Il monumento a Garibaldi è una statua in bronzo di Pistoia, situata al centro dell'omonima piazza, a margine della chiesa di San Domenico.
Storia Sull'esempio di quanto avvenuto in altre città italiane dopo l'unificazione, nel 1897 l'avvocato Giuseppe Tesi fondò un comitato per reperire i fondi necessari alla realizzazione di una statua dedicata alla memoria dell'«Eroe dei due mondi». Dopo innumerevoli dibattiti, problematiche burocratiche e ricorsi giudiziari, fu dato incarico allo scultore Antonio Garella e l'opera, realizzata nella Fonderia Lippi di Pistoia, fu posta nella piazza a lato della chiesa di San Domenico.
L'inaugurazione si tenne il 17 luglio 1904. Il 3 giugno 1909 i reduci garibaldini pistoiesi fecero apporre alla base del monumento una corona in bronzo ornata con un fascio littorio. La corona d'alloro, che segue naturalisticamente la conformazione del basamento, è opera dello scultore pistoiese Andrea Lippi (1888-1916), figlio di Pietro, titolare della Fonderia Lippi in cui venne fusa la statua.A. Ottanelli, La Fonderia Lippi. L’arte del bronzo a Pistoia tra Ottocento e Novecento, Firenze, Maschietto & Musolino, 1999; A. Iacuzzi, Il mortaio delle illusioni: percorso artistico di Andrea Lippi, in Andrea Lippi disegni. Strane fantasie, ignoti desideri, pallide visioni, sogni, chimere, a cura di A. Iacuzzi, Pistoia, Gli Ori, 2012, p. 16; P. Cappellini, Sulla via della modernità. «Evviva Pistoia laboriosa», in I busti ritrovati. Una galleria di uomini illustri a Pistoia, a cura di P. Cappellini e L. Dominici, Pistoia 2017, p. 55.
Descrizione Il monumento equestre poggia su un piedistallo a pianta rettangolare. Il cavallo solleva la zampa destra anteriore e china leggermente la testa, conferendo alla scultura un senso di movimento. Garibaldi, raffigurato come un fiero condottiero, volge lo sguardo verso l'orizzonte, con la mano destra chiusa a pugno e poggiata sulla gamba, mentre con la sinistra regge le briglie. L'eroe indossa il berretto frigio, simbolo di liberazione in quanto attribuito agli schiavi liberati, e il foulard tipico dei gauchos, che aveva conosciuto negli anni dell'esilio in America latina.
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