Fu un artista a cavallo tra il barocco e il rococò, nonché una delle figure centrali del panorama artistico locale, tra le poche personalità napoletane maestra in tutte e tre le arti: pittura (sia dipinti che affreschi), scultura e architettura.

É figlio dell'architetto e scultore Lorenzo Vaccaro, mentre non ha alcun grado di parentela con gli altri due artisti del Seicento napoletano, i pittori Andrea e suo figlio Nicola Vaccaro.

Biografia Gli inizi Figlio dello scultore Lorenzo Vaccaro e di Caterina Bottigliero, il De Dominici afferma che il Vaccaro fu battezzato nella chiesa di Sant'Arcangelo agli Armieri. Il padre avviò la carriera del giovane ragazzo verso gli studi giuridici, tuttavia il Vaccaro continuò ad applicarsi al disegno all'insaputa del genitore.

Il De Dominici scrisse: «Ma benché Domenico Antonio attendesse con ogni applicazione alli studi, ad ogni modo non potendo ricalcitrare alla forte inclinazione datali dalla natura, spesso applicava al disegno, istruendo egli medesimo li discepoli di suo padre, ed in particolare il testé mentovato Bartolomeo Granucci, ed il Bottigliero, allora più giovani degli altri scolari di Lorenzo, il quale veduto i disegni di suo figliuolo, altamente lo sgridò, dicendogli assolutamente, che non voleva ch'ei prendesse amore al disegno, ma solamente attendesse alle lettere.». Nel testo continua: «Ubbidì Domenico Antonio al paterno comando, ma non tralasciò la sua geniale applicazione, e raddoppiando fatica venne ad ubbidire al padre, ed a contentare il suo genio. Studiò filosofia, e dopo la legge, ove era l'intenzione di suo padre applicarlo. Indi passò a studiare geometria, e meccanica, e tutto il tempo che l'avanzava applicava segretamente al disegno, quale nascondeva sotto i medesimi scritti per non farsi sorprendere da Lorenzo».

Dopo una breve partenza del padre Lorenzo a Roma, durata due mesi, il ragazzo approfittò per continuare a dipingere, allorché al ritorno del genitore, vedendo questi un'opera del figlio, secondo il De Dominici una scenetta di Siringa e Pan, diede consenso al ragazzo di proseguire la sua inclinazione artistica. Il giovane Domenico Antonio dunque ritornò a studiare matematica, il disegno e l'architettura e frequentò la bottega paterna prima di passare come allievo del pittore Francesco Solimena, dove apprese le tecniche di pittura.

Nella bottega del Solimena conobbe anche il giovane Ferdinando Sanfelice, tra di loro vi era una notevole reciproca stima, al punto che il Sanfelice chiamò Domenico Antonio a sostituirlo nella realizzazione della chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua, quando nel 1735 dovette ritornare a Napoli. Nel 1691 realizzò insieme al padre il Carro del Battaglino per la chiesa dell'Immacolata Concezione e Purificazione di Maria de' nobili in Montecalvario.

Le prime esperienze

Il 16 marzo 1696 insieme al padre lavorò al baldacchino d'argento presso la chiesa di Santa Maria Donnalbina. Il 30 ottobre dipinse la Visione mistica di San Bonaventura nella basilica di San Lorenzo Maggiore. Tra il 1697 e il 1705 dipinse il Salomone che adora un dio pagano oggi a Detroit.Attribuitogli da Nicola Spinosa (in precedenza si riteneva fosse opera del Solimena). Dal 1698 al 1717 riprogettò la chiesa di San Michele Arcangelo ad Anacapri da cui riprenderà il tema planimetrico nel suo capolavoro degli anni successivi ai Quartieri Spagnoli.

Nel 1704, a Capua dipinse una tela della Madonna con Cristo e un santo. Il successivo anno realizza il bozzetto dell'affresco San Domenico resuscita il nipote del Cardinale Stefano Orsini per la volta della sacrestia della basilica di San Domenico Maggiore, l'opera non fu mai realizzata perché i domenicani affidarono la commessa a Francesco Solimena. Tra il 1705 e il 1708 risale una delle più belle sculture barocche in bronzo realizzate dai Vaccaro: il San Sebastiano morente, l'opera, attualmente conservata nel Tesoro della cattedrale di San Paolo ad Aversa.

