Lincidente della funivia Stresa-Alpino-Mottarone è accaduto la mattina di domenica 23 maggio 2021 sulla funivia Stresa-Alpino-Mottarone, quando la fune traente dell'impianto ha ceduto, causando la caduta di una delle cabine in transito, al cui interno si trovavano quindici persone; quattordici di loro sono morte, mentre un bambino è rimasto gravemente ferito.

Antefatti

La funivia Stresa-Alpino-Mottarone è un impianto di risalita, situato nel comune di Stresa, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, il cui scopo è quello di collegare la famosa cittadina del Lago Maggiore con la vetta del Mottarone. Realizzata nel 1970 dalla società Piemonte Funivie di Torino (poi confluita in Agudio e quindi nel gruppo Leitner) per sostituire la vecchia ferrovia del Mottarone, è divisa in due tronconi: il primo collega il comune con la frazione di Alpino, mentre il secondo (che ha uno sviluppo inclinato di e vince un dislivello di .) collega Alpino con un pianoro immediatamente sotto la vetta del Mottarone, posto a

Dalla sua inaugurazione fino al 2021 l'impianto è stato sottoposto a due revisioni straordinarie legate alla manutenzione: la prima nel 2002, affidata alla ditta Poma, mentre la seconda, espletata dalla Leitner, è avvenuta nel 2014. Nel novembre 2020 i cavi di sospensione e di trazione sono stati sottoposti a un regolare test induttivo magnetico, e i freni dei cavi di sospensione sono stati sottoposti da ultimo a un test funzionale dalla ditta Leitner il 1º dicembre 2020.

Dopo la sospensione dovuta alla pandemia di COVID-19, le operazioni sono riprese temporaneamente il 26 aprile 2021. La cabine della funivia avevano una capienza massima consentita di 40 persone, ridotta a 15 persone a causa della pandemia di COVID-19.

Un incidente di servizio era già avvenuto nel luglio 2001, quando una cabina con a bordo quaranta passeggeri era rimasta bloccata a metà del tragitto iniziale (tra Stresa e Alpino), richiedendo l'intervento delle forze di soccorso.

Incidente

Verso le ore 12:15 di domenica 23 maggio 2021, la cabina numero 3 della funivia si stava apprestando a entrare nella stazione di monte in vetta al Mottarone, quando si è verificato un cedimento strutturale della fune traente. La cabina, dopo un brusco rimbalzo, è retrocessa a forte velocità, per poi sganciarsi dalla fune portante in corrispondenza di uno dei sostegni del tracciato e schiantarsi al suolo, dopo una caduta di oltre 20 metri, in una zona boschiva lontana da strade carrabili, il che ha reso inizialmente difficile l'opera di soccorso.

Due telecamere di videosorveglianza installate nella stazione a monte hanno registrato la rottura del cavo e il violento rimbalzo iniziale della cabina, che ha fatto cadere a terra tutti i passeggeri. Una delle due telecamere ha anche ripreso la violenta oscillazione della cabina che accelerava verso valle, veniva sbalzata dalla fune portante mentre superava il sostegno di linea n°3 e si schiantava prima di scomparire dal campo visivo della telecamera. Sono trascorsi circa 14 secondi dal momento in cui la fune si è spezzata fino a quando la cabina è scomparsa dal campo visivo della telecamera.

L'altra cabina della sezione superiore della funivia, che viaggiava in salita sulla fune di sospensione nord, si è fermata pochi metri dopo la stazione intermedia (Alpino) grazie al corretto funzionamento del freno agente sulla fune portante; dopo l'incidente, i passeggeri sono stati soccorsi e calati a terra.

Vittime Delle quindici persone presenti a bordo della cabina coinvolta nell'incidente, quattordici sono decedute mentre una sola è rimasta gravemente ferita (Eitan Biran, cinque anni). Otto vittime erano italiane, cinque israeliane e una iraniana.

