Vengono definite guerre greco-puniche, o anche guerre siciliane,Con minore attinenza "guerre siciliane"; solo con il nome "guerre greco-puniche" rientra in questa voce, ad esempio, anche lo scontro navale di Alalia. i conflitti combattuti tra greci e fenicio-punici per il controllo del Mediterraneo occidentale, ed in particolare della Sicilia, tra il 600 e il 265 a.C.
Col tempo divennero sostanzialmente le guerre tra Cartagine e Siracusa, le due città rimaste a contendersi l'egemonia sull'isola sino al 265 a.C., anno dell'arrivo dei romani.
Rilevanza storica Il rapporto tra greci e fenici fu tanto antico da influenzare la crescita dei due popoli e della stessa civiltà occidentale. Anche i greci avevano ben chiaro l'apporto culturale dei fenici alla nascita della civiltà minoica, il primo collegamento nella serie delle civiltà europee, tanto da creare uno specifico episodio mitologico imperniato sul ratto di Europa, principessa fenicia figlia del re di Tiro, da parte di Zeus.
Quando le antiche città fenice del Libano passarono sotto il giogo persiano fu chiaro che solo le colonie occidentali avrebbero potuto opporsi alle ondate coloniali elleniche. Fu Cartagine a raccogliere la sfida ergendosi a capofila della cultura fenicia in Occidente. E qui i popoli più importanti prima di Roma si contesero il Mediterraneo.
Le contendenti erano città di prima grandezza nel panorama mediterraneo. Siracusa:
Cartagine intorno alla fine del V secolo a.C.: Per le guerre furono costruite le più grandi fortificazioni ed ebbe grande impulso la tecnologia della artiglieria da campo. Durante questi lunghi secoli si sviluppò a Siracusa la dittatura, embrione di Stato imperiale in Occidente, antecedente anche a quello macedone. Le guerre furono necessario preludio alla conquista romana della Sicilia, tanto che Plutarco mette in bocca a Pirro (che lascia l'isola dopo il fallito tentativo espugnare la cartaginese Lilibeo) le seguenti parole:
Fenici e greci in Sicilia
I greci evitarono per secoli lo scontro coi fenici, fondando le loro colonie al settentrione dell'asse Gibilterra-Sicilia-Cipro. L'equilibrio si ruppe con la fondazione di Cirene (sulla costa africana) e delle colonie siceliote.Siceliota: greco di Sicilia. A partire dal 735 a.C. molti coloni greci abbandonarono la madre patria per fondare colonie sulle coste siciliane: dapprima sulla costa orientale (Naxos, Katane, Siracusa, Zancle), poi su quella meridionale (Akragas, Gela, Selinunte, Kamarina, Eraclea Minoa) ed infine su quella settentrionale (Himera, Tindari). Alcune di queste divennero vere e proprie metropoli dell'antichità: Siracusa, con i suoi 500 000 abitanti ed i due imponenti porti, la lussuosa e superba Agrigento e la dinamica Selinunte, spiccavano fra le altre per ricchezza e bellezza.
I fenici, apparsi in molti empori costieri in un periodo compreso tra la colonizzazione sicula (1050 a.C. circa) e l'inizio di quella greca, si sentirono da questa minacciati e si spostarono all'estremità occidentale dell'isola, concentrandosi nelle roccaforti di Mozia (Mtv), Palermo (Zyz), Solunto. Qui intrattennero ottimi rapporti con le popolazioni elimeTucidide, La guerra del Peloponneso, VI, 6. di Segesta, Erice, Entella, Iaitas (secondo la tradizione classica esuli troiani, quindi avversi ai Greci).
Gli interessi sugli scali commerciali siciliani e la aggressività colonizzatrice degli elleni portarono i fenici prima ad una crescente diffidenza nei confronti dei greci e poi alla richiesta d'aiuto a Cartagine, l'unica città capace di opporsi alla straripante colonizzazione greca. Cartagine, città fenicia fondata nell'814 a.C., nel V secolo a.C. era ormai una superpotenza ed influenzava da tempo le colonie fenicie di Sicilia controllando di fatto l'intero Mar Mediterraneo occidentale grazie alla potente flotta. Dal VI al III secolo a.C. l'isola di Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo, snodo delle vie commerciali tra nord, sud, est ed ovest, divenne quindi il campo di battaglia di greci e punici: il conflitto divenne inevitabile quando le città fenicio-puniche si trovarono gomito a gomito con città di fondazione greca e Cartagine vide in pericolo il suo impero commerciale e il controllo delle rotte verso l'argento e lo stagno della Spagna, di cui aveva il monopolio.
