La Repubblica Sociale Italiana (RSI) fu un regime collaborazionista con la Germania nazista esistito tra il settembre 1943 e l'aprile 1945, voluto da Adolf Hitler e guidato da Benito Mussolini al fine di governare i territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l'armistizio di Cassibile. È conosciuta anche come Repubblica di Salò, in quanto a Salò (BS) aveva sede l'Agenzia di stampa Stefani, che emetteva in esclusiva notizie stampa e comunicati della RSI, ognuno dei quali iniziava con luogo (Salò) e data.
La RSI, riconosciuta principalmente solo dalle altre Potenze dell'Asse e priva di un impianto giuridico-costituzionale ufficiale, è considerata uno Stato fantoccio da gran parte della storiografia: «La Repubblica sociale, stretta fra il martello tedesco e l'incudine partigiana, non fu che un'appendice e un sostegno del primo. Non mancarono, accanto alla dominante nota sanguinaria, dei tentativi […] per alleggerire la pesante mano tedesca, sia nei confronti degli internati in Germania, sia nei confronti del patrimonio industriale del Nord Italia. – Questi tentativi non ebbero che scarso o nullo successo».: i «tedeschi ([…]) di fatto gestiscono politicamente, militarmente ed economicamente il territorio della cosiddetta Repubblica».: «La nuova formazione statuale, sovrana in apparenza, ma di fatto vassalla alla Germania»...: «Pur considerandosi ormai politicamente defunto, pressato da Hitler, che minacciava spietate rappresaglie sull'Italia, accettò di rientrare in Italia e mettersi a capo di un nuovo Stato fascista, la Repubblica sociale italiana (RSI), nota come Repubblica di Salò, tentando di conservare una qualche autonomia all'Italia occupata dai tedeschi e continuare la guerra come loro alleati. Ma sul piano sia politico sia militare, la RSI fu subordinata al potente alleato, che agiva da padrone e governava direttamente ampie porzioni del territorio italiano del nord-est».: «A Mussolini non rimase che fungere da specchietto per le allodole: la sua figura serviva a mascherare l'occupazione tedesca. Sul fatto che il governo da lui presieduto fosse asservito alla Germania non può esserci alcun serio dubbio». e dalla prevalente dottrina in materia di diritto internazionale;: «Governi fantoccio, come tali privi di soggettività internazionale, si ebbero ad es. all'epoca della seconda guerra mondiale nei territori occupati dai Nazisti (Governo Quisling in Norvegia, Repubblica sociale italiana, ecc.)». tuttavia alcuni storici e giuristi le hanno attribuito un qualche grado di sovranità.A tal proposito si veda il paragrafo La RSI come Stato fantoccio. Un riassunto delle principali tesi giuridiche in Lo stesso Mussolini era comunque consapevole che i tedeschi considerassero il suo regime alla stregua di uno Stato fantoccio.Era «consapevole che [i tedeschi] consideravano il suo governo nulla più che un governo fantoccio, insediato al potere "per puri motivi di interesse politico"». Cfr. . L'attuale ordinamento italiano non le riconosce alcuna legittimità; infatti, nel decreto legislativo luogotenenziale 5 ottobre 1944, n. 249 sull'"Assetto della legislazione nei territori liberati" essa è definita «sedicente governo della repubblica sociale italiana».
La strutturazione giuridico-istituzionale della RSI avrebbe dovuto essere demandata a un'assemblea costituente, come richiesto dal congresso del Partito Fascista Repubblicano (14-16 novembre 1943). Si sarebbe dovuta instaurare una «repubblica sociale» in linea con i principi programmatici, a cominciare dalla «socializzazione delle imprese», tracciati nel documento noto come Manifesto di Verona e approvato durante i lavori congressuali. Mussolini preferì però rinviare la convocazione della Costituente al dopoguerra, limitandosi a far approvare al Consiglio dei ministri del 24 novembre la denominazione di RSI. Nel Consiglio dei ministri del 16 dicembre 1943 venne poi presentata una bozza completa di una possibile costituzione della RSI.
L'avanzata angloamericana nella primavera del 1945 e l'insurrezione del 25 aprile 1945 determinarono la fine della RSI, la quale cessò ufficialmente di esistere con la resa di Caserta del 29 aprile 1945 (operativa dal 2 maggio) sottoscritta dagli Alleati con il Comando Tedesco Sud-Ovest anche a nome dei corpi militari dello Stato fascista, in quanto quest'ultimo non era riconosciuto dagli Alleati come valido e autonomo.
Fondamenti ideologico-giuridico-economici della Repubblica Sociale Italiana furono il fascismo, il socialismo nazionale, il repubblicanesimo, la socializzazione, la cogestione, il corporativismo e l'antisemitismo.
La denominazione La creazione di uno Stato italiano fascista guidato da Mussolini fu annunciata dallo stesso il 18 settembre 1943 attraverso Radio Monaco.Disse Mussolini: «Quando una monarchia manca a quelli che sono i suoi compiti, essa perde ogni ragione di vita. […] Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini». Cfr. Tre giorni prima l'agenzia ufficiosa del Reich, la DNB, aveva comunicato che Mussolini assumeva «nuovamente la suprema direzione del Fascismo in Italia» diramando i primi cinque fogli d'ordini del duce.
Il 23 settembre si tenne il primo Consiglio dei ministri della RSI presso l'ambasciata tedesca a Roma, costituendo il nuovo governo della RSI guidato da Mussolini, benché in assenza di quest'ultimo, ancora in Germania. In questa fase viene usata l'espressione "Stato Fascista Repubblicano d'Italia". Il 27 settembre il governo comunicava che «si dà inizio al funzionamento del nuovo Stato Fascista Repubblicano».