VittimaNazionalitàData di nascitaEtàTal Peleg in Biran13 agosto 199426Amit Biran2 febbraio 199130Tom Biran16 marzo 20192Barbara Konisky in Cohen11 febbraio 195071Itshak Cohen17 novembre 193981Mohammadreza Shahaisavandi25 giugno 198832Serena Cosentino4 maggio 199427Silvia Malnati7 luglio 199426Alessandro Merlo13 aprile 199229Vittorio Zorloni8 settembre 196654Elisabetta Personini9 luglio 198337Mattia Zorloni9 agosto 20155Angelo Vito Gasparro24 aprile 197645 Roberta Pistolato in Gasparro23 maggio 198140

Indagini

Immediatamente dopo le operazioni di primo soccorso, il procuratore di Verbania Olimpia Bossi ha disposto il sequestro dell'impianto della funivia al fine di avviare le indagini per chiarire e accertare ulteriori cause che abbiano portato al cedimento della fune dell'impianto e all'inattivazione dei freni di emergenza, i quali hanno avuto effetto solo sulla cabina a valle.

Il 26 maggio la Procura emette tre ordinanze di fermo nei confronti del titolare della società e due responsabili della struttura, basandosi su un quadro fortemente indiziario sviluppato dai Carabinieri di Stresa, come specificato dal Procuratore Bossi, sulla manomissione del sistema frenante per consentire l'utilizzo della funivia altrimenti bloccata per un malfunzionamento non risolto dello stesso. Questa manomissione era presente dalla riapertura dell'impianto nell'aprile del 2021.

Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 maggio il GIP del Tribunale di Verbania, Donatella Banci Buonamici, ordina la scarcerazione per due degli indagati, disponendo gli arresti domiciliari per il terzo.

Il 3 agosto i periti nominati dal tribunale effettuano un sopralluogo in vetta, e conseguentemente ha inizio l'esame della fune ceduta. Successivamente viene analizzata la scatola nera contenente i dati tecnici e di funzionamento dell'impianto.

Il 13 settembre due monconi di quasi quindici metri l’uno della fune traente, sono stati prelevati dai vigili del fuoco e depositati nella stazione intermedia dell’Alpino.

L'8 novembre 2021 è stata rimossa la cabina dal luogo di impatto, dopo che i Vigili del Fuoco l'hanno preventivamente sezionata in due parti: la sospensione (parte strutturale superiore che collega la cabina vera e propria alla fune portante per mezzo dei carrelli) e la cabina (telaio rivestito adibito allo stazionamento dei passeggeri). Le due parti sono state rimosse con due distinte rotazioni effettuate con elicotteri diversi, nello specifico la sospensione del peso di circa , preventivamente ingabbiata da un esoscheletro di sostegno esterno in tubi Innocenti, per preservare la posizione del carrello e dell'attacco delle teste fuse è stata sollevata da un Sikorsky S-64 Skycrane "Cochise" marche I-CFAN dei Vigili del Fuoco di stanza all'Aeroporto di Cuneo-Levaldigi; mentre la cabina da un AgustaWestland AW139 marche VF-141 del Reparto Volo dei Vigili del Fuoco di stanza all'Aeroporto di Milano-Malpensa. Le due parti sono state depositate al campo da calcio di Gignese e da lì trasportate a mezzo camion al Tecnoparco di Verbania.

Il 17 gennaio 2022 con l’assistenza dei vigili del fuoco di Verbania, i tecnici del LA.T.I.F. (Laboratorio Tecnologico Impianti a Fune) di Trento hanno smontato il blocco delle teste fuse della cabina 4, la gemella di quella precipitata il 23 maggio, ricoverata presso la stazione dell'Alpino, per consentire valutazioni comparate con quello della vettura 3, che è stato smontato nel pomeriggio presso un capannone della Protezione Civile al Tecnoparco di Verbania, dove la cabina 3 è custodita. I tecnici hanno smontato il blocco completo, ma hanno prelevato per i test e l'apertura solo il blocco dal lato in cui la fune si è spezzata (semianello).

Il 26 maggio 2022 la commissione di indagine istituita dalla DiGIFeMa (Direzione Generale per le Investigazioni Ferroviarie e Marittime) predispone la relazione intermedia di indagine a un anno dall'evento.

