Sarcedo (Sarsédo in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.
Geografia fisica Il territorio comunale di Sarcedo si estende nella parte nord in una fertile zona collinare di natura vulcanica, delimitata ad est dal torrente Astico e ad ovest dal torrente Igna, all'inizio delle Prealpi Vicentine e nella parte sud nella pianura alluvionale.
L'altitudine oscilla fra gli 80 e i 203 m.s.m. I punti più alti sono Cima Costa, Cima Colombara e Monte Canaglia. Il capoluogo sorge a 156 m.s.l. in una posizione amena e dal panorama vastissimo che spazia dal Monte Grappa all'Altopiano dei Sette Comuni, dal Monte Summano al Novegno, al Pasubio, dalle Piccole Dolomiti ai Lessini, dai Colli Berici ai Colli Euganei e sulla sottostante pianura.
Sarcedo ha un clima continentale umido, con colline ricoperte di ricca e varia vegetazione, di vigneti e di campi arati, di ville circondate da piante ornamentali. Solo una piccola parte del suo territorio è ancor oggi tenuta a bosco con prevalenza del carpino nero, del frassino e della robinia..
Origini del nome Il nome Sarcedo deriva con ogni probabilità dal latino querquetum, che significa querceto ed effettivamente, ancor oggi, la zona collinare di Sarcedo è ricca di boschi e di querce secolari. Il Maccà testimonia che questo nome era comune ad altri luoghi del Vicentino, in quel di Lonigo, di Castegnero, di Lumignano.
Il nome compare per la prima volta in un documento del 983, il Privilegium concesso dal vescovo di Vicenza Rodolfo all'abbazia benedettina di San Felice di Vicenza.
Storia
Epoca antica La posizione geografica ha favorito gli insediamenti umani già in epoca preistorica, come testimoniato dai ritrovamenti nella Grotta dei Covoli di materiali fittili di epoca neolitica.
Altro importante rinvenimento, stavolta nella zona pianeggiante, è quello di una necropoli di epoca tardo-romana dove sono state trovate urne cinerarie ed altri oggetti, ora esposti presso il Museo archeologico dell'Alto vicentino a Santorso.
Medioevo I documenti di epoca medievale relativi a Sarcedo parlano contemporaneamente di un castello e di un castellare e ciò fa comprendere che Sarcedo e Bodo - che anticamente costituivano due centri distinti ed autonomi sia sotto l'aspetto civile che quello ecclesiastico, con propri privilegi di mercato e di fiera - avevano due distinti castelli..
Il castello di Sarcedo Il castello di Sarcedo è nominato in tutti i diplomi imperiali, da quello di Ottone III dell'anno 1000 a quello di Ottone IV del 1210 ma, pur essendo un castello vescovile, nei libri dei feudi non si trova traccia alcuna di investiture relative al castello stesso. Probabilmente ciò dipende dai contrasti insorti tra la famiglia dei Conti di Vicenza - i Maltraversi - ed i vescovi della città alla fine del XII secolo, contrasti che culminarono con l'uccisione del vescovo Pistore nell'anno 1200. In seguito a questa morte violenta, la famiglia venne privata di beni e giurisdizioni; si sa che nei primi anni del Duecento Uguccione Maltraversi lottò strenuamente per riavere l'investitura di un non identificato feudo che era stato concesso ad altri, ed è probabile che si trattasse proprio di Sarcedo.
Alla luce dei documenti di cui si dispone non è dato sapere come poi sia avvenuto il passaggio di giurisdizione; si sa invece con certezza che alla fine del XIII secolo il castello di Sarcedo apparteneva ai Maltraversi, perché di ciò dà conferma l'Inventario dei beni della famiglia, datato 1292, dove il castello stesso - che risulta in comproprietà con la nobile famiglia Verlati - viene descritto con rive, fossati ed adiacenze varie.Nella seconda metà del Duecento i Verlati avevano acquisito i diritti di estrarre l'acqua dell'Astico a Sarcedo e di passare con la roggia detta appunto "Verlata", attraverso i territori di Sarcedo e di Thiene. Sull'Igna, non lontano da Via Contrà, è ancora visibile il primitivo tunnel in cotto ben conservato e coperto da enormi lastroni.cfr. .
