La rivolta cretese del 1866-1869 () o Grande rivoluzione cretese () fu una rivolta che perdurò per tre anni a Creta tra la popolazione locale e il governo ottomano dell'isola. Questa fu la terza e la più grande delle rivolte cretesi che scoppiarono tra la fine della guerra d'indipendenza greca nel 1830 e la formazione dello Stato di Creta indipendente nel 1898.

Antefatti

I cristiani cretesi si erano sollevati col resto della Grecia nella rivoluzione greca del 1821 ma, malgrado il successo nelle campagne, gli ottomani avevano mantenuto il controllo di quattro città fortificate sulla costa settentrionale dell'isola (La Canea, Retimo, Candia e San Nicolò) e l'isola venne poi riconquistata completamente nel 1828, venendo assegnata come provincia all'Egitto (all'epoca lo Stato era vassallo dell'Impero ottomano, pur conservando una notevole semi-indipendenza e un proprio esercito). Nel 1840, Creta tornò sotto il diretto controllo ottomano il che portò nel 1841 allo scoppio di una nuova infruttuosa rivolta in supporto dell'unione con la Grecia indipendente. Un'altra rivolta si ebbe nel 1858 e assicurò questa volta alcuni privilegi alla popolazione cretese, come il diritto di portare delle armi, l'uguaglianza tra cristiani e musulmani e la fondazione di una serie di consigli degli anziani con giurisdizione sull'educazione locale e le leggi famigliari. Queste concessioni provocarono il risentimento della comunità mussulmana locale, mentre i cristiani richiedevano ulteriori libertà, mantenendo in segreto la loro idea di unirsi alla Grecia.

La rivolta

Con l'aumentare delle tensioni sull'isola e l'invio di diverse petizioni inascoltate al sultano Abdul Aziz, andarono costituendosi delle bande armate e la sommossa popolare venne ufficialmente proclamata il 21 agosto 1866. La rivolta portò all'immediato appoggio della Grecia, ma anche altrove in Europa. I ribelli inizialmente riuscirono a ottenere il controllo di gran parte dell'entroterra dell'isola per quanto le quattro principali città fortificate dell'area sulla costa nord e la città di Ierapetra a sud rimasero nelle mani degli ottomani.

Arkadi Un evento in particolare portò a dure reazioni tra i circoli liberali dell'Europa occidentale, quello che divenne noto come l'olocausto di Arkadi. Il fatto avvenne nel novembre del 1866 quando una grande forza ottomana assediò il monastero di Arkadi che era il quartier generale della rivolta. Inoltre dei suoi 259 difensori, più di 700 donne e bambini avevano trovato rifugio nel monastero. Dopo diversi giorni di duri combattimenti, gli ottomani riuscirono a irrompere nel monastero. A quel punto, l'abate del monastero diede fuoco alla polvere da sparo conservata nei locali del monastero, causando la morte di gran parte dei ribelli e delle donne e dei bambini che vi si trovavano all'interno. Come riportato dallo scrittore e console americano William Stillman e da altri che inviarono in patria dei telegrammi, l'evento causò un enorme shock in tutto il resto dell'Europa e del Nord America, diminuendo la legittimazione degli ottomani a mantenere il loro dominio sull'isola.

Il contesto Alla metà del XIX secolo, da più di due secoli gli ottomani avevano il governo di Creta dopo averla strappata a Venezia con la guerra del 1645-1669, malgrado le frequenti rivolte dei ribelli locali. Mentre i cretesi insorgevano contro l'occupazione ottomana durante la guerra d'indipendenza greca, il Protocollo di Londra del 1830 stabilì che l'isola non dovesse essere compresa nel neonato Stato greco.

Il 30 marzo 1856, il trattato di Parigi obbligò il sultano Abdülmecid I ad applicare anche a Creta lHatti-Houmayoun che garantiva eguaglianza civile e religiosa a cristiani e musulmani.J. Tulard, 1979, p. 114. Le autorità ottomane erano riluttanti a concedere ogni riforma.Detorakis, 1994, p. 328. Prima che la maggior parte dei convertiti musulmani (la maggioranza degli ex cristiani era stata costretta a convertirsi all'Islam e poi tornò cristiana), l'Impero ottomano aveva cercato di minare la libertà di coscienza. L'istituzione di nuove tasse creò del malcontento. Nell'aprile del 1858, cretesi si radunarono a Boutsounaria. Col decreto imperiale del 7 luglio 1858, i cretesi ottennero infine dei privilegi in materia religiosa, giudiziaria e finanziaria. Uno dei principali motivi della rivolta del 1866 fu la rottura dellHatti-Houmayoun.Detorakis, 1994, p. 329.

