La tomba dei Giocolieri è una tomba etrusca dipinta di età arcaica della necropoli dei Monterozzi, a Tarquinia, scoperta nel 1961 e datata fra il 530 e il 510 a.C., nella fase che Stephan Steingräber chiama tardo-arcaica... Prende il nome dalla scena della parete di fondo, in cui un'acrobata regge sul capo un candelabro verso il quale un giovane lancia degli anelli, sotto gli occhi di un uomo seduto che gli studiosi per lo più identificano con il defunto. Le pitture appartengono al gruppo tarquiniese di formazione greco-orientale, o ionica, della seconda metà del VI secolo a.C., e la figura che sulla parete sinistra è accompagnata dall'iscrizione aranth heracanasa è stata letta da alcuni come l'unica firma di pittore nota nella pittura funeraria etrusca.
Scoperta e datazione La tomba, registrata con il numero 2437, si trova nel settore del Calvario della necropoli dei Monterozzi e fu individuata nel 1961,. negli anni delle prospezioni geofisiche condotte sui Monterozzi dalla Fondazione Lerici. Sulla data le proposte oscillano di pochi anni: Steingräber la pone fra il 520 e il 510 a.C., Mario Torelli intorno al 520 a.C.,. Alessandro Naso intorno al 530 a.C.. Le pitture rientrano nella campagna di restauri avviata a Tarquinia a partire dal 1979, che ha comportato soprattutto la pulitura delle superfici e la rimozione delle incrostazioni..
Architettura e impianto decorativo Alla camera, unica e di pianta rettangolare, si accede da un dromos a gradini; il vano misura 4,51 metri di lunghezza, 3,31 di larghezza e 2,36 di altezza, e il soffitto a doppio spiovente è lasciato bianco. Sul pavimento si notano gli incassi per il letto funebre.
Le pareti seguono la ripartizione orizzontale che si afferma a Tarquinia con le tombe degli Auguri e delle Leonesse nel decennio 530-520 a.C.: in basso uno zoccolo scuro, dipinto qui come una distesa d'acqua a onde stilizzate che corre lungo tutte e quattro le pareti; al centro il fregio delle grandi figure; nel timpano della parete di fondo due animali affrontati ai lati della mensola che regge il colmo del tetto, un leone rosso dal ventre azzurro e una pantera azzurra dal ventre rosso, con la testa vista di fronte. Lisa Pieraccini cita la tomba fra gli esempi della divisione della parete di fondo in fasce orizzontali, di norma tre, che è uno dei caratteri di fondo della pittura etrusca e che riemergerà nella pittura romana.. Per Francesco Roncalli la tomba, come quelle dei Tori e del Barone, è divisa in uno spazio anteriore riservato ai vivi e in uno spazio di fondo destinato ai morti, una distinzione che si riflette nella posizione dei letti e nello spostamento delle scene laterali verso la parete di fondo..
Le pitture
Sulla parete di fondo si svolge la scena dei giochi che dà il nome alla tomba. Una donna con il tutulus, vestita di una tunica trasparente bordata di rosso sopra una tunica corta e adorna di orecchini e di una cintura a dischi incrociata sul petto, regge con entrambe le mani sul capo un alto candelabro; di fronte a lei un giovane in tunica corta tiene un anello nella sinistra e ne lancia un altro con la destra, e alle sue spalle stanno due grandi cesti di vimini dal coperchio aperto. Accompagna l'esercizio un uomo barbato, avvolto in un mantello rosso che lascia scoperta la spalla destra, che suona il doppio aulos. A destra, seduto su un diphros pieghevole, un uomo barbato con il capo coperto dal mantello rosso regge un bastone e tende l'indice verso la scena. A sinistra, di dimensioni molto minori e tracciate solo a contorno, stanno due figure nude, una seduta e una in piedi su un piedistallo con una ghirlanda in mano, seguite da un giovane nudo che porta la mano destra alla testa; fra le figure crescono arbusti rossi dalle foglie azzurre. Steingräber descrive l'uomo seduto come un aristocratico anziano di alto rango, in toga purpurea, seduto su una sella curulis, probabilmente il titolare della tomba, che osserva con interesse la scena..
