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Vita Nell'XI secolo la famiglia Lioy era scesa in Italia insieme ai normanni e, per servizi resi aveva ottenuto la nobiltà il cui motto recitava "Oculi mei semper ad Dominum". Nelle terre di Ripacandida (Lucania) dove si era stabilita era diventata una delle famiglie più influenti e autorevoli del luogo. Più tardi intorno al 1540 un Potenziano laureato in giurisprudenza (figlio di Domenico Lioy), si trasferì a Terlizzi in provincia di Bari divenendo governatore di quella città, mentre i discendenti si formarono come abili agricoltori.
Figlio di Francesco Domenico e Camilla Benarducci, Felice era: «Di statura giusta, delicata corporatura, faccia bianca, calvo nella fronte, tiene le ossa del pomo della faccia un po’ uscite in fuori, affettato nel parlare»
A terlizzi il giovane Felice fu introdotto alle pratiche agrarie e poi adulto mandato a Napoli per studiare scienze economiche sotto il celebre ed illuminato Abate Antonio Genovesi. L'economia restò la sua materia prediletta, anche se a Napoli esercitò poi l'avvocatura. Nel 1768 il Lioy faceva parte della Loggia «inglese» Perfect Union Lodge, insieme al fratello Gioacchino (sul piedilista denominato «gentiluomo») e a Giuseppe de Gemmis, un compaesano, fratello di Ferrante de Gemmis che aveva sposato la sorella di Felice. Il Lioy e Giuseppe de Gemmis fecero una rapida carriera massonica, ben presto il primo fu Segretario della sua Loggia, e quando il 30 settembre 1770, dopo la «sconfitta» delle Logge «olandesi», fu creata la Loggia «inglese» l'Harmonie, consistente di 10 FFr. ex «olandesi» e 10 FFr. ex Perfect Union Lodge, Lioy ne era l° Sorv. e de Gemmis 2° Sorv., tutti e due col grado di «maestro scozzese». Durante la grande «ribellione» massonica del 1773, Felice Lioy divenne Gran Segretario della nuova Gran Loggia NazionaleGran Maestro Nazionale: Principe di Caramanico;
Deputato Gran Maestro: Giovanni Gironda, Principe di Cannito;
Primo Gran Sorvegliante: Diego Naselli dei Principi d'Aragona;
Secondo Gran Sorvegliante: Eugenio di Sora;
Segretario: Avvocato Felice Lioy.
- Il Caramanico e Naselli erano molto legati alla regina Maria Carolina, ciò fa supporre che l'iniziativa di creare una loggia nazionale partisse dalla stessa. chiamata "Lo Zelo", egli infatti aveva seguito il Principe Caramanico il quale aveva dichiarato che un regno come quello di Napoli doveva avere una loggia propria e non essere sottomessa ad una straniera. Con Lioy come segretario, cominciarono a sorgere nel regno altre logge a Messina, Catania, Caltagirone, Gaeta, Aversa e a Terlizzi sua città natale. Ebbe in quel periodo anche corrispondenza epistolare con François Marie Arouet (Voltaire).
Durante tale incarico, il Lioy a Napoli difese alcuni massoni colti in flagrante il 2 marzo 1776 in una sorta di trappola delle forze di polizia del Regno di Napoli, organizzata da Bernardo Tanucci attraverso il fidato Gennaro Pallante. La trappola consisteva nel convocare una loggia massonica in una villa nei pressi della Reggia di Capodimonte e arrestare i suoi membri punendoli in modo esemplare. La difesa di Lioy fu, secondo le fonti, tanto efficace che finì col rovesciare i ruoli di accusatore e accusato con Gennaro Pallante che fu incriminato l'11 marzo 1777 di "messa in scena". Lioy è l'autore della Difesa dei Liberi Muratori e, avvisato da Giuseppe de Gemmis che Bernardo Tanucci voleva arrestarlo, scappò a Venezia; successivamente riparò a Parigi, Londra ed infine in Olanda.