Prima guerra greco-punica (fase coloniale)
Quella che viene oggi definita prima guerra greco-punica consistette in una serie di battaglie nel golfo del Leone (costa meridionale della Francia), nel mar Tirreno, in Sicilia e nell'Africa settentrionale: Cartagine si oppose con alterna fortuna alla creazione di nuove colonie greche nell'arco temporale di circa settant'anni.
Battaglia navale di Marsiglia Il primo scontro avvenne nell'ambito della fondazione di Massalia, l'attuale Marsiglia, intorno al 600 a.C. ed avvenne in mare: i greci misero in fuga le navi puniche.
Tentativo di Pentatlo I tentativi di ricolonizzare le isole Eolie da parte di genti dell'Egeo sud-orientale (che si scelsero Pentatlo come condottiero della spedizione) e, dapprima, di creare una colonia greca in territorio fenicio-elimo per poter meglio gestire le rotte con Spagna e Sardegna sfociarono nella battaglia del promontorio di Lilibeo tra le città di Selinunte (greca) e di Segesta (elima filo-cartaginese).
Intorno al 580 a.C. Pentatlo di Cnido, a guida di un numeroso gruppo di Cnidii e Rodii, in prossimità di capo Lilibeo, guidò i greci di Selinunte nel territorio nemico. Vinsero gli elimi e lo stesso Pentatlo venne ucciso.Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 9, 3. Nel 576 a.C. trattati di pace sancirono la restituzione ai vecchi proprietari delle terre occupate dai selinuntini.
Spedizione di Malco
I cartaginesi fra il 560 a.C. ed il 550 a.C. decisero di inviare in Sicilia il generale Malco al comando di un esercito che riportò successi militari contro i greci dell'occidente siculo. La dimostrazione di forza era stata probabilmente concertata con gli alleati fenici ed elimi di Sicilia col fine ultimo di un consolidamento dell'area in funzione anti-ellenica.
Contemporaneamente, ad Erice ed a Mozia vennero potenziati i sistemi difensivi, irrobustendo le mura secondo la tecnica greca; nella città dello Stagnone in particolare fu creata una cinta di mura della lunghezza di metri, munite di 20 torri quadrangolari e d'una grande triplice porta sul lato nord.
La spedizione pose di fatto tutte le città elime e fenicie di Sicilia sotto una sorta di protettorato punico.
Battaglia di Alalia
La battaglia di Alalia rappresentò la fine dell'espansionismo greco nel mediterraneo nord-occidentale. I coloni ionici di Focea avevano fondato nel 565 a.C. Aleria (in greco Alalia) in Corsica; proprio questa città costiera ricevette gli esuli dalla madrepatria nel momento in cui questa cadde nelle mani di Ciro il Grande.
Le marinerie congiunte di etruschi e cartaginesi, tra il 540 a.C. ed il 535 a.C. affrontarono la flotta greca davanti alle coste della Sardegna: fino ad allora padroni dell'alto Tirreno, i due popoli volevano evitare una massiccia colonizzazione di Corsica e Sardegna proveniente dalla Ionia.Erodoto, Storie, I, 170 .
La battaglia non ebbe vincitori né vinti, o meglio, seguendo Erodoto, i focesi riportarono una vittoria cadmea che li convinse ad abbandonare la Corsica per dirigersi, con le pentecontere superstiti, verso la Magna Grecia dove si stanziarono ad Elea.Erodoto, Storie, I, 166-167.
La colonia di Dorieo
Nel 510 a.C. il principe Dorieo, figlio del re Anassandrida di Sparta, conquistò alcuni territori nella zona di Erice (città elima filo-punica), fondandovi la colonia di Eraclea,Diodoro Siculo, Biblioteca storica, IV, 22-23. forse in prossimità del promontorio del Monte Cofano.Articolo di M. Vento su Archeomania.com. I greci ne furono scacciati e lo stesso Dorieo perse la vita ad opera di un esercito di segestani e cartaginesi.Erodoto, Storie, V, 46.
