Le guerre romano-volsche sono una serie di conflitti tra la Repubblica Romana ed il popolo dei Volsci nel IV sec. a.C. La migrazione dei popoli Volsci ed Equi del V sec. a.C. verso il sud del Latium fa entrare in conflitto i Latini con la città-stato dominante Roma. Alla fine del V sec. a.C. i Volsci si trovano a doversi difendere da Roma, fino ad essere sottomessi nel corso del IV sec. a.C. e del tutto assorbiti nella Repubblica Romana al termine delle guerre sannitiche. Gli storici antichi, ed in particolare Tito Livio, raccontano la gran parte degli avvenimenti militari del V e IV sec a.C. ma la loro esattezza è oggi rimessa in discussione dalla storiografia moderna.

La migrazione dei popoli osco-umbri del V sec. a.C. A partire dalla fine del VI sec. e durante tutto il V sec. a.C., Volsci ed Equi migrano verso il Latium, fu la maggiore migrazione di popoli dall'Appennino verso le pianure.. Le comunità latine prossime alla frontiera sembrano sopraffatte, ed in risposta a questa invasione, i latini stipulano un'alleanza con i romani nel 493 a.C., il Foedus Cassianum. Nasce così un'alleanza militare tra Roma, la Lega Latina, e gli Ernici che ne entrano a far parte qualche anno più tardi (486 a.C.) per la loro posizione mediana tra i contendenti.. Dalle fonti antiche si ricavano continui combattimenti, che vedono i romani contro i volsci o gli equi, durante il V sec. a.C.; questo conflitto è composto più da incursioni, saccheggi e schermaglie che dalle battaglie descritte.. Durante la seconda metà del V sec. a.C., i romani ed i latini sembrano arginare i popoli volsci ed equi: dalle fonti dell'epoca ricaviamo la fondazione di diverse colonie romano-latine mentre diminuisce la frequenza delle lotte contro Equi e Volsci.

Le guerre dal 389 al 367 a.C. Secondo la cronologia tradizionale, nel 390, il condottiero gallo Brenno, capo della tribù celtica dei Senoni, sconfisse l'esercito romano nella battaglia del fiume Allia saccheggiando Roma...

La Repubblica Romana controlla il territorio intorno a Roma e le terre di Veio.. Secondo Livio alcune tribù romane vengono create nel 389 a.C.; la Lega Latina si estende a sud di Roma e gli Ernici si sono stabiliti nella valle di Tolerum, altre colonie romano-latine si trovano a Velitrae e a Circeii, dove la popolazione comprende anche molti nativi Volsci..

Il territorio dei Volsci, il cui capoluogo sorge Antium sulla costa del Mar Tirreno, si estende dalle paludi pontine a sud delle città latine fino all'alta e media valle del Liri a est.

Le fonti antiche riportano che in seguito al sacco di Roma, Etruschi, Volsci ed Equi abbandonano l'alleanza per tentare un colpo fatale a Roma al contrario di Latini ed Ernici che disertano la battaglia Tito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 2. Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, XIV, 177, 1. Plutarco, Vite parallele, Marco Furio Camillo, 33, 1. ..

La battaglia del monte Marzio del 389 a.C. La storia secondo gli autori antichi

Gli storici Livio, Plutarco e Diodoro Siculo forniscono resoconti storici molto simili tra loro per questa campagna, gli scritti più dettagliati li abbiamo da Plutarco.

Secondo Plutarco e Diodoro Siculo, i tribuni militari con potestà consolare partono e stabiliscono un campo nei pressi del monte Marzio, che viene però attaccato e messo sotto assedio dai VolsciDiodoro Siculo, Bibliotheca historica, XIV, 117, 1-2. Plutarco, Vite parallele, Marco Furio Camillo, 33, 1.. Per far fronte ai numerosi nemici, i consoli nominano dittatore Marco Furio CamilloTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 8.Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, XIV, 117, 3..

