Marte nelle opere di fantascienza è il pianeta che, più di ogni altro nel Sistema solare, ha alimentato l'immaginario narrativo della fantascienza, come mondo visitabile, sede di civiltà aliene o colonia del futuro. Compare come ambientazione narrativa almeno dalla metà del Seicento, ma divenne il pianeta privilegiato dell'immaginario fantastico soltanto alla fine dell'Ottocento, quando la Luna era già apparsa priva di vita. Ad attrarre gli scrittori contribuirono la vicinanza alla Terra, alcune somiglianze fisiche con essa, l'intenso colore rosso e soprattutto la presunta rete di canali osservata da Schiaparelli alla fine del XIX secolo, che la cultura di massa interpretò come opera di esseri non umani e che Percival Lowell trasformò nell'ipotesi di un'antica civiltà costruttrice. In questa prima fase prevalsero le storie utopiche; i progressi della planetologia ne avrebbero poi cambiato ripetutamente l'immagine nel Novecento.
La guerra dei mondi di H. G. Wells, pubblicato nel 1897, rappresentò una svolta: il racconto dell'invasione aliena della Terra da parte di sinistri marziani esercitò una vasta influenza sulla fantascienza successiva, introducendo i marziani come nemici implacabili accanto all'immagine utopica. Le creature intelligenti e antropomorfe furono raffigurate dapprima come esseri illuminati nelle utopie di fine Ottocento e inizio Novecento, poi come figure malvagie nelle opere ispirate a Wells, infine come popoli decadenti; quest'ultima immagine, resa popolare da Edgar Rice Burroughs nel ciclo di Barsoom, fu ripresa fra gli altri da Leigh Brackett. La narrativa del primo Novecento sviluppò accanto a questi marziani anche forme di vita più lontane dal modello umano.
Nella seconda metà del Novecento, man mano che le osservazioni e i dati raccolti dalle sonde di esplorazione di Marte confermavano l'inospitalità del pianeta, le storie sugli abitanti nativi lasciarono progressivamente spazio alla colonizzazione di Marte, pur continuando una parte minoritaria delle opere a raffigurare il pianeta nostalgicamente, secondo un'immagine superata dalla scienza. Nell'ultimo quarto del secolo si diffusero le storie sulla terraformazione di Marte, con la trasformazione del pianeta in un ambiente abitabile per gli esseri umani; negli anni novanta la Space Exploration Initiative e il lancio di nuove sonde nella seconda metà del decennio alimentarono le storie sulla prima missione umana e sull'insediamento in un futuro prossimo. Una stima pubblicata nel 2000 contava oltre cinquemila opere narrative dedicate fino ad allora a Marte; il pianeta ha poi continuato ad apparire in generi e mezzi espressivi diversi.
Marte immaginato Dall'antichità alla rivoluzione scientifica
Prima dei romanzi ottocenteschi ambientati sul pianeta, Marte non ebbe un ruolo importante nella narrativa, pur comparendo in alcune storie che attraversavano più luoghi del sistema solare. Fra gli antecedenti non fantascientifici figura la Divina Commedia: nel Paradiso Dante attraversa il cielo di Marte, sfera dei combattenti per la fede e luogo dell'incontro con Cacciaguida. Nel 1656 l'opera Itinerarium exstaticum di Athanasius Kircher raffigurò il pianeta come un globo ostile e vulcanico. Nei Colloqui sulla pluralità dei mondi (Entretiens sur la pluralité des mondes) di Bernard le Bovier de Fontenelle, pubblicati nel 1686, Marte è trattato solo brevemente rispetto agli altri pianeti.