Tornato in Italia, si stabilì a Vicenza, dove divenne amico di Francesco Modena. Nonostante gli fosse stato consentito di ritornare, preferì restare a Vicenza, dove sposò Cecilia Modena, l'unica figlia di Francesco. Cecilia era una coltissima scrittrice ed allieva di Antonio Canova. Un giorno il re di Prussia passò per Vicenza e lo stesso re, una volta giunto anche a Napoli, parlò bene di Felice Lioy con la regina Carolina. La regina era all'epoca aperta alle nuove idee illuministe e progressiste anche perché non era ancora scoppiata la Rivoluzione francese.. Grazie all'intervento del re di Prussia, Lioy fu richiamato a Napoli, dove fu nominato Cavaliere Costantiniano e gli fu chiesto di fare dei sopralluoghi nelle varie province della Puglia al fine di trovare delle soluzioni che migliorassero la loro situazione economica..
Giunto ad Altamura, Lioy incaricò Luca de Samuele Cagnazzi di fare un riassunto delle sue osservazioni raccolte in Puglia, che altro non erano che una raccolta di testimonianze di persone del posto quali ad esempio medici, preti, ecc. Cagnazzi risistemò il materiale raccolto da Lioy servendosene pochissimo e scrivendolo sulla base delle sue personali cognizioni piuttosto che su quello che gli veniva detto da Lioy. Alberto Fortis, l'amico di Cagnazzi che in quel periodo si trovava in Altamura, rimproverò Cagnazzi per aver aiutato Lioy il quale dimostrava molta superficialità nelle materie economiche. Cagnazzi giunse a Napoli pochi giorni dopo lo stesso Lioy e ricevette da questo molti compiti che gravarono sul Cagnazzi, tanto che Giuseppe de Gemmis gli consigliò di lasciarlo perdere. Grazie a Cagnazzi, Lioy poté fare un'ottima figura, presentando una relazione ben scritta alla Regia Segreteria delle Finanze del Regno di Napoli. Inoltre Cagnazzi ebbe l'occasione di controbattere con maggior ardore a Troiano Odazi che Cagnazzi considerava molto impreparato e che "parlava sempre male di Lioy"..
Nel 1789, Lioy fu nominato Intendente della grande Commenda della Magione in Sicilia (carica che detenne fino al 1812) e doveva nominare due suoi aiutanti di cui un Fiscale col grado di Uditore di Provincia e un Segretario Generale. Lioy scelse Cagnazzi come Segretario Generale, ma quest'ultimo preferì non accettare, essendosi consultato col marchese Carlo de Marco in quanto lo avrebbe distolto dalla carriera ecclesiastica. Lioy nominò allora Donato Tommasi, essendo Lioy in debito nei confronti del padre di Tommasi. Tommasi era all'epoca Marchese, Consigliere e Segretario di Stato ed era già noto per la sua opera su Gaetano Filangieri..
Col grado di intendente generale della real Commenda il cavaliere Lioy ebbe modo e facoltà di sperimentare le sue nuove idee sulla “manipolazione dei vini” a Partinico, Prizzi e a Palazzo Adriano, in quanto beni appartenenti alla Magione di Palermo (ente ecclesiastico/demaniale che amministrava moltissime proprietà).
A Palermo, ospitava spesso al pranzo della domenica l'amico francese Léon Dufourny, arrivato in Sicilia nel 1788 ed importante architetto neoclassico e studioso dell'archeologia classica. Il massone Dufourny intriso di cultura illuminista, riuscì ad inserirsi nell'alta società siciliana grazie all'appoggio del Lioy e della rete di logge massoniche presenti nell'isola. Altra personalità di spicco di quegli anni con cui il Lioy ebbe confronti e ragionamenti fu l'economista ed agronomo Paolo Balsamo, abate che scrisse la Costituzione siciliana del 1812.