Secondo Plutarco, Marco Furio Camillo sta formando un nuovo esercito, che include uomini che normalmente sono considerati troppo anziani per il servizio militare. Fugge con il suo esercito dalla vigilanza dei Volsci, aggira il monte Marzio, attacca dalle retrovie l'esercito nemico facendo riconoscere la sua presenza ai romani assediati con dei fuochi. Questi ultimi preparano una sortita ed i Volsci, invece di essere attaccati da due lati, si trincerano nel proprio accampamento e si barricano. Sapendo che dalla montagna verso la pianura all'alba soffia un forte vento, Marco Furio Camillo ordina ad una parte delle sue forze di attaccare sul lato opposto per creare un diversivo. Dà fuoco al campo volsco che si diffonde aiutato dal vento. La maggior parte dei Volsci morì nell'incendio o in un disperato tentativo di contrattaccoPlutarco, Vite parallele, Marco Furio Camillo, 34, 1-5..

Secondo Diodoro Siculo, Marco Furio Camillo marcia di notte con l'esercito verso i Volsci, prendendoli alle spalle all'alba quando attaccano il campo dei tribuni conosolari. Presi in trappola, i Volsci sono sconfitti.

Secondo Tito Livio, che non fa menzione delle difficoltà iniziali dei tribuni consolari, basta la notizia della nomina di Marco Furio Camillo a dittatore per far barricare i Volsci nel loro accampamento in un luogo chiamato vicino a Maecium, nei pressi di Lanuvium. Marco Furio Camillo incendia le barricate, gettando l'esercito volsco in una tale confusione che quando i romani prendono d'assalto il campo, non hanno difficoltà a metterli in rottaTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 8-12.. In seguito, devasta il territorio dei Volsci fin quando non si arrendonoTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 13.Plutarco, Vite parallele, Marco Furio Camillo, 35, 1..

Fonti antiche raccontano poi delle grandi vittorie di Marco Furio Camillo, prima contro gli Equi e poi contro gli Etruschi a Sutrium. Tito Livio fornisce anche una descrizione della quantità di bottino raccolta. Dopo aver vinto tre guerre simultanee, torna trionfante a Roma. I numerosi prigionieri catturati nella guerra contro gli Etruschi vengono venduti pubblicamente, quindi parte dell'oro viene ceduto alle matrone romane in compenso per i loro contributi per soddisfare il riscatto gallico durante il sacco di Roma. Rimane abbastanza oro per riempire tre coppe su cui è inciso il nome di Marco Furio Camillo e che sono poste nel Tempio di Giove Ottimo Massimo ai piedi della statua di GiunoneTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 1-3..

L'opinione degli storici moderni Le molte somiglianze tra i resoconti della campagna del 389 e di quella a venire del 386, in cui ritroviamo Marco Furio Camillo al comando, la sconfitta dei Volsci e l'arrivo in aiuto di Sutrium, portano molti autori moderni a considerarle come duplicatiL'autore poi, di fronte a testimonianze contraddittorie, può erroneamente concludere che le sue fonti descrivono diversi eventi, piuttosto che diversi episodi dello stesso evento..

Questo è l'approccio adottato da Karl Julius Beloch, noto per il suo studio critico delle fonti greche e romane. Egli ritiene che il sacco di Roma abbia un effetto disastroso a lungo termine sulle fortune di Roma e, quindi, che le clamorose vittorie di Camillo contro Etruschi e Volsci in così breve tempo possono essere considerate come invenzioni mirate a minimizzare l'entità della sconfitta romana del 390. Diversi autori in seguito hanno quindi trattato queste vittorie inventate in modo diverso con dettagli secondari che non sono gli stessi, fino a quando negli scritti di Tito Livio, queste due campagne sembrano essere distinte.

Al contrario, più recentemente, Tim J. Cornell ritiene che il sacco dei galli sia una battuta d'arresto per Roma ma che la Repubblica si riprenda rapidamente e vede nelle vittorie romane il proseguimento di una politica espansionistica aggressiva. I resoconti delle vittorie sono sopravvalutati, alcune vicende duplicate, ma descrivono principalmente eventi davvero storicamente avvenuti che fanno parte dello sviluppo di Roma. Sebbene la figura di Marco Furio Camillo sia ingigantita, la frequenza con cui lo si trova tra le più alte cariche dimostra la sua importanza politica e militare a Roma in quel momento.

