Le sale dei Pianeti sono una serie di cinque ambienti che si succedono nel palazzo Pitti a Firenze.
Le sale sono note sotto il profilo artistico in quanto le volte furono affrescate con cicli a tema allegorico elogianti la dinastia Medici da Pietro da Cortona, che tra il 1640 e il 1647 lavorò a quattro sale, e da Ciro Ferri, che tra il 1659 e il 1665 completò un ambiente lasciato incompiuto dal maestro e realizzò le scene dell'ultima stanza. Gli affreschi, il cui progetto iconografico fu redatto da Francesco Rondinelli, mostrano tramite allegorie e le varie divinità da cui prendono il nome le diverse sale quelle che sono le virtù che un principe ideale deve possedere per il buon governo.
I cicli dei Pianeti rappresentano, assieme al Trionfo della Divina Provvidenza di palazzo Barberini a Roma, nonché agli affreschi della sala della Stufa dello stesso palazzo Pitti e a quelli delle Storie di Enea del palazzo Pamphilj di piazza Navona a Roma, uno dei momenti più alti dell'arte pittorica di Pietro da Cortona e, più in generale, dell'arte barocca italiana ad affresco..
Storia
Nel maggio del 1641 Pietro da Cortona si reca a Firenze in un secondo soggiorno (il primo fu nel 1637) per completare i due affreschi mancanti della serie di quattro per la sala della Stufa di palazzo Pitti, iniziata tre anni prima.. In questa occasione l'artista, che dimorava in casa di Michelangelo Buonarroti il Giovane, riceve un'altra notevole commessa dal granduca Ferdinando II de' Medici, ossia i cicli delle volte di sette stanze del piano nobile di quello che sarebbe diventato il suo futuro appartamento d'inverno in palazzo Pitti (in ordine di successione: Venere, Apollo, Marte, Giove e Saturno, a cui poi si dovevano aggiungere quella delle Nicchie, che era la prima, e dell'Iliade, che era l'ultima, per le quali tuttavia non si furono mai concretizzate le commesse).
Le scene vennero concepite su un'idea dell'erudito toscano Francesco Rondinelli (1589-1665), elemosiniere del cardinale Carlo de' Medici e bibliotecario di casa, il quale immagina le storie degli dei da cui i pianeti prendono il nome, corredate da altre scene tratte dalla mitologia e dalla storia antica che, in maniera allegorica, descrivono con un unico pensiero narrativo quelle virtù necessarie a un principe (in questo caso quello Medici) per riuscire nel buon governo. Nella successione delle storie e delle sale si ripercorrono le fasi educative e della vita del principe, che è accompagnato nella formazione dalle varie divinità dell'Olimpo, dall'adolescenza (sala di Venere), alla giovinezza (sala di Apollo), all'affermazione di se (sala di Marte), fino alla maturità (sala di Giove) e alla saggezza eterna (sala di Saturno)..
L'originalità della composizione del Cortona sta nel fatto che le storie non raccontano un personaggio specifico della dinastia, ma un modello ideale, utile sia per l'elogio al casato del passato che del futuro.. Assieme al principe lo accompagna in tutte le storie Ercole, che è ritratto con la classica pelle di leone in dosso, mentre il principe è sempre concepito con un velo "arancione" a copertura delle zone intime; nella sala di Saturno, questi è ritratto anziano proprio per rispondere al tema della saggezza eterna a cui allude il percorso iconografico.