Dalla morte del padre agli albori della maturità artistica Il 10 agosto 1705 Lorenzo venne ucciso da due sicari lasciando incompiute numerose opere scultoree. Il 12 agosto Domenico Antonio, insieme alla madre e ai fratelli, per volere espresso, seppellirono Lorenzo a Torre del Greco, nella chiesa di Santa Croce. Dopo quattro giorni lavorò ai marmi decorativi nella chiesa di San Giorgio Maggiore lasciati incompiuti dal padre. Contemporaneamente lavorò come scultore presso la chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi.

Il 18 giugno 1708 scolpì il ritratto del giureconsulto Francesco Raetano, nel medesimo anno completò le sculture in marmo bianco nella cappella di San Giovanni Battista alla certosa di San Martino, le sculture furono già approntate da Lorenzo prima di morire. Partecipò, nel 1709, al completamento dell'edicola di San Gennaro sul sagrato della chiesa di Santa Caterina a Formiello, progettata nel 1706 dal Sanfelice che fu aiutato nelle sculture da Lorenzo Vaccaro. Nel dicembre progettò la decorazione della cappella di San Gennaro ancora alla certosa, nel medesimo tempo dipinse la Deposizione nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Secondigliano. Tra il marzo del 1710 e il luglio 1711 fu operativo, insieme al Sanfelice, Andrea d'Aste e Domenico Catuogno alla decorazione del duomo di Amalfi; il Vaccaro e il Catuogno furono gli ideatori del paliotto argenteo, parzialmente trafugato.

Nel 1712 realizzò il modellino in creta e successivamente in legno per il busto del santo patrono di Avellino, il 19 gennaio i governatori della cappella di Sant'Antimo e gli orefici Alessandro Cioffi, Gennaro Cioffi e Stefano Reccia chiesero la realizzazione di un modellino di creta del busto da realizzarsi attraverso atto notarile stipulato tra i governatori e dagli orefici alla presenza del notaio Gregorio Servillo. Il 15 ottobre del medesimo iniziarono i lavori di ridecorazione della navata della basilica di San Paolo Maggiore con l'aiuto del marmoraro Giuseppe Lamberto, allo stesso periodo risaliva anche la statua dell'Angelo custode nella stessa chiesa.

Il 24 aprile 1713 ricevette un pagamento per il bassorilievo di San Gennaro alla Certosa. Dopo due anni realizzò due statue per la chiesa di San Ferdinando. Nel settembre 1717, su commissione dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, cominciò i lavori di rifacimento alla chiesa di Santa Maria della Pace, il Vaccaro si occupò della riprogettazione degli stucchi, marmi, tele e inferriete. Nel 1718 curò le decorazioni marmoree nella nuova chiesa di San Francesco delle Cappuccinelle, insieme a Giovan Battista Nauclerio.

La maturità artistica

Il 13 settembre 1718 Domenico Antonio fu incaricato di realizzare il modello della chiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvario con la collaborazione degli ingegneri Giuseppe Lucchese e Filippo Marinelli, mentre i suoli furono ispezionati dal Sanfelice. Il 20 ottobre fu stipulato il contratto fra i governatori e i capomastri. Nel 1719 iniziò a scolpire i bassorilievi sulla vita di san Gaetano nella cripta di San Paolo Maggiore di cui i pagamenti dell'opera dureranno anche nei successivi anni. Nello stesso anno scolpì diverse sculture, una ad Aversa, due puttini nella cappella di San Tommaso d'Aquino nella chiesa di San Domenico Maggiore e fornisce i disegni per una statua di San Guglielmo per il Santuario di Montevergine.

Il 3 giugno 1720, a quarantadue anni, ricevette l'incarico di realizzare il modello della statua di Sant'Andrea che servì per la definitiva in argento realizzata da Andrea De Blasio, il 23 dicembre è presso la congregazione di Santa Maria dei Sette Dolori, situata nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria della Solitaria.