La battaglia di Imera
Nel 480 a.C. la Sicilia divenne il teatro di una prima grande campagna militare cartaginese, conclusasi tuttavia molto presto con una sconfitta.
Nel 483 a.C. il tiranno di Imera, Terillo, amico di Amilcare Magone, era stato cacciato dalla sua città dal tiranno Terone di Agrigento. Terillo si rivolse, allora, per aiuti a Cartagine, dando come ostaggi ad Amilcare per provargli la propria fedeltà i figli del genero Anassilao.
I cartaginesi, forse di concerto con i persiani che si apprestavano ad invadere la Grecia, prepararono per 3 anni il più grande esercito che avessero mai formato, al comando di Amilcare Magone: la tradizione ci tramanda il numeroDiodoro (XI, 20, 2), quasi sicuramente esagerato, di uomini. . La flotta cartaginese invece constava di 200 navi da guerra, proprio come quella di Gelone: la flotta siracusana era infatti la maggiore del mondo greco dopo quella ateniese. Nella navigazione verso la Sicilia, tuttavia, Amilcare Magone soffrì la grave perdita della cavalleria a causa delle avverse condizioni atmosferiche.
Sbarcato a Palermo, l'esercito cartaginese si portò nei pressi di Imera, dove fu pesantemente sconfitto nella battaglia di Imera, in cui lo stesso Amilcare trovò la morte per le ferite o per il suicidio suggerito dalla vergogna.
I vincitori imposero ai vinti il pagamento delle spese di guerra (un'indennità di talenti, pari a oltre 50 tonnellate di argento) e la clausola di abbandonare l'uso punico di sacrificare bambini agli dei. Cartagine fu gravemente indebolita dalla sconfitta (distruzione della flotta e dell'esercito mercenario) e il vecchio governo, allora nelle mani della famiglia dei Magone, fu sostituito da un regime aristocratico che durò fino alla fine di Cartagine.
Per i successivi settant'anni i Cartaginesi non inviarono ulteriori spedizioni militari in Sicilia. Seconda guerra greco-punica
Dopo il 413 a.C., anno della sconfitta di Atene sotto le mura di Siracusa, Segesta, alleata degli sconfitti, cercava altri protettori nei confronti della invadenza di Selinunte, alleata di Siracusa. Cartagine aveva grossi interessi nella punta occidentale sicula e raccolse la richiesta di aiuto degli Elimi, che si erano offerti di diventare membri dipendenti dell'impero cartaginese.
Dopo gli eventi della seconda campagna siciliana la sfera di influenza cartaginese sull'occidente siciliano divenne una vera e propria "epicrazia", configurandosi pienamente in una zona di controllo militare e commerciale.
Prima spedizione punica
Selinunte espugnata
Prima di intervenire con il proprio esercito in aiuto di Segesta, Cartagine compì alcuni tentativi diplomatici nei confronti di Selinunte e Siracusa, ma i selinuntini si dimostrarono intransigenti e non vollero scendere a patti. Nell'attesa di radunare un grande esercito che invadesse in forze la Sicilia, nel 410 a.C. Annibale Magone, nipote di Amilcare Magone, si accontentò di radunare solo libi e 800 mercenari campani (che si trovavano in Sicilia dopo il fallimento della spedizione ateniese contro Siracusa nel 413 a.C.), con cui ricacciò i selinuntini nel loro territorio.
Nel 409 a.C. Annibale Magone guidò quindi un grande esercito uomini secondo Eforo e per Timeo. Cifre precise non si conoscono, ma è probabile che l'esercito di Cartagine fosse superiore a tutti quelli che gli furono inviati contro dai Sicelioti e che contasse uomini ( che sbarcò in Sicilia nei pressi del promontorio di Lilibeo.Non vi esisteva ancora l'omonima città, la cui nascita avvenne dopo la distruzione di Mozia. Assaltò poi con violenza SelinunteSecondo Annibale Magone si trovava in vantaggio rispetto ai generali greci poiché, dato il carattere mercenario del suo esercito, poteva permettersi di subire gravi perdite umane durante le operazioni d'assedio, cosa che i generali greci, posti a capo di truppe cittadine, dovevano evitare ad ogni costo. dopo aver ricevuto aiuti da Segesta e da altri alleati.Probabilmente Erice ed Entella.