La classe Arleigh A. Burke è una classe di cacciatorpediniere entrata in servizio nell'US Navy negli anni novanta. Si tratta di navi dotate di un complesso sistema missilistico controllato da radar, denominato AEGIS, lo stesso che è stato introdotto originariamente sugli incrociatori ; queste unità hanno rappresentato il primo approccio della US Navy alla realizzazione di unità con caratteristiche stealth. Costruiti in "flights", cioè serie successive, per permettere di correggere quei difetti o lacune che l'impiego operativo fa emergere, essi costituiscono la componente principale delle unità navali antiaeree della marina statunitense.

Origini Nome Il nome di Arleigh Albert Burke (1901–1996), assegnato alla prima nave, e quindi alla classe, ricorda uno spericolato comandante statunitense di cacciatorpediniere della seconda guerra mondiale, noto per l'audacia delle sue manovre ad alta velocità. Burke era soprannominato "31 nodi" perché riuscì nella considerevole impresa di raggiungere questa velocità in operazioni di combattimento notturno. Sopravvissuto alla guerra, divenne capo della Marina nel 1955-61, ed era ancora in vita al momento del varo della nave capoclasse, a cui poté assistere personalmente.Franco Prosperini. I caccia Arleig A. Burke in Rivista Italiana Difesa n.1, gennaio 1993.

Il nome delle navi fu in seguito abbreviato in "Burke" per semplicità.

Genesi Lo studio approfondito per le navi di questa classe iniziò nei primi anni ottanta. Durante il 1982 arrivarono i fondi per lo studio di fattibilità. Il progetto era noto come DDG-51, dal pannello numerico che sarebbe spettato alla capoclasse, il cinquantunesimo cacciatorpediniere missilistico dell'US Navy.

Nel 1984, dopo un lavoro di elaborazione e sviluppo congiunto tra il Centro Studi Navali di Alexandria e di quello di Washington, venne bandita tra i maggiori cantieri degli USA la gara per la realizzazione delle navi. Lo scopo era, inizialmente, quello di realizzare cacciatorpediniere idonei alla sostituzione di tutti i precedenti pari classe, come gli gli e i .

Il piano originale era numericamente più modesto di quello che è poi divenuto: si intendeva realizzare 29 navi, con un costo complessivo previsto in 27 miliardi di dollari, poi lievitato a 33 includendo le spese per lo sviluppo dei sistemi d'arma.

Fin dall'inizio l'obiettivo era di ottenere finanziamenti per 80 navi, attraverso la tradizionale politica dei finanziamenti pluriennali prevista dal bilancio della Difesa statunitense. Tale politica non consente di stabilire subito l'ammontare totale degli esemplari da produrre, causando problemi di efficienza produttiva e costi.

Tra le unità necessarie secondo i criteri del tempo vi erano 104 unità Protection Of Sealines (POS), per la protezione delle linee di comunicazione, e 120 Battle Force Combatants (BFC), unità da combattimento di prima linea. Tra le prime, vi erano le fregate (oltre 50 già realizzate) e loro eventuali versioni migliorate, nonché le 46 vecchie . Erano le BFC ad essere le più importanti e potenti: gli incrociatori e i caccia Burke. I Ticonderoga sarebbero stati solo una ventina senza la possibilità di costruire ulteriori navi di questa classe. Fin da allora erano previste altre navi, ma in ogni caso si prevedeva già che i Burke sarebbero stati, fino almeno al 2025, l'elemento portante.

Questa era la pianificazione all'epoca della marina da "600 navi" che Ronald Reagan voleva fortemente (e che arrivò effettivamente a 588 unità operative nel 1990).

Dopo la fine della guerra fredda, le cose cambiarono rapidamente e intere classi di vecchie navi, vennero rapidamente ritirate, come anche classi di navi più recenti e più dispendiose. Tra le vittime delle riduzioni vi furono molte fregate Perry e tutte le fregate Knox, messe in riserva, radiate oppure vendute a clienti stranieri, essendo troppo vecchie per servire ancora a lungo. D'altra parte, dopo il tracollo sovietico non esisteva più una minaccia credibile alle linee oceaniche.

