L'assedio di Milano del 1523 fu un episodio militare della guerra d'Italia del 1521-1526. La guarnigione della città guidata da Prospero Colonna riuscì a resistere per quasi due mesi ad un assedio portato da un esercito francese numericamente superiore al comando del Gran Ammiraglio Guillaume Gouffier de Bonnivet, che alla fine rinunciò all'impresa per l'impossibilità di affamarla e il rischio di essere a sua volta tagliato fuori dai rifornimenti.
Antefatti Nell'estate del 1523 re Francesco I di Francia avviò una nuova campagna militare volta alla riconquista del Ducato di Milano, perso l'anno precedente (eccetto alcuni castelli e piazzeforti) in seguito alla disfatta subita alla battaglia della Bicocca. I francesi riuscirono a convincere la Confederazione Elvetica ad appoggiarli ancora una volta nell'impresa con un esercito di circa uomini e a bloccare i passi montani affinché il Ducato non fosse soccorso dai lanzichenecchi, sebbene il Cantone di Zurigo si opponesse a tale decisione. In agosto un esercito di circa uomini marciò verso la Val di Susa ma alla fine del mese, quando Francesco I era ormai giunto ad Embrun, apprese della rivolta di Carlo III di Borbone-Montpensier che si era alleato con Carlo V ribellandosi alla sua autorità. Fu così costretto a tornare indietro con parte delle truppe e affidò il comando della campagna militare a Guillaume Gouffier de Bonnivet, Ammiraglio di Francia..
A Milano in quegli stessi giorni il duca Francesco II Sforza era appena sopravvissuto ad un attentato da parte di Bonifacio Visconti mentre stava cavalcando sulla strada che collegava la capitale del Ducato a Monza e aveva fatto arrestare alcuni dei congiurati. Prospero Colonna, capitano generale delle forze imperiali, era spesso costretto a letto da una patologia che gli causava gravi sintomi gastrointestinali e talvolta colpi apoplettici. In ogni caso, consapevole delle mosse del re francese, il Duca aveva inviato messi e denaro in Germania per reclutare lanzichenecchi e aveva fatto condurre a Milano e Pavia le vettovaglie necessarie per resistere ad un lungo assedio..
Il 5 settembre il Colonna si riprese e marciò alla testa di fanti e cavalieri pesanti italiani verso le sponde del Ticino inviando fanti spagnoli per presidiare Novara ed altrettanti per difendere Alessandria. Il suo obiettivo era di temporeggiare, impedendo il passaggio del fiume al nemico sino all'arrivo dei lanzichenecchi, dei quali stavano scendendo dalla Val Camonica mentre gli altri erano accampati attorno a Trento. I francesi guidati dal Bonnivet nel frattempo avevano valicato le Alpi, percorso la Val di Susa e si erano accampati tra Torino ed Asti con fanti e 800 lance. Gli svizzeri, dopo essersi radunati a Bellinzona, avevano raggiunto Ivrea ed erano in attesa della paga per congiungersi ai francesi..
Il 13 settembre i francesi, dopo essersi uniti agli svizzeri nel vercellese, raggiunsero le sponde occidentali del Ticino, piantarono l'artiglieria e iniziarono a tirare contro i nemici che si erano accampati sulla riva opposta presso Boffalora, sfruttando la posizione favorevole dovuta al fatto che l'argine occidentale era più alto di quello orientale. I genieri nel frattempo si accinsero a realizzare due o tre ponti di barche per poter attraversare il fiume che furono completati la sera stessa. Il Colonna, forse colto di sorpresa dalla rapidità di movimento e dall'intenzione di puntare direttamente su Milano o Pavia da parte dei francesi e restìo a rischiare una battaglia campale, tanto più contro un nemico in significativa superiorità numerica, decise prudentemente di ritirarsi da Boffalora e si attestò a Bereguardo, in attesa della successiva mossa del nemico..
Il 15 settembre il Colonna inviò Antonio de Leyva e Giovanni delle Bande Nere a presidiare Pavia con fanti e qualche centinaio di cavalieri ciascuno e poi decise di ritirarsi a Milano. I francesi passarono il Ticino senza contrasto, presero Abbiategrasso e la sera si accamparono a Binasco, a metà strada tra Milano e Pavia.
Il 17 settembre i francesi inviarono 400 cavalleggeri sino al parco del Castello di Porta Giovia per ispezionare le difese della città ma Giovanni delle Bande Nere uscì a sua volta con i suoi cavalleggeri e li costrinse a ritirarsi fino a Binasco. Durante la notte il Colonna chiamò il popolo alle armi per verificare se fosse in grado di accorrere rapidamente alla difesa delle fortificazioni della città e i milanesi si fecero trovare pronti. Divise poi i fanti spagnoli e i lanzichenecchi in tre squadre comandate da lui stesso, dal Duca e da Girolamo Morone, ciascuno dei quali fu deputato alla difesa di una delle tre porte di maggiore rilevanza strategica: Porta Vercellina, Porta Ticinese e Porta Romana. Le altre porte e i borghi della città furono presidiati dai fanti italiani che componevano le compagnie di ventura al soldo del Ducato di Milano, ciascuna si trovò così ad essere difesa da 200-500 fanti. La riserva sarebbe stata costituita da una milizia cittadina composta da milanesi. La guarnigione di Milano restò sveglia tutta la notte ma i francesi per quel giorno non attaccarono.
Il 18 settembre i francesi iniziarono ad effettuare le spianate sul lato meridionale della città e si avvicinarono al borgo di Porta Ticinese. Temendo un assalto, la fanteria spagnola effettuò una sortita che diede luogo ad una prima scaramuccia in cui i francesi persero 60 uomini e gli spagnoli 18 tra morti e feriti..