Visioni settecentesche e ottocentesche
Nel Settecento Marte continuò a comparire in opere che non lo assumevano come ambientazione principale. Una delle prime apparizioni del pianeta nella letteratura fantastica si trova ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Descrivendo la società di scienziati di Laputa, Swift attribuisce loro la scoperta di due satelliti marziani invisibili agli astronomi del resto del mondo. Venticinque anni più tardi anche Voltaire, nel racconto filosofico Micromega del 1752, accennò all'esistenza di due lune attorno al pianeta. Poiché i due piccoli satelliti di Marte furono scoperti soltanto nel 1877, Swift e Voltaire sono ricordati come loro "predittori" letterari. A metà del Settecento, Marte fu associato anche al destino ultraterreno degli esseri umani. Nell'anonimo A Voyage to the World in the Centre of the Earth del 1755 il pianeta è un luogo celeste nel quale, fra gli altri, Alessandro Magno gode di una seconda vita; nel De Telluribus in Mundo Nostro Solari di Emanuel Swedenborg, pubblicato nel 1758, è abitato da esseri contraddistinti da onestà e virtù morale. Nel Voyage de Milord Céton dans les sept planètes di Marie-Anne de Roumier-Robert, pubblicato nel 1765, soldati reincarnati vagano in un paesaggio devastato dalla guerra.
Durante l'Ottocento Marte continuò a comparire nei viaggi attraverso più pianeti: nell'anonimo A Fantastical Excursion into the Planets del 1839, per esempio, è diviso fra gli dei romani Marte e Vulcano. A Narrative of the Travels and Adventures of Paul Aermont among the Planets di Benjamin F. Field, uscito nel 1873, lo include fra le tappe di un viaggio in pallone e lo descrive come culturalmente più vicino alla Terra degli altri mondi visitati. In Aleriel, or A Voyage to Other Worlds di W. S. Lach-Szyrma, pubblicato nel 1883, un visitatore proveniente da Venere riferisce agli abitanti della Terra i caratteri della società marziana. Fra le prime opere di fantascienza incentrate sul pianeta figura Across the Zodiac di Percy Greg, apparso nel 1880.
Quando, alla fine dell'Ottocento, apparve chiaro che la Luna era priva di vita, Marte divenne il luogo extraterrestre più popolare della narrativa. La crescente attenzione per il paranormale e per il pianeta favorì allora le storie di reincarnazione marziana. In Uranie di Camille Flammarion, pubblicato nel 1889, gli esseri umani rinascono su Marte come forma di aldilà; Daybreak: A Romance of an Old World di James Cowan del 1896 immagina Gesù reincarnato sul pianeta; in The Certainty of a Future Life in Mars di Louis Pope Gratacap, uscito nel 1903, il protagonista riceve da Marte un messaggio in codice Morse inviato dal padre defunto. La telepatia compare in Across the Zodiac di Greg; il racconto The Blindman's World di Edward Bellamy, pubblicato nel 1886, si fonda sulla precognizione.
In quel periodo si fece comune attribuire a Marte un nome locale. Il pianeta è chiamato Glintan in Mr. Stranger's Sealed Packet di Hugh MacColl del 1889, Oron in Messages from Mars, By Aid of the Telescope Plant di Robert D. Braine del 1892 e Barsoom in Sotto le lune di Marte di Edgar Rice Burroughs del 1912; nel 1938 C. S. Lewis riprese l'espediente in Lontano dal pianeta silenzioso, denominando il pianeta Malacandra. Compaiono anche marziani capaci di parlare lingue terrestri, facoltà che gli autori giustificano in modi differenti. In Pharaoh's Broker di Ellsworth Douglass del 1899 essi parlano ebraico, poiché Marte attraverserebbe le medesime fasi storiche della Terra con alcune migliaia di anni di ritardo, trovandosi quindi all'epoca della cattività degli Israeliti nell'Egitto biblico. In A Honeymoon in Space di George Griffith del 1901 usano l'inglese, considerato la lingua più "comoda". Nel ciclo di Barsoom, Burroughs popola il pianeta di gruppi marziani distinti per colore e coinvolti in rapporti conflittuali.
