Biografia Nato nel 1819 da una famiglia distinta di Masserano, frequentò il seminario di Vercelli, dove fu ordinato sacerdote ed entrò nella congregazione diocesana degli oblati dei Santi Eusebio e Carlo di Vercelli, considerata vicina alla Compagnia di Gesù, di cui erano nemici i liberali.Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, p. 282
Dal 1845 al 1873 fu parroco di Trino Vercellese. Nel 1861, alla morte di Camillo Cavour si rifiutò di recitare l'orazione funebre, in quanto lo considerava colpevole di una politica avversa alla chiesa e scomunicato. Il 27 luglio il consiglio comunale di Trino si riunì in seduta straordinaria sotto la presidenza del sindaco avvocato Marcello Fracassi e approvò all'unanimità, 11 presenti su 20, un documento in cui stigmatizzava l'operato del parroco.
Eletto vescovo di Biella da papa Pio IX il 25 luglio 1873, entrò in diocesi il 7 settembre dello stesso anno, ma non avendo ancora ottenuto il regio exequatur prese provvisoria dimora nel seminario maggiore. Per lexequatur dovette attendere oltre tre anni, in cui gli fu impedito di godere del palazzo vescovile e dei beni della mensa vescovile.Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 363-364 Quintino Sella espresse le sue riserve su un vescovo nominato «dal solo papa (o meglio Don Bosco) senza presentazione del governo», riconoscendo l'influenza di don Giovanni Bosco a vantaggio del clero intransigente.Epistolario inedito di Quintino Sella, Torino, 1927, p. 275 cit. da Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, pp. 281-284
Si contrappose all'episcopato filogiansenista del suo predecessore Giovanni Pietro Losana e adottò per il seminario i testi dei neotomisti romani e napoletani invece dei testi rosminiani e persino preferiti alle pubblicazioni tomiste moderate del professore biellese Pietro Tarino. Si allineò così all'enciclica Aeterni Patris di papa Leone XIII, che gli rivolse personali apprezzamenti nel breve Gratulamur magnopere del 26 luglio 1880.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, pp. 213, 292-295 Tuttavia, serbò una certa continuità, confermando il vicario generale di monsignor Losana, Davide Riccardi, di cui preparò la nomina a vescovo, nonostante avesse simpatie conciliatoriste, attenuatesi tuttavia dopo il Concilio Vaticano I e la presa di Roma.Angelo Stefano Bessone, Preti e ambienti della Chiesa biellese intorno a don Oreste Fontanella, vol. 1, Biella, 1997, pp. 81-98
Celebrò il secondo sinodo diocesano nel 1882, in cui fra gli altri provvedimenti approvò un'associazione di preti diocesani che si dedicavano alla predicazione di missioni nelle parrocchie.Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 368-378
Pur pastore di una diocesi che per via dell'industrializzazione era attraversata dal movimento operaio, dimostrò una certa ostilità, soprattutto con la proibizione per le bandiere operaie di entrare in chiesa.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, p. 213 Quest'atto segnerà la rottura fra i cattolici e la grande maggioranza del movimento operaio, che espresse tendenze mazziniane, socialiste e anche apertamente anticlericali. Biella Cattolica, il giornale diocesano, sospettava le società operaie di essere inclini alla massoneria e le considerava in contrapposizione con le antiche confraternite religiose, che avevano anche scopi di mutuo soccorso. Secondo il diritto canonico potevano entrare in chiesa soltanto le bandiere e gli stendardi che erano stati benedetti e si potevano benedire solo quelle insegne che avevano simboli religiosi o appartenevano a confraternite erette canonicamente. Gli operai reclamano la benedizione, facendo leva sulla bontà dei fini civili delle loro società, in una testimonianza della crescente secolarizzazione e nel contempo di una volontà di non essere esclusi dalla chiesa, ai cui precetti e soprattutto alla carità e al soccorso fraterno si richiamano.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, pp. 272, 378Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 237-240, 368-370Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, pp. 282-283 La questione delle bandiere si trascinò a lungo: nel 1895 sarà indetto a Mosso un congresso per le bandiere, in cui gli interventi saranno ispirati a un anticlericalismo lampante. Al congresso seguiranno l'astensione dalla partecipazione ai funerali religiosi e le prime sepolture civili, in cui gli operai accompagneranno al cimitero le salme dei soci, con le bandiere e le bande musicali, ma senza l'intervento del clero.Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 246-253
Promosse l'attività sociale dell'Opera dei Congressi, la cui delegazione diocesana biellese fu costituita nel 1878, con cui volle rilanciare l'associazionismo cattolico, per contrastare l'ascendente delle società operaie di ispirazione laica e anticlericale: durante il suo episcopato furono fondate la Società operaia di mutuo soccorso di Santo Stefano di Biella e la Società operaia di Sant'Anna del Piazzo.Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, p. 285
Fu attivo nella diffusione della stampa cattolica, prima con la fondazione de Il Biellese, organo della diocesi di Biella fondato nel 1882,Interruppe poi le pubblicazioni nel 1883, ma rinacque nel 1887 con la testata Biella Cattolica, che nel 1902 riprese l'antico nome de Il Biellese poi con L'Oropa, uscito dal 1884 al 1886, ed espressione del cattolicesimo intransigente.Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, p. 286Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 405-414 La stampa cattolica si contrapponeva al giornale mazziniano La Sveglia, ferocemente anticlericale, di cui il vescovo proibì la lettura: secondo La Sveglia le dottrine di Cristo si potevano compendiare in una sola parola: "democrazia", ma l'acerrimo nemico della democrazia era «il prete».Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 152-154. Presenta una piccola antologia di massime anticlericali apparse su La Sveglia.
