LArca sepolcrale di Berardo Maggi è un'opera scultorea realizzata in rosso ammonitico (121×197×101,5 cm) entro il primo quarto del XIV secolo e conservata nel duomo vecchio di Brescia.
Il monumento funebre è stato realizzato da uno sconosciuto maestro locale per conservare le spoglie mortali di Berardo Maggi, vescovo di Brescia dal 1275 al 1308. e, dal 1298 sino alla morte, principe e signore della città...
Il mausoleo rievoca gli atti compiuti in vita dal defunto attraverso un fitto e complesso apparato iconografico posto in corrispondenza del coperchio:. lo stesso Berardo era stato infatti pacificatore delle lotte intestine tra guelfi e ghibellini bresciani nel 1298, ammettendo in città la fazione ghibellina scacciata in precedenza e portando a una situazione di sostanziale rappacificazione.
Storia Un sarcofago per Berardo Maggi
La citazione è tratta dal Chronicus de rebus Brixie di Camillo Maggi e indica come il fratello dello stesso Berardo, Maffeo Maggi, si fosse premurato di fare collocare il sarcofago nella cosiddetta Rotonda, ossia nel duomo vecchio di Brescia.. Per spiegare l'intervento del fratello è opportuno chiarire gli eventi successivi la morte dello stesso Berardo, sopraggiunta nel 1308: vista la necessità di trovare un luogo per la sua sepoltura ed anche un degno sarcofago per la salma, fu lo stesso fratello Maffeo a prendersi carico della realizzazione del sarcofago e a farlo porre nel già detto luogo;. ad onor del vero, non si sa quale potesse essere l'originaria e precisa collocazione del sarcofago nel contesto della cattedrale, cioè se fosse vicino ad un qualche altare o collocato in una eventuale cappella privata, e per questo motivo si può procedere solo per ipotesi:... forse si trovava nei pressi dell'altare maggiore; forse, invece, nella cosiddetta Platea di Santa Maria.
Quasi sicuramente, comunque, il sepolcro del Maggi instaurava con la chiesa un dialogo sia simbolico che artistico piuttosto evidente, oltre che coerente e funzionale. In ogni caso, questa prima integrazione tra opera d'arte e il suo "contenitore" (il medesimo duomo vecchio) è preclusa all'osservatore contemporaneo: il mausoleo stesso è stato infatti collocato, dalla fine del XIX secolo, all'ingresso della cattedrale e risulta essere, dunque, privo di una qualunque integrazione con altari o luoghi liturgici del medesimo duomo vecchio.. Collocazione cronologica Per inquadrare con chiarezza lo spazio cronologico in cui fu realizzato il monumento funebre ci si può basare, ancora una volta, sul Chronicus de rebus Brixiae di Camillo Maggi, dal quale è tratta la citazione posta in apertura. La testimonianza del Chronicus, nondimeno, va sì considerata una preziosa fonte a cui attingere per delineare le vicende cronologiche dell'arca, ma va anche consultata con le dovute precauzioni, vista la distanza temporale di due secoli che intercorre tra gli eventi narrati e il narratore medesimo; inoltre lo stesso Camillo Maggi non riporta mai, nel corso della narrazione, su quali fonti si sia basato per descrivere i fatti che espone nella sua opera.
La fonte cinquecentesca, ciononostante, può far ipotizzare che il sepolcro di Berardo fosse stato già iniziato durante gli ultimi anni della sua signoria a Brescia (dunque nell'arco temporale 1303-1308);. sempre seguendo quanto detto nel Chronicus l'arca sepolcrale, alla luce della morte del vescovo nel 1308, sarebbe stata ultimata sotto le direttive del fratello, come già evidenziato in precedenza. È inoltre la stessa cronaca cinquecentesca a collocare la dipartita dello stesso Maffeo nel corso del 1311,Historia Camilli de Maggis cit., ms. A.III.20, cc.112-113 consentendo quindi di circoscrivere l'ultimazione del sarcofago entro quello stesso anno, e cioè il 1311. In definitiva, si può concludere che la grande arca sepolcrale sia stata ultimata plausibilmente tra la morte di Berardo (1308) e quella del fratello Maffeo (1311). Il Cinquecento attraverso una testimonianza settecentesca
Laddove per tutto il corso del XV secolo non vi sono notizie o fonti da riportare circa l'arca funeraria Maggi, si segnala invece nel corso del Cinquecento un importante evento, quale lo spostamento del sepolcro in questione, documentato ed ascrivibile nello specifico al 1571:.Lo spostamento del sarcofago e la sua plausibile muratura sono testimoniati da una ricevuta di pagamento al marangone Gerardo Bottani, del 9 giugno 1571, riportato anche in . (BQ, ms. F. VII.24, f. 170r, Liber boletarum fabrice ecclesie maiori) questo stesso intervento non giungeva isolato, ma anzi faceva parte del più ampio progetto, auspicato e promosso dall'allora vescovo di Brescia Domenico Bollani, di risistemazione degli interni della stessa cattedrale.. Alla luce di ciò il monumento funebre, dalla sua originaria e ignota collocazione, fu spostato, sopraelevato e con ogni probabilità murato nei pressi della cappella delle Sante Croci,Si veda appunto la testimonianza presente in , in cui egli dice che: come riportato da Baldassarre Zamboni, arciprete di Calvisano.. Sempre secondo la testimonianza di quest'ultimo l'arca sarebbe stata fissata nella parete del transetto sinistro (forse posta sul timpano di una porta, a sua volta comunicante con il corridoio tramite il quale si poteva raggiungere l'adiacente basilica di San Pietro de Dom)... La modifica degli interni della chiesa era da ricondurre a motivazioni di spazio e maggiore agibilità del luogo di culto per i fedeli: l'arca fu quindi spostata e posta appunto in una collocazione sopraelevata..
A seguito di questa plausibile muratura del sarcofago si può dedurre che uno dei suoi due lati fosse sacrificato alla vista e non più visibile: è forse in questa occasione, tra l'altro, che viene realizzata un'iscrizione sulla cassa marmorea mediante uno stile grafico in un ideale capitale umanistico, ben diverso da quello trecentesco del resto del sarcofago. Ulteriore elemento a riprova di una presunta posteriorità della scritta sulla cassa è l'utilizzo, nella medesima, dei numeri arabi, nel XIV secolo ancora non così diffusamente utilizzati; altro elemento a favore di questa lettura è la presenza del termine «princeps», mai utilizzato in vita dal Maggi, che anzi volle sempre definirsi come «Arbiter et arbitrator».... Sempre nello stesso frangente, oltretutto, sarebbero anche stati aggiunti i supporti circolari alla base della cassa (di 22 cm di diametro ciascuno), realizzati in pietra grigia e ricorrenti, in molti casi e come tipologia, nella scultura rinascimentale: ulteriore prova, quest'ultima, di un evidente rimaneggiamento del sepolcro trecentesco in piena età rinascimentale... Il testo dell'iscrizione apposta sulla cassa così recita:
Questo presunto innalzamento cinquecentesco del sarcofago, invero assai complicato sia per dimensioni che per peso del medesimo, avrebbe portato la tomba del Maggi ad armonizzarsi e normalizzarsi con gli altri esempi di monumenti funebri presenti nel duomo vecchio, tutti murati e sostanzialmente utilizzati come decorazioni parietali, come il caso del monumento funebre di Domenico de Dominici, quello di Balduino Lambertini e di Gianfrancesco Morosini. Tuttavia, stabilire con assoluta certezza quale fosse la posizione esatta del sepolcro, e se fosse effettivamente stato murato come riportato in precedenza, è argomento assai ostico: si è già detto di come sarebbe stato difficile issare l'arca e fissarla alla parete in questione, senza considerare poi i possibili cedimenti strutturali qualora la muratura fosse stata a tutti gli effetti portata a termine, specie in mancanza di contrafforti a sostenerne l'enorme peso; a detta delle testimonianze fornite dallo Zamboni, dal Rossi e dal Brunati la tomba sarebbe stata issata e collocata nel muro in questione, benché in realtà ciò sia altamente improbabile, per tutti i motivi sopra citati. È più plausibile, invece, che il pesante sarcofago sia stato sì innalzato e appoggiato alla parete, ma non murato..
Il Settecento e l'Ottocento A seguito di un silenzio durato per tutto il corso del '600 è il già citato Baldassarre Zamboni a riportare nella sua opera, dopo la seconda metà del XVIII secolo, notizie riguardo al sepolcro del Maggi, premurandosi anche di produrre stampe, illustrazioni e atti riguardo alla sua storia: il tutto è compiuto tramite l'uso di documentazione e note di supporto al testo, valutando quanto detto sulla base di ricerche personali circa la vita pubblica bresciana dei secoli precedenti. È proprio grazie alla testimonianza offerta dallo Zamboni che si può registrare, contestualmente all'epoca, la situazione dell'arca, vale a dire cioè la sua posizione nella cattedrale e le condizioni in cui versava: un disegno fornito nel codice permette infatti di comprendere che il monumento funebre era situato entro una nicchia e con alla base le sfere di supporto, aggiunte in età rinascimentale e già menzionate in precedenza...
Un'altra importante raffigurazione, questa volta ottocentesca, è fornita dallo storico Federico Odorici, il quale appunto nel 1856 realizza un disegno raffigurante la medesima arca:.La citazione riportata è sempre presente in egli predilige, in questa sede, riportare il lato più nascosto del sarcofago, ovvero quello accostato alla parete e per questo motivo meno visibile; in seguito illustra anche il lato più esposto ma in scala minore. È sempre l'Odorici, inoltre, a riportare nella sua Guida di Brescia che il monumento funebre, all'epoca, fosse accessibile all'osservatore tramite una «scaletta a tergo del monumento», a rimarcare ulteriormente la posizione sopraelevata dell'arca Maggi..
I restauri del Duomo vecchio ad opera di Luigi Arcioni
A ridosso della fine del XIX secolo furono avviati i cantieri per il restauro del duomo vecchio, supervisionati e diretti dall'architetto Luigi Arcioni.. Egli ebbe modo di compiere interventi ben mirati volti alla sistemazione del luogo di culto, come per esempio rabberciare le coperture interne della cattedrale, ricostruire l'originario ingresso romanico ribassato a doppia entrata: rimarcò inoltre la posizione dei pilastri ricoprendoli ed evidenziando anche il pavimento dell'ambulacro; riportò alla luce l'antica cripta di san Filastrio, fino ad allora sigillata ed utilizzata come fossa comune, ricostruendone gli ingressi; riscoprì tra l'altro le fondamenta della precedente cattedrale, la basilica di Santa Maria Maggiore de Dom, segnandone il perimetro nella pavimentazione mediante l'uso di pietre più scure e riportandone anche alla luce alcuni mosaici pavimentali..
In generale, inoltre, compì una risistemazione degli arredi liturgici, isolandoli e facendoli risaltare per valorizzarne ulteriormente la valenza simbolica e culturale; operazione, questa, compiuta in egual modo anche per l'arca di Berardo Maggi.. Il restauro del duomo vecchio si configurava dunque come una riqualificazione complessiva dell'edificio chiesastico e voleva restituire alla comunità la stessa struttura con un nuovo compito: avendo essa perso il ruolo di cattedrale cittadina a favore del duomo nuovo, le era assai più consona una veste museografica, di contenitore di opere d'arte e di storia della città...Questa nuova vocazione del duomo vecchio avrebbe trovato finale compimento nella mostra di arte sacra organizzata al suo interno nel corso del 1904 In virtù di questa rivalutazione generale, dunque, il monumento funebre del Maggi fu tolto dalla parete in cui era stato collocato più di tre secoli prima e posto di fronte l'entrata della cattedrale, posizionato decisamente più in vista e tuttavia isolato, privo di una qualunque integrazione con il resto delle opere d'arte della cattedrale.Si veda in ACMBS (Archivio dei Civici Musei di Brescia), faldone 1, in cui una nota manoscritta dell'Arcioni (con tutta probabilità del 1895), contenente gli interventi preventivati, riporta:
Descrizione
Veduta generale