La storia della cannabis è in stretta relazione con quella dell'essere umano: sin dall'antichità la cannabis è stata utilizzata e coltivata (con riscontri anche nell'Antico Testamento), tanto da diventare, per alcune popolazioni e culture, tratto distintivo, con riti, cerimonie e usanze peculiari. Nel corso dei millenni, la pianta e i suoi derivati, sono state al centro di numerose scoperte e innovazioni. Oltre a questa coltura, che ruota intorno alla trasformazione dei prodotti delle diverse varietà di canapa, nella storia della cannabis ha un importante ruolo il proibizionismo, una serie di misure legislative atte al controllo e alla proibizione della sostanza, per quanto riguarda l’utilizzo industriale, medico e ricreativo. Nel mondo occidentale il proibizionismo è iniziato negli Stati Uniti a partire dagli anni ’30, per estendersi, almeno in potenza, a tutto il mondo con le regolamentazioni delle Nazioni Unite del 1961. Per quanto - nella maggior parte degli stati - rimanga tuttora una sostanza illegale, con la fine del ventesimo secolo e con l’inizio del ventunesimo, la cannabis ha conosciuto una serie di depenalizzazioni e liberalizzazioni che hanno fatto sì che potesse essere utilizzata in ambito medico e industriale, nonché regolamentata, sotto controllo statale, in ambito ricreativo.
Storia della coltura della cannabis
Antichità Il termine cannabis si ritiene abbia origine in Asia Minore: i primi riscontri si hanno nell'Antico Testamento con il termine kanna-bosm (o kaneh bosm), che in aramaico significa “canna fragrante”, da cui derivano molto probabilmente il termine semitico kanabos e lo scita cannabis. Ulteriori ricerche hanno poi confermato questa tesi, con il ritrovamento di una tavoletta assira del re Assurbanipal del VIII secolo a.C. circa. In questa tavoletta – conservata alla Royal Library di Londra – è presente il termine qunubu o qunapu anch’esso simile ai termini semitici e sciti. Proprio grazie allo studio delle popolazioni scite, da parte di Erodoto di Alicarnasso (484 a.C - 430 a.C.), nelle Storie (440 a.C.) si ritrova la prima testimonianza di usi ricreativi della cannabis nel mondo occidentale, con la descrizione di un rito che comprendeva l’utilizzo delle infiorescenze della pianta.
Nel mondo cinese, invece, le testimonianze degli utilizzi della pianta sono antecedenti. In particolare, in un trattato di medicina del 2737 a.C., a cura dell’imperatore Shen Nung, si menzionano numerosi utilizzi della pianta in campo medico. Fiori, semi, olio: ogni parte della pianta era stata studiata e applicata per curare e medicare diversi disturbi. Tutt’oggi il vocabolo cinese "anestesia” è composto di due caratteri che significano “cannabis” e “intossicazione”.
Anche in India la pianta veniva utilizzata per cerimonie sacre, pratiche meditative e medicina popolare. In sanscrito e nelle lingue indoarie veniva chiamata ganja e, secondo alcuni studiosi, negli inni sacri indiani Atharva, Veda, Rig-Veda e Susruta (1400-1000 a.C.) si ritrova traccia dell’utilizzo del bhang.
Come detto, nel mondo occidentale le fonti datano la comparsa della cannabis nel IV secolo a.C., con Erodoto di Alicarnasso. Per quanto riguarda l’Italia, gli scritti di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) – Naturalis Historia - e di Columella (4-70) – De Rustica – mostrano come la cannabis fosse stata introdotta come coltivazione dalle legioni romane all’incirca nel I secolo. In realtà ulteriori studi hanno dimostrato che alcune piante della famiglia delle cannabaceae erano già presenti nel lago di Albano a partire dall'11.950 a.C. con una probabile coltivazione da parte degli abitanti locali databile tra il 50 e il 190 d.C..
