La fiamma del peccato (Double Indemnity) è un film del 1944 diretto da Billy Wilder e interpretato da Fred MacMurray, Barbara Stanwyck e Edward G. Robinson, adattamento dell'omonimo romanzo di James M. Cain del 1943.

Candidato a sette premi Oscar, è considerato uno dei primi e più rappresentativi film noir per la cupa ambientazione urbana e l'intensa caratterizzazione dei personaggi, in particolare della dark lady Phyllis Dietrichson, interpretata da Stanwyck e classificatasi 8ª tra i migliori cattivi della storia del cinema secondo l'American Film Institute.

La sceneggiatura, scritta da Wilder con il noto autore di narrativa hard boiled Raymond Chandler, è risultata 26ª nella 101 Greatest Screenplays della Writers Guild of America West e nel 1992 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, in quanto giudicato "di rilevante valore estetico, culturale e storico". Nel 1998 l'AFI lo ha posizionato al 38º posto nella lista dei 100 migliori film statunitensi di sempre e nell'edizione aggiornata del 2007 è salito al 29º posto. Lo stesso anno è entrato nella Film Hall of Fame della Online Film & Television Association.

Trama

Los Angeles, 1938. L'agente assicurativo Walter Neff rientra a tarda notte nel suo ufficio presso la compagnia Pacific All Risk. Indebolito da una ferita alla spalla, inizia a confessare la sua storia al dittafono del collega Barton Keyes.

Inizia così il lungo flashback che caratterizza la gran parte del film, partendo dall'incontro tra Neff e l'affascinante Phyllis Dietrichson, insoddisfatta moglie di un suo cliente che gli propone di eliminare l'anziano e avaro marito dopo avergli fatto stipulare a sua insaputa una cospicua polizza sugli infortuni. Neff appare irreprensibile, ma Phyllis sa come usare l'arma della seduzione e non ci mette molto a convincerlo. I due pianificano quindi l'omicidio in modo da far sembrare la morte una caduta accidentale da un treno, così da rendere valida la clausola della doppia indennità e raddoppiare il capitale liquidato.

Il crimine viene compiuto secondo i piani, ma l’arguto Barton Keyes sospetta un omicidio e crede che Phyllis abbia assassinato il marito con l'aiuto di un complice con cui ha intrecciato una relazione, che identifica nel fidanzato di Lola, figlia di primo letto di Dietrichson. Neff capisce di essere stato usato dalla donna e si reca da lei con l'intenzione di ucciderla, ma Phyllis spara per prima ferendolo alla spalla; Neff si avvicina e, nonostante la donna lo abbracci dicendogli di aver capito di amarlo, le spara a bruciapelo.

Si ritorna quindi all'inizio, quando Keyes arriva giusto in tempo per ascoltare la confessione e scoprire la verità sull'amico.

Produzione

Nel 1936 il romanzo La morte paga doppio fu pubblicato da James M. Cain in forma seriale sulla rivista Liberty. La storia traeva ispirazione dal caso di Ruth Snyder, condannata alla sedia elettrica nel 1927 per aver ucciso il marito, con la complicità del commesso viaggiatore Henry Judd Gray, dopo averlo convinto a stipulare un'assicurazione sulla vita di 48.000 dollari con la clausola della "doppia indennità".

L'agente dello scrittore inviò a tutte le major di Hollywood una copia del romanzo e la richiesta di 25.000 dollari per la cessione dei diritti cinematografici.. Le offerte furono però subito bloccate da una lettera inviata agli studi di produzione da Joseph Breen, responsabile della Production Code Administration, in cui affermò che un eventuale film sarebbe stato sicuramente bocciato in quanto la trama violava le disposizioni del Codice Hays, le linee guida che specificavano cosa fosse o non fosse considerato "moralmente accettabile" nella produzione di film:

Nel settembre del 1943, quando Double Indemnity fu incluso nella raccolta di Cain intitolata Three of a Kind, il dirigente della Paramount Joseph Sistrom pensò che il materiale sarebbe stato perfetto per il regista Billy Wilder e acquistò i diritti per 15.000 dollari.. Lo studio presentò una bozza dell'adattamento alla PCA, ma la risposta fu identica a quella di otto anni prima. Dopo che Wilder e lo sceneggiatore Charles Brackett ebbero apportato alcune modifiche, l'amministrazione approvò il progetto ma impose ulteriori "correzioni" riguardanti la scena in cui Phyllis è coperta solo da un asciugamano (ritenuta troppo provocante), l'intera sequenza della disposizione del cadavere sui binari e la scena finale della camera a gas.

