Il blues britannico (traduzione dell'inglese British blues) è un movimento musicale derivato dal blues americano che ebbe origine nei tardi anni cinquanta e che raggiunse l'apice della sua popolarità negli anni sessanta, quando si sviluppò in uno stile distinto e influente dominato dai suoni della chitarra elettrica, e produsse star internazionali in parecchi fautori del genere, che comprendevano i Rolling Stones, Eric Clapton, i Fleetwood Mac e i Led Zeppelin.

Origini

Il blues americano venne introdotto in Gran Bretagna sin dagli anni trenta attraverso un certo numero di canali che includevano il trasporto di registrazioni da parte dei militari afro-americani di stanza nell'isola durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda, i mercanti che visitavano i porti di Londra, Liverpool, Newcastle upon Tyne e Belfast., o attraverso le importazioni illegali.. La musica blues era relativamente conosciuta dai musicisti jazz britannici e dai fan di questo genere, in modo particolare dal lavoro di figure femminili come le cantanti Ma Rainey e Bessie Smith, oltre che attraverso le influenze che il blues aveva dato al boogie-woogie di Jelly Roll Morton e Fats Waller. Dal 1955 alcune delle maggiori case discografiche britanniche come la HMV e la EMI, attraverso la sua sussidiaria Decca Records, iniziarono a distribuire il jazz americano insieme a brani blues in quello che era un mercato emergente. Molti incontrarono il blues per la prima volta attraverso lo skiffle degli anni cinquanta, specialmente nelle canzoni di Lead Belly riproposte da musicisti come Lonnie Donegan. Quando lo skiffle iniziò il suo declino nei tardi anni cinquanta, e il rock and roll britannico iniziò a dominare le classifiche, un certo numero di musicisti skiffle spostarono la propria ricerca verso il puro blues delle origini..

Tra questi vi era il chitarrista ed arpista Cyril Davies, che gestiva il London Skiffle Club presso la Roundhouse a Soho, ed il chitarrista Alexis Korner. Erano entrambi ex membri dell'orchestra jazz di Chris Barber., dove suonavano la sequenza rhythm and blues che Barber aveva introdotto nel suo spettacolo. Barber ebbe il merito dell'aver introdotto, tramite il suo club che fungeva da punto cardine per gli spettacoli di skiffle, i musicisti di folk e di blues statunitense, che ben presto divennero più famosi in Europa che in America. Il primo artista di maggior rilievo fu Big Bill Broonzy, che visitò l’Inghilterra verso la metà degli anni cinquanta, ma che, invece del Chicago blues per cui era conosciuto, in quel periodo suonava un folk blues in perfetta sintonia con le aspettative britanniche, che vedevano nel blues americano una forma di musica folk. Nel 1957 Davies e Korner decisero che il loro interesse principale era il blues e chiusero lo Skiffle Club per riaprire un mese dopo il London Blues and Barrelhouse Club.. In questi esordi, il blues britannico era ancora suonato in acustico, imitando gli stili del Delta blues e del country blues e divenendo così parte dell'emergente seconda ondata di folk revival britannico. Punto di svolta del British blues fu l'arrivo di Muddy Waters nel 1958, che inizialmente lasciò il pubblico britannico scioccato dal suo suono elettrico ed amplificato, ma che fu poi acclamato da folle estatiche e da recensioni entusiastiche. Davies e Korner si erano già staccati da Barber, iniziando a suonare un potente blues elettrico che divenne poi modello per il sottogenere, quando formarono i Blues Incorporated.

