Via Roma è una delle principali vie del centro storico di Torino. Unisce piazza Castello a corso Vittorio Emanuele II, davanti alla stazione di Porta Nuova e comprende lungo il suo percorso piazza C.L.N. e piazza San Carlo, terminando in piazza Carlo Felice. Orientata sull'asse NNE-SSO, ricalca il sistema viario della città, caratteristico dell'antico castrum romano di Torino. Storia La creazione nel 1584
La "Via Nuova" o Via di "Contrada Nuova", come venne battezzata alla sua apertura sul finire del XVI secolo, venne realizzata dall'architetto umbro Ascanio Vittozzi, per volontà del duca Carlo Emanuele I di Savoia, a causa dell'espansione della cinta muraria dell'antica città verso sud (il cosiddetto Borgo Nuovo o "Contrada Nuova"), avvenuta agli inizi del XVII secolo. La strada misurava, allora, 10 metri di larghezza, e divenne ben presto uno dei principali assi del Centro. Da Piazza Castello, lato Piazzetta Reale, si collega quindi con l'elegante Piazza San Carlo, detta il "Salotto di Torino", costruita nel periodo 1618-1638 su progetto dell'architetto di corte Carlo di Castellamonte, per volere Madama Reale Cristina di Borbone-Francia, reggente del Ducato di Savoia. La Via viene menzionata in un curioso provvedimento di Carlo Emanuele II di Savoia, il 29 ottobre 1672, che vietava le elevazioni della contrada oltre il cornicione:
Già nel XVII secolo il secondo tratto di Via Roma proseguiva ancora oltre Piazza San Carlo, per terminare alla porta provvisoria della nuova cinta muraria, ovvero la cosiddetta "Porta Nova", l'attuale Stazione di Torino Porta Nuova. Tuttavia, fino ai primi decenni del XIX secolo, la strada terminava grossolanamente all'incirca all'altezza dell'attuale via Antonio Gramsci, laddove i reali sabaudi proseguivano sul "Viale del Re" (attuale Corso Vittorio Emanuele II, per raggiungere la residenza estiva del Castello del Valentino. Fu poi Carlo Felice di Savoia che, nel 1822, pianificò un nuovo assetto urbano, con l'architetto Lorenzo Lombardi, ordinandone l'espansione negli ultimi due isolati attuali, ampliando il cosiddetto "Largo del Re", l'attuale Piazza Carlo Felice (che fu progetto di Jean-Pierre Barillet-Deschamps del 1861), e che dà l'accesso all'attuale facciata della principale Stazione Ferroviaria. Questo fu il decreto che autorizzò quei lavori:
XIX secolo
Il nome Via Roma fu voluto per la Proclamazione della nuova capitale del Regno d'Italia il 29 marzo 1871, tuttavia, agli inizi del Novecento, mantenne ancora le sue caratteristiche forme barocche. Si presentava molto caotica e trafficata; fu percorsa da linee tramviarie, prima a cavalli omnibus ippovie (1845), linea tra Piazza Statuto a Corso Cairoli (Tramways e Ferrovie Economiche), poi elettriche, linea da Stazione di Torino Dora fino in prossimità della Barriera Daziaria Piacenza, su Corso Moncalieri all'altezza del Ponte Isabella (Corso Dante), quindi fino a Barriera daziaria Orbassano, su Largo Orbassano (società tramviaria Belga)https://www.tramditorino.it/storia_tram_1.htm, infine dalla storica "Linea 9" fino almeno al 1920https://www.atts.to.it/tranvai-articoli/20250603-via-roma. Vi erano addirittura sei cinematografi, più il grande salone della "Galleria Nazionale" che fu anch'esso per anni il cinematografo più popolare. Ai lati, la strada era animata da numerose bancarelle, antesignane degli attuali negozi. Si andava creando quindi una necessità di rendere la via più ordinata, fruibile al traffico e uniforme. Il progetto si rivelò ambizioso fin dal principio, prevedendo una radicale ristrutturazione non della sola via, ma di gran parte del quartiere centrale circostante.
