Novecento è un film del 1976 diretto da Bernardo Bertolucci.

Annoverato tra le pellicole più lunghe di sempre del cinema italiano e internazionale, con una durata di ben 5 ore e 20 minuti, finanziato in larga parte con capitali americani, è un colossal storico-drammatico ambientato in Emilia, regione natale del regista, e racconta l'amicizia tra due uomini, il possidente terriero Alfredo Berlinghieri e il contadino Olmo Dalcò, nati nello stesso giorno e nello stesso luogo, in una grande azienda agricola, ma dotati di personalità e condizioni sociali opposte, sullo sfondo dei conflitti sociali e politici che ebbero realmente luogo in Italia nella prima metà del XX secolo.

Presentato fuori concorso al 29º Festival di Cannes, il film fa parte della lista dei 100 film italiani da salvare.

Trama Atto primo

25 Aprile 1945, giorno della Liberazione. Nella bassa padana, un ragazzo partigiano, Leonida, armato di fucile tiene sotto tiro il ricco possidente terriero Alfredo Berlinghieri.

1901. Il gobbo del paese soprannominato Rigoletto annuncia la morte di Giuseppe Verdi. Nelle vicinanze, nella grande fattoria della famiglia Berlinghieri nella bassa delle campagne emiliane, due donne stanno partorendo il loro primo figlio. Rosina Dalcò, vedova di Oscar e figlia di contadini, dà alla luce un maschio, Olmo, da padre ignoto. Eleonora, moglie di Giovanni, figlio del proprietario terriero, il signor Alfredo Berlinghieri, partorisce anche lei un maschio, che viene chiamato Alfredo come il nonno paterno. In questo attimo di allegria, in cui le disparità sociali spariscono, il signor Alfredo, felice per la nascita del nipote, distribuisce bottiglie di champagne ai braccianti e brinda alla sorte dei due nascituri. Tra questi si trova anche Leo, nonno di Olmo nonché capostipite della grande famiglia Dalcò, il quale non è particolarmente entusiasta e gioioso della nascita del pargolo. Leo vede infatti il nipote solo come una bocca in più da sfamare, in una famiglia che conta già quaranta membri.

1908. All'età di sette anni, Alfredo e Olmo crescono con le usanze delle rispettive famiglie, dimostrando di avere caratteri e modi di vedere profondamente diversi. I due condividono una sorta di amicizia, fatta di lotte e battibecchi, i quali però si concludono sempre con un sorriso. In fondo, Alfredo ammira Olmo e quest'ultimo invidia Alfredo per la sua ricchezza e agiatezza. Alla fattoria, intanto, arrivano i primi macchinari agricoli, malvisti sia da Leo sia dal signor Alfredo, sempre più depresso. In protesta all'avanzamento tecnologico, alcuni braccianti iniziano a frequentare le leghe contadine e ad aderire alle idee del socialismo rivoluzionario. Dai Berlinghieri, invece, giungono la sorella di Eleonora e sua figlia, Regina, cugina e coetanea di Alfredo, la quale si invaghisce del cugino e Suor Desolata Madre Superiore, sorella di Alfredo senior.

Durante un ballo organizzato dai contadini, la crisi depressiva del signor Alfredo culmina quando sceglie di suicidarsi appendendosi con una catena di ferro all'interno della stalla delle mucche. Il figlio Giovanni, secondogenito, con un falso testamento, truffando il sordo notaio, si appropria dell'eredità e della fattoria, divenendo il nuovo padrone a discapito del fratello maggiore, Ottavio, votato a una vita di svago in giro per l'Europa. Una volta che Giovanni ha preso il controllo del podere, una devastante tempesta di grandine distrugge oltre metà del raccolto. Giovanni dunque si reca dai braccianti per comunicare i danni avvenuti, oltre a informarli che a causa di ciò il lavoro da svolgere verrà raddoppiato, naturalmente senza alcun aumento della paga. Uno dei braccianti, il Montanaro, si taglia un orecchio in segno di protesta. Il malcontento generale sfocia in un vero e proprio sciopero agrario e, per evitare che il terreno vada in malora, i padroni sono costretti, con imbarazzo, a fare il lavoro dei braccianti. Leo, dopo aver assistito al radicale cambiamento delle nuove generazioni, muore d'infarto sotto un albero all'età di 73 anni.

A causa dello sciopero, durato oltre tre mesi, si viene a creare una mancanza di cibo per i giovani figli e figlie dei braccianti. Olmo e gli altri suoi coetanei vengono mandati a Genova, dove verrà dato loro da mangiare fino al termine dello sciopero. Dopo aver salutato la madre, Olmo sale sul treno, decorato dalle bandiere rosse socialiste e si allontana nelle campagne, fino ad arrivare al litorale ligure.

1918. Dieci anni dopo, Alfredo e Olmo sono ormai due uomini fatti. Quando scoppia la Prima guerra mondiale, nel 1914, Olmo si arruola e prende parte ai combattimenti al fronte nel Regio Esercito, mentre Alfredo, arruolato con il grado di tenente a suon di mazzette da parte del padre, riesce a evitare la partenza per il fronte, nonostante una sincera volontà da parte di Alfredo di combattere. Alla fine del conflitto, Olmo ritorna alla fattoria, dove si ricongiunge con la madre, i braccianti e Alfredo.

All'azienda agricola, tuttavia, Olmo trova una situazione inasprita: siccome la maggior parte degli uomini è andata "a morire" in guerra, come sostiene Giovanni, la produttività è stata ridotta, e per sopperire alla mancanza di personale e arricchire il proprio patrimonio Giovanni ha abbassato le paghe dei braccianti e ha acquistato nuovi macchinari agricoli moderni sempre più efficienti. All'azienda agricola, inoltre, Giovanni ha assunto delle losche figure per tenere a bada i contadini ed evitare nuovi scioperi. Tra questi si trova il fattore Attila Melanchini, uomo ambizioso, spietato e perverso, divenuto in breve tempo braccio destro di Giovanni.