Tra gli elementi originali della decorazione compare inoltre anche il connubio affreschi-stucchi che il Cortona progettò nelle sale, secondo Filippo Baldinucci fu anche autore materiale di alcune delle figure scolpite,. la prima volta in cui l'artista si cimenta in un'opera simile, superando il concetto di finte sculture o di finti fregi che invece avevano caratterizzato gli affreschi precedenti (quelli della chiesa di Santa Sabina e anche della volta Barberini)... Per l'esecuzione degli stucchi il pittore si avvalse di tre stuccatori provenienti da Roma (non certamente identificati, uno probabilmente fu Cosimo Silvestrini) che, come si evince da una lettera del soprintendente Andrea Arrighetti a Ferdinando II del 20 maggio 1642, venivano pagati 70 scudi al mese. Oltre a conferire una monumentalità agli affreschi, gli stucchi svolgono anche una funzione di perfetto dialogo con i medesimi, fungendo da elementi narrativi di concreta rilevanza, senza quindi limitarsi allo scopo di mera cornice dell'opera pittorica, ma anzi, dove in alcuni casi invadono addirittura lo spazio della scena dipinta (come nei mostri martini, prigioni e tritoni che insistono dinanzi alle lunette della sala di Giove).. Molte decorazioni furono ricoperte di oro, dando ancor più prestigio e valore (anche materiale) alla sala; su tutte quella di Saturno, dove per volere del Ferri, forse anche preoccupato del fatto che questa sala potesse "sfigurare" in confronto alle precedenti, a cui aveva messo mano il Cortona in prima persona, chiese di rivedere il suo progetto iniziale che non includeva tutti questi elementi decorativi, che di fatto una volta attuati, fecero considerevolmente lievitare i costi di esecuzione..
Nella primissima stesura erano previste le decorazioni di altre due stanze, in ordine, la prima e l'ultima dell'appartamento, rispettivamente quella delle Nicchie e dell'Iliade, che tuttavia non furono mai realizzate, ancorché preparati i disegni e i progetti..
Il Cortona ricevette per la commessa diversi pagamenti, tuttavia mai perfettamente cadenzati: un primo acconto di 500 scudi fu ricevuto solo nel luglio del 1644 (quindi tre anni dopo l'inizio dei lavori), un altro pari a 1.000 scudi fu invece ricevuto nel gennaio del 1645, anno in cui furono poi versati ancora altri 500 scudi. Altri 600 scudi furono invece inviati da Giovancarlo nella primavera del 1656, quando il pittore era a Roma e doveva preparare il completamento della sala di Apollo, lasciata incompiuta dal 1647. Per l'ultimazione della stessa sala avviene quindi il pagamento di due acconti pari a 200 scudi l'uno a Ciro Ferri, e in più, nel 1661, l'erogazione di ulteriori 1.100 scudi per congedarlo dal cantiere a lavori terminati. Un'altra somma pari a quest'ultima, infine, il pittore la riceve anche nel 1665 per la realizzazione dell'ultima sala, quella di Saturno.
I principali interlocutori col Cortona durante lo stato di avanzamento dei lavori furono Andrea Arrighetti, soprintendente alle opere del granducato, e il cardinale Giovancarlo de' Medici, fratello minore di Ferdinando II. In una Firenze ancora sofferente dalla peste del 1630, che l'aveva afflitta fino al 1634, il lavoro svolto nelle sale dei Pianeti fu una boccata d'ossigeno per l'ambiente, trovando sin dal principio ampi consensi sul panorama locale e nazionale determinando lo sviluppo della pittura barocca a Firenze (fino a quel momento pressoché assente) e che vedrà nella figura di Baldassarre Franceschini da Volterra il maggior esponente locale..
La questione cronologica L'intero ciclo decorativo delle sale fu compiuto con scarsa continuità: una prima interruzione dei lavori infatti si ebbe nel 1643, anno in cui il Cortona lo passa interamente a Roma per completare altre commesse locali precedenti, un'altra interruzione si ha poi nel 1647, allorché il pittore lascia incompiuta la scena nella sala di Apollo, che poi verrà terminata solo nel 1660 dal Ferri.
Non vi è certezza su quale sia stato l'ordine cronologico della realizzazione delle sale, causa mancanza di fonti puntuali e certe, in particolar modo non vi è chiarezza su quali tra le sale di Venere e Giove siano state la prima e la seconda realizzata, fermo restando che quella di Apollo è ritenuta essere, con unanime certezza della critica, l'ultima compiuta dal Cortona prima del ritorno a Roma, nel 1647, mentre quella di Saturno è l'ultima dell'iconografia realizzata molti anni dopo da Ciro Ferri.