Il 19 maggio 2023 la Procura della Repubblica di Verbania ha comunicato la conclusione delle indagini; sono state avviate azioni legali nei confronti di sei persone, di cui tre appartenenti alla società esercente la funivia e tre alla società Leitner, che si era assunta la responsabilità della sicurezza della funivia tramite un contratto di manutenzione. La società esercente è accusata di non aver effettuato i controlli previsti e, inoltre, di aver redatto verbali di controlli non effettuati; Leitner è accusata di non aver usato la necessaria diligenza nella supervisione dei processi di manutenzione e ispezione ad essa affidati.

Il 2 maggio 2024, su iniziativa del tribunale di Verbania, l'impianto funiviario è stato dissequestrato. L'operazione è stata realizzata su richiesta del comune di Stresa, che intende ricostruire completamente la struttura entro il 2025.

Il 18 giugno 2024 si è svolta l’udienza preliminare nell’ambito del procedimento giudiziario. La Procura della Repubblica di Verbania ha comunicato che aprirà il procedimento principale nei confronti delle seguenti persone: Luigi Nerini, proprietario della società funiviaria, Enrico Perocchio, direttore operativo, Gabriele Tadini, ingegnere capo, Martin Leitner, vicepresidente della Leitner AG, e Peter Rabanser, responsabile del servizio clienti della Leitner AG. Inoltre, il pubblico ministero presenterà accuse anche contro la società funiviaria stessa e contro la Leitner AG. Tuttavia, il procedimento contro Anton Seeber, presidente della Leitner AG, verrà archiviato poiché il settore degli impianti a fune non rientrava nel suo ambito di competenza. La Procura ha respinto la richiesta di conciliazione del direttore dello stabilimento.

Il 19 ottobre 2024, il Gup di Verbania Rosa Maria Fornelli, restituisce gli atti al Pubblico Ministero, chiedendo il rifacimento da capo del procedimento relativo all'udienza preliminare.

Il 21 marzo 2025, il sostituto procuratore della Repubblica di Verbania, Laura Carrera, ha nuovamente chiuso l'inchiesta, e notificato il secondo avviso di conclusione indagini a Gabriele Tadini, Luigi Nerini, Enrico Perocchio, Martin Leitner e Peter Rabanser. Sono invece state stralciate le posizioni delle società Ferrovie del Mottarone e Leitner.

Il 23 aprile 2025, la Procura della Repubblica di Verbania ha chiesto il rinvio a giudizio per Gabriele Tadini, Luigi Nerini, Enrico Perocchio, Martin Leitner e Peter Rabanser.

Il 18 settembre 2025, oltre quattro anni dopo il grave incidente della funivia, furono rese note le condanne inflitte ai responsabili: i tre imputati raggiunsero un accordo con il tribunale di Verbania sulle condanne. L'ex direttore operativo della funivia del Mottarone, Enrico Tadini, ricevette una condanna a quattro anni e cinque mesi di reclusione; Il direttore operativo Enrico Perocchio ricevette una condanna a tre anni e undici mesi, ed il proprietario della funivia Luigi Nerini una condanna a tre anni e dieci mesi. In Italia, per coloro che ricevono pene detentive più brevi, è possibile richiedere che la pena venga scontata tramite lavori socialmente utili. I tre uomini probabilmente non dovranno quindi scontare la pena in carcere.

Considerazioni La causa dell'evento è stata determinata dalla rottura della fune traente (semianello superiore) in corrispondenza dell'attacco a testa fusa alla cabina n.3. La gravità dell'evento è stata amplificata dall'inibizione dolosa di due barriere del sistema di sicurezza dell'impianto che hanno comportato l'inefficacia delle azioni progettualmente previste, quali:

L'intervento del freno di emergenza sulla fune portante che avrebbe potuto arrestare la cabina n.3, in analogia a quanto avvenuto con la cabina n.4 correttamente frenata. L'intervento dei finecorsa del contrappeso della fune traente agenti sul freno meccanico di emergenza, che avrebbe evitato variazioni allo sforzo di trazione al semianello superiore della fune traente in caso di arresto del contrappeso per raggiungimento dei finecorsa comandando il freno sull'argano principale.

Prime ipotesi

Si ritiene che la rottura della fune traente superiore in corrispondenza dell'attacco a testa fusa possa essere intervenuta per diverse concause: