Il monte Cingolo Rosso è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane appartenente gruppo del monte Caplone-monte Tombea, sottogruppo del monte Stino e con la sua cima raggiunge i 1.170 m.s.l.m.
Geografia fisica Situato in parte nel territorio comunale di Valvestino, al quale appartiene il versante sud e di Bondone, con la cima e il versante nord; fa parte del Parco Alto Garda Bresciano e della Valle del Chiese. È un luogo storico in quanto da circa l'anno 1027, per secoli, segnò il confine di Stato, come ad esempio dal 1426 fino al 1797 tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia, tra il Regno d'Italia e l'impero d'Austria dal 1859 al 1918; il suo versante sud è percorso da una mulattiera che collega Bondone con Moerna in Val Vestino e attraverso questa nel 1166 sarebbe transitato l'imperatore Federico I Barbarossa proveniente da Toscolano e nel 1526 dal condottiero Georg von Frundsberg proveniente dalla Germania. Fu fortificato nella Grande Guerra con trincee e la strada di arroccamento.
Il monte è costituito da una cengia boscosa che collega il monte Calva con le pendici sud del monte Bezplel-Cingla sormontata un'aguzza vetta rocciosaFausto Camerini, Prealpi Bresciane, 2004.. Il versante sud, esclusa la Cima, appartiene amministrativamente al comune di Valvestino come la vicina Valle di Piombino e, si può dire, che questo territorio rappresenti un'anomalia amministrativa in quanto si configura come un cuneo valvestinese nella Valle Sabbia, posto oltre la naturale divisione geografica rappresentata dalla cresta montana del monte Cingla e del monte Stino.
Origini del nome Il toponimo deriverebbe, secondo alcuni, dal latino cingulum che significa "cintura" o "cingolo" e identificherebbe così una striscia di terra che contorna una rupe o una cengia o ancora un ripiano erboso fra i dirupi. Dello stesso significato sono il monte Zingla di Vobarno e il vicino monte Cingla di Valvestino . Il nome Rosso deriverebbe dalla roccia dolomitica rossastra causata dalla presenza di licheni e anche poiché nelle serate soleggiate, dall'estate all'autunno, al momento del tramonto, si presenta il fenomeno dell'enrosadira, ossia la montagna assume una colorazione rossastra. Esiste più a nord, sempre nella Valle del Chiese, un altro monte Cingolo Rosso alto 2.182 m. nell'ex comune di Condino nella zona della Valle Aperta.
Il toponimo viene indicato nellAtlas Tyrolensis del cartografo Peter Anich, stampato a Vienna nel 1774, che è la prima carta geografica dettagliata della Contea del Tirolo, e compare per la prima volta in un documento nel 1608 e consiste in una relazione del provveditore veneto Giovanni Francesco Dolfin inviata al Senato VenetoProvveditorato di Salò, Provveditorato di Peschiera Di Salò, Provveditorato, 1978, pag.46..
Storia In antico la mulattiera del Cingolo Rosso che si inerpica per circa 9 chilometri dall'abitato di Bollone fino a raggiungere Bocca Cocca, rappresentò il collegamento principale in uso tra la popolazione della Val Vestino per comunicare con quella del Chiese, alla quale era legata amministrativamente con il feudo dei conti Lodron fino al 1802 e all'impero austriaco fino al maggio del 1915. Per permettere un passaggio agile e sicuro, il tracciato fu costantemente manotenuto, riattato in più periodi alle esigenze militari e allargato a proprie spese dalle comunità di Valle. Qui vi transitò la storia della Val Vestino fatta da mercanti, contadini, cavallari, carbonai, banditi del XVII e XVII secolo, vescovi o i loro delegati, pedoni postali, nel 1512 vi transitarono i mercenari tedeschi diretti al sacco di Brescia, gli eserciti della Repubblica di Venezia nel 1516 e di tutti quelli che scendendo dal nord Europa e intenzionati a evitare il baluardo della Rocca d'Anfo, erano diretti nella pianura Padana o viceversa vi salivano. Secondo le cronache, la tradizione orale o leggenda, nel 1166 vi transitò l'imperatore Federico Barbarossa proveniente dal porto di Toscolano e diretto in Val Camonica, mentre nel novembre del 1526 fu percorsa da circa 20.000 lanzichenecchi al comando del condottiero Georg von Frundsberg che, inerpicatosi da Bondone sul monte Calva, il Cingolo Rosso e sul monte Stino, calò sulla veneziana Capovalle incendiandola per poi proseguire verso la pianura Padana.