Nel 1877 diede alle stampe un corposo ProprioIl Proprio è un'aggiunta ai libri liturgici che include feste per una Chiesa locale. per la diocesi di Biella, con il titolo Officia in ecclesia bugellensi, che prevede ben 130 feste di santi.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, pp. 474-475 Nel 1874 aveva inaugurato il culto liturgico al beato Agostino de Fango, in seguito a ricerche storiche già incominciate durante l'episcopato precedente. Volle che quest'inaugurazione riuscisse imponente e nell'occasione convennero a Biella dieci vescovi piemontesi.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, p. 476 Altra devozione cara al vescovo fu quella al Sacro Cuore di Gesù, che diffuse in quasi tutte le parrocchie biellesi.Angelo Stefano Bessone, Il giansenismo nel Biellese, Biella, 1978, p. 292 Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, pp. 388-389
Decretò l'erezione delle parrocchie di Riva San Cassiano, Sant'Eurosia e San Giovanni d'Andorno.
Fondò il collegio De Fangis, superando l'impostazione del ginnasio-liceo del seminario voluto da Losana, che aveva rivendicato un ruolo attivo della diocesi nell'istruzione nei tempi in cui lo Stato istituiva scuole laiche. Il collegio De Fangis, considerato il terzo seminario, dopo il Seminario maggiore e quello minore per la formazione dei sacerdoti, era destinato agli alunni che non avrebbero potuto frequentare un'università e diventerà noto poi come l'istituto del padre Gurgo, dal nome del direttore, il filippino Agostino Gurgo.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, p. 303
Al Catechismo biellese fece aggiungere tre domande-risposte intorno al dogma dell'infallibilità pontificia definito nel Concilio Vaticano I:
Nel palazzo vescovile la camera in cui sotto il suo predecessore aveva soggiornato come ospite Giuseppe Garibaldi era rimasta disabitata e conservata senza mutamenti. Monsignor Leto non poteva tollerare che nel suo palazzo ci fosse posto per i cimeli garibaldini, liquidò il mobilio e trasformò la camera per sé.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, p. 394
Durante il suo episcopato il Santuario di Oropa, che per sfuggire agli incameramenti previsti dalle leggi eversive era stato fittiziamente trasformato in ospizio mediante una finzione giuridica, si dotò di uno Statuto organico che ne alterava ulteriormente il suo carattere di chiesa, riducendo a due i canonici nel consiglio di amministrazione, negando la presidenza al vescovo e diminuendo il numero di preti collegiali in servizio a Oropa. Se nel 1868 far passare Oropa come un ospizio aveva salvato il santuario dalla soppressione, nel 1878, facendo leva sulla pretesa natura di ospizio, lo Statuto intendeva trasformare il santuario in ciò che non era, negandone la storia.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, pp. 511-516Mario Trompetto, Storia del Santuario d'Oropa, Biella, Giovannacci, 1983, pp. 386-395
I suoi rapporti con il capitolo cattedrale non furono buoni, tanto che il vescovo intentò una causa a Roma contro il capitolo, perdendola. I canonici scrissero al vescovo che si voleva «rompere quella buona armonia e concordia che da più di anni quaranta regnava e regnar dovrebbe tra vescovo e capitolo», dimostrando una nostalgia del vescovo precedente.Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana (1789-1873), Biella, 2006, pp. 580-581 Ebbe invece ottimi rapporti con l'Oratorio di San Filippo, che lodò nelle sue relazioni a Roma.Angelo Stefano Bessone, Uomini tempi e ambienti operai che hanno preparato Oreste Fontanella, Biella, 1985, p. 381
Rinunciò alla diocesi per motivi di salute, ma forse anche in seguito ai contrasti con il capitolo, nel 1885 e dal 1896 si ritirò nell'ospizio di San Giovanni Evangelista di Torino, continuando l'attività pastorale di confessore. I canonici descriveranno il suo episcopato con parole di misuratissimo elogio: «nei dodici anni che resse questa diocesi [ha] esercitato con zelo ed attività il suo ministero episcopale, promovendo specialmente le opere di pietà e di devozione raccomandate dai sommi pontefici», in cui è facile leggere in filigrana le critiche verso il devozionalismo e una fedeltà al papa ritenuta eccessiva dai canonici che dimostravano una tendenza al cattolicesimo liberale.
Morì per una malattia cardiaca il 15 febbraio 1896. I funerali furono celebrati a Torino. Venne sepolto presso il cimitero di Trino il successivo 21 febbraio.
Genealogia episcopale e successione apostolica La genealogia episcopale è: Cardinale Scipione Rebiba Cardinale Giulio Antonio Santori Cardinale Girolamo Bernerio, O.P. Arcivescovo Galeazzo Sanvitale Cardinale Ludovico Ludovisi Cardinale Luigi Caetani Cardinale Ulderico Carpegna Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni Papa Benedetto XIII Papa Benedetto XIV Papa Clemente XIII Cardinale Bernardino Giraud Cardinale Alessandro Mattei Cardinale Pietro Francesco Galleffi Cardinale Giacomo Filippo Fransoni Arcivescovo Alessandro Riccardi di Netro Arcivescovo Lorenzo Gastaldi Arcivescovo Celestino Matteo Fissore Vescovo Basilio Leto
La successione apostolica è: Arcivescovo Davide Riccardi (1878)
Onorificenze
Note
Bibliografia Delmo Lebole, Storia della Chiesa biellese, vol. 19, Biella, Tip.Unione Biellese, 1984