Medioevo ed età moderna Nel periodo Tardoantico e Alto medievale perdurano gli utilizzi medicinali della cannabis: riferimenti alla pianta si trovano in un compendio anonimo di fitoterapia del VI secolo (Erbario di Apuleio Platonico) e nelle opere Liber divinorum operum e Scivias, entrambe di Ildegarda (1098-1179), badessa del convento benedettino di Bingen. In questi testi vengono descritti – tra gli altri – gli utilizzi in campo medico per le ustioni da freddo e contro il mal di stomaco.
Ancora in periodo medievale è da sottolineare l’importanza delle fibre di canapa per le repubbliche marinare della penisola italiana. L’utilizzo massiccio dei derivati della pianta è stato essenziale per i trasporti marittimi sin dal periodo fenicio, ed è proseguito fino a divenire fondamentale anche per la scoperta dell’America e per le navigazioni transoceaniche. In ambito navale, le fibre venivano utilizzate per produrre cordame e vele, elementi essenziali per la navigazione, nonché olio, utilizzato per l’illuminazione. Dall’epoca dei Fenici fino alla fine dell’Ottocento si calcola che il novanta percento delle vele fossero fabbricate in fibra di canapa, rendendo così la coltivazione della pianta di cannabis la più diffusa dall’anno Mille (circa) fino a fine Ottocento.
Altre fonti che dimostrano come la coltivazione della canapa fosse presente in Europa comprendono un’ordinanza di Enrico VIII del 1533 che ordinava ai contadini di “coltivare un quarto di acro a cannabis o lino per ogni 60 acri di altre coltivazioni”.
A cavallo tra l'epoca medievale e moderna si riscontrano anche utilizzi di fibre di canapa al di là dell’industria navale. Ad esempio, la Bibbia di Gutenberg del 1453 fu realizzata in carta di canapa, così come le bozze della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America, nonché i primi esemplari di bandiera americana. Proprio per quanto riguarda il neonato stato nordamericano sono da citare alcuni interventi e scritti di George Washington e Thomas Jefferson, inerenti alla coltivazione e produzione canapicola. George Washington nelle sue aziende agricole coltivava canapa indiana, e ciò si può riscontrare nei suoi scritti dove afferma:
Anche Thomas Jefferson era un produttore di canapa (e secondo Jack Herer aveva addirittura fatto arrivare dei semi illegalmente dalla Cina attraverso Turchia e Francia), e rimarcava anch'egli l’importanza della coltivazione canapicola:
Alcuni stati delle colonie inglesi in Nordamerica avevano reso obbligatoria la coltivazione di cannabis, in Virginia – per esempio – ciò avvenne in due fasi: nel 1619 una legge ordinava a tutti i proprietari terrieri di coltivare una parte dei loro possedimenti con piante di canapa; nel 1763 e fino al 1767 a causa del mancato rispetto delle disposizioni del 1619 venne istituito addirittura un reato per coloro che non rispettavano le suddette normative.
Rivoluzione industriale e periodo contemporaneo Con la prima rivoluzione industriale, l’avvento della meccanizzazione agricola, dei concimi chimici e del cotone proveniente dalle colonie, resero la coltivazione della cannabis meno conveniente, con il successivo sviluppo del tessuto di cotone più efficiente. L'attivista Jack Herer ha calcolato che nel 1776 una camicia di cotone costava fino a duecento volte più di una di canapa, mentre circa un secolo dopo era arrivata a costare la metà. In ambito medico, i medicinali sintetici - la cui composizione, agevolata dagli sviluppi della chimica moderna, risultava più stabile - si sostituirono efficacemente ai medicinali naturali, compresi i cannabinoidi. Inoltre, l’introduzione e lo sviluppo degli aghi ipodermici e delle siringhe consentì un sempre maggiore utilizzo di medicinali oppiacei.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le macchine sgranatrici brevettate per i raccolti di cotone mal si adattavano alla resistenza delle fibre della pianta di canapa; e le nuove industrie della carta riuscivano a trarre maggior profitto dalla cellulosa degli alberi rispetto a quella di cannabis. Le cose cambiarono nel 1917 con il brevetto del decorticatore di George Schlichten: l’utilizzo di questa macchina mietilegatrice consentì una ripresa della filiera dell’industria canapicola, tanto che il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti vide la possibilità di riportare “la canapa a essere la maggiore industria agricola nazionale”. Nel febbraio 1937 uscì addirittura un articolo su Mechanical Engineering che considerava la canapa come “Il più proficuo e desiderabile dei raccolti”, sempre lo stesso anno uscì anche il modello di automobile Ford Hemp Car (o Soybean Car) – un prototipo di veicolo costruito con plastica ricavata da soia e canapa -, e nel 1942, un documentario del governo statunitense intitolato Hemp for victory, nel quale si incoraggiavano i cittadini americani a coltivare cannabis.