Nel 1800 scrive tre opere;
Memoria per l'economia della farina che svolazza da' mulini, e da' vagli a mano nel cernerla dalla crusca.
Memoria per la manipolazione dei vini. Memorie sopra gli usi dell'alga marina nell'agricoltura e nelle arti.
Al Lioy viene affidato con l'arrivo del re Ferdinando III in Sicilia, con provvedimento del 23 giugno 1802, la soprintendenza e giurisdizione sui siti reali dei feudi nei territori di Badia, di Santa Maria, di Palazzo Adriano, di Partinico, di Prizzi e dei feudi Lupo e Ficuzza (quest’ultimi poi accorpati nell’unico sito del Real Bosco della Ficuzza).
Ferdinando III, verosimilmente scoraggiato dallo scenario politico internazionale (1798-99), si fece carico di una vasta operazione finalizzata alla fondazione di cospicui siti reali in Sicilia, destinati a specifiche attività di diletto o utilitaristiche, quali le battute di caccia e di pesca, l’itticoltura, la zootecnia e le sperimentazioni agrarie. Per l’acquisto delle proprietà fondiarie, il re ebbe modo di consultare il Lioy, per provata esperienza.
Il cavalier Felice Lioy “uomo di somma probità e nelle materie agricole espertissimo”, operando come intendente della Commenda della Magione, conscio della fertilità del terreno della città della Sala di Partinico, della ricchezza delle acque, dal clima temperato, suggerì al sovrano gli acquisti della Casina di Ballo a ridosso della montagna della Baronessa e successivamente le contrade circostanti del Castellaccio, di Crocifisso, della Sorgiva e Santa Croce, creando infine il possedimento del Real Podere di Partinico esteso 80 salme, che fu amministrato dal cavaliere Lioy con notevole diligenza. Con l’aiuto del Lioy che aveva potuto vedere le condizioni miserevoli e le ingiustizie subite dai partenicesi per opera del Senato di Palermo, il re che si trovava a soggiornare nei suoi nuovi possedimenti concesse al paese di Partinico il riconoscimento di Comune autonomo il 19 aprile 1800, ed il titolo di città il 25 successivo.
Lasciò la Sicilia nel 1812 e si trasferì a Vicenza, con una pensione del regno di Napoli di 600 ducati. E siccome era molto amico del colonnello Giuseppe Saverio Poli, questi in quella occasione gli dedico un sonetto. Morì nelle sue terre di Vancimuglio (frazione di Vicenza) nel 1826, accudito amorevolmente dalla figlia Maria Teresa che a casa tutti chiamavano Marietta.
Ebbe cinque figli:
Francesco, console del Regno di Napoli a Barcellona e a Genova; (sepolto a Napoli)
Leopoldo Maria Giovanni Rosario, (sposò la nipote Anna Maria Teresa Lioy di 13 anni più giovane, figlia della sorella Camilla), fu il padre di Paolo Lioy. (morto a Napoli il 24 maggio 1859) La coppia ebbe anche un primogenito che chiamarono Felice, morto a 13 anni cadendo da cavallo a Genova nel 1846. Camilla, sposò a Palermo Paolo Stazzone marchese di Bonfornello, portando in dote 2000 onze siciliane oltre a gioielli in oro. (sepolta a Palermo) Maria Teresa, donna pia ed adorna di ogni virtù. (sepolta a Vicenza) Ferdinando.
Incarichi Intendente della grande Commenda della Magione in Sicilia, nominato il 26.giugno del 1789.
Intendente dei Reali boschi di Sicilia, (1789)
Per entrambi gli incarichi riceveva ducati 2400 annui
Onorificenze Cavaliere Costantiniano 1788
Opere
Memorie sopra gli usi dell'alga marina nell'agricoltura e nelle arti. Palermo, 1800, real Stamperia.
Note
Bibliografia
Voci correlate Massoneria Repubblica Napoletana del 1799 Luca de Samuele Cagnazzi Real Podere di Partinico
Categoria:Antimassoneria