Operazione Gratitude fu il nome in codice di un massiccio attacco aeronavale condotto tra il 10 e il 20 gennaio 1945 dalla United States Navy contro navi e porti controllati dall'Impero giapponese nella regione del Mar Cinese Meridionale, nell'ambito dei più vasti scontri del teatro bellico dell'oceano Pacifico della seconda guerra mondiale.

La United States Third Fleet dell'ammiraglio William Halsey penetrò nel bacino del Mar Cinese Meridionale la mattina del 10 gennaio 1945 attraverso lo stretto di Luzon a nord delle Filippine; lo scopo dell'incursione era quello di dare la caccia alle residue forze navali della Marina imperiale giapponese rimaste nel Sud-est asiatico dopo la sconfitta patita nella battaglia del Golfo di Leyte, come pure di sconvolgere le rotte commerciali che attraversavano il bacino, di vitale importanza per garantire l'afflusso di materie prime alle industrie del Giappone. Mettendo in campo una schiacciante forza aeronautica imbarcata su portaerei, la Third Fleet attaccò il 12 gennaio i principali scali dell'Indocina francese (sotto occupazione giapponese), per poi colpire il sud di Formosa il 15 gennaio e Hong Kong, Macao e Canton il 16 gennaio. Le forze statunitensi si ritirarono quindi indisturbate il 20 gennaio passando nuovamente per lo stretto di Luzon.

Benché le principali unità navali da guerra giapponesi avessero evitato la distruzione perché già fuggite a Singapore, l'incursione fu un grosso successo per le forze statunitensi: perdendo solo poche decine di velivoli, la Third Fleet inflisse gravi danni alle strutture portuali della zona, distrusse al suolo o in combattimento centinaia di aerei giapponesi e mandò a fondo decine di unità mercantili nipponiche, in particolare diverse petroliere. L'incursione rappresentò il capitolo iniziale di una massiccia campagna di attacchi aerei e di sommergibili contro i convogli navali giapponesi nel Mar Cinese Meridionale, portando di fatto a una interruzione dei traffici nel bacino entro l'aprile 1945.

Antefatti

Tra la fine del 1941 e i primi mesi del 1942 l'Impero giapponese impose il suo controllo militare su quasi tutta la regione del Mar Cinese Meridionale: il controllo delle rotte navali che passavano per il bacino era vitale per lo sforzo bellico nipponico, visto che da esse passavano i rifornimenti essenziali di petrolio e altre materie prime ottenuti dai territori occupati del Borneo, della Malesia e delle Indie orientali olandesi. Se il controllo di molte zone era stato ottenuto con la mera occupazione militare, più peculiare era però la situazione nell'Indocina francese: dopo un breve confronto militare nel settembre 1940 le autorità coloniali, dichiaratesi fedeli al governo collaborazionista di Vichy dopo la capitolazione francese seguente l'invasione tedesca della Francia, concessero ai giapponesi l'uso dei porti e delle basi aeree nel Nord dell'Indocina; nel luglio 1941 questo accordo si estese anche alle basi nel sud della colonia, consentendo ai nipponici di disporre dei campi di aviazione della zona nonché del grande porto della Baia di Cam Ranh. Le autorità coloniali francesi rimasero formalmente al potere, ma furono di fatto ridotte al rango di fantocci dei giapponesi.. Dopo la liberazione della Francia da parte degli Alleati nel 1944, le autorità coloniali di Saigon stabilirono contatti con il nuovo governo francese a Parigi, dando avvio a preparativi per una rivolta contro l'occupazione giapponese; anche i giapponesi, del resto, stavano stilando piani per un disarmo forzato delle residue forze militari francesi in Indocina e l'avvio di una piena occupazione della regione, e i servizi di intelligence di Tokyo appresero rapidamente quali fossero le intenzioni delle autorità coloniali...

