Era il secondo figlio dell'imperatore Federico Barbarossa e della sua consorte Beatrice di Borgogna. Ben istruito in lingua latina, oltre che in diritto romano e canonico, Enrico era anche un mecenate di poeti e un provetto poeta egli stesso. Nel 1186 si sposò con la regina Costanza d'Altavilla (da cui ebbe il suo famoso figlio Federico II di Svevia), figlia postuma del re Ruggero II di Sicilia. Enrico, bloccato nel conflitto degli Hohenstaufen con il Casato di Welfen fino al 1194, dovette far valere le pretese ereditarie della moglie nei confronti del nipote conte Tancredi di Lecce. Il tentativo di Enrico di conquistare il regno di Sicilia fallì durante l'assedio di Napoli nel 1191 a causa della resistenza normanna guidata da Riccardo d'Aquino, conte di Acerra, e degli inizi di un'epidemia; con l'imperatrice Costanza catturata. Sulla base di un enorme riscatto per la liberazione e la sottomissione del re Riccardo I d'Inghilterra, conquistò la Sicilia nel 1194; tuttavia, la prevista unificazione con il Sacro Romano Impero alla fine fallì a causa dell'opposizione del Papato.

Enrico minacciò di invadere l'Impero bizantino dopo il 1194 e riuscì a ottenere un riscatto, lAlamanikon, dall'imperatore Alessio III Angelo in cambio dell'annullamento dell'invasione. Egli rese il regno di Cipro e il regno armeno di Cilicia soggetti formali dell'Impero e costrinse Tunisi e Tripolitania a rendergli omaggio. Nel 1195 e nel 1196 tentò di trasformare il Sacro Romano Impero da monarchia elettiva a monarchia ereditaria, il cosiddetto Erbreichsplan, ma incontrò una forte resistenza da parte dei principi elettori e abbandonò il piano. Enrico si impegnò a partecipare a una crociata nel 1195 e iniziò i preparativi. Nel frattempo, nel 1197, Enrico soppresse una rivolta in Sicilia. I crociati salparono per la Terra Santa nello stesso anno, ma Enrico morì di malaria a Messina il 28 settembre 1197 prima che potesse unirsi a loro. La sua morte fece precipitare l'Impero nel caos della disputa sul trono tedesco per i successivi diciassette anni.

I suoi resti sono conservati alla cattedrale di Palermo.

Biografia Gli esordi Enrico VI era figlio di Federico Barbarossa e della seconda moglie Beatrice di Borgogna.

Nel 1168, a soli tre anni, fu nominato Re dei Romani.

Il 29 ottobre 1184 ad Augusta fu accordato tra il padre e il sovrano di Sicilia Guglielmo II il suo fidanzamento con Costanza, figlia di Ruggero II di Sicilia e zia di Guglielmo II di Sicilia. Nell'estate 1185 Costanza lasciò Palermo per recarsi a Milano, dove dovevano celebrarsi le nozze, accompagnata da un fastoso corteo di principi e baroni. Enrico la accompagnò fino a Salerno, dove dovette lasciarla per recarsi in Germania per i funerali della madre. Il 23 agosto 1185, per il valore simbolico e politico che aveva l'approvazione da parte della Chiesa nella prima città oltre i confini del Regno di Sicilia incontrata sul percorso, si tenne a Rieti una prima celebrazione del matrimonio, alla presenza di una delegazione imperiale in rappresentanza di Enrico. Il matrimonio fu ripetuto solennemente a Milano il 27 gennaio 1186.

La successione nel Regno di Sicilia In virtù del suo matrimonio con Costanza d'Altavilla, Enrico rivendicava per sé il trono di Sicilia. Quando infatti Guglielmo il Buono morì il 16 novembre 1189, a soli 36 anni, di cui 25 di regno, non essendovi figli o discendenti diretti, si pose il problema della successione. In punto di morte Guglielmo aveva indicato la zia Costanza d'Altavilla come erede e a tal proposito aveva fatto riunire i suoi vassalli a Troia nel 1188. Qui essi prestarono giuramento di fedeltà a Costanza e al marito di lei, Enrico VI, come futuri eredi della Corona siciliana. Ma, morto il re, ben pochi tennero fede ai giuramenti di Troia. Per di più, essendo l'imperatore Federico Barbarossa impegnato nella crociata in Terra santa, Enrico VI e Costanza erano costretti a rimanere in Germania, allora in una situazione interna particolarmente delicata, e a distogliere la loro attenzione dalla Sicilia. Fu in questo contesto che la fazione anti-sveva prevalse su quella filo-sveva e nel novembre 1189 i baroni e i prelati del Regno si riunirono a parlamento e proclamarono Tancredi nuovo Re di Sicilia.