Sceneggiatura Sebbene avesse lavorato al primo adattamento, Brackett decise che l'argomento era troppo scabroso e si ritirò dal progetto, costringendo Wilder a trovare un altro collaboratore. La prima scelta fu lo stesso autore del romanzo, che stava però lavorando per un altro studio (sebbene abbia in seguito sostenuto che non gli fu mai chiesto). per cui Joseph Sistrom, grande ammiratore de Il grande sonno, suggerì il nome di Raymond Chandler. In seguito il regista avrebbe ricordato con disappunto il loro primo incontro: aspettandosi un ex investigatore privato che aveva trasformato le sue esperienze in una prosa coraggiosa, si trovò davanti quello che avrebbe poi descritto come un uomo dall'aspetto di un contabile. Essendo nuovo a Hollywood, Chandler decise di sfruttare l'opportunità e chiese 150 dollari a settimana, rimanendo molto sorpreso quando Sistrom gli disse che avevano programmato di dargli 750 dollari a settimana.

Per aiutarlo a stendere la sceneggiatura, Billy Wilder gli diede una copia di quella che nel 1941 aveva scritto con Brackett per La porta d'oro di Mitchell Leisen, per la quale aveva ricevuto una candidatura agli Oscar. Dopo una settimana Chandler presentò ottanta pagine che Wilder descrisse come "inutili istruzioni per le riprese", informando poi lo scrittore che avrebbero dovuto lavorare insieme, lentamente e meticolosamente. Il rapporto tra i due si rivelò molto tormentato nei mesi successivi e ad un certo punto Chandler si licenziò, sottoponendo alla Paramount una lunga lista di lamentele sul perché non potesse più lavorare con Wilder. Quest'ultimo, che ammirava l'abilità di Chandler con le parole ed era certo che il suo lavoro si sarebbe tradotto molto bene sullo schermo, lo convinse a proseguire e la coppia apportò alcuni cambiamenti alla storia, a partire dal personaggio di Barton Keyes che fu trasformato dal collaboratore piuttosto ordinario di Walter Neff nel suo mentore. Lo stesso protagonista maschile (Walter Huff nel romanzo) nel film si sarebbe dovuto chiamare Walter Ness, ma Wilder scoprì che a Beverly Hills viveva un omonimo venditore di assicurazioni e per evitare di essere citato in giudizio per diffamazione lo cambiò in Walter Neff.

Wilder e Chandler cercarono di conservare il maggior numero possibile dei dialoghi originali, fino a che il secondo si rese conto che non si sarebbero adattati bene sullo schermo. Seccato dal fatto che lo scrittore non ne inserisse di più nella sceneggiatura, Wilder chiamò un paio di attori dello studio per leggere ad alta voce i passaggi originali, dovendo alla fine riconoscere che aveva ragione.. Chandler fece anche molto lavoro sul campo e prese grandi quantità di note visitando le varie location, per dare un senso di realismo alla Los Angeles rappresentata nel film..

Nel novembre 1945, dopo un anno dall'uscita del film, lo scrittore pubblicò su The Atlantic Monthly un pezzo intitolato "Writers in Hollywood", in cui lamentava: «Il primo film a cui ho lavorato è stato candidato per un Academy Award (se questo significa qualcosa), ma non sono stato nemmeno invitato alla rassegna stampa che si è tenuta proprio allo studio».. Tuttavia, trascurò di menzionare che la Paramount gli aveva mantenuto lo stipendio durante le otto settimane di riprese e che nessuna modifica alla sceneggiatura era stata consentita senza la sua approvazione, una posizione a quei tempi quasi impensabile per uno sceneggiatore appena arrivato a Hollywood. Offeso, Wilder rispose dicendo: «Non lo abbiamo invitato alla preview? Come avremmo potuto, era ubriaco sotto un tavolo da Lucy's!»Lucy's El Adobe Cafe è un locale frequentato dalle star e dai dipendenti della Paramount.