I Blues Incorporated divennero una sorta di palestra per musicisti di blues britannico con molte adesioni nei tardi anni cinquanta e primi anni sessanta. Tra questi vi furono i futuri Rolling Stones, Keith Richards, Mick Jagger, Charlie Watts e Brian Jones, nonché i fondatori dei Cream, Jack Bruce e Ginger Baker, ed anche Graham Bond e Long John Baldry. I Blues Incorporated divennero poi gruppo residente al Marquee Club, di cui nel 1962 ripresero il nome per il loro primo album di blues “R&B from the Marquee” pubblicato da Decca. Il culmine di questo primo movimento blues arrivò con John Mayall, trasferitosi a Londra nei primi anni sessanta dove formò i Bluesbreakers, gruppo che vantava tra i suoi membri Jack Bruce, Aynsley Dunbar, Eric Clapton, Peter Green e Mick Taylor.

Rhythm and blues britannico

Mentre alcuni gruppi si concentravano sul blues, in particolare sulle sonorità elettriche del Chicago blues, altri mostrarono un più spiccato interesse verso il rhythm and blues, come dimostrano i lavori di artisti come Muddy Waters e Howlin' Wolf, della Chess Records, ma anche di alcuni pionieri del rock and roll come Chuck Berry e Bo Diddley.. Quelli di maggior successo furono i Rolling Stones, che abbandonarono il purismo del blues prima che la formazione si fosse consolidata, e produssero il loro primo album omonimo nel 1964, composto in larga parte di sonorità rhythm and blues. In seguito al successo nazionale e internazionale dei Beatles, i Rolling Stones si affermarono come la seconda band più famosa del Regno Unito, e si unirono all’invasione britannica delle classifiche americane come leader della seconda ondata di gruppi orientati al R&B. Oltre a brani di Chicago blues, i Rolling Stones registrarono cover di canzoni di Chuck Berry e dei Valentinos, come la loro "It's All Over Now”, con la quale ottennero per la prima volta il primo posto in classifica nel Regno Unito nel 1964.. Canzoni blues e influenze di questo genere continuarono a far parte della produzione dei Rolling Stones e la loro versione di “Little Red Rooster” raggiunse il primo posto nelle classifiche dei singoli del Regno Unito nel dicembre del 1964.

Altri gruppi londinesi degni di nota sono: i Yardbirds (famosi per aver dato inizio alla carriera di tre grandi chitarristi quali Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page), i Kinks, i Manfred Mann e i Pretty Things, oltre ad artisti più influenzati da sonorità jazz come i Graham Bond Organisation, Georgie Fame e Zoot Money. Tra i gruppi destinati ad emergere dalle grandi città britanniche troviamo: gli Animals da Newcastle (con Alan Price alle tastiere e il cantante Eric Burdon), i Moody Blues e gli Spencer Davis Group da Birmingham (questi ultimi noti perché con loro esordì Steve Winwood), e infine gli Them da Belfast (con il loro cantante Van Morrison). Nessuno di questi gruppi suonava solo rhythm and blues, anzi spesso si ispirarono a fonti diverse per comporre i loro brani più famosi, ma quel genere rimase l'essenza dei loro primi album.

La subcultura mod di quegli anni era musicalmente incentrata sul rhythm and blues e sulla musica soul, con brani eseguiti da artisti che invece non si trovavano nei piccoli club londinesi al centro della scena.. Come conseguenza un certo numero di gruppi mod emersero a colmare il vuoto. Tra questi troviamo: gli Small Faces, i Creation, gli Action e soprattutto gli Who. Nel materiale promozionale degli esordi, gli Who erano descritti come interpreti del “miglior rhythm and blues”, e solo successivamente, verso il 1966, passarono dal cercare di imitare il R&B americano a comporre canzoni che riflettessero la cultura mod. Molte di queste band raggiunsero un discreto successo in patria, anche a livello nazionale, ma faticarono molto a penetrare nel mercato americano. Solo gli Who riuscirono nell'intento di crearsi un certo seguito oltreoceano, soprattutto dopo le loro partecipazioni ai festival di Monterey (1967) e di Woodstock (1969).

