La storia dell'ambientalismo in Italia percorre la nascita e lo sviluppo dei movimenti, delle idee, delle iniziative politiche, sociali e culturali e delle associazioni che hanno teso alla salvaguardia del patrimonio naturale, al controllo degli impatti negativi sull'ambiente associati allo svolgimento delle attività umane, e a promuovere la sostenibilità dell'economia e della società.

Le prime associazioni e movimenti ambientalisti italiani nacquero a partire dagli anni 1850. Le iniziative vennero da scienziati con interessi naturalistici; da persone di cultura che volevano proteggere il patrimonio naturale e artistico nazionale, e da chi desiderava valorizzare il territorio per il turismo, in un'epoca di grande trasformazione economica, tra prima industrializzazione e crescita dei trasporti. Tra il 1850 e la prima guerra mondiale furono fondate molte associazioni, motivate da valori estetici, etici e patriottici. Esse erano espressione di élite, ma segnalano anche i primi processi di allargamento della partecipazione sociale. Le associazioni furono le forze trainanti delle prime azioni di conservazione naturalistiche, che culminarono con la costituzione dei primi due parchi nazionali italiani nei primi anni 1920.

Con l'avvento del fascismo, le idee estetiche e patriottiche che animavano la conservazione continuarono, assieme al desiderio di modernizzazione e di sviluppo del territorio e delle risorse, tipico dell'epoca. L'amministrazione fascista, tuttavia, diede un forte segno di centralizzazione e assorbimento delle azioni di conservazione nell'apparato statale. Durante il ventennio, non nacque nessuna nuova associazione ambientale. Furono costituiti due altri parchi nazionali, e alla fine degli anni 1930, furono riordinate le leggi di protezione delle bellezze naturali e di controllo dello sviluppo urbano.

Età liberale (1850-1922)

Contesto

Nella seconda metà del XIX secolo alcuni paesi europei insieme a una rapida industrializzazione videro anche i primi effetti vistosi dell'inquinamento e il sorgere di una sensibilità ambientale di tipo moderno. Nel Regno Unito vennero introdotte le prime norme di protezione ambientale e nacquero le prime associazioni ambientaliste. In Nord America si diffuse una sensibilità per la conservazione della natura selvaggia, che avrebbe ispirato le prime misure di conservazione e la costituzione delle prime aree protette. Fu questa anche un'epoca di grande espansione delle conoscenze scientifiche, tra cui il lavoro di Darwin e la nascita dell'ecologia: le nuove idee riconfigurarono radicalmente la concezione di umanità e natura.. Nello stesso tempo, la diffusione degli stati-nazione indipendenti e la cultura del romanticismo stimolarono l'interesse per la riscoperta delle identità nazionali e del loro legame col territorio ed il patrimonio naturale..

In Italia, l'industrializzazione insorse dopo quella dei paesi nordeuropei: nel triangolo industriale crebbero soprattutto industrie chimiche e meccaniche. Nei primi vent'anni dopo l'unificazione, il paese recuperò un grave ritardo infrastrutturale rispetto agli altri paesi europei: furono costruite tutte le principali linee ferroviarie, anche nelle isole. Tra il 1880 e 1900 si avviarono anche importanti riforme sociali e politiche, volte ad un allargamento della partecipazione sociale: una riforma elettorale (1882), un iniziale decentramento amministrativo e si avviarono le prime riforme sociali, a partire dall'istruzione pubblica. Negli anni 1880 si avviarono le prime misure di controllo sanitario per le produzioni industriali: nel 1887 si istituirono i laboratori di indagini tecniche e sanitarie; nel 1888 si normarono le industrie chimiche insalubri. In quegli anni nacquero anche le prime misure di previdenza sociale e di regolamentazione delle condizioni di lavoro. Gli anni da 1902 al 1914, che vanno sotto il nome di "età giolittiana", videro un ulteriore progresso delle politiche di inclusione sociale, di partecipazione alla vita politica, di politiche di sviluppo economico del meridione e di bonifiche agrarie.

Nascita dell'associazionismo Nella seconda metà del XIX secolo nacquero numerose realtà associative che si occupavano di sport, turismo, ricerca scientifica, promozione locale, e arte. Molte avevano un'ottica prettamente locale. Alcune raggiunsero negli anni dimensioni importanti. Questo fiorire associativo rifletteva un cambiamento sociale generale che attraversava quell'epoca: la crescita e diversificazione del mondo associativo, non limitato alla élite; l'influenza di modelli stranieri associativi e di conservazione; e l'azione di pressione sulla politica. 25

Nel nascente movimento ambientalista italiano la sensibilità ambientale rivolta al paesaggio aveva tre radici culturali di fondo, variamente rappresentate tra le associazioni: l'interesse naturalistico di scienziati; la volontà di persone di cultura di proteggere il patrimonio naturale e artistico nazionale; e il desiderio di valorizzare il territorio per il turismo.. La sensibilità ecologica intesa in senso moderno non esisteva ancora: molti vedevano la natura con gli occhi dell'educazione letteraria classica e del Romanticismo. I valori culturali di riferimento erano estetici, etici e patriottici: la protezione del paesaggio e dei beni artistici aveva anche un ruolo crescente nella promozione del senso di identità nazionale e nella ricerca del consenso politico. Questa associazione d'origine tra la difesa del patrimonio naturale e quella del patrimonio culturale è anche conseguenza del fatto che l'ambiente italiano è il risultato di un intreccio antico di azioni umane e natura. I valori di protezione del patrimonio culturale e naturale erano allo stesso tempo accompagnati dal diffuso apprezzamento per interventi di trasformazione del paesaggio, come bonifiche e infrastrutture di trasporto, percepiti come modernizzatori e forieri di sviluppo economico.

