Linterpretazione è un’attività traduttiva per mezzo della quale viene prodotta una prima e al tempo stesso definitiva traduzione orale sulla base di un testo enunciato nella lingua di partenza.

Le due modalità di interpretazione principali sono l'interpretazione simultanea, fatta in contemporanea all'esposizione del testo nella lingua di partenza, e l'interpretazione consecutiva, eseguita a intervalli durante l'esposizione.

Si noti che a volte le parole interpretazione e interpretariato possono denotare la stessa attività: mentre la seconda indica l'attività in generale, intesa anche come professione, la prima si riferisce più nello specifico alla prestazione stessa dell'interprete, oltre ad avere altri significati in italiano.

L’interpretazione è un’antica attività umana che precede l’invenzione della scrittura. Tuttavia, le origini dell’interpretazione in campo professionale, a cui ci si riferisce con il termine interpretariato, risalgono a meno di un secolo fa.

Storia

La ricerca sui vari aspetti della storia dell’interpretazione è piuttosto recente. Poiché l'interpretazione di conferenza è stata oggetto di maggior interesse da parte degli studiosi, è stato fatto molto poco in ambito accademico per quel che riguarda la storia dell’interpretazione, e fino agli anni Novanta solo poche decine di pubblicazioni se ne sono occupate.

Considerando quante attività interpretative si siano presumibilmente susseguite nel corso di migliaia di anni, l’archivio storico è piuttosto limitato. Inoltre, spesso gli interpreti e il loro operato non hanno trovato spazio nei libri di storia. Una delle spiegazioni per tali casi può essere la preminenza del testo scritto sul parlato: ciò implica che chi ha lasciato testi scritti ha più possibilità di essere stato documentato da fonti storiche.

Un altro problema riguarda la tendenza a considerare l’interpretazione come un’attività di supporto ordinaria che non richiede un’attenzione particolare. Ciò che sappiamo sulla storia dell'interpretazione si deve tendenzialmente a lettere, cronache, biografie, diari e memorie, oltre a una varietà di altri documenti e opere letterarie, sebbene molti di questi (con poche eccezioni) riguardavano l’interpretazione solo incidentalmente o in modo marginale.

Etimologia Molte lingue indoeuropee dispongono di parole specifiche per indicare interpretazione e interprete. Alcune espressioni nelle lingue germaniche, scandinave e slave che designano la figura dell'interprete potrebbero essere fatte risalire alla lingua accadica del 1900 a.C. circa. La radice accadica targumânu/turgumânu ha dato inoltre origine al termine dragomanno attraverso una derivazione etimologica dall’arabo.

La parola interprete, comunque, deriva dal latino interpres (che significa ‘persona che spiega cosa è oscuro’), ma le radici semantiche non sono del tutto chiare. Alcuni studiosi ritengono che la seconda parte della parola derivi da partes o da pretium (che significa ‘prezzo’, il che si adatterebbe al significato di ‘mediatore’, ‘intermediario’, ‘intermediario commerciale’), mentre altri pensano più a una radice sanscrita.

Interpretazione e traduzione Sia l'interpretazione orale che la traduzione scritta sono volte a rendere comprensibile un messaggio in una lingua diversa da quella di origine. Tuttavia, mentre per la traduzione scritta il materiale che si traduce è solo il segno scritto, nell'interpretazione si cerca di rendere comprensibile un messaggio orale secondo il colore che gli è proprio, l'intonazione con la quale viene pronunciato, l'intenzione che l'oratore vuole produrre e il contesto nel quale il messaggio viene espresso. Per svolgere il proprio lavoro, l'interprete si appoggia alle parole che sente, al contesto nel quale vengono pronunciate, ai gesti e all'intonazione, alle espressioni del volto, agli interlocutori a cui il discorso è rivolto, oltre a infiniti altri elementi caratteristici della comunicazione orale.

