La storia della Slesia riguarda gli eventi storici inerenti a questa regione geografica dell'Europa centrale. Nella seconda metà del II millennio a.C. (tarda età del bronzo), la Slesia apparteneva alla cultura lusaziana. Intorno al 500 a.C. arrivarono gli Sciti e in seguito i Celti, insediatisi nel sud e nel sud-ovest, rimasti in zona fino a quando, durante il I secolo a.C., i Silingi e altri popoli germanici si stabilirono in Slesia e hanno lasciato alcune tracce ancora oggi visibili. Gli slavi arrivarono in questo territorio intorno al VI secolo: i primi stati conosciuti in Slesia furono quelli della Grande Moravia e quello della Boemia. Nel X secolo, Miecislao I incorporò la Slesia nella Civitas Schinesghe, precursore del primo stato polacco e vi rimase all'interno fino al periodo della frammentazione della Polonia. Successivamente la regione andò divisa tra i duchi Piast discendenti di Ladislao II l'Esiliato, Alto Duca di Polonia.

Nel Medioevo, la Slesia appariva divisa in molti ducati governati da vari duchi della dinastia Piast; durante questa fase, l'influenza culturale ed etnica tedesca aumentò a causa degli immigrati provenienti dalle terre facenti capo al Sacro Romano Impero, portando lo sviluppo dell'economia della regione e l'adozione ad opera di alcune città dopo la loro fondazione del diritto urbano teutonico.

Tra il 1289 e il 1292 il re boemo Venceslao II divenne sovrano di alcuni ducati dell'Alta Slesia. In seguito, la Slesia divenne un possedimento della Corona di Boemia sotto il Sacro Romano Impero nel XIV secolo e passò alla monarchia asburgica nel 1526. Il ducato di Crossen fu ereditato dalla marca di Brandeburgo nel 1476 e, con la rinuncia del re Ferdinando I nel 1538, divenne parte integrante del Brandeburgo.

Nel 1742, una vasta sezione della Slesia fu conquistata dal re Federico II di Prussia nella guerra di successione austriaca e più tardi venne inglobata nella provincia prussiana della Slesia.

Dopo la prima guerra mondiale, la Bassa Slesia, di gran lunga popolata da tedeschi, rimase con la Germania, mentre l'Alta Slesia, dopo una serie di insurrezioni degli abitanti polacchi, andò divisa. Una sezione finì in mano alla Seconda Repubblica di Polonia e a livello amministrativo inglobata nel Voivodato di Slesia. La provincia prussiana della Slesia all'interno della Germania era divisa nelle province della Bassa Slesia e dell'Alta Slesia. La Slesia austriaca (ufficialmente: Ducato di Alta e Bassa Slesia; quasi corrispondente alla moderna Slesia ceca), la piccola porzione di Slesia conservata dall'Austria dopo le guerre del 1740-1763, entrò a far parte della neonata Cecoslovacchia. Durante il secondo conflitto globale, la Germania nazista invase le parti polacche dell'Alta Slesia: gli ebrei dovettero affrontare il genocidio durante l'Olocausto, mentre i piani tedeschi nei confronti dell'altra comunità dominante nella regione, i polacchi, prevedevano la pulizia etnica e lo sterminio biologico.

Nel 1945 entrambe le province furono occupate dall'Unione Sovietica; in base alle richieste dell'accordo di Potsdam, il grosso di questo territorio risultò poi ceduto alla Repubblica popolare polacca. La maggior parte della popolazione tedesca, che non era stata evacuata o non era fuggita, fu espulsa dall'amministrazione polacca appena arrivata, mentre i polacchi allontanati dalle frontiere polacche orientali si stabilirono nella regione.

Preistoria

I primi ritrovamenti che testimoniano la presenza umana in Slesia risalgono, secondo gli studiosi, a un arco temporale compreso tra i 230.000 e i 100.000 anni fa. La regione della Slesia tra la Vistola superiore e l'Oder superiore costituiva l'estremo punto settentrionale in cui abitavano delle tribù al momento dell'ultima glaciazione. Si stima che l'homo sapiens sia giunto in Slesia circa 35.000 anni fa: con il passare del tempo, la Slesia passò ad essere abitata da comunità che appartenevano a culture archeologiche mutevoli nell'età della pietra, del bronzo e del ferro, ma più frequentemente legate alla civiltà dell'Europa Antica. Nella tarda età del bronzo, la cultura lusaziana (in passato, variamente ipotizzata considerata come pre-germanica, proto-slava, tracia, carpo-dacia o illirica) copriva la Slesia. Successivamente, gli Sciti e i Celti (nello specifico, le tribù Boi, Cotini e Osi) svolsero un qualche ruolo all'interno del territorio della Slesia. Ancor più tardi, le comunità germaniche migrarono in Slesia, forse transitando dalla Germania settentrionale o dalla Scandinavia.

Celti in Slesia (IV-I secolo a.C.)

I Celti migrarono in Slesia in almeno due ondate: la prima arrivò nelle aree a nord dei Sudeti all'inizio del IV secolo a.C. e appartenevano alla cultura di La Tène. Gli archeologi hanno trovato prove della presenza celtica risalenti a quel periodo in aree di suoli löss a sud della moderna Breslavia, tra il fiume Bystrzyca e l'Oława, nonché sull'altopiano di Głubczyce, in particolare molte monete. Forse, il più grande insediamento celtico in Slesia risultava quello scavato nel sito di Nowa Cerekwia, in Alta Slesia, di dimensioni paragonabili agli insediamenti di Boi a Němčice in Moravia e a Roseldorf, nella Bassa Austria. Un'altra migrazione celtica verso aree della Polonia moderna avvenne probabilmente in parallelo con le invasioni di Grecia e Macedonia nel 279-277 a.C. A quel tempo la colonizzazione celtica si estese anche alla moderna Piccola Polonia e Subcarpazia.