Il 14 maggio 1721, dall'unione con Giuseppina Pierro, nacque Filippo, primo dei dieci figli di Domenico Antonio. Nel frattempo diresse la fabbrica del restauro della chiesa della Santissima Annunziata di Casamarciano. Nel 1724 progettò il palazzo di Carlo De Costanzo, di cui però non è individuato l'edificio. L'anno successivo lavorò presso la chiesa di San Domenico Maggiore e apprezzò i lavori fatti presso il palazzo di Pacecco Carafa a San Biagio dei Librari, nel 1726 disegnò il pavimento della chiesa di Santa Maria Vecchia,La chiesa venne demolita nell'Ottocento. disegnò anche il pavimento della basilica di San Lorenzo Maggiore e fu anche autore del pavimento in marmo, cotto e piperno nella chiesa di San Domenico Maggiore.

Dal 1724 fino alla sua morte abitò nel palazzo di Magnocavallo, che l'architetto stesso rifece. Nel maggio 1728, gli argentieri Nicola e Gaetano Avellino consegnarono all'abate dell'abbazia di San Michele Arcangelo a Procida la statua del santo patrono disegnata dal Vaccaro. Nel medesimo anno fu attivo presso l'abitazione di Francesco Piatti nella progettazione dei piperni; nella casa del canonico Giovan Battista Cestaro, ubicata al supportico Lopez, lavorò alla realizzazione degli stucchi.

Domenico Antonio firmò, nel 1728, le tele nella chiesa di Santa Maria di Monteverginella, intanto realizzò il polverino presso la chiesa di Santa Maria della Carità e disegnò le porte e le finestre del palazzo di Gaetano Sorrentino presso la chiesa di Santa Maria Ognibene. Gli furono commissionati poi gli stucchi presso la chiesa di Santa Maria della Stella e nel 1729 lavorò presso il teatro Nuovo. Progettò una macchina della cuccagna in onore Maria Elisabetta d'Asburgo, al 1729 risalivano anche pagamenti effettuati al maestro fabbricatore Giovanni Azzolini riguardo ai lavori effettuati presso i chiostri della basilica di Santa Chiara; in quegli stessi anni fu attivo nella chiesa di Santa Maria della Stella e al palazzo Biscardi presso il ponte di Chiaia.

Nel 1731 diresse i lavori del palazzo dei principi di Roccella e della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Fu attivo presso la collegiata di Santa Maria delle Grazie e contemporaneamente progettò il palazzo Spinelli di Tarsia.

Dopo il sisma del 1732 fu incaricato dall'abate Angelo Federico della ricostruzione del palazzo abbaziale di Loreto, si occupò del restauro della chiesa dei Santi Bernardo e Margherita a Fonseca disegnando stucchi e marmi e affidando l'esecuzione a Giovanni Saggese, Orazio Cortese e Domenico Gadaleto. Nel 1734 lavorò presso la chiesa di Santa Maria del Rosario a Portamedina, al rifacimento della chiesa nolana delle Anime al Purgatorio, alla chiesa di Santa Maria della Carità e alla villa di Nicola Morcaldi a Portici.Nel 1735 eseguì, di sua mano, la decorazione pittorica del quarto nobile dipalazzo Spinelli e affidò, invece, al Martinetto la realizzazione degli stucchi del complesso di San Gaudioso; fu operativo presso la chiesa di Santa Sofia e di altri complessi religiosi nel giuglianese. Fu l'autore del rifacimento del complesso abbaziale di San Guglielmo del Goleto, e nel 1737 disegnò il modello della statua di San Domenico da porsi sulla guglia.

Dopo due anni eseguì gli affreschi del passetto della Regina al palazzo Reale di Napoli: gli affreschi, lAllegoria della Maestà Regia e lo Spirito Santo benedice l'unione coniugale, furono eseguiti con la tecnica a tempera, gessetto e sanguigna su volte incannucciate. Contemporaneamente fu operativo nuovamente a Portici presso la villa del principe Caramanico, presso la basilica di San Giacomo degli Spagnoli e al casino di Tommaso Cito presso l'Infrascata.L'attuale Via Salvator Rosa.

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