Le navi da combattimento di prima linea (ovvero quelle note come BFC), invece, sono rimaste di fondamentale importanza, quindi i Ticonderoga e i Burke hanno rimpiazzato tutte le navi di prima linea più vecchie, sia cacciatorpediniere che incrociatori, inclusi una decina a propulsione nucleare, appartenenti ad alcune classi ritirate dal servizio negli anni novanta.

Il sistema Aegis Ballistic Missile Defense System (BMD) di difesa antimissili balistici è stato applicato su 16 navi della classe Burke ed altre 6 sono programmate per un aggiornamento in questo senso anche se secondo altre fonti l'aggiornamento sarebbe programmato per tutte le navi della classe. Visti i tagli al bilancio, la produzione delle navi della classe Burke è in fase di riavvio al posto della prevista .

Filosofia progettuale

La costruzione dei cacciatorpediniere di questa classe è stata influenzata da molteplici esigenze, che ne hanno determinato le caratteristiche tecniche e soluzioni tecnologiche.

Sopravvivenza La sopravvivenza comprende innanzitutto la capacità di non farsi localizzare con facilità. Questa è nota come stealthiness (furtività). L'US Navy l'ha introdotta con questa classe, dopo varie altre caratterizzate da una segnatura radar più marcata, come gli Spruance. Differentemente dai tipi precedenti come i massicci Spruance e gli ancora più imponenti Ticos, le pareti dello scafo e delle sovrastrutture non sono pensate solo come grossi contenitori per armi e sensori, ma sono state progettate, grazie all'ausilio del CAD (progettazione assistita da elaboratore), con l'obiettivo di rendere la nave meno visibile all'osservazione, specie dei radar.

I Burke hanno un aspetto diverso dai tipi precedenti, anche se a scapito dell'aumentata complessità delle strutture e della riduzione del volume interno. Tutte le sovrastrutture e lo scafo hanno infatti una particolare inclinazione, che disperde i riflessi delle spazzate radar in ogni direzione, riducendo nettamente la segnatura radar. Materiali RAMRAM è acronimo di Radar absorbent material, ovvero un tipo di materiale che assorbe parzialmente il segnale radar. sono pure usati per assorbire parte dell'energia.

Sono state ridotte al minimo anche la segnatura termica e quella acustica. La prima con speciali sistemi per la miscelazione dell'aria, altrimenti molto calda, delle turbine a gas. La seconda con ulteriori contromisure, come l'insonorizzazione e giunti elastici per i supporti dei motori, e un sistema sotto lo scafo che rilascia uno strato di bolle d'aria per ridurre la scia e il rumore (il Prairie Masker canadese). Infine sono stati adottati accorgimenti per ridurre anche la segnatura magnetica, con l'adozione di sistemi di cinture magnetiche di degaussing di tipo avanzato e, per quanto possibile, di materiali amagnetici.

Data la vulnerabilità delle sovrastrutture in lega d'alluminio al fuoco, dimostrata dall'incrociatore USS Belknap (semidistrutto da un incendio) e dalle navi inglesi nella guerra delle Falkland, la ricerca di migliori possibilità di sopravvivenza ha richiesto una diversa e più robusta progettazione utilizzante materiali resistenti alle fiamme. Questi però erano più pesanti aumentando la massa delle sovrastrutture (già appesantite dalla presenza delle antenne radar SPY-1D), così riducendo la stabilità della nave (specialmente in rollio).

Il compromesso è stato trovato nella costruzione delle sovrastrutture utilizzando nuove leghe di acciaio leggere e ad alta resistenza, eccetto che per i due fumaioli ancora in alluminio. A parte questi la nave (scafo e sovrastrutture) è stata quindi costruita in acciaio. In aggiunta alla costruzione vera e propria, 70 tonnellate di kevlar sono state utilizzate per corazzare i punti vitali. Per risparmiare peso è stato comunque necessario erigere un'unica sovrastruttura di grandi dimensioni, piuttosto che due blocchi distinti come nei Ticonderoga. Questo ha comportato che tutte le 4 antenne del radar venissero raggruppate nel torrione anteriore.