Nel maggio del 1528, secondo i resoconti del cronista veneto Marin Sanudo, vi transitarono alla vicina Bocca di Valle una parte dei 15.000 uomini comandati dal duca Enrico V di Brunswick-Lüneburg provenienti dalla Germania e diretti nel ducato di Milano per sostenere il governatore spagnolo Antonio de Leyva assediato dalle truppe anti imperiali francesi e dello Stato della Chiesa.
Il 24 agosto 1796 nel corso dell'invasione napoleonica d'Italia, circa 80 soldati francesi provenienti dall'accampamento di Storo della divisione del generale Pierre Sauret vittoriosi dopo la battaglia di Castiglione del 5 agosto contro l'esercito austriaco e in avanzata nel Trentino, giunti a Moerna passando dalla mulattiera della Bocca Cocca, scesero, a suon di tamburo e tromba, a Turano imponendo ai rappresentanti di Valle il pagamento della "tassa di guerra" consistente in 2.000 lire venete in contanti e altre 3.000 lire in grani e bestiame. In compenso rilasciarono passaporti al pubblico e al privato di poter "a man salva" introdurre in Valle le mercanzie e generi alimentari necessari al sostentamento della popolazioneBrescia, rassegna mensile illustrata, officine grafiche lombarde..
Nel decennio antecedente il 1840 salì da Bondone a Moerna il geografo e cartografo Attilio Zuccagni-Orlandini e così narrò il percorso che rimane l'unica descrizione conosciuta: "Appartiene a questa Giudicatura di Distretto [di Condino] l'estrema punta meridionale del Trentino situata a ponente del Benaco e denominata Valle Vestina, cui irriga il Toscolano. Vi si giunge da Bondone, per un sentiero che passando pel monte Cingolo Rosso, guida alla cima dello Stino e quindi a Moerna dopo due ore circa di ascensioni e discese disastrose assai, e non praticabili che da pedoni..."A. Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, corredata di un atlante, di mappe geografiche e topografiche, e di altre tavole illustrative di Attilio Zuccagni-Orlandini. Italia superiore o settentrionale. 3, Frazioni territoriali italiane incorporate nella Confederazione elvetica. Parte III, volume 7, Firenze, 1840, pp. 9..
Il confine di Stato e i cippi austro-veneti Nel 1004 il Trentino fu eretto a Comitato (Contea) del Sacro Romano Impero dall'imperatore Enrico II il Santo e, nel 1027, l'imperatore Corrado II il Salico donò la contea di Trento al vescovo Udalrico II (1022-1055) e ai suoi successori. Da allora il vescovo di Trento rivestì anche il titolo di principe del Sacro Romano Impero ed ebbe nelle sue mani il potere spirituale e quello temporale. Poco anni dopo le terre di Val Vestino furono aggregate nuovamente al Trentino insieme alla valle di Ledro, Riva del Garda, Vallagarina, le Giudicarie, Tignale e Bagolino.