Per quanto riguarda gli utilizzi della pianta per scopi ricreativi va ricordato come la molecola di THC – il principio attivo psicotropo – sia stata sintetizzata nel 1964 (dopo essere stata scoperta negli anni Quaranta) ad opera di un ricercatore israeliano, Raphael Mechoulam.
Esempi di toponomastica italiana Si trovano ancora oggi in Italia numerosi riferimenti alle colture canapicole, specialmente nella toponomastica. Tra i numerosi esempi che si possono portare vale la pena ricordare la regione del Canavese in Piemonte, nel quale nel 1617 il governo sabaudo aveva costruito la prima fabbrica moderna di corde di canapa. In Campania degna di nota è la via dei Canapi oggi conosciuta come Milano-Agnano, che nel 1820 fu costruita per permettere una miglior circolazione del prodotto dell’agricoltura della zona, coltivata principalmente a cannabis. Un ulteriore riscontro lo si può trovare a Bologna, sotto i portici di via Indipendenza, nel quale è presente un affresco di una donna intenta a lavorare steli di canapa al telaio, la scritta presente recita:
Storia del proibizionismo della cannabis Prime restrizioni Nonostante si tenda a datare l’inizio del proibizionismo della cannabis negli anni Trenta del Novecento (con il Marihuana Tax Act del 1937), si possono riscontrare alcuni provvedimenti restrittivi precedenti a tale data.
In particolare, il primo esempio riscontrato risale al periodo medievale. Probabilmente, il primo a bandire ufficialmente la cannabis fu Soudoun Sheikouni, un emiro arabo, che nel 1378 ordinò la distruzione di tutte le piante all’interno dei territori da lui controllati. Altre normative restrittive in tal senso si riscontrano nell’epoca moderna, con diversi esempi provenienti da Africa e Asia. Nel 1787 fu la volta del regnante del Madagascar, il re del popolo Merina, Andrianampoinimerina, che bandì la cannabis in tutto il regno.
Ma è con Napoleone Bonaparte che le prime norme proibizionistiche sbarcarono in Europa: il generale francese, durante la campagna d’Egitto, nel 1798, vietò ai propri soldati di “bere il forte liquore fatto dai musulmani con un’erba detta hashish e fumare le foglie della cannabis”. Proprio l’Egitto sarà poi il primo Paese a vietare la coltivazione di cannabis nel 1879, seguito da Grecia (1890), Giamaica (1913) e Sudafrica (1928). Come si può notare da questa lista, anche un altro stato europeo si inserisce nella lotta alla cannabis, ed è la Gran Bretagna: Giamaica e Sudafrica erano, all’epoca della messa al bando della pianta e dei suoi derivati, sotto il dominio della corona britannica, e già nel diciannovesimo secolo, la politica inglese si era dovuta occupare della questione, precisamente in India. Tra il 1838 e 1894 (anno della pubblicazione del Report of the Indian Hemp Drug Commission) furono tre i tentativi di criminalizzare i comportamenti strettamente legati alla coltivazione e consumo della pianta, diffusi ampiamente tra la popolazione indiana, in misura maggiore tra gli operai, che venivano impiegati all’interno dell’economia coloniale britannica.
Periodo del proibizionismo