La ristrutturazione del 1931-1937 Nei primi decenni del XX secolo, Via Roma divenne un elegante passaggio commerciale della borghesia torinese. Fu eretta la Galleria Nazionale all'altezza del civico 28, un'opera eclettica di Camillo Riccio dotata di Salone cinematografico di quello che diventerà Cinema Odeon, quindi completamente demolita nel 1934 https://www.storiepiemontesi.it/quellelegante-galleria-nazionale-di-via-roma-che-non-ce-piu/. Vi erano inoltre presenti altri cinematografi, oggi totalmente inesistenti: lo Splendor (Via Roma,3), il Trianon Kursaal, chiamato poi Sabaudo e infine Astor (Via Viotti, 8), lEdison e il Minerva (tra via Battisti e via Maria Vittoria), il Pathé (tra Piazza Castello e Via Battisti), il Cinematofono-Cinema della Borsa (quasi angolo Via Arcivescovado), il Mondial (verso l'isolato angolo Via Doria), il Moderno, quasi ang. P.za San Carlo), il Ghersi (via Roma, 40). Ai lati, la strada era animata da numerose bancarelle, antesignane degli attuali negozi.
Verso gli anni Trenta quindi, si andò quindi creando la necessità di rendere la via più ordinata, fruibile al traffico e uniforme. Il progetto si rivelò ambizioso fin dal principio, prevedendo una radicale ristrutturazione non della sola via, ma di gran parte del quartiere centrale circostante. Nel 1930, vennero presentate numerose proposte di ristrutturazione, molte delle quali considerate troppo "futuristiche", e si optò per una soluzione che ben si accordasse agli stilemi esistenti. I progetti dell'Ufficio Tecnico della città, all'epoca amministrata dal Podestà Paolo Thaon di Revel, fecero partire i primi interventi nel 1931 nel primo tratto piazza San Carlo-piazza Castello. La via fu allargata fino a quasi 15 metri di sezionehttps://www.museotorino.it/view/s/ca16bee2be9d4d6b984b39919adaeab6, sventrando i palazzi preesistentihttps://rottasutorino.blogspot.com/2014/04/quando-torino-via-roma-venne-sventrata.html, quindi dotata di edifici in stile eclettico con portici, caratterizzati da motivi a serliane, completamente pavimentati da marmi policromi di esclusiva provenienza italiana. In questo periodo fu realizzata anche l'elegante Galleria San Federico, nel tratto tra Via Santa Teresa e Via Bertola: sorta sul vecchio isolato San Federico, fu opera di Giovanni Canova, Eugenio Corte e Vittorio Bonadè Bottino, ed è un tripudio di graniti e lussuosi marmi (Verzino Verde Frabosa cuneese e bardiglio nero), ed ospita lo storico Cinema Lux (nato come Rex e, nel 1942-1945, Dux). La prima tratta della Via venne aperta al pubblico il 28 ottobre del 1933; negli anni successivi, questo tratto fu arricchito da vistose insegne commerciali luminose al neon, tra le quali spiccava in negozio d'abbigliamento Bonini, i Grandi Magazzini Standa e UPIM, o quella del quotidiano torinese La Stampa, che collocò i suoi uffici al civico 80 nel periodo tra il 1934 e il 1968. Insolita, ma di grande effetto, fu la scelta di pavimentare il fondo stradale di questo primo tratto con una sorta di pavé di cubetti in legnoIl mistero di Torino, Vittorio Messori e Aldo Cazzullo, Mondadori (pag. 47), conferendo ulteriore pregio alla via. Nel dopoguerra, a seguito dei danni causati dai bombardamenti, tale pavimentazione venne rimossa e sostituita da un'uniforme lastricatura in pietra. Parallelamente a questo primo intervento fu conclusa, a tempo di record, la costruzione dell'imponente Torre Littoria, sita nell'isolato di Sant'Emanuele, a ridosso di piazza Castello.
