti della tenuta, fra i quali c'era Valentino Gionta con alcuni suoi uomini, riuscirono a fuggire. L'omicidio, a sua volta, era stato preceduto dall'arresto in Spagna di Antonio Bardellino, il quale riteneva di essere stato tradito da un appartenente al clan Nuvoletta.

La strage di Torre Annunziata

Il 26 agosto 1984, 14 sicari arrivano a Torre Annunziata a bordo di 2 auto e un pullman; i mezzi si fermano davanti al "Circolo del pescatore". È domenica mattina e, come al solito, nei locali e davanti al circolo sostano numerosi aderenti al clan di Valentino Gionta. Il gruppo scende dal pullman e dalle auto, spara, uccidendo 8 persone e ferendone altre 7, ma fallisce nell'obiettivo di uccidere Valentino Gionta. La strage venne cagionata da omicidi realizzati dai Nuvoletta-Gionta.

Entrare a Torre Annunziata così numerosi, arrivare al suo circolo, sparare contro la folla e lasciar ripartire i sicari indenni significava: ledere il prestigio di Gionta, mostrarlo inidoneo a difendere se stesso e i cittadini, vedere che gli avversari erano più forti di lui, mettere in crisi gli affari di Gionta come contrabbando di tabacchi, del traffico di cocaina, nell'edilizia, nei mercati del pesce, delle carni e dei fiori. Dopo la strage di Torre Annunziata emerge progressivamente il clan Alfieri, che diventa via via più potente, eliminando i superstiti frammenti della NCO e scatenando una lotta sempre più feroce contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati. Tra il 1984 e il 1989 questa organizzazione, che operava tradizionalmente a Nola, si espande, nell'hinterland di Napoli, in diverse direzioni verso Pomigliano d'Arco, verso l'agro nocerino-sarnese, verso la fascia costiera tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e verso l'area vesuviana nei comuni di Somma Vesuviana, Sant'Anastasia e Volla. Per la strage, dopo l'ergastolo in primo grado, Alfieri verrà assolto in appello.

La Nuova Famiglia si era data alcune regole fondamentali tra le quali quelle di non praticare mai estorsioni a commercianti né traffici di stupefacenti né sequestri che potessero attirare l'attenzione delle forze dell'ordine, un modus operandi opposto a quello di Cutolo che aveva seminato il terrore con estorsioni a piccoli negozianti. Alfieri puntò quindi al business degli appalti avendo intuito che avrebbero fruttato moltissimo.

La fine Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo, la Nuova Famiglia si spaccò, dando vita a una lotta tra i suoi componenti. A seguito dei pentimenti di Salvatore Zanetti e Achille Lauri, il 17 marzo 1984 avvenne un maxi-blitz ai danni della Nuova Famiglia con l'emanazione di 512 ordini di cattura a carico dei suoi componenti. Nel 1986, sono egemoni, a Napoli e provincia, principalmente 18 clan: Graziano, Ammaturo, Cutolo, Zaza, Galasso, Licciardi, Contini, Nuvoletta, Bardellino, Giuliano, Misso, Alfieri, Cava, Mariano, D'Alessandro, Gionta, Moccia e Fabbrocino. Intorno alla metà del 1986, 10 elementi di spicco di organizzazioni malavitose colombiane, siciliane e napoletane si incontrano in Spagna. L'accordo si trova: i colombiani esportano cocaina al mercato europeo facendolo arrivare alle raffinerie siciliane. Da qui e da Napoli parte poi per tutta Europa. La famiglia siciliana Madonia di Palermo la distribuisce nell'Europa centrale, mentre il clan dei Corleonesi nell'Europa dell'est. I boss della camorra Zaza e Bardellino la distribuiscono in Francia, Italia e Spagna. Zaza si trasferisce a Marsiglia, Nunzio e Vincenzo De Falco in Portogallo, Antonio La Torre in Scozia, ad Aberdeen. Augusto, Antonio e Francesco Tiberio La Torre nei Paesi Bassi (dove inaugurano l'apertura dell'hotel Isolabella e di alcune pizzerie). Enrico Maisto in Austria, Antonio Egizio in Germania (dove inaugura anche una catena commerciale), Eduardo Contini nell'Europa dell'est (dove apre pizzerie, bar, ristoranti, alberghi). Francesco Toscanino si trasferisce in Brasile.