Sulla parete destra si dispone una teoria di danzatrici di grande formato, vestite di tuniche rosse bordate di azzurro o di bianco, con calzari a punta rialzata, orecchini e bracciali, e con i capelli neri o biondi; al centro un uomo suona la siringa ed è raffigurato di fronte, una posa rara nella pittura antica. Sulla parete sinistra si susseguono un giovane nudo che alza il braccio, un giovane nudo che corre a grandi passi con un lagobolon nella sinistra, un vecchio curvo dai capelli bianchi che regge un bastone nodoso e tira per il braccio un fanciullo nudo, due uccelli neri in volo e, isolato da due arbusti, un uomo nudo piegato in avanti nell'atto di defecare, accanto al quale è dipinta l'iscrizione aranth heracanasa. Sulla parete d'ingresso, molto lacunosa, a destra della porta un fanciullo tiene per le redini un animale in cui Steingräber riconosce un cammello a due gobbe, o forse due buffoni travestiti da cammello, e che per Roncalli è senz'altro un cammello: una figura senza confronti nella pittura etrusca.
Stile e bottega
Le pitture appartengono al gruppo di tombe tarquiniesi degli ultimi decenni del VI secolo a.C. (Auguri, Leonesse, Giocolieri, Olimpiadi, Fustigazione, Iscrizioni) i cui esecutori, secondo Maria Donatella Gentili, mostrano con evidenza una formazione greco-orientale, la stessa dei ceramografi che dipinsero le idrie ceretane.. Naso ricorda che per alcune tombe di Tarquinia è stato possibile istituire confronti stilistici con singole città greche d'Asia e dell'Egeo: la tomba dei Giocolieri e quella degli Auguri sono state accostate a Focea, quelle del Barone e delle Iscrizioni alla Ionia settentrionale, quella della Caccia e della Pesca a Samo; la presenza materiale di pittori fra i Greci di Gravisca è confermata dai vasi pieni di pigmenti trovati fra i doni votivi del santuario.. Anche per Steingräber le pitture, vivaci e ricche di colore, mostrano forti influssi ionici e in particolare focei, confermati dal confronto con le idrie ceretane, alle quali richiamano soprattutto le danzatrici della parete destra.. L'accostamento fra una danzatrice e le menadi dell'idria ceretana con Tityos risale a Mauro Cristofani.
Sulla bottega le attribuzioni non coincidono. Torelli fa del pittore della tomba degli Auguri, a suo giudizio verosimilmente immigrato dalla Ionia, un vero caposcuola, e assegna alla sua bottega, nell'arco di un ventennio, la tomba dei Giocolieri insieme a quelle delle Olimpiadi, del Pulcinella, del Topolino, del Maestro delle Olimpiadi, 1999 e del Frontoncino: il pittore dei Giocolieri, uscito da quella scuola o dalla stessa tradizione, preferisce l'eleganza del disegno alla monumentalità della composizione.. Steingräber, che ricorda le ricerche di Giovannangelo Camporeale e di Cornelia Weber-Lehmann sulle botteghe tarquiniesi fra il 530 e il 490-480 a.C., riferisce invece a una stessa bottega le tombe delle Leonesse e dei Giocolieri. Naso lega strettamente la tomba a quella degli Auguri, per i soggetti e per lo stile.