Le élite urbane, borghesi e talora aristocratiche che le animavano si ispiravano o erano collegate ad analoghe associazioni in altri paesi europei: anche lì c'era una fioritura della società civile, che rifletteva un ventaglio di valori protezionistici diversi.

Le prime associazioni erano limitate per lo più al centro-nord e alla Toscana. Contavano poche migliaia di soci. Il Touring era un'eccezione: le sue riviste stampavano 180,000 copie nel 1915 e le sue Carte d'Italia furono prodotte con il contributo di migliaia di soci. Le sue pubblicazioni, oltre le idee estetiche e letterarie tipiche dell'epoca, avevano anche una chiara impronta educativa e tecnica. La sua "Guida d'Italia", pubblicata dal 1914, divenne la maggiore fonte di conoscenza e sensibilizzazione pubblica dei beni ambientali e monumentali italiani..

Da questo terreno associativo, a cavallo tra i secoli XIX e XX, nacquero gradualmente le prime iniziative per la conservazione della natura. Emersero battaglie che acquisirono visibilità nazionale, tra cui quelle per la conservazione della pineta di Ravenna e le mura di Lucca, entrambe minacciate da progetti di sviluppo urbano.

Nei primi anni del 1900 nacque la legislazione per la protezione dei beni culturali: nel 1902 la legge sulla tutela del patrimonio monumentale (cosiddetta "legge Nasi"), a cui fece seguito nel 1909 la legge n. 368 per le antichità e le belle arti (cosiddetta legge Rava-Rosadi). Queste norme stabilirono i principi della tutela pubblica, limitando la libertà di commercio di beni di valore culturale.

Origine della protezione del patrimonio naturale La conservazione dei paesaggi montani e delle foreste assunse un rilievo centrale, sia per le associazioni di punta, come la Pro Montibus, sia per la prima associazione con valenza di massa, il Touring. Il Touring dal 1909 prese la decisione di impegnarsi per la conservazione del patrimonio forestale montano, istituendo una Commissione di propaganda per il bosco e per il pascolo, e avviando la pubblicazione di studi e opere di divulgazione sul tema..

Nel 1911 la Società botanica italiana e la Unione zoologica italiana promossero il progetto di istituzione di parchi nazionali in Italia. Gli esempi venivano dagli Stati Uniti, Germania, Francia, Paesi Bassi e Svizzera (che aveva costituito il parco dell'Engandina confinante col territorio italiano).

Nel 1913 a Roma i botanici e gli zoologi maggiormente impegnati nel movimento protezionista fondarono la Lega nazionale per la protezione dei monumenti naturali. Sempre nel 1913, su iniziativa del Touring Club Italiano, fu fondato a Milano il Comitato nazionale per la difesa del paesaggio e dei monumenti, presieduto da Luigi Rava, che voleva essere una struttura di coordinamento tra le correnti protezionistiche, le associazioni turistiche e le istituzioni. Il comitato operò fino ai primi anni trenta, e aveva una trentina di commissioni locali.

Ne 1913, in seguito all'abolizione della riserva reale di caccia dell'Alto Sangro, in Abruzzo, camoscio d'Abruzzo e orso marsicano rischiavano l'estinzione. Il Ministero dell'agricoltura incaricò uno dei propri tecnici, Ercole Sarti, di redigere un progetto per un vasto parco nazionale in Abruzzo, il cui primo abbozzo fu pubblicato nella rivista “Diana”. Nel 1916 all'interno della Società emiliana Pro Montibus et Sylvis fu istituita una Commissione per i parchi nazionali e la tutela della flora e della fauna italiane. Negli anni a venire questo sarebbe divenuto il principale soggetto promotore dei parchi nazionali italiani. Ne facevano parte, tra gli altri, figure di rilievo istituzionale o scientifico come Giambattista Miliani, Luigi Rava, Erminio Sipari, Corrado Ricci, Pietro Romualdo Pirotta, Luigi Parpagliolo ed Ercole Sarti.

Questi primi fermenti di movimenti ambientali erano di ispirazione liberale. Nonostante la diversità e il dinamismo, il loro radicamento di massa era ancora limitato. La Grande Guerra provocò un forte rallentamento della vita associativa e dei legami internazionali. Tuttavia, le principali iniziative portarono i loro frutti proprio agli inizi degli anni 1920..

Tra il dicembre del 1922 e il gennaio del 1923, poco dopo la costituzione del Governo Mussolini, giunse finalmente a conclusione il lungo iter parlamentare e ministeriale per la costituzione dei primi due parchi nazionali italiani: Gran Paradiso e Abruzzo. Il proposto parco nazionale della Sila non giunse invece a vedere la luce. Il 3 dicembre 1922 (regio decreto 1584), si istituì il Parco naturale del Gran Paradiso. L'11 gennaio 1923 venne pubblicato il decreto di costituzione del Parco d'Abruzzo: la regolamentazione intervenne dopo che l'associazione Pro Montibus e Sylvis aveva acquisito un primo nucleo di terre a scopo di conservazione. Tra gli anni 1910-1920, assieme alla costituzione delle prime aree protette, si gettarono le fondamenta anche delle istituzioni statali per la conservazione del paesaggio e della natura. Nel 1919 il governo Nitti elevò la Direzione generale antichità e belle arti del Ministero della pubblica istruzione a sottosegretariato, con la responsabilità per la tutela del patrimonio storico artistico e paesaggistico. Il primo sottosegretario fu il politico e scrittore Pompeo Gherardo Molmenti. Due anni dopo, la stessa Direzione generale, sotto la guida del giurista e naturalista Luigi Parpagliolo, lanciò una campagna nazionale per la realizzazione del “catalogo delle bellezze naturali d'Italia”.