Per comprendere il movimento espressionistico nel suo pieno senso, bisogna prima di tutto inserirlo nel contesto storico-sociale in cui esso si è sviluppato. Quando l'espressionismo comincia a presentarsi nell'ambito artistico e letterario in Germania, l'ambiente che devono affrontare gli espressionisti è caratterizzato dall'ostilità tra il potere politico e gli artisti interessati al nuovo.

Contesto storico-sociale

La società tedesca dalla fine dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento presenta delle profonde contraddizioni. Si tratta di una realtà che si stava trasformando velocemente come un risultato inevitabile della tecnicizzazione e della modernizzazione. È una sorta di cambiamento radicale in tutti gli aspetti (compresi quello filosofico, ideologico ed estetico). Di fronte ai mutamenti sociali, le persone reagiscono in diversi modi: gli uni pensano che il cambiamento sia la causa di crisi e di decadenza, gli altri sono convinti invece che porti libertà e progresso. Le contraddizioni vanno cercate nel periodo dalla riunificazione (1871) alla fine della prima guerra mondiale. Dopo l'unificazione e in particolare, dopo le dismissioni di Otto von Bismarck nel 1890, la figura di Guglielmo II (1888-1918) diventa sempre più negativa per la sua gestione del potere estremamente autoritaria e per la sua politica culturale che non accetta nessuna apertura nei confronti dell'arte moderna. Gli espressionisti, opponendosi a questa politica, cercano di far emergere l'importanza dell'autonomia dell'arte perché essa non venga più sfruttata come mezzo di propaganda politica dell'imperatore. Il «nuovo pathos» espressionista non è solo una nuova forma di linguaggio letterario ma è anche considerato come una categoria psicologica, conoscitiva, estetica e morale. Gli espressionisti vanno contro la nuova classe che accompagna l'ascesa al potere dell'imperatore. Il pathos antiborghese spinge gli espressionisti a creare la propria identità espressa nelle loro opere con uno stile estetico completamente opposto a quello borghese. C'è da porre l'accento che pur comportandosi come gli opposti, la maggior parte degli espressionisti ha accettato come inevitabile la problematica della «doppia esistenza» (Benn), cioè la frattura tra ambizioni puramente artistiche e necessità della vita borgheseA. Larcati, Op.cit, pag. 13-19..

Il disagio degli autori espressionisti è causato anche dai processi di modernizzazione socio-culturale. La Germania in questo periodo si sta trasformando da un paese agricolo a uno industriale. Tanti espressionisti reagiscono a questi processi con un atteggiamento di profondo scetticismo e pessimismo. L'industrializzazione e l'automatizzazione sono pensate come cause dell'instabilità delle istituzioni e della dissoluzione sociale. Da tale atteggiamento alcuni temi connessi cominciano a diffondersi: la demonizzazione della grande città, percepita come il centro di tutti i mali portati dalla civilizzazione; la demonizzazione del denaro, della tecnica, della democrazia. Inoltre, si approfondisce la crisi dell'individuo, dell'alienazione della vita modernaIbidem, pag. 20-25.. (In Kafka, la burocrazia nel Processo e nel Castello è negativamente vista ed è anche il motivo per l'interpretazione pessimista dell'esistenza).

Un ulteriore problema che gli espressionisti devono affrontare riguarda la società di massa. È il risultato più vistoso del processo di industrializzazione e di urbanizzazione. Tale risultato provoca la crisi dell'artista e dell'intellettuale perché in questa società temono di perdere la propria individualità di uomini e il proprio ruolo di artisti e d'intellettuali. In questa sfida, cercano di identificarsi con l'«uomo nuovo», il «superuomo», l'eroe. Nella società di massa, l'espressionismo «recupera il patrimonio di una cultura reazionaria, conservatrice, anteriore all'industrializzazione e al liberalismo e quindi pre-moderna»Ibidem, pag. 25.. La critica al mondo borghese e ai processi di modernizzazione che comportano la cosiddetta società di massa è un luogo comune della letteratura di fine secolo. Quella espressionista si differenzia da tutte le altre perché è concepita all'interno di un modo di pensare che salta da un estremo all'altro e conosce solo il parossismo. In un caso o nell'altro interpreta il mondo e la storia partendo dalla consapevolezza di essere arrivati alla fine di un'epoca e di non essere in grado di produrre più nulla di originale e per questo non resta niente da fare che attendere catastrofi.

Temi principali

Fin dall'inizio, il baricentro dell'espressionismo, almeno di quello letterario, gravita intorno a Berlino. L'immagine di una grande metropoli è già, da Baudelaire, l'attrazione costante della letteratura moderna in Europa. Sin dalla nascita di «Nuovo Club» (dal 1909) e di «Cabaret neopatetico» (dal 1910), l'espressionismo ha un carattere metropolitano che durerà fino al 1914. Kurt Hiller (1885-1972) ha riunito nel «Nuovo Club» diversi giovani talenti come Jakob van Hoddis, Georg Heym, Ernst Blass ed Else Lasker-SchülerIbidem, pag. 40-41.. Insieme hanno propagato l'aspetto estetico della grande metropoli che rappresenta lo spazio in cui l'uomo moderno esercita il massimo dello stress causato dalle veloci trasformazioni sociali. Lo spazio urbano oramai è coperto dall'angoscia e dallo smarrimento. Ciò vale per la vita dell'individuo immerso in quello spazio. La letteratura metropolitana, perciò, assume il senso di dare spazio ai temi prima poco frequentati che puntano alla ferrovia e alle stazioni (si ricorda ancora dell'immagine del treno trovata nella poesia di Stadler Reise über die Kölner Rheinbrücke bei Nacht commentata da C. Ceserani come «l'irruzione del treno nella letteratura moderna», oppure degli altri mezzi di trasporto, la macchina e la metropolitana, che sono simboli della modernità). Gli autori tentano di modernizzare la letteratura adeguandola ai ritmi della vita moderna. Allo stesso tempo si crea la congenialità tra il linguaggio letterario e quello cinematografico. Il critico Klaus Scherpe specifica questo processo come «la letterarizzazione del film» e la «filmizzazione della letteratura»Ibidem, pag. 44..