Con la guerra che volgeva rapidamente a sfavore del Giappone, i convogli navali in transito nel Mar Cinese Meridionale iniziarono a cadere sempre più vittima degli attacchi dei sommergibili degli Alleati, a cui poi si unirono, nel tardo 1944, gli attacchi delle forze aeree.. Questi attacchi erano guidati dalle attività di SIGINT dei servizi d'informazioni alleati e dai pattugliamenti dei velivoli da ricognizione a lungo raggio, integrati dai rapporti forniti da osservatori posti a terra lungo le coste della Cina e informatori dislocati nei porti del Sud-est asiatico... I bombardieri della Fourteenth Air Force della United States Army Air Forces (USAAF), stazionati nelle basi nell'interno della Cina, attaccavano regolarmente tanto i convogli giapponesi in navigazione nel Mar Cinese quanto i porti commerciali della Cina meridionale occupati dai nipponici, oltre alle infrastrutture militari in Indocina.; i servizi clandestini degli Alleati intrapresero invece poche attività in Indocina almeno fino al secondo quarto del 1945.. Nonostante le perdite di petroliere e navi cargo andassero aumentando, il governo giapponese continuò a ordinare ai suoi mercantili di percorrere il passaggio obbligato del Mar Cinese Meridionale; nel tentativo di limitare le perdite, i convogli e le navi in navigazione solitaria abbandonarono le rotte navali dirette comunemente seguite in favore di percorsi meno battuti, oppure presero a navigare più vicino alle coste cinesi e indocinesi o sfruttando il favore del buio.

Le forze terrestri degli Stati Uniti diedero l'avvio alla liberazione delle Filippine dall'occupazione giapponese il 25 ottobre 1944, sbarcando sull'isola di Leyte al centro dell'arcipelago. Dopo aver stabilito una base sicura a Leyte, il 13 dicembre gli statunitensi estesero le loro conquiste sbarcando sull'isola di Mindoro; questa operazione portò all'acquisizione di varie basi aeree da cui potevano essere condotti tanto attacchi contro il traffico navale nel Mar Cinese Meridionale, quanto missioni di supporto al progettato sbarco nel golfo di Lingayen nel Nord di Luzon, tappa fondamentale nella liberazione delle Filippine, previsto per il gennaio 1945.. La Marina imperiale giapponese subì pesanti perdite nel tentativo di arrestare la progressione degli statunitensi nelle Filippine, e la combinazione tra gli affondamenti riportati nella battaglia del Golfo di Leyte nell'ottobre 1944 e quelli riportati nella precedente battaglia del Mare delle Filippine nel giugno 1944 resero di fatto impossibile per la flotta nipponica condurre altre grandi battaglie contro gli Alleati..

La preparazione

Già nel tardo 1944 l'ammiraglio William Halsey, comandante della United States Third Fleet, aveva iniziato a stilare piani per un'incursione aeronavale della sua flotta nella zona del Mar Cinese Meridionale; il 21 novembre 1944 Halsey chiese formalmente all'ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo della United States Pacific Fleet e del Pacific Ocean Areas, il permesso di condurre il raid, ma la sua proposta venne inizialmente respinta. Nel dicembre seguente, tuttavia, l'alto comando della United States Navy iniziò a nutrire timori circa il fatto che la Marina giapponese potesse ancora tentare di tagliare le rotte di rifornimento per la progettata testa di ponte da allestire nel Golfo di Lingayen.; questi timori sembrarono trovare una conferma il 26 dicembre, quando una forza navale giapponese sortita dalla Baia di Cam Ranh in Indocina aveva condotto un bombardamento mordi-e-fuggi della testa di ponte statunitense a Mindoro, pur dovendo ripiegare sotto gli attacchi dei velivoli alleati..