Tancredi d'Altavilla, figlio illegittimo di Ruggero III di Puglia (primogenito di re Ruggero II), era riuscito a ottenere una certa stima come comandante militare ed era l'ultimo discendente maschio della famiglia Altavilla. Nella situazione che si creò, un re tedesco non trovava favore nel popolo: nonostante Costanza fosse la figlia legittima di Ruggero II (quindi zia paterna anche di Tancredi), al tempo era molto forte l'opposizione dei cavalieri normanni alla dinastia imperiale sveva in Sicilia e il Papa Clemente III (anche complice dell'influenza esercitata su di esso da una delle più spiccate figure della corte normanna, il vice-cancelliere Matteo da Salerno) non vedeva di buon occhio il formarsi di uno Stato unitario che circondasse completamente i confini dello Stato pontificio, e per di più che andasse a un membro della casata degli Hohenstaufen, detentori anche del Sacro Romano Impero.

Già nel gennaio del 1190 Papa Clemente III, non tollerando la presenza di un re tedesco in quello che riteneva un feudo ecclesiale, aveva legittimato la successione di Tancredi di Sicilia. Tuttavia una fazione capeggiata da Ruggero d'Andria aveva radunato un consistente esercito e ostacolato Tancredi in ogni modo: fu lui che scrisse a Enrico VI incitandolo a scendere in Puglia per sostenere con le armi le ragioni ereditarie della sua sposa sul regno. Enrico, però, non fu risoluto e l'indugio gli nocque non poco. Riccardo di Acerra ebbe così il tempo per rendersi più forte e potente; infatti egli fortificò le città di Puglia e occupò militarmente la Liburia, in particolare città strategiche come Capua e Aversa, per impedire un'invasione tedesca della Sicilia, più agevole per quella via.

Enrico VI decise poi di inviare un esercito di milizie tedesche al comando del maresciallo imperiale Enrico Testa, il quale, non potendo accedere alla Liburia, già occupata da Riccardo, entrò nel regno dalla regione dell'Abruzzo e si unì a Ruggero di Andria, col quale cominciò la guerra sfidando Riccardo al conflitto aperto. La prima operazione militare da parte dell'esercito congiunto fu quella di provocare Riccardo assaltando Corneto, terra dell'abate di Venosa, il quale parteggiava per re Tancredi. Corneto fu saccheggiata e distrutta. Allora fu così che Riccardo mosse col suo esercito, che si fortificò ad Ariano e nei vicini castelli, evitando, però, lo scontro campale. Enrico Testa a capo dell'esercito imperiale e Ruggero con i baroni ribelli li assediarono: ma l'esercito tedesco, spazientito e assillato dalla penuria di viveri e rifornimenti e forse anche decimato dalle malattie diffusesi tra gli uomini, sciolse l'assedio ed uscì dal regno. Fu questa la svolta della guerra civile: le milizie tedesche poco motivate non riuscirono a imprimere una svolta a loro favore in Sicilia, cosicché la corrente anti-sveva, guidata dal conte di Acerra, prese il sopravvento.

Ruggiero di Andria era rimasto solo nella lotta e anche senza alcun vigore, sostenendo, inoltre, una causa che stava diventando impopolare, cioè il conferimento della corona di Sicilia ad Enrico VI.

L’incoronazione e la prima campagna in Italia

Nel 1190, alla morte del padre Federico Barbarossa, Enrico VI assunse il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero e, pur assumendo verso la Chiesa una politica formalmente rispettosa, mantenne fermo il principio dell'universalità del suo ufficio. Nel 1191 scese in Italia per essere incoronato re d'Italia a Pavia; giunse poi a Roma per ricevere la corona di imperatore da Celestino III, appena eletto papa, il quale dovette acconsentire per le pesanti pressioni esercitate sia dal partito filoimperiale sia dal Senato romano che aveva chiesto e ottenuto da Enrico lo smantellamento della guarnigione imperiale a Tuscolo.