All'interno del principato si vennero a confermare delle piccole entità subordinate su proprietà di nobili famiglie, come i Cles, i Madruzzo, i Lodron, i Castelbarco, ma anche delle forme diverse di organizzazione come il "Libero comune di Storo", le "Sette pievi delle Giudicarie", i "Quattro vicariati", le quali godevano di una certa autonomia sulla base di Statuti riconosciuti, pur riconoscendosi anche l'autorità superiore del Vescovo e dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Nationis Germanicae, mentre la restante parte del territorio era soggetta al dominio diretto del Vescovo. La prima notizia documentata dell'appartenenza della Val Vestino alla famiglia Lodron risale al 4 giugno 1189 quando sette illustri uomini di Storo strinsero un patto fra loro per dirimere tutte le liti che potessero insorgere per il possesso per il castello di Lodrone e tutti i possessi che un certo Calapino possedeva nella Pieve di Condino e in Val Vestino. È presumibile che da quel periodo il monte divenisse confine con il territorio a sud del bresciano appartenente alla Pieve di Idro.
Dal 1337 al 1426 segnò la frontiera con la signoria dei Visconti, dei Malatesta (dal 1404) e con il Ducato di Milano. Successivamente con la Repubblica di Venezia quando il 21 agosto del 1752 a seguito del trattato di Rovereto, stipulato tra l'impero d'Austria e la Serenissima, ne furono determinati nuovamente i confini di Stato con la collocazione nell'anno seguente, il 1753, di numero 20 cippi di pietra calcarea sui soli confini della Val Vestino. Tra questi il n. 9 I Intermedio e il n. 10 K Intermedio furono posti sul Cingolo Rosso, il primo alla Coca di Berardo verso il monte Calva prossimo alla mulattiera militare a quota 1.140 m., il secondo sulle pendici occidentali del monte Bezplel su un dosso a quota 1.200 m.Lionello Alberti e Sergio Rizzardi, Terre di Confine, Brescia, 2010, pp. 111 e 112.. Questi, dopo la caduta di Venezia del 1797, la parentesi napoleonica e austriaca riguardante l'occupazione della Lombardia, continueranno a determinare il confine di Stato con il Regno d'Italia dal 1859 fino al 1918 e successivamente quello regionale con la Provincia di Trento fino ai tempi odierni.
Il leggendario passaggio di papa Alessandro III in Valle nel 1166 Un'antica leggenda nata sulla fine del Quattrocento inizio del CinquecentoPaolo Guerrini, Santuari, chiese, conventi, Volume 2,Edizioni del Moretto, 1986. narra che sul finire del 1166, precisamente nel mese di ottobre, passò sui monti del Bresciano e in Val Vestino il papa Alessandro III, esule da Roma, sostenitore dei liberi comuni, incalzato dagli imperiali dell'imperatore Federico I Barbarossa e contestato nella sua autorità da quattro antipapa. Questo racconto è stato insistentemente riportato oralmente nei secoli dalla popolazione locale e trascritto dagli storici, ma ritenuto dai più degli stessi privo di prove certe e concordanti, tra questi Cipriano Gnesotti, ecclesiastico storese, nelle sue Memorie delle Giudicarie del 1700Cipriano Gnesotti nelle Memorie per servire alla storia delle Giudicarie disposte secondo l'ordine dei tempi, 1786 che a pagina 64 scrive:"Io non do del passaggio per vero, solamente riferisco nel suo essere quel che trovo: ed il umile per altro passaggio per Val Sabbia, o Val di Vestino di Alessandro III papa, di cui ci ricorda la tradizione una iscrizione sulla parete esteriore della parrocchiale e pievana Chiesa di Savallo in Val Sabbia, ed in Val di Vestino si vocifera che quello papa vi concedesse l'indulgenza del Perdono bella ultima Domenica d'agosto. La verità crederei piuttosto che fosse questa: che cadendo in quest'ultima domenica la Consacrazione della Chiesa Rettorale, nella quale in allora sia concessa una indulgenza per chiamarvi que' popolani a farne l'anniversaria adorazione, e questa si chiama ancora Perdono. Di certo il concorso è grande, e maggiore era tempo fa, quando vi concorreva la milizia nazionale. Bolla di indulgenza non si può mostrare perita, credo, nell'incendio della canonica di Turano., ma il ripetersi della leggenda in tre zone geografiche ben distanti fra loro è sorprendente.