Olmo inoltre fa la conoscenza di Anita Furlan, una maestra profuga proveniente da Verona dalle idee socialiste, della quale presto si innamora. I due iniziano una lotta serrata ai potenti e contro lo sfruttamento delle classi più povere. Alfredo, invece, conduce una vita agiata e, nonostante si professi socialista, non fa niente di concreto per aiutare i lavoratori.

1919. I proprietari terrieri vengono allarmati dai moti rivoluzionari delle proteste, in particolare dal rifiuto di un mezzadro, Oreste, di lasciare il podere di Avanzini, uno dei proprietari sotto il controllo di Giovanni, il giorno di San Martino, ovvero quello tradizionalmente adibito dai mezzadri per cambiare casa, podere o paese. Oreste resiste tenacemente alle Guardie regie assieme ai contadini in protesta, spaventando notevolmente i proprietari. Questi decidono di unirsi e organizzano una colletta in chiesa per formare un gruppo dedito al soffocamento delle rivolte. In questo modo, nella campagna emiliana, fa il suo ingresso il fenomeno dello squadrismo. Attila, co-fondatore del gruppo anti-rivoltosi, diviene amante di Regina e prende il ruolo di caposquadra delle camicie nere, una volta che gli squadristi sono stati inseriti nel crescente fenomeno fascista.

Alfredo e Olmo si recano a Parma per divertirsi e svagarsi, ma la situazione precipita vertiginosamente quando i due hanno una grottesca disavventura con Neve, una prostituta epilettica. Alfredo, scappato a casa dello zio Ottavio, conosce Ada, una giovane, dolce e stravagante viveuse di famiglia agiata. Durante una sagra di paese, alla quale partecipano anche Alfredo e Ada, i due consumano un rapporto sessuale nel fienile mentre la casa del popolo viene bruciata dalle camicie nere.

Nel tragico epilogo del primo atto, mentre per le strade di Guastalla Anita sfila in lutto con i braccianti e i corpi dei quattro morti della casa del popolo, Attila, al comando di una squadraccia di fascisti, si prepara a rovinarne le esequie.

Atto secondo

1922. Alfredo si trova in vacanza a Capri in un lussuoso albergo con lo zio Ottavio dandy libertino, rivelatosi bisessuale, e Ada, divenuta la fidanzata di Alfredo. I tre intendono recarsi a Taormina, per fuggire il più lontano possibile dalla violenza fascista delle camicie nere che ancora imperversa nelle campagne emiliane. Proprio durante la partenza, tuttavia, giunge la notizia dell'aggravamento della malattia del padre di Alfredo, che è quindi costretto a tornare alla fattoria. Qui, dopo aver seppellito il poco amato genitore e aver ereditato il ruolo di padrone, Alfredo si imbatte in Olmo mentre questi ruba la pistola del defunto padre. Olmo spiega a Alfredo che, nel tempo in cui egli era via, lui ha avuto una figlia, che ha chiamato come la madre, Anita, quando questa è morta di parto dandola alla luce. Olmo inoltre racconta di come Attila sia divenuto ancora più brutale di prima, esercitando violentemente il proprio controllo sull'azienda agricola e sui braccianti. Olmo implora l'amico di licenziare Attila, ma Alfredo rifiuta per pavidità. Ciò rappresenta l'inizio di una graduale frattura tra i due amici.

Una volta che tutti i familiari sono riuniti, Alfredo annuncia che si sposerà con Ada. Questa decisione suscita la gelosia morbosa di Regina, innamorata del cugino, e divenuta amante di Attila solo per far ingelosire Alfredo. A gennaio del 1923, durante i festeggiamenti che seguono le nozze, alle quali Olmo non partecipa con la scusa di non essere stato invitato, nonostante l'intera famiglia Dalcò sia presente, Attila e Regina, dopo essere stati redarguiti da Alfredo sul loro comportamento poco gradito, uccidono il giovane rampollo Patrizio Avanzini, figlio del proprietario terriero co-creatore della lega anti-rivolte, dopo averne abusato durante una pratica sessuale. Olmo viene accusato dell'omicidio in quanto non presente ai festeggiamenti matrimoniali e nonostante Ada tenti di difenderlo, viene malmenato dalle camicie nere comandate da Attila, il quale cerca solo un capro espiatorio per sviare qualsiasi tipo di accusa nei propri confronti. Alfredo assiste impotentemente mentre Olmo viene pestato a sangue, e viene salvato all'ultimo da un vagabondo squilibrato che si autoaccusa del delitto commesso, scagionando Olmo che viene lasciato andare via. Ottavio, vista la violenza squadrista su Olmo, rimprovera il nipote Alfredo di nom aver difeso l'amico e decide di non tornare mai più in quella tenuta, lasciando l'amica Ada nel totale sconforto.

1930. 7 anni dopo, Olmo si è reinventato come norcino, a causa del preponderante avanzamento tecnologico che sta rapidamente rimpiazzando la manodopera nei campi. Alfredo, invece, è diventato un borghese spietato come il padre e Ada un'alcolizzata invisa al marito e alla famiglia di lui.

La sera della vigilia di Natale, Ada, stanca dei continui impedimenti del marito a bere, chiudendo la stanza dei liquori e impedendole di recarsi nelle taverne in città, scappa di casa e si reca da Olmo, dove, dopo una breve conversazione sull'amicizia ormai in decadenza tra Alfredo e Olmo, Ada fugge via nuovamente. Alfredo, dopo molto girovagare, la ritrova in un'osteria, dove i due si riappacificano.