Una seconda causa dell'insurrezione del 1866 fu l'interferenza di Hekim Ismail Pasha, wāli di Creta, in una contesa interna per l'organizzazione dei monasteri dell'isola.Detorakis, 1994, p. 330. Diversi laici avevano legato beni ai monasteri che si trovavano sotto la sovranità di un apposito consiglio di anziani e che erano usati come sedi di scuole, ma questi si opponevano ai vescovi. Ismail Pasha intervenne e designò una commissione per decidere se approvare o annullare l'elezione di membri giudicati indesiderabili, imprigionando i membri della commissione che erano stati incaricati di recarsi a Costantinopoli per sottoporre il fatto al patriarca. Questo intervento provocò la violenta reazione della popolazione cristiana di Creta.

Nella primavera del 1866, si tennero degli incontri in diversi villaggi. Il 14 maggio si tenne un'assemblea presso il monastero di Aghia Kyriaki a Boutsounaria presso La Canea. L'assemblea deliberò di inviare una petizione al sultano e ai consoli delle principali potenze presenti a La Canea.Detorakis, 1994, p. 331. All'epoca del primo incontro le commissioni vennero capeggiate dallhegumenos di Arkadi, Gavril Marinakis.

All'annuncio di queste nomine, Ismail Pasha inviò un messaggio allhegumenos attraverso il vescovo di Retimo, Kallinikos Nikoletakis. La lettera chiedeva allhegumenos di sciogliere il movimento dei rivoltosi o il monastero sarebbe stato distrutto dalle truppe ottomane. Nel mese di luglio del 1866, Ismail Pasha inviò il suo esercito a fronteggiare gli insorti, ma i membri della commissione erano già partiti prima dell'arrivo dei soldati turchi. Gli ottomani distrussero diverse icone religiose e altri oggetti sacri che trovarono nel monastero prima di abbandonarlo.Provatakis, 1980, pp. 65-66.

Nel settembre di quell'anno, Ismail Pasha inviò allhegumenos una nuova minaccia di distruggere il monastero se le assemblee avessero continuato a tenervisi. L'assemblea decise di implementare il sistema difensivo del monastero.Provatakis, 1980, p. 66. Il 24 settembre, Panos Koronaios giunse a Creta e sbarcò a Bali. Marciò quindi verso Arkadi dove divenne comandante in capo della rivolta per la regione di Retimo. Uomo di carriera militare, Koronaios credeva che il monastero non fosse difendibile. Lhegumenos e i monaci erano convinti della resistenza della struttura e Koronaios alla fine concesse loro fiducia, ma li avvisò di distruggere prima le stalle che avrebbero potuto essere sfruttate dagli ottomani. Il piano venne ignorato. Dopo aver nominato Ioannis Dimakopoulos all'incarico di comandante della guarnigione del monastero, Koronaios lasciò la sua posizione.Provatakis, 1980, p. 67. Alla sua partenza, diversi locali, perlopiù donne e bambini, decisero di rifugiarsi nel monastero, portando con loro i loro oggetti preziosi nella speranza di salvarli dalla furia degli ottomani. Al 7 novembre 1866, il monastero ospitava 964 persone: 325 uomini, dei quali 259 armati, e il resto era composto da donne e bambini.Provatakis, 1980, p. 68.

L'arrivo degli ottomani

Sin dalla vittoria di metà ottobre, le truppe di Mustafa Pasha a Vafes, la maggioranza dell'esercito ottomano si trovava presso Apokoronas ed era concentrata in particolare nelle fortezze della baia di Souda. Il monastero rifiutava di arrendersi e pertanto Mustafa Pasha fece marciare le proprie truppe verso Arkadi. In un primo momento, si fermò e saccheggiò il villaggio di Episkopi.Kalogeraki, 2002, p. 23. Da Episkopi, Mustafa inviò una missiva ai rivoluzionari di Arkadi, ordinando loro di arrendersi e informandoli che sarebbe giunto al monastero nei giorni successivi. L'esercito ottomano si rivolse quindi verso Roustika, dove Mustafa trascorse la notte nel monastero del profeta Elia, mentre i suoi uomini si accamparono nei villaggi di Roustika e Aghios Konstantinos. Mustafa giunse a Retimo il 5 novembre, dove incontrò i rinforzi ottomani ed egiziani. Le truppe ottomane raggiunsero il monastero la notte tra il 7 e l'8 novembre. Mustafa, sebbene avesse raggiunto il sito, decise di accamparsi nel vicino villaggio di Messi col suo staff.Kalogeraki, 2002, p. 24.