Ladislao Mittner parla dell'anno 1914 come l'«anno-limite» della letteratura tedesca perché segna la fine (o l'inizio della fine) del «mondo di ieri». Questo «mondo di ieri» è caratterizzato dai valori ottocenteschi e delle certezze borghesiL. Mittner, Op.cit, pag. 58.. L'espressionismo, a partire da questa data, si può distinguere in tre fasi. La prima, che si può chiamare la fase del primo espressionismo, va dall'inizio del Novecento allo scoppio della prima guerra mondiale e fa emergere l'interesse per i fenomeni della decadenza e della crisi. La seconda fase, tra il 1914 e il 1919, l'espressionismo di guerra, sviluppa i temi fondamentali del pacifismo e della rivoluzione, riflettendo anche l'impatto degli eventi bellici. In particolare, durante gli anni della guerra mondiale si fa molto sentire lo slancio utopico e l'espressionismo arriva alla sua massima diffusione. Nella terza fase, la tardo- espressionista, l'espansione continua ma si vede anche il suo esaurimento, come già aveva intuito Iwan Goll nel 1921 proclamando che «l'espressionismo è morto»Ibidem, pag. 58..

Nelle produzioni letterarie di queste tre fasi si registra lo stretto legame tra l'espressionismo e la guerra, dovuto soprattutto al fatto che gli autori stessi hanno avuto esperienze dirette, reali e immaginarie legate, al conflitto mondiale. Il linguaggio usato è perciò molto ‘espressivo’ per poter esprimere queste esperienze. La guerra, dal punto di vista della produzione letteraria, apre nuove prospettive e impone nuovi soggetti. In una poesia di Georg Heym, Der Krieg, la guerra viene rappresentata allegoricamente come un dio terrificante con l'ambiente ormai caratterizzato dalla distruzione e dalla morteIbidem, pag. 62-63.. Non molto diversamente da Heym, Stramm, nella sua raccolta Tropfblut (Sangue gocciolante, 1919), ha interpretato la guerra come un evento mitico o cosmico e come un momento dell'eterno dinamismo della vita cui è impossibile sottrarsi. Stramm nelle sue poesie non ha espresso solo la disperazione e l'orrore della guerra ma ha cercato anche di far sconvolgere la percezione del mondo interiore e la realtà esternaIbidem, pag. 63-64.. Seguendo il filone di Heym e Stramm, Reinhard Goering (1887-1936) ha scritto i suoi drammi sulla guerra. Possiamo nominare un suo dramma che è Seeschlacht (Battaglia navale), scritto nel 1917. È un'opera messa in scena da Max Reinhardt nel 1918, ha un grande successo e rimarrà come un esempio particolarmente espressionistico. I personaggi, i sette marinai, sono tipicizzati e stilizzati in modo da assomigliarsi tutti. I marinai non hanno nomi. L'estrema situazione dei sette marinai poco prima della battaglia diventa un'allegoria della situazione esistenziale dell'uomo e del suo «essere gettato nel mondo», come Heidegger ha commentato. Da una parte, il dramma può essere considerato pacifista e antimilitarista perché pone sotto gli occhi di tutti l'assurdità e gli orrori della guerra facendo emergere la debolezza dell'individuo di fronte a questi orrori. Dall'altra parte, esprime le perplessità sulla sensatezza della guerra e i marinai coinvolti nella battaglia finiscono per trasformarsi in perfette macchine da guerraIbidem, pag. 65..

Esiste un altro modo di interpretare la guerra all'interno del movimento espressionista. Se per August Stramm e per gli altri autori la guerra è un evento cosmico, regolato da leggi esterne iscritte nella natura umana, per Brecht (con i suoi drammi fra cui Die heilige Johanna der Schlachthöfe – Santa Giovanna dei macelli e Mutter Courage und ihre Kinder – Madre coraggio e i suoi figli) e gli altri la guerra ha delle precise cause storiche e le sue leggi dipendono dai ben concreti rapporti di lotta tra il capitale e la classe operaia . Prima di Brecht, si può ricordare questo ragionamento nel dramma Die Wandlung – La trasformazione, 1919 di Ernst Toller che ha messo in scena dei banchieri come rappresentanti della cosiddetta strumentalizzazione economica della guerra e della corruzione nel sistema capitalistico. Lo stretto collegamento fra l'industria capitalistica e la dinamica della guerra si mostra anche in Gas II di Kaiser con le stesse persone anonime. Mentre Goering trasforma la guerra in un grande problema metafisico, Kaiser mette in rilievo gli aspetti storico-sociali del conflitto.