Il linguaggio formale di queste pitture è quello dell'arte greco-orientale, che Camporeale riassume in una serie di tratti fissi: «linea di contorno fluida, superfici sfumate, cranio bombato, profilo obliquo del volto, fronte ampia e curvilinea, occhi amigdaloidi, bocca "sorridente", gambe tozze». Fra gli esempi più noti di questa maniera egli cita proprio le tombe tarquiniesi dei Tori, degli Auguri, delle Leonesse, dei Giocolieri, del Barone e delle Olimpiadi, e avverte che a questo punto la mano di un artista venuto dalla Grecia d'Asia e quella di un etrusco educato da maestri greco-orientali sono difficili da tenere distinte.. Le figure dipinte non sono dunque ritratti di Etruschi, e le danzatrici della parete destra non riproducono i tratti di donne etrusche reali: gli occhi a mandorla, il naso grande e il profilo bombato del capo sono una formula, non un dato somatico. Nancy de Grummond lo dice a proposito di un banchettante della tomba delle Leonesse, dipinta dalla stessa bottega o negli stessi anni: quella formula per rappresentare la figura umana nell'arte arcaica d'Etruria ha paralleli nelle immagini del Mediterraneo orientale, ma può riflettere soltanto convenzioni artistiche, e ha perciò valore limitato quando si voglia stabilire l'etnia dei personaggi.. Nell'ambito italico-etrusco non si riconoscono ritratti fisiognomici anteriori alla fine del IV secolo a.C., e il passaggio dalla rappresentazione tipica a quella reale viene collocato attorno o poco dopo il 350 a.C.; ; . Sul piano tecnico Naso ricorda che ogni figura era riportata sulla parete a partire da un modello, e che i modelli venivano da repertori diversi, tanto che in una stessa scena i personaggi risultano spesso sproporzionati fra loro;. nella tomba dei Giocolieri Roncalli distingue figure di tre grandezze differenti. Steingräber osserva che in questa fase le figure non hanno nulla del ritratto.
L'iscrizione e la firma del pittore
Le iscrizioni sono relativamente rare nelle tombe arcaiche; fra gli esempi principali Steingräber elenca, con le tombe dei Tori, degli Auguri, delle Iscrizioni e del Morto, quella dei Giocolieri, dove è nominata una figura di condizione sociale evidentemente bassa.. L'iscrizione aranth heracanasa accompagna l'uomo che defeca sulla parete sinistra. Giovanni Colonna la intese nel 1975 come «Aranth (schiavo) di Hercnas» e propose di vedere nella figura il pittore stesso della tomba, che avrebbe protetto la propria firma con un'immagine repellente, di valore apotropaico. Torelli accoglie la lettura e ne trae una conseguenza sociale: per la fine del VI secolo a.C. si conoscono soltanto due firme di pittori, questa e quella di un ceramografo della cerchia del Pittore di Micali, ed entrambe rivelano uomini di condizione servile, mentre gli artigiani di età orientalizzante firmavano con un nome unico e godevano di uno stato relativamente libero.. Petra Amann ricorda che nell'ambiente artigianale urbano la condizione di dipendente o non libero è dedotta dal suffisso -sa, sicuro per il ceramografo kape mukathesa della bottega vulcente del Pittore di Micali e possibile, con riserva, per aranth heracanasa.. Steingräber registra che nessuna firma di pittore si è conservata nella pittura funeraria etrusca, con la possibile eccezione di questa, e che la lettura di Colonna e Torelli non è condivisa da tutti: la maggior parte degli studiosi interpreta la figura come un gesto apotropaico o di scherno della morte.
Interpretazioni
La lettura più diffusa vede nella parete di fondo i giochi celebrati per le esequie, con il defunto come spettatore: così Mario Moretti nella prima edizione del 1966 e Steingräber nel catalogo del 1984, per il quale l'uomo seduto è forse il defunto nella funzione di giudice della gara. Naso identifica il defunto nella figura seduta sulla sella curule e vestita di toga purpurea, immaginata come spettatrice dei giochi allestiti per i propri funerali, e richiama il passo di Polibio sulle cerimonie funebri dell'aristocrazia romana per spiegare il significato degli attributi. Steingräber inserisce le scene di giochi funebri, acrobazie e danze fra i temi con cui in questa fase il defunto o la coppia dei defunti compaiono come partecipanti o spettatori, e osserva che la nobildonna seduta sotto l'ombrello nella tomba della Scimmia di Chiusi assiste ai giochi come il titolare della tomba dei Giocolieri sul suo sedile pieghevole.. Torelli, in Limina Averni, accosta il vecchio curvo e l'uomo seduto ai due tevarath della tomba degli Auguri: le figure con il bastone ricurvo sarebbero i predecessori del lanista, l'organizzatore dei giochi, e i personaggi in toga purpurea sulla sella curule i defunti, alti magistrati, che assistono in costume alla parte pubblica delle proprie esequie.