Viaggi verso il pianeta rosso
Negli Stati Uniti uno dei primi viaggi letterari verso Marte è Across the Zodiac (1880) di Percy Greg: il protagonista raggiunge il pianeta su un'astronave ad antigravità, scoprendovi una civiltà dittatoriale fondata sulla poligamia e sul commercio delle donne. Nell'Inghilterra di fine Ottocento rientrano fra questi viaggi il romanzo utopico A Plunge into Space (1890) dell'irlandese Robert Cromie e A Honeymoon in Space (1901) di George C. Griffith, dove una "luna di miele nello spazio" conduce allo scontro con una società che ha eliminato le emozioni. Nell'Europa continentale offrirono proprie versioni del pianeta i francesi Camille Flammarion, Gustave Le Rouge e J. H. Rosny aîné, oltre al tedesco Kurd Laßwitz. I mezzi di viaggio variavano da un'opera all'altra. Accanto alle astronavi, come quella di To Mars via the Moon: An Astronomical Story di Mark Wicks del 1911, compaiono il tappeto volante di Lieut. Gullivar Jones: His Vacation di Edwin Lester Arnold del 1905, il pallone aerostatico di A Narrative of the Travels and Adventures of Paul Aermont among the Planets e l'"aeroplano" di Unveiling a Parallel: A Romance di Alice Ilgenfritz Jones ed Ella Robinson Merchant del 1893.
Il viaggio poteva svolgersi anche senza un veicolo materiale: nella commedia A Message from Mars di Richard Ganthony del 1899 avviene in sogno; in Sotto le lune di Marte di Burroughs avviene per proiezione astrale. In Messages from Mars, By Aid of the Telescope Plant di Braine e nel romanzo polacco W nieznane światy di Władysław Umiński del 1894, i personaggi rimangono sulla Terra, comunicando a distanza mediante appositi dispositivi. L'antigravità è impiegata in Across the Zodiac di Greg, Mr. Stranger's Sealed Packet di MacColl e A Plunge into Space di Robert Cromie del 1890. In alcuni casi il mezzo di trasporto non è spiegato. In The Man from Mars: His Morals, Politics and Religion di Thomas Blot del 1891 e in A Cityless and Countryless World di Henry Olerich del 1893 avviene il contrario: sono i marziani a raggiungere la Terra.
Canali di Marte
Durante l'opposizione di Marte del 1877 l'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli annunciò di avere osservato sulla superficie marziana strutture lineari, da lui chiamate canali; il termine fu poi interpretato e tradotto in inglese come canals. Gli astronomi che ne accettavano la controversa esistenza li consideravano in genere vie d'acqua. I canali comparvero per la prima volta in un'opera narrativa nell'anonimo Politics and Life in Mars del 1883, dove i marziani vivono nell'acqua. Le osservazioni di Schiaparelli e, forse, la resa di canali con canals anziché channels indussero Percival Lowell a interpretarli come costruzioni artificiali; l'astronomo divulgò l'ipotesi in Mars del 1895, Mars and Its Canals del 1906 e Mars as the Abode of Life del 1908. Secondo Lowell, una civiltà antica e avanzata, morente o già estinta, aveva scavato vasti canali d'irrigazione per sopravvivere su un pianeta sempre più arido. Questa immagine influenzò gli scrittori per diversi decenni; i canali divennero così una componente stabile del Marte romantico, come nel ciclo di Barsoom di Burroughs.
Le opere che non immaginavano veri corsi d'acqua spiegavano comunque le linee rette con fenomeni differenti, fra cui i simoom o vaste distese di vegetazione. Benché le osservazioni telescopiche più accurate di astronomi quali Eugène Michel Antoniadi avessero presto indebolito la teoria, i canali continuarono a comparire nella narrativa. Ne sono esempi Planet Plane di John Wyndham del 1936, Lontano dal pianeta silenzioso di C. S. Lewis del 1938 e Il pianeta rosso di Robert A. Heinlein del 1949. Rispondendo alle critiche di J. B. S. Haldane, Lewis precisò di averli inclusi non perché li ritenesse reali, bensì perché appartenevano alla tradizione popolare. Il sorvolo compiuto da Mariner 4 nel 1965 mostrò infine che si trattava di illusioni ottiche.
Utopie e mondi alternativi