Enrico, dopo l'incoronazione a Roma, si diresse verso sud per conquistare il regno di Sicilia. In contrasto con i disegni paterni, egli voleva fare del Regno di Sicilia un feudo personale degli Hohenstaufen, estraneo sia all'antico Regno Italico sia all'impero; un centro strategico da sottrarre al controllo sia della Chiesa sia dei Principi italiani e tedeschi.

L'inizio della spedizione imperiale fu un successo: Rocca d’Arce fu espugnata, saccheggiata e data alle fiamme; Sorella, Atino, Celle e San Germano si arresero senza opporre resistenza per paura di rappresaglie; lo stesso fecero Teano, Capua, Aversa ed altre città; l'abate di Montecassino, Roffredo dell'Isola, e i conti di Molise, di Fondi e di Caserta si sottomisero all'imperatore e si unirono a lui. L'unica città importante nella regione che non si sottomise all'imperatore fu Napoli, dove Enrico trovò Riccardo, il conte di Acerra, ad attenderlo. Napoli fu così posta sotto assedio da maggio ad agosto del 1191, ma l'imperatore vi trovò una fortissima resistenza. Riccardo infatti si era ben fortificato e stava all'interno delle mura cittadine con un buon contingente di milizie. Riccardo difese valorosamente la città e rese inutili tutti gli sforzi fatti degli imperiali per impadronirsene. Quando Enrico VI assediò Napoli, Margarito, ammiraglio della flotta normanna, accorse in difesa della città, assaltando le navi pisane che stavano bloccando il porto della città e le ricacciò in mare aperto, ponendo così fine all'embargo al porto. Durante questo assedio, Salerno aprì le porte ad Enrico VI, il quale vi lasciò l'imperatrice e consorte Costanza d’Altavilla, poiché la sua inferma salute fosse curata dai famosi medici della città; poi riprese con vigore le operazioni contro Napoli. La città assediata continuò a difendersi superbamente con la guida di Riccardo, mentre l'esercito imperiale, ostinandosi nell'assedio vi perse molti uomini, tra cui anche personaggi di spicco, come l'arcivescovo Filippo di Colonia e il duca Corrado II di Boemia. Lo stesso imperatore si ammalò e quando un'epidemia di peste si diffuse tra le file imperiali, Enrico fu costretto a togliere l'assedio alla città e a rifugiarsi a San Germano proprio quando giungeva in soccorso la flotta genovese. La spedizione militare poteva dirsi del tutto fallita.

Tancredi, grazie all’abilità del suo ammiraglio Margarito, riuscì anche a catturare e imprigionare Costanza a Salerno. Per il rilascio dell'imperatrice il re normanno pretese che Enrico scendesse a patti con un accordo di tregua. Pensò di consegnare Costanza a papa Celestino III che si era offerto quale mediatore; durante il viaggio verso Roma, però, il convoglio fu attaccato da una guarnigione sveva e l'imperatrice liberata.

Enrico VI, lasciati presidi a Capua e in qualche altra città, partì da San Germano e portandosi dietro l'abate di Montecassino, fece ritorno in Germania dove, approfittando della sua assenza, Enrico il Leone si era nuovamente messo alla guida di una rivolta di nobili della casa guelfa. La partenza di Enrico causò la perdita delle conquiste fatte: Aversa e Teano tornarono all'obbedienza del re siciliano; Capua, difesa dal balivo imperiale Corrado di Urslingen, fu assediata dal conte di Acerra, ed infine si arrese, causando lo sterminio delle milizie tedesche e la fuga di Corrado.

Nel frattempo il duca d'Austria, Leopoldo V, nel 1192 era riuscito a catturare Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra e cognato di Enrico il Leone, che stava ritornando dalla terza crociata. Consegnato a Enrico VI, questi nel 1194 lo rilasciò per 100.000 sterline (pari a 36 tonnellate d'argento) e, nello stesso anno, ottenne la sottomissione del duca di Sassonia e la riappacificazione della Germania.

La conquista sveva della Sicilia