A causa della diversa origine e del diverso contesto, il rhythm and blues suonato da questi gruppi era molto diverso da quello degli artisti americani, caratterizzato infatti da una maggior enfasi sulla chitarra e talvolta da una maggior energia. Spesso le band inglesi sono state criticate per aver semplicemente sfruttato lo sconfinato catalogo musicale afroamericano, ma è stato anche fatto notare che esse contribuirono di fatto a rendere questo genere popolare, diffondendolo in Gran Bretagna, nel mondo e in alcuni casi anche al pubblico americano, concorrendo in questo modo a rafforzare la reputazione degli artisti rhythm and blues sia del presente che del passato. Molti di questi gruppi passarono rapidamente dal suonare e registrare secondo gli standard americani allo scrivere e registrare la propria musica, spesso lasciandosi alle spalle le proprie radici R&B. Questo però permise a molti di sostenere importanti carriere, al contrario di quanto successe con la maggior parte dei gruppi beat della prima ondata dell'invasione che, (con l'importante eccezione dei Beatles), non riuscirono mai a scrivere un proprio repertorio o ad adattarsi ai cambiamenti del clima musicale.

Il boom del blues britannico

Il periodo di grande successo del blues si intersecò, sia cronologicamente che in termini di protagonisti, con la fine della prima e più ampia fase del periodo rhythm and blues, che aveva iniziato a scemare in termini di successo verso la metà degli anni sessanta lasciando dietro di sé un buon numero di musicisti con un’ampia conoscenza delle forme e delle tecniche del blues, i quali avrebbero poi virato verso la ricerca di un blues più puro.. I Blues Incorporated e i Mayall's Bluesbreakers erano ben noti nei circuiti jazz e R&B emergenti, ma i Bluesbreakers iniziarono anche ad essere conosciuti a livello nazionale e internazionale, soprattutto dopo l’uscita dell’album Blues Breakers with Eric Clapton, del 1966, considerato un lavoro seminale del blues britannico.. Prodotto da Mike Vernon, che più tardi fondò l’etichetta Blue Horizon, questo lavoro si fece notare soprattutto per i suoi ritmi coinvolgenti e per i rapidi lick blues di Clapton, eseguiti con il suono pienamente distorto di una chitarra Gibson Les Paul e di un amplificatore Marshall. Questo tipo di suono divenne un classico per i musicisti di blues britannico (e successivamente anche di rock)., e rese chiaro il ruolo di primo piano della chitarra, caratteristica distintiva del sottogenere. Clapton disse: “Ho passato gran parte della mia adolescenza a studiare blues: la sua geografia, la sua cronologia, e anche come suonarlo”.. Peter Green diede inizio al cosiddetto “secondo grande periodo del blues britannico”, rimpiazzando Clapton nei Bluesbreakers quando questi lasciò il gruppo per fondare i Cream. Nel 1967, dopo una sola registrazione con i Bluesbreakers, Green, insieme a Mick Fleetwood e John McVie, formò i Fleetwood Mac., prodotti da Mike Vernon con la sua etichetta Blue Horizon. Un fattore chiave nell’ascesa alla popolarità di questo genere nel Regno Unito e in Europa nei primi anni sessanta fu il successo del tour American Folk Blues Festival, organizzato dai promotori tedeschi Horst Lippmann e Fritz Rau..

L’ascesa del blues elettrico e il suo successo di pubblico portarono al declino del blues acustico. Nei primi anni sessanta, i pionieri della chitarra folk Bert Jansch, John Renbourn e in particolare Davy Graham (che lavorò con Korner), suonavano blues, folk e jazz sviluppando uno stile distintivo noto come folk barocco.. Il blues britannico acustico continuò a svilupparsi come parte della scena folk, con figure come Ian A. Anderson e la sua Country Blues Band e Al Jones. La maggior parte dei musicisti di blues acustico raggiunsero però uno scarso successo commerciale e, con poche eccezioni, trovarono difficile ottenere alcun riconoscimento anche negli Stati Uniti..