La nazionale argentina ha vinto 16 Coppe America (record) e 3 Coppe del mondo (vinte nel 1978 in casa, nel 1986 in Messico e nel 2022 in Qatar). Inoltre si è piazzata seconda in Coppa America per 14 volte (record) ed è stata finalista perdente al mondiale 1930 (sconfitta dall'), al mondiale 1990, al mondiale 2014 (sconfitta in entrambe le circostanze dalla ) e al mondiale 2026 (sconfitta dalla Spagna). La nazionale olimpica argentina ha vinto 2 medaglie d'oro alle Olimpiadi (nel 2004 e nel 2008) e due medaglie d'argento (nel 1928 e nel 1996). Ha vinto anche la prima edizione della Confederations Cup, nel 1992, e cinque edizioni dei Giochi panamericani (1951, 1955, 1959, 1971, 1995). È, insieme alla , una delle due nazionali che si sono aggiudicate due titoli continentali e un titolo mondiale di seguito.

Dalla nascita ai Giochi olimpici del 1928 La prima partita ufficiale della nazionale argentina fu Uruguay-Argentina, giocata il 20 luglio 1902 a Montevideo.

La squadra vinse per la prima volta il campionato sudamericano nel 1921, per poi ripetersi nel 1925, nel 1927 e nel 1929. La prima partecipazione della nazionale maggiore dell'Argentina ai Giochi olimpici risale al 1928;La FIFA considera i Giochi olimpici come ufficiali fino al 1948 e per tanto in quelle edizioni hanno partecipato le Nazionali maggiori. A partire dal 1952, la FIFA considera il torneo olimpico come disputato dalle Nazionali olimpiche. Settore nel quale l'Argentina ha vinto 2 titoli consecutivi nel 2004 e 2008. il CT José Lago Millán convocò 22 giocatori, alcuni dei quali avrebbero partecipato al mondiale 1930. Il primo incontro fu disputato con la nazionale degli , il 30 maggio ad Amsterdam: i sudamericani vinsero agevolmente, con il risultato di 11-2. Ottenuto l'accesso ai quarti di finale, il 2 giugno la nazionale superò il per 6 reti a 3, con la tripletta di Domingo Tarasconi. Ancora Tarasconi si rese decisivo il 6 giugno contro l', sconfitto con 6 gol e triplette dello stesso Tarasconi e di Bernabé Ferreyra.

La finale vide contrapporsi due squadre del Sud America, e Argentina; la prima gara, giocata il 10 giugno terminò con un pareggio per 1-1, con gol di Petrone e Ferreyra, e si dovette dunque disputare lo spareggio, che si tenne il 13 giugno: questa volta, ebbe la meglio l'Uruguay, grazie alle reti di Figueroa e Scarone. Dato che l'Argentina perse la finale fu premiata con la medaglia d'argento.

Dagli anni trenta ai settanta

Nel 1937 l'Argentina si aggiudicò nuovamente il titolo continentale, per poi ottenere il successo anche nel 1941, nel 1945, nel 1946 e nel 1947. Nuove vittorie nel torneo continentale furono centrate nel 1955, nel 1957 e nel 1959.

Dagli anni trenta alla fine degli anni settanta la nazionale argentina non ottenne, però, particolari risultati al campionato del mondo, a parte il secondo posto nella prima edizione del 1930. Il motivo di questi insuccessi (a tre edizioni, nel 1938, 1950 e 1954 rinunciò a partecipare e a quella del 1970 non si qualificò, eliminata nel girone con Perù e Bolivia) risiedeva nel fatto che la maggior parte dei giocatori argentini giocavano in campionati esteri e non in Primera División e, per una regola dell'AFA, solo i giocatori che giocavano nel campionato nazionale potevano essere convocati in nazionale. Spesso gli argentini uscirono al primo turno (ciò accadde nel 1934, nel 1958 e nel 1962), mentre nel 1966 furono eliminati ai quarti di finale dall'Inghilterra padrona di casa, poi campione del mondo. Memorabile, seppur negativamente, è l'umiliante sconfitta subita al mondiale svedese contro la , che batté gli argentini campioni del Sudamerica in carica per 6-1, punteggio che risulta ancora oggi una delle sconfitte più larghe dellAlbiceleste.

Questi risultati altalenanti proseguirono sino al campionato mondiale del 1974, da cui l'Argentina uscì al secondo turno (battuta dall'Olanda per 4-0), dopo avere eliminato l'Italia nel girone iniziale.

Grazie ai risultati conseguiti successivamente, la nazionale argentina risulta al quarto posto per numero di partecipazioni, di partite e di finali disputate nelle fasi finali dei mondiali (dietro il Brasile, la Germania e l'Italia) e dal 1974 si è sempre qualificata per la fase finale del torneo, terza striscia di partecipazioni consecutive attualmente in essere, dopo quelle del Brasile (presente in tutte le edizioni) e della Germania (presente ininterrottamente dal 1954).

L'era Menotti Quattro anni dopo l'Argentina vinse il suo primo titolo mondiale nell'edizione giocata in casa nel 1978, battendo il 25 giugno in finale i . Il mondiale del 1978 fu caratterizzato dalla forte tensione provocata dalla situazione in Argentina, dopo l'assunzione del potere da parte di un regime militare nel 1976 e dal grande fervore nazionalistico dell'ambiente e del pubblico di casa. Durante il torneo l'Argentina venne fortemente sostenuta dall'ambiente e dal pubblico e, nonostante molte difficoltà e la sconfitta con l' nel turno eliminatorio, riuscì a raggiungere la finale dopo la rocambolesca vittoria per 6-0 contro il nella partita decisiva del secondo turno di gare.