Sempre dall'Inventario risulta chiaro che, sul finire del Duecento, il castello era ancora in perfetta efficienza. Nel 1311, l'anno della sottomissione di Vicenza alla signoria degli Scaligeri, il conte Melchioro Maltraversi, più noto col nome di Boverio o Broverio, lasciò per testamento il castello al Comune cittadino, facendo così supporre di averne nel frattempo ottenuta la piena proprietà.
È probabile che il castello di Sarcedo sia stato distrutto negli anni 1312 - 1314 durante le lotte tra i padovani e i vicentini per il controllo del territorio. Secondo il Mantese, non è credibile Filippo Pigafetta quando alla fine del Cinquecento cita "Sarcedo et Montecchio col castello".
Per quanto riguarda la sua ubicazione, il colle che degrada verso Thiene qualche centinaio di metri ad ovest dell'attuale chiesa parrocchiale è tuttora chiamato col significativo toponimo "Castellano", quasi certamente indicando il luogo ove si trovava l'antico castello; nei primi anni dell'Ottocento, comunque, il Maccà, nativo del luogo, constatò proprio in tal luogo la recente demolizione degli ultimi resti di grosse muraglie.
Il castello di Bodo Durante il Medioevo la contrada di Bodo costituiva una villa a sé stante e aveva una certa importanza; se in questo luogo esisteva un castello, questo però alla fine del Duecento era già scomparso.
Le notizie in proposito vengono anch'esse fornite dall'Inventario Maltraversi, donde risulta che Bodo aveva il privilegio di un proprio mercato, aveva un castellare nei pressi della chiesa di San PietroI documenti antichi parlano anche di un'altra chiesa dedicata a Sant'Anastasia e dipendeva come giurisdizione pro indiviso dai Maltraversi e dai VerlatiNell'Inventario si leggono i seguenti passi: "unus campus prati in pratis ubi fit mercatura apud dominos verlatos undique... itero medius castellaris ubi est ecclesia sancii Petri de Bodo a terminis cimiterii inferius pro indivisis cum predictis dominis verlatis... in primis medietas totius marigantie et jurisdíctonis ville Bodi et eius districtus pro indiviso cum dominus verlatís".
Essendo il colle di San Pietro di modeste dimensioni, si può ritenere che l'antico castello di Bodo sorgesse immediatamente a sud della chiesetta tuttora esistente, cioè nell'area attualmente occupata dalla Villa Tretti, che fu eretta nell'Ottocento sui resti di antiche muraglie; anche se poco elevato, tale posto è assai dominante e consente il controllo di tutta la pianura ad est di Thiene.
Nulla dicendo in proposito le fonti storiche di cui si dispone, non è possibile indicare la data in cui questo castello fu distrutto né conoscere i motivi per i quali scomparve; forse durante le lotte guelfo-ghibelline della prima metà del XIII secolo, o addirittura o alla fine del XII secolo, durante le lotte dei Maltraversi contro i vescovi di Vicenza.
La comunità rurale di Sarcedo Come per gli altri comuni del territorio vicentino, la nascita della Comunità rurale di Sarcedo, regolata da uno Statuto, avvenne nel corso del XII secolo.
Durante la signoria degli Scaligeri la comunità rurale ottenne alcuni privilegi; ad esempio nel luglio 1323 i pastori, che rappresentavano la parte più consistente della popolazione, ottennero da Cangrande il privilegio di pascolare in pianura da dicembre a Pasqua. Intorno al 1337 il territorio di Sarcedo fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Thiene e tale rimase, anche sotto la dominazione viscontea e veneziana, sino alla fine del XVIII secolo..
Età moderna Nel 1404 Vicenza, e con essa Sarcedo, si diede alla Repubblica di Venezia e da questo momento il paese ne seguì le sorti. Nel 1542, come non si era mai visto, un nugolo di cavallette distrusse ogni raccolto, purtuttavia Venezia impose un contributo straordinario per combattere i Turchi.