In una lettera del 1950, Chandler riconobbe che «lavorare con Billy Wilder... è stata un'esperienza dolorosa e probabilmente ha abbreviato la mia vita, ma ho appreso il massimo che potevo sulla scrittura per lo schermo, il che non è molto», alla quale il regista rispose che Chandler lo aveva irritato più di qualsiasi altro scrittore con cui avesse lavorato.

Cast

Barbara Stanwyck fu scelta per il ruolo di Phyllis Dietrichson dopo il rifiuto di Susan Hayward e Mona Freeman,. anche se inizialmente si mostrò innervosita nell'apprendere che il personaggio da interpretare era una donna spietata: «Dissi "Adoro la sceneggiatura e ti voglio bene, ma dopo tutti questi anni di eroine mi spaventa un po' interpretare una vera e propria assassina". Wilder, giustamente, mi guardò e disse "Bene, sei un'attrice o un coniglio?" e io dissi "Beh, spero di essere un'attrice". Disse "Allora accetta la parte". L'ho fatto e gli sono molto grata».. Fu il regista stesso a decidere di far indossare all'attrice una parrucca bionda, «per fare da complemento alla cavigliera... e per farla sembrare più sordida possibile». Non convinto, il produttore esecutivo Buddy DeSylva commentò: «Abbiamo assunto Barbara Stanwyck, e ci ritroviamo George Washington».

L'assegnazione del ruolo di Walter Neff si rivelò ancora più difficile. Brian Donlevy rifiutò perché lo considerava "troppo infido", mentre Dick Powell cercò in tutti i modi di aggiudicarsi la parte ma non gli fu consentito in quanto già sotto contratto con la MGM. George Raft disse che avrebbe accettato solo se alla fine il suo personaggio si fosse rivelato un agente dell'FBI che incastrava la protagonista, richiesta impossibile da esaudire perché troppo in contrasto con il romanzo originale.

Altri attori declinarono, tra cui Alan Ladd, James Cagney, Spencer Tracy, Gregory Peck, Fredric March e Fred MacMurray. Quest'ultimo in particolare era abituato a ruoli da bravo ragazzo, personaggi romantici e comici, e non si sentiva all'altezza della sfida. La perseveranza ostinata di Billy Wilder lo portò infine ad accettare, in modo simile a ciò che sarebbe accaduto nel 1960 per il ruolo dell'adultero Jeff Sheldrake in L'appartamento.

L'iniziale riluttanza di Edward G. Robinson ad accettare il ruolo di Barton Keyes fu in gran parte dovuta al fatto di essere "retrocesso" in terza posizione, con un personaggio molto meno presente sullo schermo rispetto ai due protagonisti. Alla fine accettò la parte e il fatto di essere in una fase di transizione della sua carriera, ricevendo oltretutto lo stesso compenso di Barbara Stanwyck e Fred MacMurray.

Il ruolo di Mr. Dietrichson fu affidato a Tom Powers, al suo debutto con il sonoro. La sua ultima apparizione risaliva infatti al 1917, in The Auction Block di Laurence Trimble, e il film dette il via alla seconda parte della sua carriera con molti ruoli da caratterista fino al 1955. Nel film compaiono, non accreditati, anche Edmund Cobb (il macchinista del treno), Teala Loring (la telefonista della Pacific All Risk) e Sam McDaniel (Charlie, il custode del garage). Dopo circa 16 minuti dall'inizio del film c'è un cameo di Raymond Chandler, seduto fuori dall'ufficio di Barton Keyes mentre passa MacMurray, al quale lancia un'occhiata da dietro il tascabile che sta leggendo. A parte un frammento di un video casalingo, non esistono in circolazione altri filmati in cui compare il romanziere.

Riprese