Le forze egiziane Alla fine del 1866 Isma'il Pasha (il chedivè d'Egitto) inviò delle forze egiziane in aiuto all'Impero ottomano durante la ribellione, composte da truppe di fanteria al comando di Amirliwa Ismail Shaheen Pasha a bordo di trasporti protetti dalla marina egiziana. Per la debolezza del piano della marina ottomana, diversi cannoni ed equipaggiamenti vennero sbarcati sul posto dai ribelli cretesi senza che i turchi se ne accorgessero, incrementando così le difese dei rivoltosi. Alla metà del 1867, il chedivè Isma'il Pasha rimosse Shaheen Pasha dalla sua posizione di comando delle forze egiziane e lo rimpiazzò con un militare di carriera, Amirliwa Ismail Sadiq Pasha, che diede prova di essere particolarmente versato nell'arte della guerra.

L'attacco

La mattina dell'8 novembre, un esercito di soldati ottomani e 30 cannoni, diretti da Suleyman, giunsero sulle colline del monastero mentre Mustafa Pasha attendeva a Messi. Suleyman, si posizionò sulla collina di KoreLa sommità della collina si trovava a circa 500 metri a nord del monastero. a nord del monastero e inviò l'ultima richiesta di resa. Ricevette per tutta risposta una cannonata.

L'assalto venne iniziato dalle forze ottomane. L'obbiettivo primario degli attaccanti fu la porta principale del monastero sulla facciata ovest. La battaglia perdurò per tutto il giorno senza che gli ottomani riuscissero a infiltrarsi nella struttura. Gli assediati avevano barricato la porta, rendendone difficoltoso lo sfondamento da parte del nemico.Kalogeraki, 2002, p. 27. I cretesi erano relativamente ben protetti dalle mura del monastero, mentre gli ottomani apparivano vulnerabili ai colpi di cannone degli insorti, perdendo così molti uomini. Sette cretesi presero posizione in un mulino a vento del monastero. Questa struttura venne ben presto conquistata dagli ottomani, che vi appiccarono un incendio, uccidendo i guerrieri cretesi che vi si trovavano all'interno.Kalogeraki, 2002, p. 28.

La battaglia si fermò col calar della notte. Gli ottomani ricevettero due cannoni pesanti da Retimo, uno dei quali era chiamato Koutsahila. Li posero nelle stalle. Dal lato degli insorti, si tenne un consiglio di guerra che decise di chiedere l'aiuto di Panos Koronaios e di altri capi cretesi della valle di Amari. I due inviati riuscirono ad attraversare le linee ottomane senza essere notati col favore dell'oscurità.Provatakis, 1980, p. 70. I messaggeri ritornarono quella notte stessa con la notizia che era impossibile ottenere ulteriori rinforzi in tempo perché tutte le strade erano state occupate e bloccate dagli ottomani.

Il combattimento ebbe inizio la sera del 9 novembre. I cannoni distrussero la porta d'ingresso del monastero e gli ottomani entrarono nella struttura dove subirono pesanti perdite. Nel contempo, i cretesi si trovavano a corto di munizioni e molti vennero costretti a combattere con le sole baionette o altri oggetti affilati. Gli ottomani riuscirono ad avere la meglio.Provatakis, 1980, p. 71.

La distruzione

Le donne e i bambini nel monastero si nascosero nel magazzino delle polveri. Quando l'ultimo combattente cretese venne sconfitto, il monastero era ormai nelle mani degli ottomani. Trentasei insorti trovarono rifugio nel refettorio, ma avendo anch'essi finito le munizioni vennero massacrati dagli ottomani che riuscirono a forzare la porta.Provatakis, 1980, p. 75.