Stephen P. Oakley considera valida storicamente una vittoria romana contro i Volsci nel 389. Le tre fonti sopravvissute che menzionano questa battaglia sembrano aver fatto affidamento su una tradizione comune, gli autori riportano gli stessi fatti con pochi dettagli. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che i racconti di Livio e Plutarco sono molto simili per i combattimenti a Sutrium più tardi nello stesso anno. Tuttavia, i documenti storici originali dovrebbero probabilmente riportare solo una vittoria romana contro i Volsci in un luogo chiamato "vicino a Maecium", mentre tutti gli altri dettagli sono aggiunte postume. Ad eccezione del rimborso in oro alle matrone, la descrizione del trionfo del comandante in quell'anno potrebbe essere basata su informazioni autentiche, che confermerebbero la storicità della battaglia. In ogni caso, una vittoria contro i Volsci nel 389 apre la regione delle Paludi Pontine ad altre incursioni romane.

Gary Forsythe ha un punto di vista più scettico: considera solo la dedica a Giunone delle tre coppe d'oro come storicamente valida. Per il resto, gli autori antichi inventarono una serie di clamorose vittorie contro i tradizionali nemici di Roma di quel periodo, di Etruschi, di Volsci e di Equi, e datano questa serie all'anno successivo al saccheggio di Roma presumibilmente debole e assediato da nemici da tutte le parti.

Roma si interessa alle Paludi Pontine nel 388 - 385 Fino alla nascita della moderna città di Latina, il Lazio sud-orientale era occupato dalle paludi pontine. Tra queste paludi ed i Monti Lepini c'era una zona di terre asciuute, il cosiddetto Ager Pomptinus. La regione Pontina fu teatro della maggior parte delle battaglie tra Romani e Volsci nei decenni 380 e 370.

La storia dagli autori antichi Tito Livio è la nostra unica fonte per quegli anni. Secondo lui, nel 388, i tribuni della plebe proposero di condividere il territorio pontino, ma il progetto incontrò poco sostegno da parte della plebeTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 1-5..

Nel 387, Lucio Sicinio, anche lui tribuno, ancora una volta ripropone la questione del territorio pontino. Tuttavia, quando le notizie avvisano dell'Etruria in armi giungono a Roma, l'argomento viene tralasciato. L'anno successivo gli Anziati invasero la palude pontina e fu riferito a Roma che alcune città latine avevano inviato soldati in loro aiuto. I romani eleggono Marco Furio Camillo tra i sei tribuni consolari in previsione di una guerra contro gli Etruschi. Si occupa degli affari di stato come se fosse un dittatore, sceglie uno degli altri tribuni, Publio Valerio Potito Publicola, come collega nella guerra contro i Volsci e affida agli altri quattro tribuni il compito di difendere e governare la cittàTito Livio, Ab Urbe condita libri, VI, 1-18..

I due tribuni incontrano gli Anziati a Satricum. Oltre ai Volsci, gli Anziati hanno con sé un gran numero di Latini ed Ernici. All'inizio i Romani sono intimiditi dalle dimensioni e dalla composizione dell'esercito anziate, ma dopo un discorso infuocato, i soldati romani caricano il nemico. I Volsci vengono messi in rotta e molti vengono abbattuti durante la fuga fino a quando un temporale mette fine ai combattimenti. I latini e gli ernici abbandonano quindi i Volsci che trovano rifugio a Satricum. Inizia così un assedio della città, ma quando le sortite volsche interrompono la costruzione delle sue macchine d'assedio, cambia tattica e prende d'assalto la città. Lasciando il comando dell'esercito a Valerio, Marco Furio Camillo torna a Roma per sollecitare il Senato a continuare la guerra e ad attaccare Antium, la capitale dei Volsci. Nel frattempo arrivano notizie di attacchi etruschi alle città di Nepi e Sutrium. Si decide quindi di affidare ai due tribuni un nuovo esercito formato a Roma per combattere contro gli Etruschi.