Assedio
Preparazione Il 19 settembre entrarono a Milano i restanti lanzichenecchi. Per prepararsi all'imminente assedio il Colonna fece abbattere quelle case del borgo di Porta Romana che si trovavano fuori dalle fortificazioni e fece fare le spianate. I francesi dedicarono la giornata a deviare il corso del Naviglio Grande e della Martesana per impedire il funzionamento dei mulini ad acqua e a distruggere quelli presenti nei pressi di Porta Vercellina, Porta Ticinese, Porta Comasina e lungo il Lambro. Fecero inoltre passare oltre il Ticino i carriaggi e l'artiglieria e si accamparono tra Gaggiano e San Cristoforo sul Naviglio, a sud-ovest di Milano. Poco dopo il de Leyva uscì da Pavia, intercettò parte dei carriaggi, ne massacrò le guardie e a distrusse il più meridionale dei tre ponti realizzati sul Ticino..
Due giorni dopo le guarnigioni di Tortona e Alessandria, circa fanti in tutto, fecero ingresso a Milano insieme ad alcuni rinforzi pontifici provenienti dalla Romagna. Insieme a queste città i francesi occuparono anche Monza, Novara e infine Lodi, precedentemente presidiata dal marchese Federico II Gonzaga. Il 24 settembre francesi e 14 pezzi d'artiglieria si mossero alla volta di Cremona per assediarla. I restanti si spostarono da San Cristoforo e Porta Ticinese accampandosi a 5 miglia a sud-ovest di Milano, presso Chiaravalle. Il borgo, famoso per la sua abbazia cistercense (in cui alloggiò il Bonnivet), per tutta la durata dell'assedio avrebbe rappresentato il quartier generale dei francesi..
La battaglia di Trezzo
I milanesi nel frattempo dovettero far fronte all'impossibilità di macinare il frumento con i mulini ad acqua. Fecero pertanto entrare in città un gran numero di mole per poterlo macinare a mano, iniziarono la costruzione di alcuni mulini a la fogia di Puglia all'interno delle mura e ordinarono ai borghi di montagna di produrre quanta più farina possibile che sarebbe stata poi trasportata sotto scorta a Milano sulle strade che attraversavano Trezzo, Como e la Brianza. Il 1 ottobre, per cercare di interrompere la via di vettovagliamento che passava per Trezzo, Bernabò Visconti mosse da Cassano su Trezzo alla testa di 500 cavalieri e cercò di assaltare il borgo che tuttavia riuscì a resistere grazie alle buone fortificazioni. Decise allora di tendere un'imboscata appostandosi nei boschi vicini in attesa del successivo convoglio. Il giorno dopo Giovanni delle Bande Nere uscì da Milano e arrivò a Trezzo per scortare dei carri contenenti farina. Avendo appreso della presenza di cavalieri francesi nelle vicinanze, lasciò un distaccamento di 500 archibugieri nei boschi tra Trezzo e Vaprio d'Adda. Quando i francesi videro il convoglio, subito lo assaltarono, al che Giovanni li attirò nel luogo prestabilito facendoli cadere in un'imboscata nella quale la maggior parte di loro fu catturata o uccisa. Bernabò Visconti fu ferito ad un braccio. La sera stessa Giovanni rientrò a Milano facendo sfilare carri e prigionieri tra le grida di giubilo del popolo. I francesi per rappresaglia giustiziarono tutti i prigionieri catturati sino a quel momento..
Prime sortite All'inizio di ottobre, mentre a Milano il pane non mancava e veniva venduto a prezzi solo leggermente più elevati del consueto, nell'accampamento francese iniziò ad esservi penuria di cibo, in parte a causa di un insufficiente vettovagliamento dovuto alle continue sortite da parte della guarnigione di Pavia e dei cavalleggeri di Giovanni delle Bande Nere, in parte per la carenza di vivandieri che non riuscivano a produrre abbastanza pane in loco. Il Bonnivet ordinò quindi ai suoi uomini di saccheggiare i borghi della campagna milanese e di trasportare tutto il bestiame al sicuro ad Abbiategrasso. Le ristrettezze e i ritardi nelle paghe furono però sufficienti a spingere una parte degli svizzeri a disertare in piccoli gruppi da 25-50 fanti e la restante a chiedere tre paghe per non tornare a casa e 10 pezzi d'artiglieria in ostaggio come garanzia che i francesi rispettassero i patti. Non potendo fare a meno di loro, i francesi dovettero cedere alle richieste. Se da una parte l'esercito francese si indeboliva per le diserzioni elvetiche, dall'altra però si rafforzava per l'arrivo di migliaia di fanti e alcune squadre di cavalieri guidate da Jacques de La Palice, Francesco di Borbone-Vendôme e Renzo degli Anguillara..
Il 10 ottobre lo spagnolo Hernando de Alarcón entrò a Milano e fece costruire un alto bastione nei pressi di Porta Romana, vi piazzò alcuni pezzi d'artiglieria e tirò contro l'accampamento svizzero che subì gravi danni. Gli svizzeri risposero al fuoco con i propri cannoni riuscendo a distruggere la fortificazione. Il giorno successivo lo spagnolo ne fece realizzare due e fece lo stesso per sei ore in direzione dell'accampamento francese. Una palla di cannone centro in pieno un nobile attendente del Bonnivet che si trovava in piedi accanto a lui. Il 12 ottobre la fanteria spagnola, contravvenendo agli ordini, effettuò una grande sortita e si scontrò ferocemente con i francesi; vi furono molti morti e feriti da ambo le parti ma gli spagnoli riuscirono a ricondurre in città ben 120 cavalli, cosicché, dopo meno di un mese d'assedio, ai francesi erano già stati catturati oltre 700 cavalli..
I tentativi di affamare la città