La battaglia di AlgeriTu partorirai nel dolore e La nascita di una nazione sono stati due titoli alternativi che il regista avrebbe voluto attribuire al film. è un film del 1966 diretto da Gillo Pontecorvo, che ha acquisito il valore di un'opera di testimonianza e di rivisitazione dei fatti storici contemporanei.Dizionario del cinema, di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995, pag. 28

Il film, interamente ambientato nella città di Algeri durante la guerra d'Algeria,Il regista ha intenzionalmente peggiorato la qualità dell'immagine, facendo in modo che questa risultasse sgranata, specialmente in alcune scene, allo scopo di ricreare un effetto cinegiornale e attribuire indirettamente una valenza documentaristica alla sua opera. Allo stesso scopo si è deciso di girare il film in bianco e nero con cinepresa da 16mm. ha vinto il Leone d'oro alla 27ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia ed è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Trama 1957, Casba di Algeri. I paracadutisti francesi comandati dal colonnello Mathieu fanno irruzione in un appartamento dove è nascosto, in una nicchia camuffata da parete, il rivoluzionario algerino Ali La Pointe insieme ad un bambino, una donna e un uomo, tutti compagni di lotta. Mentre i parà gli intimano di uscire senza opporre resistenza, lui rievoca il suo passato tramite un flashback:

1954, Algeri. Ali La Pointe viene arrestato dai gendarmi francesi per truffa e aggressione ai danni di un cittadino francese e viene messo in prigione con alcuni patrioti algerini, dove assiste all'esecuzione mediante ghigliottina di uno di loro.

Cinque mesi dopo Ali evade dal carcere e fa ritorno nella casba. Un ragazzino di nome Omar gli recapita un messaggio in cui il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), il partito politico clandestino che lotta per l'indipendenza dell'Algeria dai francesi, gli ordina di uccidere un gendarme, il quale raccoglie periodicamente informazioni da un barista algerino suo informatore. La procedura di eliminazione è quella di uccidere il gendarme immediatamente e alle spalle, ma Ali si lascia trasportare dalla foga e prima di eliminarlo blocca il gendarme esprimendogli il suo disprezzo. Al momento di sparare, tuttavia, la pistola si rivela scarica e Ali, dopo essere riuscito a fuggire, viene convocato da colui che gli aveva assegnato la missione. Tale personaggio, Saari Kader, uno dei capi dell'FLN, gli spiega che il fallito attentato non era altro che una prova per verificare la sua fedeltà come combattente, e che nonostante abbia deviato dalle direttive può entrare a far parte dell'FLN.

Ali viene messo al corrente della tattica che l'FLN intende utilizzare per iniziare la rivoluzione allo scopo di dare l'indipendenza al paese. Pochi giorni dopo l'FLN emana il comunicato n. 24, in cui è fatto totale divieto alla popolazione di Algeri di praticare il gioco d'azzardo, il consumo di droga, la prostituzione, il suo sfruttamento ed il consumo di alcolici. Tutto ciò viene attuato al fine di eliminare il fenomeno delle spie francesi e della ricattabilità delle persone.

Il primo incarico ricevuto da Alì è quello di uccidere un boss della prostituzione, un tempo suo amico, in quanto rifiutatosi di obbedire alle direttive imposte dall'FLN. Oltre alla moralizzazione degli abitanti di Algeri l'organizzazione mette in atto una serie di misure al fine di boicottare le leggi e la burocrazia francese, quali l'unione in matrimonio al cospetto della sola autorità islamica.

Il 20 giugno 1956, una volta ripulita la casba, l'FLN passa alla seconda fase, ossia quella della lotta armata. La città viene scossa da una serie di attentati, in cui trovano la morte alcuni gendarmi francesi. Viene inoltre assalito un commissariato di polizia, dal quale vengono trafugati dei fucili, e si susseguono scontri a fuoco nelle strade del quartiere europeo, ovvero quello popolato in maggioranza dai francesi.

La reazione francese è immediata, ma i provvedimenti sono ancora sommari e riguardano ancora l'ordine pubblico e non lo stato di guerra: la casba viene recintata con del filo spinato e chiunque vi entri o vi esca deve esibire i documenti ed essere perquisito e, nel contempo, negli ospedali è fatto obbligo di segnalare alle autorità ogni ferito da arma da fuoco.

Il 20 luglio 1956 l'FLN uccide altri tre gendarmi e, mentre la polizia francese insegue gli assassini, i pieds-noirs, i coloni europei insediatesi in Algeria generazioni prima, ormai in preda al panico, accusano degli omicidi un venditore ambulante innocente che passava per caso nelle vicinanze e lo fanno arrestare. Non è solo lo Stato francese a mobilitarsi contro la guerriglia ma anche un'organizzazione segreta, l'Organisation armée secrète (OAS), che si muove utilizzando essa stessa metodi terroristici: nella notte del 20 luglio alcuni suoi componenti entrano nella casba, si dirigono nella zona abitata dall'uomo arrestato quella mattina e fanno esplodere una bomba che fa crollare un edificio causando molte vittime. Il risentimento popolare sembra esplodere e Alì si dirige insieme ai suoi uomini verso i blocchi all'uscita della casba, ma Kader riesce, non senza fatica, a fermarlo, convincendolo a seguire le sue direttive.

La mossa successiva è portare il terrore nella popolazione. A questo scopo, tre donne algerine, camuffate con vestiti e taglio di capelli occidentali, vengono inviate in tre punti diversi della città per fare esplodere tre ordigni in altrettanti locali pubblici, tra cui due bar e la sede dell'Air France. L'operazione ha successo, e il numero di vittime e il ridursi della sicurezza nella città inducono il governo francese a rispondere con fermezza.

Il 10 gennaio 1957 ad Algeri viene inviata una divisione di paracadutisti francesi, fino a quel momento impegnata a contrastare la guerriglia sulle montagne, per stroncare la rivolta. Il comando dell'operazione è affidato al colonnello Mathieu, ispirato alla figura del generale Jacques Massu, un pragmatico militare con un passato di lotta contro l'occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale, nonché veterano della guerra d'Indocina, da poco conclusasi con una clamorosa sconfitta francese.

L'FLN in un comunicato annuncia che l'ONU si sta interessando alla questione algerina e, per rendere tangibile all'opinione pubblica mondiale la dimensione della lotta di liberazione, organizza uno sciopero generale di otto giorni: tutti i lavoratori di Algeri si dovranno astenere dal lavoro. L'autorità militare francese intuisce lo scopo dell'azione, pur non contrastandola apertamente, in quanto, proprio grazie allo sciopero, si trova finalmente nella condizione di conoscere fiancheggiatori e simpatizzanti del FLN.

Alì non sembra d'accordo con lo sciopero preferendo un'azione di carattere diretto ma non fa obiezioni quando Alì Ben M'hidi, un importante ideologo del FLN, gli spiega le ragioni politiche dell'astensione dal lavoro, pur sottolineando che tutti coloro che aderiranno saranno identificati, dando la possibilità ai francesi di dare un volto ad attivisti, fiancheggiatori e simpatizzanti, mentre Mathieu, che ha dichiarato l'operazione Champagne, comincia un'opera di disinformazione, sostenendo di fronte alla stampa che l'obiettivo dello sciopero non era la dimostrazione pacifica della forza numerica dei rivoluzionari ma l'insurrezione, annunciandone il fallimento, ironizzando sulla posizione di Jean-Paul Sartre a favore dell'indipendenza algerina e chiedendo alla stampa un appoggio ai fini di portare l'opinione pubblica francese a non sostenere la tesi di un'Algeria libera dalla colonizzazione; contemporaneamente l'ONU si astiene dall'intervenire direttamente nella questione algerina.