La nave, a prescindere dai materiali da costruzione, deve poter sopravvivere a pesanti attacchi convenzionali e quindi le misure di controllo danni sono state portate a livelli elevati, mai prima di allora realizzati in una nave missilistica statunitense. In precedenza queste erano solo piattaforme di sensori e armi, senza riguardo per la resistenza ai danni subiti, perché semplicemente non erano presi in considerazione dato l'esteso impiego di armi nucleari previsto in una guerra totale e i compromessi dovuti all'installazione di un pesante parco di antenne elettroniche su navi piuttosto piccole. Il concetto era piuttosto quello di evitare di essere colpiti. L'esperienza reale ha peraltro dimostrato che questi criteri non portano a un buon risultato, rendendo necessaria anche l'attenzione agli effetti di danni a bordo, anche di tipo accidentale.

La protezione delle parti sensibili è affidata a corazze sia in kevlar che leghe metalliche. Particolarmente protette sono le munizioni, le centrali di controllo del combattimento e altri gangli vitali. A centro nave è presente una vera "cintura corazzata" antischegge, costituita dal kevlar e dalle paratie metalliche doppie, per destabilizzare con il primo strato e fermare con il secondo proiettili di piccolo calibro e schegge.

I sensori del radar SPY-1D sono costituiti da una schiera di antenne a dipoli in fase; riescono ad operare anche se danneggiati da schegge (gli "occhi" sono infatti molteplici e ciascuno può funzionare fino a quando ha l'alimentazione elettrica, indipendentemente dai danni subiti da quelli vicini), a differenza dei radar delle precedenti generazioni, basati su un unico grande sensore/ricevitore parabolico.

Schema di sopravvivenza Il lavoro di progettazione per la riduzione delle segnature non è pensato per rendere la nave immune alla scoperta, ma riduce la portata dei sensori, rendendo quindi minore la distanza richiesta per la localizzazione. Dato un sistema in grado di scoprire uno Spruance a 100 km, probabilmente rispetto ad un Burke tale distanza si ridurrebbe a soli 50 km, riducendo di conseguenza l'area di scoperta da parte del sistema nemico ad un quarto. Inoltre, poiché per colpire l'avversario dovrebbe serrare le distanze, aumenterà la probabilità di essere a sua volta localizzato e distrutto dai sensori di bordo abbinati a sistemi d'arma efficaci e temibili.

In caso la nave venga scoperta ed attaccata, la minore segnatura renderà possibile confondere più facilmente l'attaccante, ed azionando falsi bersagli, nubi di chaff, disturbi radar attivi, bengala e generatori acustici sarà più facile ingannare i sensori di ricerca di siluri e missili.

Infine, nel caso di impatti diretti, i Burke sono predisposti per sopravvivere anche con pesanti danni. Grazie all'elevata automazione, hanno un equipaggio relativamente poco numeroso, ma non tanto da non far fronte ad eventuali emergenze con apposite squadre. I sistemi di comando e controllo della nave sono sistemati nella parte inferiore dello scafo e protetti da paratie d'acciaio doppie. I depositi munizioni sono pure protetti, come i boccaporti dei lanciamissili. L'acciaio contribuisce ad evitare il propagarsi di incendi e danni distruttivi alle sovrastrutture. È poi stato fatto un notevole sforzo per dotare queste navi di una capacità informatica ridondante e distribuita: molti calcolatori e sottosistemi sono duplicati e distribuiti in vari locali, per non essere distrutti da un singolo colpo (le vecchie navi avevano un unico sistema di comando e controllo, vulnerabile ai colpi singoli o persino a semplici guasti).

I circuiti elettrici sono schermati contro gli impulsi elettromagnetici di un'esplosione nucleare (EMP), anche se tali impulsi trovano particolarmente adatte le antenne radio e radar per entrare e causare danni. Si è fatto se non altro uno sforzo per fare in modo che le EMP trovassero ostacoli alla loro azione distruttiva.