Nel 1586 si mise per iscritto lo statuto, relativo all'ordinamento interno del Comune. Ma tutto il Seicento fu per il territorio di Sarcedo, in cui vivevano circa seicento abitanti, un periodo di difficoltà e di stenti: non vi era alcuna forma di commercio o di redditizia attività artigianale. Si continuava a vivere di pastorizia, la terra messa a coltura era poca, mentre la restante era tenuta a pascolo e soprattutto a bosco..
Età contemporanea Al momento della caduta della Serenissima, le truppe napoleoniche francesi saccheggiarono la chiesa ed il contado. Nel settembre 1798, 1200 fanti tedeschi si acquartierarono nella campagna a sud di Villa Capra e il luogo è indicato ancora col toponimo Quartieri.
Tutto il territorio passò poi nel 1813 al Regno Lombardo-Veneto e fu annesso infine, nel 1866, al Regno d'Italia. Questo passaggio portò ad un modesto sviluppo economico, come in tutta la zona pedemontana; verso la fine dell'Ottocento lungo il canale Mordini sorsero alcuni opifici, come la tessitura Ranzolin e la filatura Scalcerle.
Durante prima guerra mondiale Sarcedo si ritrovò a ridosso della “zona di operazioni”, nelle immediate vicinanze del fronte: il paese fu occupato da truppe francesi, inglesi, scozzesi e naturalmente italiane (le brigate Udine, Trapani, Novara, Pescara e la 4ª Brigata Bersaglieri). Dopo la rotta del 1916 sul fronte trentino, il territorio fu predisposto alla difesa, con trinceramenti, postazioni e campi spinati; la strada Sarcedo - Breganze venne protetta da una testa di ponte collegata al caposaldo di Montecchio Precalcino; il Seminario del Barcon divenne un ospedale da campo e Villa Suman sede di comando del XXII Corpo d'Armata. La gente conobbe il fenomeno dei profughi. Sarcedo perse nei campi di battaglia 65 dei suoi figli. Vi venne allestito un campo di aviazione provvisorio per il Royal Flying Corps nel marzo del 1918 con il comando del 14° Wing del Tenente Colonnello Philip Joubert de la Ferté in località Moraro-Vegre; operò fino alla partenza dei reparti inglesi nel febbraio del 1919. Il No. 28 Squadron RAF arrivò il 20 agosto 1918 e partì il 22 ottobre.
Anche la seconda guerra mondiale non risparmiò lutti e difficoltà. In quegli anni venne anche fatto saltare per sabotaggio dai partigiani il ponte sull'Astico, poi ricostruito a conflitto concluso.
Solo nel secondo dopoguerra per il paese si aprì un'epoca di benessere e di nuove risorse.
Simboli Stemma
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture civili Nel territorio di Sarcedo si trovano numerose ville, antiche residenze di campagna di ricche e nobili famiglie, che qui le costruirono favorite dalla felice posizione collinare. Villa Capra Bassani Edificata nel 1764 dall'architetto conte Orazio Claudio Capra, “che la eresse a gloria sua e del suo casato”, con interventi di Francesco Muttoni e Ottavio Bertotti Scamozzi, è un esempio di villa di gusto neoclassico chiaramente ispirata alle architetture palladiane. Un'ampia scalinata fiancheggiata da statue conduce al pronao ionico. Il giardino è limitato da una peschiera sul ponte della quale si apre il cancello d'ingresso. Particolarmente belle le statue del frontone e dei poggi della scalinata. I Capra vendettero la villa a Giuseppe Bassani (1796-1879) nel 1850. Giuseppe Bassani fu padre di Elia prozio di Bruno Fortunato, attuale proprietario, e di Enoch Giovanni Battista Bassani (1832-1898), nonno del fisiologo Enoch Peserico e proprietario della villa Bassani a Longare. Villa Franzan al Barcon