Il 28 settembre nel secondo Consiglio dei ministri, il primo presieduto da Mussolini, tenutosi alla Rocca delle Caminate presso Forlì, venne usata la denominazione di "Stato Nazionale Repubblicano". La prima Gazzetta Ufficiale a non riportare le insegne e le intestazioni monarchiche fu quella pubblicata il 19 ottobre.Gazzetta Ufficiale d'Italia nº244 del 19 ottobre 1943 Il 20 ottobre il ministro guardasigilli dispose «che la denominazione "Regno d'Italia" negli atti e documenti e in tutte le intestazioni relative a questo Ministero e agli Uffici da esso dipendenti, sia sostituita dalla denominazione: "Stato Nazionale Repubblicano d'Italia"».
Al terzo Consiglio dei ministri del 27 ottobre, tenutosi nella sede definitiva di Palazzo Feltrinelli a Gargnano, Mussolini annunciò «la preparazione della Grande Assemblea Costituente, che getterà le solide fondamenta della Repubblica Sociale Italiana»; tuttavia lo Stato non cambiò nome. Il 17 novembre il Manifesto di Verona approvato dal nuovo Partito Fascista Repubblicano delineò la creazione di una «Repubblica Sociale».
Il 24 novembre il quarto Consiglio dei ministri deliberò che «lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana"» a partire dal 1º dicembre 1943.Per i verbali dei Cdm del governo di Salò cfr.
La RSI fu ben presto nota anche come "Repubblica di Salò", dal nome del comune sul lago di Garda sede del Ministero degli esteri e del Ministero della cultura popolare con le agenzie di stampa, onde per cui la maggior parte dei dispacci ufficiali recavano l'intestazione "Salò comunica…" o "Salò informa…" o "Salò dice…".
23.09.1943-28.09.1943: Stato Fascista Repubblicano d'Italia 28.09.1943-30.11.1943: Stato Nazionale Repubblicano d'Italia 01.12.1943-02.05.1945: Repubblica Sociale Italiana
Storia
Le origini Durante la seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco americano in Sicilia e l'ormai ritenuta inesorabile sconfitta dell'Italia, furono a molti livelli cercate soluzioni per uscire dalla crisi. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo, organismo costituzionale e direttorio politico del PNF, con l'ordine del giorno Grandi: «Erano ormai passate le ore 2 del 25 luglio allorché si passò alla votazione degli O.d.G. Quello di Dino Grandi venne approvato con 19 sì, 7 no e 1 astenuto (Giacomo Suardo che ritirò la sua firma). Farinacci, il 28° membro, votò il proprio O.d.G.» aveva invitato Mussolini:
Nell'approvazione dell'ordine del giorno c'era stato il voto, se non decisivo almeno assai significativo, di Galeazzo Ciano, ex ministro degli esteri e genero del Duce, e di Dino Grandi, importante politico e diplomatico che aveva rappresentato nel mondo il prestigio dell'Italia fascista.
Nel pomeriggio dello stesso 25 luglio, Mussolini era stato ricevuto dal Re nella sua residenza di Villa Savoia. Dopo un breve colloquio, che si era concluso con la richiesta delle dimissioni da Capo del governo, Mussolini fu arrestato e condotto, con un'ambulanza della Croce Rossa, presso la caserma della Legione Allievi Carabinieri di via Legnano, ove restò recluso per tre notti prima di essere trasferito altrove il 28 luglio. Non presso la sua residenza di Rocca delle Caminate, come egli sperava, ma imbarcato a Gaeta sulla corvetta Persefone e trasferito prima a Ventotene, poi sull'isola di Ponza e, dal 7 agosto, con la corvetta Pantera, sull'isola della Maddalena. Infine, dal 28 agosto, ai piedi del Gran Sasso, per poi salire il 3 settembre a Campo Imperatore, dove restò, controllato da 250 carabinieri e guardie di pubblica sicurezza, sino alla sua liberazione da parte di un reparto di paracadutisti tedeschi.
Al posto di Mussolini il Re aveva nominato Pietro Badoglio, il quale subito aveva sedato l'euforia popolare sorta alla notizia della caduta del capo del fascismo e spento le speranze di pace con un proclama radiofonico caratterizzato dall'impegno: "La guerra continua". Dopo lunghe trattative, si giunse alla firma dell'armistizio di Cassibile tra l'Italia e gli Alleati, firmato il 3 settembre 1943 ed effettivo dopo il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943. A ciò seguì un generale sbandamento, durante il quale la famiglia reale fuggì da Roma insieme a Badoglio e al suo governo, rifugiandosi a Brindisi.
Le autorità e i dirigenti dello Stato, compresi gli stati maggiori delle forze armate, si resero irreperibili, mentre le truppe tedesche prendevano il controllo del Paese seguendo un preciso piano organizzato mesi prima (Operazione Achse). La penisola restava così divisa in due, occupata dalle forze alleate al sud e dalle forze tedesche al centro-nord, con Roma tenuta dai tedeschi sino al 4 giugno 1944.
Dal Gran Sasso al lago di Garda, passando per la Germania La nascita di un governo fascista nell'Italia occupata dai tedeschi era già stata pianificata segretamente (Operazione Achse) dai vertici di Berlino prima della liberazione di Mussolini: inizialmente si pensò ad un governo con Alessandro Pavolini, Vittorio Mussolini e Roberto Farinacci – esuli in Germania dopo il 25 luglio –, ma nessuno dei tre sembrava dare sufficienti garanzie alla Germania, mentre Farinacci rifiutò ogni incarico. Si ventilò allora la possibilità di affidare il governo a Giuseppe Tassinari. La liberazione di Mussolini risolse il problema..