Il provenzale (nome nativo: , ortografato provençau nella grafia classica e prouvençau nella grafia mistraliana; in francese: provençal) è un dialetto dell'occitano o lingua d'oc Jean-Marie Klinkenberg, Le lingue romane. Introduzione allo studio della linguistica romana, De Boeck, 2ª edizione, 1999, La lingua si divide in tre grandi aree dialettali: il nord-occitano (limosino, alvernese, vivaro-alpino), il medio occitano, il più prossimo alla lingua medievale (linguadociano e provenzale in senso stretto), e il guascone (a ovest della Garonna). Encyclopédie Larousse Si distinguono più aree dialettali in seno allo stesso occitano. [...] A este del guascone e a sud del nord-occitano, una terza area, il medio occitano, comprende il linguadociano, il provenzale e il nizzardo (Nizza). Il provenzale si caratterizza particolarmente per i tratti grammaticali derivanti dalla scomparsa delle consonanti finali. Encarta parlato essenzialmente in Provenza e in una parte del Gard. Vi è anche un movimento regionale, per il quale Basato sulla tesi di Philippe Blanchet, Le provençal, essai de description sociolinguistique différentielle, Peeters, 1992, che raccoglie un certo numero di teorie sociolinguistiche sottolineando "la coscienza linguistica e gli usi effettivi di locutori e istituzioni", pur rigettandone altre (come la nozione di diglossia) il provenzale è "una lingua a pieno titolo, vicino ma distinto dall'occitano della Francia" sud-occidentale. Ph. Blanchet, op.cit. Stephen Wurms, dans lAtlante delle lingue in pericolo nel mondo, UNESCO, 1996 e la sua riedizione online, 2009, non distingue affatto il provenzale dall'occitano, ma dall'insieme dei dialetti d'oc : alvernese, guascone, linguadociano, limosino e vivaro-alpino.
La parola provenzale serve anche a indicare la lingua d'oc nel suo insieme, in particolare nei dizionari di HonnoratDictionnaire provençal-français ou dictionnaire de la langue d'oc Dictionnaire d'Honnorat en ligne e di MistralLe Trésor du Félibrige, dictionnaire provençal français embrassant les divers dialectes de la langue d'oc moderne. Le Trésor du Félibrige en ligne o nelle opere di riferimento di RonjatEssai de syntaxe des parlers provençaux modernes. Jules Ronjat, Mâcon, 1913 Essai de syntaxe des parlers provençaux modernes en ligne e Grammaire istorique des parlers provençaux modernes Jules Ronjat, Montpellier, Société des Langues Romanes, 1930-41. Nella sua grammatica J. Ronjat definisce anche, nel tomo IV, il provenzale come dialetto (A, nella sua nomenclatura)..
Dove si parla provenzale Secondo Ronjat (1930-1941) e Bec (1995), il provenzale è parlato: nel sud della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra (a sud di Digne), nella parte orientale del Dipartimento di Gard, nella regione Linguadoca-Rossiglione (e intorno a Nîmes, il limite coincidente con il fiume Vidourle e la pedemontana della catena delle Cévennes), nel Principato di Monaco, dove il provenzale (nizzardo) è stato parlato da immigrati, tra il 1860 e il 1940, col ligure monegasco.
Secondo certi autori, il provenzale si estende a tutte le parlate delle Alpi (dette alpine o gavots), nel nord della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra (a nord di Digne) e nelle vicine valli provenzali del Piemonte in Italia. L'inclusione di queste parlate alpine nel provenzale si spiega più in riferimento all'illustre storia della regione Provenza che a un'appropriata classificazione dialettologica. Esistono delle zone di transizione fra il provenzale ed il vivaro-alpino. I dialettologi le attribuiscono di preferenza a quest'ultimo: estremo sud del Dipartimento di Ardèche, sud del Dipartimento di Drôme, regione di Digne, alta Contea di Nizza. Per ciò che riguarda il dialetto nizzardo, sebbene anticamente, era un sottogruppo del provenzale, oltre mezzo millennio, di storia della contea di Nizza, separata dalla Provenza, e a stretto contatto con l'Italia, hanno creato un dialetto a parte, secondo alcuni considerabile neppure più un dialetto della famiglia occitanica, ma una vera e propria lingua, con caratteri di transizione tra occitanico e italiano e suoi dialetti (forti sono le similitudini con il piemontese occidentale).