Per evitare il pericolo di nuovi raid simili, gli ammiragli della US Navy decisero di annientare le residue forze offensive rimaste alla Marina imperiale giapponese, che si riteneva fossero suddivise tra gli ancoraggi della Baia di Cam Ranh e del Mare interno di Seto; a questo stadio della guerra il Mare di Seto era ancora fuori dal raggio di azione dei bombardieri dell'USAAF, facendo così della Baia di Cam Ranh il principale obiettivo degli statunitensi.. Halsey e Nimitz discussero nuovamente del proposto raid nel Mar Cinese nel corso di un incontro il 25 dicembre 1944 nella base avanzata della US Navy di Ulithi, nelle isole Caroline; il 28 dicembre Nimitz diede ad Halsey il permesso di lanciare attacchi alle basi giapponesi nel Mar Cinese Meridionale non appena la sua flotta fosse stata libera dal compito di supportare gli sbarchi nel Golfo di Lingayen, e qualora «le maggiori unità della flotta giapponese fossero state avvistate» nella zona... Halsey trasmise i piani già preparati ai suoi subordinati quello stesso 28 dicembre: la sua intenzione era quella di attaccare il maggior numero di unità giapponesi scovate nell'area, ma in aggiunta si puntava anche a scoraggiare qualunque ulteriore operazione della Marina imperiale nel bacino conducendo un'impressionante dimostrazione di forza. Sebbene la Fourteenth Air Force stesse conducendo attacchi alle navi e alle basi aeree giapponesi nei dintorni di Hong Kong in preparazione dell'invasione di Luzon, i comandi dell'USAAF non furono informati dei piani della Third Fleet in merito al Mar Cinese Meridionale e nessuno sforzo venne compiuto per coordinare le azioni delle due unità nell'area..

I piani per l'incursione specificavano che la Third Fleet sarebbe entrata nel Mar Cinese Meridionale dallo stretto di Luzon, piegando poi a sud-ovest. Nel corso del transito nello stretto le portaerei della flotta avrebbero attaccato le basi aeree giapponesi su Formosa e provveduto alla copertura degli sbarchi nel Golfo di Lingayen il 9 gennaio 1945; tre sommergibili della United States Seventh Fleet sarebbero stati distaccati nel Mar Cinese per soccorrere gli equipaggi di velivoli statunitensi costretti a precipitare in mare. Il raid avrebbe portato le navi della Third Fleet a operare molto vicino alle basi aeree giapponesi, i cui velivoli rappresentavano la minaccia maggiore per le navi di Halsey: i servizi di intelligence alleati stimavano in circa 300 gli apparecchi nipponici schierati a Formosa, circa 500 quelli nelle basi nel sud della Cina e nel nord dell'Indocina, 170 quelli nell'Indocina meridionale, in Birmania e Thailandia, e 280 quelli nelle Indie olandesi. Benché molti di questi apparecchi appartenessero al Servizio aeronautico dell'Esercito giapponese e fossero di conseguenza meno addestrati agli attacchi contro navi rispetto agli aerei dell'Aviazione navale nipponica, vi era un forte rischio che stormi di kamikaze potessero abbattersi sulle unità statunitensi. In aggiunta, muovere in forze nel Mar Cinese Meridionale in gennaio poteva essere un notevole azzardo meteorologico, visto che in quel periodo dell'anno la zona era frequentemente soggetta a tifoni..

Forze in campo Gli statunitensi

Al gennaio 1945 la Third Fleet era costruita attorno alla flotta di portaerei veloci della Pacific Fleet, la Fast Carrier Task Force, divenuta da tempo il principale elemento offensivo della US Navy nell'oceano Pacifico; il controllo di questa forza era alternato a intervalli regolari tra la Third Fleet di Halsey e la United States Fifth Fleet dell'ammiraglio Raymond Spruance, con il conseguente cambio di nome in codice da Task Force 38 quando sotto Halsey a Task Force 58 quando sotto Spruance.. Come Task Force 38 la flotta portaerei era comandata dal viceammiraglio John S. McCain Sr., e nel gennaio 1945 era suddivisa in tre gruppi di portaerei d'attacco e un gruppo addestrato agli attacchi notturni: i gruppi d'attacco erano il Task Group 38.1 con quattro portaerei, due navi da battaglia, sei incrociatori e 25 cacciatorpediniere, il Task Group 38.2 con quattro portaerei, tre navi da battaglia, cinque incrociatori e 24 cacciatorpediniere, e il Task Group 38.3 con quattro portaerei, tre navi da battaglia, cinque incrociatori e 17 cacciatorpediniere; il gruppo d'attacco notturno, Task Group 38.5, si componeva di due portaerei e sei cacciatorpediniere, e durante il giorno operava normalmente al fianco del Task Group 38.2... Le portaerei statunitensi imbarcavano un totale di circa 900 apparecchi..