In linea generale, si può dire che la traduzione sia la trasmissione di un messaggio da una lingua a un'altra tramite un canale scritto, mentre l'interpretazione lo fa mediante il canale acustico-vocale o visivo-gestuale (nel caso della lingua dei segni). La differenza tra la traduzione e l'interpretazione è la stessa che esiste tra lo scrivere un messaggio e il comunicarlo di persona.

Lingue di lavoro Per quanto riguarda le lingue di lavoro, queste si dividono in attive e passive. Le lingue attive sono quelle verso cui l'interprete lavora e si suddividono a loro volta in lingua A (la lingua principale dell'interprete, solitamente la lingua madre, verso la quale egli interpreta a partire da tutte le sue lingue di lavoro) e lingua B (la lingua verso la quale l'interprete lavora a partire da una o più delle sue altre lingue e che, pur non essendo la sua lingua principale, è una lingua della quale ha perfetta padronanza). Le lingue passive, o lingue C, sono invece quelle di cui si ha una perfetta comprensione e a partire dalle quali l'interprete lavora verso le lingue A o B.

Varietà di interpretazione Conferenza L’interpretazione di conferenza si riferisce a una interpretazione in una conferenza o a un'assemblea, simultanea o consecutiva. L’avvento di conferenze multilingue ha ridotto la richiesta di interpretazione consecutiva negli ultimi venti anni.

L’interpretazione di conferenza è divisa tra due mercati: istituzionale e privato. Le istituzioni internazionali (UE, ONU, EPO, ecc.) che tengono conferenze multilingue spesso prediligono l'interpretazione di un numero consistente di lingue verso la lingua madre degli interpreti. I mercati privati locali tendono ad avere conferenze bilingui (la lingua del luogo più un'altra) e gli interpreti lavorano con entrambe le lingue. Questi mercati non si escludono a vicenda. L’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza (AIIC) è l’unica associazione mondiale di interpreti di conferenza, fondata nel 1953, a cui sono iscritti più di interpreti di conferenza professionisti, in più di 90 nazioni.

Interpretazione consecutiva

L'interpretazione consecutiva è la più antica forma di interpretazione. Nell’interpretazione consecutiva (IC), l'oratore interrompe il proprio discorso di tanto in tanto per permettere all'interprete di fornire la traduzione di quel brano in un'altra lingua; tradizionalmente, l’interprete siede o resta in piedi di fianco all’oratore.

La durata delle porzioni di discorso interpretate varia da situazione a situazione: fino a cinquant'anni fa gli interpreti consecutivisti rendevano discorsi di venti o trenta minuti, ma oggi solo dieci o quindici minuti sono considerati fin troppi, soprattutto dal momento che il pubblico non ama stare ad ascoltare a lungo un eloquio incomprensibile. L’interpretazione consecutiva può essere effettuata attraverso un modello che richiede la traduzione di segmenti di varia lunghezza a seconda della preferenza dell’interprete: per i segmenti più brevi si fa più affidamento sulla propria memoria, mentre nelle sezioni più lunghe si preferisce prendere note scritte.

Il compito dell'interprete di consecutiva non sta solo nel comprendere la lingua, ma anche nel prendere nota dell'intero nucleo del messaggio: la presa di note (dal francese prise de notes) è un vero e proprio espediente mnemonico che non ha nulla a che vedere con la stenografia, la quale ha invece lo scopo di annotare ogni parola di un discorso. La presa di note, fatta di simboli, abbreviazioni e altri elementi sussidiari, serve come ausilio destinato all'immediato utilizzo per l'interpretazione consecutiva; per tale motivo, l'interprete non prende appunti precisi e dettagliati, il che ne renderebbe impossibile la decifrazione a distanza di poco tempo. Non viene appuntata mediante simboli ogni singola parola, bensì il senso astratto della porzione di discorso ascoltata: per rappresentare un'intera frase composta da molte parole potrebbero bastare anche due o tre simboli. Le note devono comunque essere chiare e leggibili per non sprecare tempo nel consultarle.