Durante lo sciopero i parà entrano nella casba rastrellando molti uomini che stanno scioperando, facendoli salire sui camion, costringendoli a lavorare coattivamente, e devastando anche i negozi di coloro che si rifiutano di aprirli. Al tempo stesso iniziano gli interrogatori, condotti con metodi di tortura, cominciando a procedere all'identificazione dei capi dell'organizzazione quali Alì e Kader, ma l'inerzia delle Nazioni Unite non ferma la lotta. Lo spirito di ribellione è simboleggiato dal piccolo Omar, che prende un microfono e incita i suoi compatrioti alla rivolta contro la Francia, provocando la reazione di alcune donne che cominciano a gridare contro i soldati.

Kader e La Pointe si rendono conto che i colpi inferti dall'autorità francese stanno smantellando l'organizzazione e mutano la loro strategia: i nascondigli dovranno essere cambiati continuamente e i settori più duramente colpiti dovranno essere riorganizzati ma la continua sorveglianza dei soldati francesi all'interno della casba li costringe a fuggire e nascondersi, impedendogli sempre di più i movimenti.

Il 25 febbraio vengono fatte esplodere due bombe in un ippodromo e la rabbia immediata porta al tentativo di linciaggio di un bambino algerino che stava vendendo delle bibite. Pochi giorni dopo il FLN soffre una grossa perdita: Alì Ben Mihdi viene casualmente arrestato.

Il 4 marzo, durante la conferenza stampa in cui Mathieu intende mostrate Alì Ben Mihdi come un trofeo, lui non cede di fronte alle domande dei giornalisti che lo accusano di terrorismo, ribattendo con le sue motivazioni la necessità del popolo algerino di disporre di se stesso. Morirà nella sua cella, ufficialmente per suicidio, pochi giorni dopo la sua cattura.

Nelle carceri intanto proseguono le torture di cui anche la stampa viene a conoscenza, così come della strana morte dell'ideologo algerino, e il consenso che l'armata francese aveva fino a quel momento sembra cominciare a venire meno, ma Mathieu non nega esplicitamente l'uso di metodi violenti, da lui definiti interrogatori e non torture, dicendo però chiaramente che i successi della sua operazione derivano proprio dall'uso di quei metodi e che la vera questione a cui rispondere è se la Francia deve o meno restare in Algeria.

Con il ridursi del numero dei suoi membri il FLN è costretto a ricorrere ad azioni disperate, mirate a quel punto solo a darne visibilità, come la sparatoria per le strade della città da parte di due membri a bordo di un'ambulanza, conclusasi con la loro morte. Poco tempo dopo l'organizzazione perde altri due importanti componenti: Ramel e Si Murad che, vistisi ormai catturati, tentano di uccidere Mathieu con uno stratagemma, chiedendo una dichiarazione scritta che garantisca la loro incolumità e mettendo una bomba nel cestino che calano dalla finestra del palazzo in cui si sono asserragliati. Il colonnello non abbocca e manda a consegnare la dichiarazione un soldato che muore nell'esplosione insieme ai due rivoltosi.

Pochi giorni dopo il FLN perde anche il penultimo dei suoi capi, Kader: egli viene bloccato in una soffitta insieme a una compagna di lotta e Mathieu minaccia di fare saltare in aria tutto il palazzo se non si consegnerà. Dopo un iniziale rifiuto egli decide di arrendersi, ma si rende conto troppo tardi del vantaggio che la sua cattura porterà alla propaganda francese e la ragazza, con un grido disperato, fa notare al colonnello che la battaglia non è finita poiché Alì è ancora nella casba.

Ali ora è l'unico membro del FLN rimasto, completamente isolato. Gli unici altri componenti ancora liberi sono un uomo, Mahmoud, Halima, una delle tre donne a suo tempo incaricate degli attentati, ed Omar, che lo ha sempre seguito. A loro non resta che progettare attentati isolati per testimoniare la vita dell'organizzazione ma i soldati francesi, informati da Sadec, un militante del FLN che ha ceduto alle torture, fanno irruzione nella casa dove i quattro sono nascosti.