La realizzazione della seconda sezione piazza San Carlo-piazza Carlo Felice, quindi fino alla Stazione di Torino Porta Nuova, venne coordinata dell'architetto Marcello Piacentini, e fu caratterizzata dai dettami dell'architettura razionalista (architettura del periodo fascista). Numerosi gli edifici preesistenti abbattuti per l'esecuzione del progetto nell'area del quadrilatero composto da via XX Settembre, via Lagrange, via Giolitti e via Andrea Doria. Qui vennero edificati nuovi isolati a impianto reticolare, con austeri edifici in stile, come Palazzo Cinzano all'angolo con via Gramsci, l'imponente Albergo Principi di Piemonte (opera di Vittorio Bonadè Bottino), e l'ex Albergo Nazionale nell'attuale piazza C.L.N.. I portici presentano una trabeazione continua e sono scanditi dall'impostazione a colonne binate in accordo con quelli su piazza San Carlo. Il secondo tratto, aperto al traffico nell'ottobre del 1937 e completato nell'estate del 1938, venne formalmente inaugurato il 28 ottobre dello stesso anno.Armando Melis, La ricostruzione del secondo tratto di via Roma a Torino, Torino, in L'architettura italiana - periodico mensile di architettura tecnica, anno XXXIII, dicembre 1938-XVII. Tra il 1931 e il 1937 fu realizzato anche il rinnovo degli impianti d'illuminazione di via Roma, su progetto dell'ingegner Guido Peri.. La planimetria complessiva dei due interventi è tutt'oggi visibile sulle fronti cieche delle due chiese di San Carlo e di Santa Cristina.
Negli anni della Seconda Guerra Mondiale poi, la via fu parzialmente bombardata la notte del 12-13 luglio 1943, le cui parti danneggiate furono successivamente ricostruitehttps://www.museotorino.it/view/s/3e6222e913ac45a49cbd7f81960f1cc7.
Anni recenti Via Roma continuò negli anni ad ospitare i negozi sotto i portici a vocazione commerciale. Mentre negli anni Cinquanta il primo tratto fu asfaltato per il passaggio dei veicoli, il tratto Piazza San Carlo–Piazza Carlo Felice continuò a mantenere il pavè in pietra, leggermente ribassato rispetto ai portici, ma sempre aperto al traffico di veicoli, così come la centrale Piazza San Carlo che, per molti anni, fu sottoposta a elevata densità di circolazione. A sottolineare la vocazione di importante asse di scorrimento del cuore della città, nei progetti dei primi anni Duemila fu prevista anche una galleria sotterranea che avrebbe dovuto ospitare una prima linea di metropolitana negli Anni Sessanta, che però non fu mai realizzata; gli spazi sotterranei furono utilizzati per vari scopi fino a quando il Comune decise di adibirli a parcheggio interrato nel 2004, stesso anno in cui fu chiusa al traffico e pedonalizzata Piazza San Carlo. Durante i lavori di scavo sotterraneo per la realizzazione dei parcheggi inoltre, vennero alla luce i resti di un'antica necropoli romana e alcuni piloni di un antico ponte di passaggio del XVII secolohttps://torinostoria.com/parcheggi-sotterranei-laltro-museo-di-torino-antica/. Attualmente un vasto sistema di parcheggi sotterranei comunicanti si estende lungo tutto l'asse della via, da piazza Castello sino a piazza Carlo Felice.
Nel tratto compreso tra piazza San Carlo e piazza Castello fu introdotta l'armatura illuminante oggi conosciuta come "Settecento Grande", su modello delle lanterne a gas dell'Ottocento, mentre l'impostazione razionalista della via Roma "piacentiniana" portò all'adozione di lanterne tronco-piramidali, dette "Novecento".Chiara Aghemo, Luigi Bistagnino, Chiara Ronchetta, Illuminare la città. Sviluppo dell'illuminazione pubblica a Torino, Torino, Celid, 1994.
La marcata vocazione commerciale della via è riscontrabile dall'assenza pressoché totale di accessi pedonali o carrabili degli edifici (realizzati sulle vie laterali), al fine di conferire più spazio possibile alle attività commerciali. Fin dal suo rinnovamento, la via è infatti diventata uno dei principali percorsi dello shopping torinese, svolto sotto i caratteristici portici, nei quali trovano posto eleganti caffè e soprattutto boutique oltre agli storici negozi di pasticcerie tipiche o altre botteghe di abbigliamento e calzature. La lunghezza totale è di 607 metri, con 14,80 metri di larghezza, portici esclusi, contando anche i quali si raggiungono quasi i 27 metri.I portici hanno diversa larghezza, ovvero 5,80 metri nella prima tratta e 6,40 nella seconda. Inoltre sono molto alti, più dei comuni portici.
La pedonalizzazione del 2025-2026