La finale, giocata tra l'entusiasmo e l'estremo patriottismo del pubblico argentino, fu caratterizzata dal gioco molto falloso e a tratti violento e dalle proteste olandesi per l'arbitraggio, ritenuto favorevole ai padroni di casa, e per l'atteggiamento ostile dell'organizzazione. L'atto conclusivo del mondiale vide prevalere gli argentini con il risultato di 3-1 dopo una drammatica e caotica partita, decisa nei tempi supplementari. La coppa venne consegnata, in un'atmosfera di grande nazionalismo, al capitano Daniel Passarella, personalmente dal capo del regime militare, generale Jorge Rafael Videla.

Curiosamente la nazionale argentina del vittorioso mondiale del 1978 aveva dato i numeri ai giocatori della propria rosa in ordine alfabetico, così che l'attaccante Alonso aveva il numero 1, il centrocampista Ardiles un insolito numero 2 (sarà poi quest'ultimo con il numero 1 al campionato mondiale del 1982) e i portieri Baley, Fillol e Lavolpe rispettivamente il 3, il 5 e il 13.

Al campionato mondiale del 1982, in Spagna, lAlbiceleste si presentò come campione in carica. Superato con qualche difficoltà il proprio girone come seconda (perse, infatti, la gara inaugurale contro il vice-campione d'Europa per 1-0), fu battuta nella seconda fase a gironi dall' per 2-1 e dal per 3-1 e quindi estromessa dalla competizione.

L'era Bilardo-Maradona Quattro anni più tardi, al campionato mondiale del 1986, in Messico, la squadra allenata da Carlos Bilardo trionfò, trascinata dal fuoriclasse Diego Armando Maradona. Dopo aver vinto il proprio girone (3-1 alla , 1-1 contro l'Italia campione del mondo uscente e 2-0 sulla ), la nazionale argentina superò nell'ordine Uruguay (1-0 agli ottavi), Inghilterra (2-1 ai quarti) e la sorpresa Belgio (2-0 in semifinale), per poi sconfiggere la (3-2) nella finalissima. Resta indimenticabile, però, la partita Argentina-, in cui prima Maradona segnò di mano (la cosiddetta Mano de Dios), poi dribblò sei avversari (portiere compreso) e segnò la rete del 2-0, uno dei gol più belli nella storia del calcio, che fu successivamente eletto dalla FIFA "il gol del secolo".

L'Argentina si presentò come padrona di casa ai nastri di partenza della Coppa America 1987, un'edizione rinnovata nella formula. La squadra, composta da un misto di giocatori che militavano nel campionato locale e giocatori che militavano nei campionati europei, debuttò con un pareggio per 1-1 contro il e batté poi l' per 3-0, vincendo così il minigirone e qualificandosi alle semifinali. Il 9 luglio perse di misura (0-1) contro l' campione in carica e fu eliminata. Uscì sconfitta anche dalla finale per il terzo posto, dove cedette (1-2) alla il terzo gradino del podio. Il 16 dicembre la selezione argentina batté per 1-0 in amichevole la allo stadio José Amalfitani.

Nel 1988 l'Argentina partecipò al Torneo delle 4 nazioni, competizione ad inviti che fungeva da vetrina in vista del campionato europeo di calcio 1988. Tutti e quattro gli incontri si tennero allo stadio Olimpico di Berlino. Il 31 marzo la squadra di Bilardo perse (2-4) contro l' in semifinale e il 2 aprile venne battuta anche nella finale per il terzo posto dalla Germania Ovest (0-1). Il torneo fu vinto dalla .

Nello stesso anno, in Australia, la squadra sudamericana partecipò poi alla Gold Cup Bicentenario Australia, cui presero parte, oltre ai campioni del mondo dell'Argentina, i campioni d'Asia dell', il numero uno della classifica FIFA e l' nazionale del paese ospitante. La formula del torneo prevedeva un girone all'italiana, in cui ogni squadra disputava tre incontri, e una seconda fase, con finale per il terzo posto tra terza e quarta classificata nel girone e finalissima tra le prime due classificate. Il 6 luglio gli argentini pareggiarono per 2-2 contro i sauditi e il 9 luglio pareggiarono a reti bianche contro i brasiliani. Il 14 luglio subirono una sonora sconfitta (1-4) contro l'Australia e giunsero così terzi nel raggruppamento. Nella finale per il terzo posto vinsero per 2-0 contro l'Arabia Saudita.

Nella prima fase della Coppa America 1989, disputata in Brasile, l'Argentina batté e (doppio 1-0) e pareggiò per 0-0 contro e . Nella seconda fase fu eliminata dopo aver perso per 2-0 sia contro il sia contro l' e aver pareggiato (0-0) contro il . La squadra annoverava, tra gli altri, Pumpido, Brown, Ruggeri, Clausen, Cuciuffo, Burruchaga, Maradona, Enrique, Giusti (tutti campioni del mondo nel 1986), Claudio Caniggia, Abel Balbo, Luis Islas, Néstor Sensini, Gabriel Calderón, Néstor Gorosito e Pedro Troglio.

Al campionato mondiale del 1990 l'Argentina si presentò con una rosa competitiva. La difesa era guidata da Ruggeri, ottimo difensore centrale del , pericoloso nei suoi sganciamenti offensivi. I difensori Olarticoechea, Serrizuela e Simón erano dei discreti comprimari. Il portiere era Goycochea che, subentrato all'infortunato Pumpido, si dimostrò all'altezza e disputò un buon mondiale. Il centrocampo era composto da buoni giocatori, fra cui si distinsero Burruchaga del e Basualdo dello . L'attacco offriva gli elementi migliori della squadra: il forte ventitreenne dell' Caniggia e il fuoriclasse Maradona, trentenne del Napoli.