Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia è un dipinto olio su tela di Antonio Zanchi conservato nella basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo.
Storia e descrizione I rettori della congregazione della Misericordia Maggiore, a completamento degli arredi della chiesa, volevano inserire nei due transetti e nella parete di fondo, tre grandi tele raffiguranti episodi della Bibbia che avessero come soggetto l'acqua, elemento da cui si rinasce e da dove nasce la chiesa e dovevano poi essere inseriti in cornici in stucco eseguite dai Sala. Il primo dipinto fu commissionato a Pietro Liberi che realizzò la grande tela del Diluvio universale. Questa non piacque però e non ottenne l'approvazione perché ritenuta troppo moderna e lontana dai canoni del manierismo e del rinascimento a cui si era abituati, ne fu quindi richiesta anche una modifica.
Il secondo dipinto fu proposto allo Zanchi nel 1668 e doveva essere realizzato “a rischio e spesa” , doveva quindi essere approvato e pagato solo previo il giudizio positivo dei deputati della Congregazione della Misericordia Maggiore che non erano tutti favorevoli, conseguentemente alla prima opera. Fu quindi commissionato all'artista il 16 giugno 1668 e iniziata la sua realizzazione nel mese di marzo del 1669 e ultimato nel gennaio del 1670. Il dipinto ebbe una risposta favorevole da parte degli amministratori la congregazione e nel marzo del medesimo anno fu collocato nella sua posizione sulla parte superiore del braccio sinistro sopra l'ingresso principale delle basilica.
La tela raffigura il miracolo dell'acqua, che non è un episodio tra i più conosciuti dell'Antico Testamento. Il popolo ebraico liberato dalla schiavitù d'Egitto è in cerca della terra promessa, e durante il lungo viaggio lamenta la mancanza di cibo e di acqua dichiarando che era meglio essere in schiavitù. Allora Mosè dopo aver chiesto aiuto a Dio, salì sul monte Orec e con il bastone colpì la roccia da dove scaturì l'acqua che dissetò il popolo ebraico.
Nel 1670, a poco dalla sua realizzazione, il dipinto fu modificato da Giacomo Cotta come indicato dalla congregazione per poterne coprire alcune nudità non idonee secondo i confratelli alla chiesa.
La tela fu restaurata nel 1960 dal restauratore Franco Steffanoni, e durante i restauri fu ritrovato il dipinto posto sulla parete raffigurante Sant'Alessandro a cavallo opera di artista ignoto identificato nel Maestro del 1336.
Il terzo dipinto fu realizzato nel 1681 dal Giordano raffigurante il Passaggio del mar Rosso.
Note
Bibliografia
Voci correlate Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo)
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