Estensione e variazione interna
Se lasciamo da parte la definizione del provenzale come insieme d'oc, la questione della sua estensione resta aperta: L'uso da parte della maggioranza dei linguisti e dell'UNESCO è quello di ridurre la sua estensione al « dialetto provenzale » così come definito da Pierre Bec Pierre Bec, Manuel pratique d'occitan moderne, Picard, 1983 (chiamato « sud-provenzale » da Jean-Claude Bouvier Jean-Claude Bouvier, "L'occitan en Provence: limites, dialectes et variété" in Revue de linguistique romane t.43, pp 46-62). La tradizione romanista da tempo ha incluso il vivaro-alpino nel provenzale. È il caso per esempio di Robert Lafont che include questo dialetto – sotto la definizione di provenzale alpino - all'interno del provenzale adattandolo alla grafia classica dell'occitano Robert Lafont, L'ortografia occitana. Lo provençau, Montpellier, CEO, 1972 o di Jean-Claude Bouvier che, nella sua descrizione del provenzale, lo chiama « nord-provenzale ». La scuola che definisce il provenzale come una lingua indipendente dal resto del dominio d'oc comprende ugualmente (sotto la definizione di provenzale alpino) la maggior parte del dominio vivaro-alpino (salvo la riva destra del Rodano, chiamata vivaro) e il nizzardo. L'inclusione dei dialetti delle Alpi all'interno del provenzale si spiega più in riferimento alla grande Provenza storica e alla coscienza linguistica degli utenti che non alla tipologia linguistica. La variazione importante che comporta questo raggruppamento ha condotto alla riutilizzazione del concetto di lingua polinomica originariamente apparso per la lingua corsa Philippe Blanchet, Le provençal: essai de description sociolinguistique et différentielle, Peeters, Louvain-la-Neuve, 1992. La posizione del nizzardo all'interno del provenzale crea contrapposizioni. Il mondo accademico francese e l'educazione nazionale francese considera il nizzardo, in genere, separatamente dal provenzaleNei programmi di lingua regionale e anche per esempio all'Università di Nizza. Tanto era sentita l'estraneità dal mondo francese, che dopo l'unione alla Francia, per vari decenni, continuò a esistere un movimento irredentista pro Italia. Date le vicissitudini storiche, tanto particolari dell'area nizzarda, separata dalla Provenza prima, e mai unita alla Francia, il nizzardo, sin dall'epoca di Carlo V fu considerato un idioma a parte, non più provenzale, o occitanico. Così è stato fino all'annessione alla Francia, quando per la fretta di eliminare ogni ricordo del passato italiano, il nizzardo è stato d'ufficio, dagli accademici di Francia, ricondotto a semplice patois. Tesi tutt'oggi contestata dai movimenti autonomisti nizzardi, che rifiutano anche ogni legame con il mondo provenzale. Dice un detto nizzardo che loro e i provenzali sono come "lou gat e lou can". Alcuni studiosi francesi, per cercare un inesistente legame fra Nizzardo e Francese, addirittura si erano spinti a dichiarare che il nizzardo per i suoi caratteri arcaici sia quanto di più simile all'antico francese, lingua d'oïl. Tesi questa che comunque non merita nessun commento, dato l'inconsistenza scientifica. I dialetti di transizione con la Liguria (mentonasco, roiasco-brigasco) sono anche oggetto di dibattiti (vedi brigasco, mentonasco, roiasco). Eccetto il vivaro-alpino e il nizzardo, il dominio del provenzale è in generale suddiviso in due: provenzale rodaniano (sulle due rive del Rodano, reso celebre da Frédéric Mistral), provenzale marittimo (da Marsiglia a Grasse, la lingua di Victor Gélu).
Il rodaniano Il provenzale rodaniano (lo provençau rodanenc | lou prouvençau dòu Rose): a est del Gard (da Nîmes al Rodano), Vaucluse (verso Avignone, Orange) e a ovest delle Bocche del Rodano (Arles, la Camargue). Vi si possono distinguere dialetti locali (del Ventoux e del contado verso Carpentras; i dialetti della valle del Rodano verso Nîmes, Arles, Avignone, Orange, Bollène; ecc).