Prima che inizi il lavoro di interpretazione consecutiva, si dovrà trovare un accordo circa la lunghezza dei segmenti, che dipenderà dalla complessità dell’argomento trattato e dallo scopo dell’interpretazione, anche se gli oratori spesso trovano difficile abituarsi a questo tipo innaturale di comunicazione. Tale modalità ha inoltre lo svantaggio di raddoppiare la durata dell'intervento, dato che una volta pronunciatosi l'oratore, l'interprete dovrà ripetere il tutto nella lingua di arrivo.

Alcune volte, durante una sessione di interpretazione consecutiva, all'interprete è richiesta una traduzione a vista (sight translation) che combina la traduzione e l’interpretazione: l’interprete deve rendere nella lingua di arrivo il documento come se fosse scritto in quella lingua. Questo tipo di traduzione è abbastanza frequente in ambito giuridico e medico, anche se non è limitata a tali settori.

L’interpretazione consecutiva può essere la modalità prescelta quando vi è un pubblico bilingue che vorrebbe ascoltare sia la versione originale che quella tradotta, o in cui si debba conservare una registrazione di entrambe, come avviene in sede giuridica.

Quando non è disponibile un interprete che traduca direttamente dalla lingua 1 alla 2, ci si può avvalere della modalità “in relais”: ad esempio, se la lingua di partenza è il greco, si potrebbe tradurre in inglese e da lì in un'altra lingua. Questa pratica va sotto il nome di “doppia interpretazione”; potrebbe rendersi necessaria anche una tripla interpretazione, in particolar modo nel caso di lingue rare o con dialetti.

Interpretazione simultanea

Nell'interpretazione simultanea (IS) l'atto dell'interpretazione avviene quasi contemporaneamente allo svilupparsi del discorso dell'oratore. Si parla di simultaneità, non di contemporaneità, poiché sussiste sempre uno scarto di tempo, detto décalage, più o meno ampio: esso dipende anche dalla differenza tra la lingua di partenza e quella di arrivo (ad esempio, traducendo dal tedesco all'italiano, il décalage sarà maggiore, poiché nella struttura sintattica della lingua tedesca il verbo è spesso posto alla fine del sintagma, così l'interprete dovrà attendere che la frase sia completata per iniziare a tradurre).

L’interpretazione simultanea presenta lo svantaggio che l’interprete deve cercare di dare il meglio di sé nella finestra di tempo permessa dalla velocità dell’enunciato, ma possiede anche il vantaggio di far risparmiare tempo e di non disturbare il flusso naturale della conversazione dell’oratore.

L’interprete lavora all'interno di una cabina insonorizzata, costruita secondo le norme ISO e dotata di una console grazie alla quale può ascoltare l'oratore attraverso delle cuffie e fornire l'interpretazione, simultaneamente, mediante un microfono che la trasmette a tutti coloro che non conoscono la lingua dell'oratore, anch'essi muniti di cuffie; è inoltre importante che l'interprete sia in condizione di vedere l'oratore.

L’interpretazione simultanea ha iniziato ad avvalersi di appositi dispositivi tramite cui l’interprete può ascoltare sia la voce dell’oratore che la propria sin dal Processo di Norimberga nel 1945. I dispositivi utilizzati facilitarono un gran numero di ascoltatori e fu fornita una traduzione in francese, russo, tedesco e inglese. Questa tecnologia fu sviluppata tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, quando l’imprenditore americano Edward Filene e l’ingegnere inglese Alan Gordon Finlay costruirono dei dispositivi di interpretazione simultanea in collaborazione con IBM. Yvonne Kapp partecipò a una conferenza con traduzione simultanea nel 1935 nell’Unione Sovietica. Dato il successo dimostrato, l’IBM fu in grado di vendere tali dispositivi alle Nazioni Unite, dove ancora oggi sono grandemente utilizzati dal Servizio d’Interpretazione dell’ONU.