La cultura celtica in Slesia fiorì durante il IV, il III e quasi per tutto il II secolo a.C., ma le prove archeologiche indicano un drammatico crollo demografico (e persino il completo spopolamento di alcune aree) entro la fine del II secolo a.C. Quei cambiamenti coincisero nel tempo con le migrazioni dei Cimbri e dei Teutoni, che attraversarono la Slesia diretti a sud. In quella precisa fase storica, tutte le tracce di abitazione sull'altopiano di Głubczyce scomparvero e la regione rimase disabitata per i successivi 150 anni: anche in altre parti del territorio celtico in Slesia la popolazione subì un drastico calo, ma non così totale come nei dintorni di Głubczyce. La coniazione di monete celtiche continuò in alcuni insediamenti fino alla fine del I secolo a.C., mentre dal I secolo d.C. in poi tutte le prove della cultura materiale celtica scompaiono dalla Slesia. La cultura di La Tène in Slesia fu sostituita da quella di Przeworsk.

Storia antica Le prime fonti scritte sulla Slesia risalgono agli anni in cui vissero Claudio Tolomeo (Germania Magna) e dal romano Tacito (De Germania). Secondo quest'ultimo, la Slesia del I secolo d.C. risultava abitata da una lega multietnica dominata dai Lugi, dai Silingi e, molto probabilmente, a un popolo vandalico che viveva a sud del mar Baltico nelle zone del fiume Laba (ovvero l'Elba), Oder e Vistola. Anche altre tribù germaniche orientali abitavano la regione.

Tra il 400 e il 500 d.C., i flussi migratori aveva indotto parecchie comunità germaniche orientali a continuare i loro spostamenti e lasciare la Slesia per l'Europa meridionale, mentre le tribù slave cominciarono ad apparire all'orizzonte e a insediarsi nella regione.

Tribù slave dell'Alto Medioevo

Fonti che descrivono la Slesia del IX e X secolo, come il Geografo bavarese (845 circa) o la cronaca di Tietmaro, indicano che l'area in seguito divenuta nota come Slesia era allora abitata da diverse tribù lechite, riportate in fonti scritte con i loro nomi latinizzati. Di seguito un elenco:

Gli Slesiani (Slenzan; Ślężanie) vivevano nelle terre vicino alla moderna Breslavia e lungo il fiume Ślęza, così come vicino al monte omonimo. Probabilmente contavano 60-75.000 persone e secondo il geografo bavarese, erano divisi in 15 civitates; Gli Opolini (anche Opolani o Opolanie) vivevano nelle terre vicino alla moderna Opole, contando un totale di approssimativamente 30-40.000 abitanti e 20 civitates; I Dadodesani (anche Dedosize o Dziadoszanie) vivevano nelle aree vicino alla moderna Głogów, contavano probabilmente 30.000 persone e 20 civitates; I Golensizi (Golęszyce), distribuiti nei pressi delle moderne Racibórz, Cieszyn e Opava, avevano formato delle civitates; I Lupiglaa (Głubczyce) viveva probabilmente sull'altopiano di Głubczyce e comprendeva 30 civitates; I Trieboviani (Trzebowianie), menzionati dal Documento di Praga (che descrive la situazione a partire dall'anno 973 o prima), occupavano aree vicino alla moderna Legnica e potevano contare circa 25-30.000 individui; I Poborani (anche Bobrani o Bobrzanie), citati anch'essi nel Documento di Praga, vivevano lungo il corso inferiore e medio del fiume Bóbr; Gli Psioviani (Pszowianie) vivevano vicino a Pszów, a est degli Opolani e ad ovest di Cracovia.

Grande Moravia e Ducato di Boemia Nel IX secolo, parti del territorio della Slesia caddero sotto l'influenza della Grande Moravia, il primo stato storicamente attestato nella regione. Dopo il declino di tale potenza, uno dei suoi successori, la Boemia, conquistò gradualmente la Slesia: all'inizio del X secolo, Vratislao I sottomise i Golensizi e conquistò poco dopo la Media Slesia. Suo figlio Boleslao I sottomise i Boborani tra il 950 e il 965 e successivamente anche Opolani e Dedosizi; la città di Bolesławiec porta tra l'altro il suo nome. I governanti boemi cercarono anche di evangelizzare la regione e aprirono la Slesia al commercio internazionale. Nel 973, quando viaggiò da Praga a Cracovia, l'esploratore e storico Ibrahim ibn Ya'qub attraversò la Slesia meridionale su una strada che in seguito divenne una delle principali rotte commerciali est/ovest.

Regno di Polonia

Alla fine del IX secolo la Slesia entrò nella sfera d'influenza di due vicini, il Sacro Romano Impero e la Polonia. Nel 971, per tentare di diffondere il cristianesimo in tale regione, l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I donò la decima del circondario di Dziadoszyce alla diocesi di Meißen, e nel 996 Ottone III definì l'Oder fino alla sorgente come il confine del Margraviato di Meißen. Tuttavia, tale statuizione non ebbe conseguenze pratiche, poiché lo stato polacco in espansione di Miecislao I conquistò contemporaneamente la Slesia. L'area dei Dadodesani era già stata incorporata nel 970 circa, mentre nel 990, nella guerra polacco-boema, il sovrano polacco annesse la Media Slesia e la città principale nell'area, Niemcza, con l'ausilio del Sacro Romano Impero, il quale sostenne la Polonia al fine di indebolire la Boemia. Il successore di Miecislao, Boleslao I, fondò nel 1000 una provincia ecclesiastica polacca indipendente, il vescovato di Breslavia, subordinato all'arcidiocesi di Gniezno..