Per quanto riguarda le prime tre sale, invece, in base alle ricevute di pagamento, alle varie corrispondenze che il Cortona aveva con il cardinale Francesco Barberini piuttosto che con Cassiano dal Pozzo, nonché a eventi mondani e cerimoniali che si sono svolti negli stessi ambienti, e di cui ve ne è traccia documentaristica certa, è stato possibile costruire due tipi di scenari: da un lato, secondo studi più datati, si ritiene che l'ordine di esecuzione sia stato quello di Venere (1641-1643), Giove (1643-1646), Marte (1646-1647), Apollo (1642,Per la parte competente gli stuccatori. 1647 e 1659) e Saturno (1663-1665); dall'altro, secondo studi più moderni, si ritiene che l'ordine possa essere invece quello di Giove (1641-1644), Venere (1642-1644), Marte (1644-1645), Apollo (1642, 1645-1647 e 1659) e Saturno (1663-1665)..
Descrizione
Sala di Venere
Nella sala di Venere, la cui destinazione era quella di anticamera per il popolo comune che attendeva di avere udienza dal granduca, al centro della volta il Cortona realizzò Il principe Medici strappato da Venere e condotto da Minerva verso Ercole, mentre nelle otto lunette sottostanti, intervallate da quattro tondi con busti in gesso, sono: Ciro rifiuta Pantea moglie di Abbrada, Alessandro e la famiglia di Dario, Antioco e Stratonice, Antioco III e la sacerdotessa di Diana, La continenza di Scipione, Morte di Sofonisba e Massinissa, Ottaviano e Cleopatra, Fausta che tenta il figliastro Crispo. I busti sono invece a coppie di due, in quattro ovali, e raffigurano alcuni esponenti di spicco del casato, quindi Cosimo I e Francesco I de' Medici, Ferdinando I e Cosimo II de' Medici, Papa Clemente VII e papa Leone X, Ferdinando II e il Gran principe Cosimo III de' Medici.. Sopra ogni lunetta è presente un cartiglio con un'inscrizione latina, ad eccezione di quella di Antioco e Stratonice (la prima a sinistra) dov'è invece un finestrino nascosto che consentiva al granduca di ascoltare le conversazioni degli ospiti che attendevano in sala (che di fatto era un'anticamera) di essere chiamati in udienza.
Dal punto di vista iconografico la scenografia ad affresco vuole dimostrare come un principe, in età adolescente, sia alienato dalla incontinenza ed educato alle virtù..
Secondo studi più datati, questa fu la prima sala su cui lavorò il Cortona, intorno al 1641. Da due corrispondenze del Cortona a Cassiano dal Pozzo, si evince che nell'estate del 1641 la sala era già quasi completata, mentre il 20 dicembre dello stesso anno ne annunciava il completamento entro due mesi da quel momento, così per poi procedere alla decorazione della seconda e successiva stanza. In un'ulteriore lettera inviata al cardinale Francesco Barberini, datata 30 dicembre 1641, il Cortona dichiara invece che i lavori sono conclusi. Gli stuccatori continuarono a lavorare nell'ambiente almeno fino al maggio del 1643, allorché l'ultima ricevuta di pagamento, datata al 2 ottobre dello stesso anno, fa riferimento proprio ai lavori effettuati in primavera.
Secondo studi più recenti invece, questa è stata la seconda sala su cui il Cortona lavorò, tra il 1642 e il 1644, dopo quella di Giove, che invece fu la prima.
Sala di Apollo
Gli affreschi della sala di Apollo, anticamera per i nobili, furono avviati solo nel 1647, con la realizzazione nella volta del ciclo del Principe mediceo guidato dalla Fama al cospetto di Apollo, con nei quattro peducci otto muse compagne di Apollo, ritratte a coppie, mentre nei quattro rettangoli del sottarco sono le storie di personaggi dell'antichità che hanno contribuito allo sviluppo della cultura, quindi Giustiniano, Giulio Cesare, Augusto che ascolta la lettura dell'Eneide, Alessandro Magno che riceve i poemi di Omero. I numerosi stucchi presenti in sala raffigurano allegorie, tritoni, mostri marini, prigioni e altri personaggi della mitologia, mentre in quattro ovali lungo il perimetro dell'affresco centrale della volta sono i rilievi con le scene di Apollo e Marsia, Apollo e Dafne, Apollo e Pitone e Apollo e Giacinto.
Dal punto di vista iconografico, i cicli di questa sala rappresentano come un principe, in età della giovinezza, dovesse acquistare la sapienza per ben governare, proteggendo arti e studi.