Lo shuadit o judeo-provenzale I cosiddetti "ebrei del papa", comunità ebraiche di Avignone e del Contado Venassino hanno sviluppato un dialetto judeo-provenzale particolare, conosciuto sotto il nome di shuadit.Il provenzale rodaniano ha dunque le sue particolarità: i plurali sono ridotti a -i; la tch e la dj si pronunciano rispettivamente ts e dz; le o toniche non dittongano e la coniugazione ha delle specificità.
Il marittimo Il provenzale marittimo e interno (lo provençau centrau | lou prouvençau de la mar e d'enfre-terro): ad est delle Bocche del Rodano (verso Salon, Aix e Marsiglia), il Var (Tolone...) e a ovest delle Alpi Marittime (verso Cannes, Antibes, Grasse e Cagnes-sur-Mer). Esistono differenze locali minime. Il sud delle Alpi dell'Alta Provenza conosce una transizione dolce tra il provenzale marittimo e il gavot che inizia a Sisteron e Castellane.Il provenzale marittimo e interno (o "mediterraneo") ha delle regole linguistiche che gli sono proprie: i plurali si formano in -ei; viene prodotta una caduta molto marcata di numerose consonanti; le o sono spesso dittongate e la coniugazione possiede una sua propria specificità. Per esempio, traduciamo le frasi "Le belle ragazze giocano tutti i giorni sulla collina": - in provenzale rodaniano: "li bèli chatas jògan toti li jorns | Li bèlli chato jogon tóuti li jour dins la colo" (pronuncia: li bèli tsatò dzògou'n touti li dzouR di'ng la kòlò). - in provenzale marittimo: "lei bèlei filhas jògan totei lei jorns dins la còla | Lei bèllei fiho juegon tòutei lei jou dins la couelo" (pronuncia: léy bèléy fiyò djüègou'n toutéy léy djou di'ng la kwèlò).
Provenzale e nizzardo Il nizzardo - chiamato in francese niçois o talvolta nissart (niˈsaʀt) - si parla nella regione nizzarda (o Contea di Nizza) e a Monaco (accanto al monegasco ligure). L'appellativo nizzardo (nissart) copre in effetti due realtà: una realtà linguistica: il dialetto parlato a Nizza e in qualche comunità circostante, legato al provenzale, a cui un tempo era molto affine, ma oggi con tratti particolari ben identificati (es. arcaismi, nessuna influenza del francese, e per contro una notevole influenza del piemontese, del ligure e dell'italiano, soprattutto nel lessico, e un tempo anche nella grafia). L'uso del nizzardo, come del provenzale, è ormai relegato a eventi folclorici. una percezione geografica e sociolinguistica: le diverse varietà di provenzale e vivaro-alpino parlate all'interno dell'antica contea di Nizza.
Gavot, provenzale alpino, vivaro-alpino...
Le popolazioni interessate ignorano il nome dotto "vivaro-alpino" e generalmente considerano i loro dialetti come provenzale alpino, altrimenti detto "gavot", un dialetto specifico del provenzale per i suoi tratti nord-occitanici (cha invece di ca, ja in luogo di ga...), legato al provenzale in modo più culturale che linguistico, anche se gli scambi intensi tra l'alta e bassa Provenza hanno prodotto numerose influenze reciproche che avvicinano ancor più queste due varietà.
Natura e posizione del provenzale Il provenzale di fronte al francese Che lo si definisca provenzale o lingua d'oc, non può dirsi una lingua morta, ma nemmeno una lingua viva, così come accade per il latino. In qualità di lingua, con diffusione sopraregionale e funzioni che distinguono una lingua da un dialetto, il provenzale vive nei secoli XI, XII e XIII, conoscendo una fioritura letteraria la cui influenza si estende ben oltre i confini della patria.
Con la crociata degli Albigesi, l'introduzione dell'inquisizione e della tortura, e la manomissione regia dei feudi meridionali, nel corso del Duecento, il francese soppianta al sud il provenzale, come lingua dell'alta società e della letteratura.