Langlofilia è l'atteggiamento di una persona che ammira l'Inghilterra, il suo popolo, la sua cultura e la sua lingua. Tramite il termine "anglofilia", che si riferisce in senso stretto all'Inghilterra, si è soliti riferirsi ad un'affinità al Regno Unito nel suo insieme, includendo quindi Scozia, Galles ed Irlanda del Nord. In questo caso ha preso piede il termine "Britofilia", che però, pur essendo più accurato, è utilizzato con più rarità.
Etimologia La parola deriva dal latino Anglii, e dal greco φίλος philos, "amico." Il suo antonimo è anglofobia.
Storia Un primo uso del termine anglofilia venne utilizzato nel periodico All the Year Round del 1864 di Charles Dickens, nel quale egli descriveva la Revue des Deux Mondes come "qualcosa di 'anglofilo'."
In molti casi, il termine anglofilia rappresenta un apprezzamento particolare e personale per la storia inglese e la cultura inglese (ad esempio per William Shakespeare, Jane Austen, Samuel Johnson, Gilbert e Sullivan). L'anglofilia può essere anche caratterizzata da un'ammirazione per la monarchia inglese ed il suo sistema di governo (ad esempio il sistema Westminster del parlamento) o per altre istituzioni (ad esempio la Royal Mail), o addirittura può essere legato ad una nostalgia per l'antico Impero britannico. Gli anglofili apprezzano talvolta attori, film, show TV, show radio, commedie, musicisti, libri, riviste, modisti, auto e tradizioni di cultura o subculture inglesi.
La predilezione degli anglofili in campo linguistico si concentra sull'uso di espressioni e grafia espressamente relativi alla lingua inglese corretta come l'uso di colour anziché color o centre anziché center.
Anglomania Attorno al 1722, il filosofo francese Voltaire divenne un anglofilo; visse in Gran Bretagna tra il 1726 ed il 1728.Buruma, 1998, pp. 23,25 Durante questo periodo in Inghilterra, Voltaire apprese l'inglese ed espresse più volte ammirazione per la Gran Bretagna, una terra dove, a differenza della Francia, la censura era in decadenza, e ciascuno poteva esprimere liberamente il proprio punto di vista, ed occuparsi degli affari era un fatto rispettabile.Buruma, 1998, pp. 26-27; 30-33 Voltaire espresse la sua anglofilia nelle sue Lettere inglesi, un'opera scritta in inglese e pubblicata a Londra per la prima volta nel 1733, dove espresse ammirazione verso l'empirismo della cultura inglese.Buruma, 1998, pp. 34, 38
La versione francese dell'opera, Lettres philosophiques, venne bandita nel 1734 e giudicata anticlericale dopo diverse lamentele da parte della chiesa cattolica francese; il libro venne pubblicamente dato alle fiamme a Parigi e l'unico libraio che si disse disposto a venderlo venne inviato alla Bastiglia.Buruma, 1998, p.38 Ad ogni modo, continuarono a circolare e ad essere stampate copie illegali dell'opera a Rouen ed il libro ebbe in breve tempo un grande successo in Francia, diffondendo quella che divenne nota come Anglomanie. Le Lettres philosophiques furono tra le prime opere a fare grande presa sul pubblico inglese dopo le opere di scrittori e pensatori del calibro di Jonathan Swift, Isaac Newton e William Shakespeare, i quali per contro iniziarono a diffondersi in Francia dove erano meno noti. Il successo delle Lettres philosophiques e la conseguente ondata di anglomania introdussero in Francia il cibo inglese, lo stile inglese e persino i giardino all'inglese nella progettazione di parchi e aree verdi. Langlomania produsse anche un effetto contrario nell'opera di H. L. Fougeret de Monbron che pubblicò il suo Préservatif contre l'anglomanie (Antidoto contro l'anglomania) nel 1757, che si concentrò nell'evidenziare la superiorità della cultura francese, attaccando la democrazia inglese come mera "mobocrazia".Buruma, 1998, p.41
Shakespearomania L'anglofilia divenne popolare negli stati tedeschi tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo quando il pubblico tedesco iniziò ad interessarsi all'opera di Shakespeare, un fenomeno noto appunto come Shakespearomania. Nel 1807, August Wilhelm Schlegel tradusse tutte le opere di Shakespeare in tedesco, le quali acquisirono una tale popolarità al punto che alcuni nazionalisti tedeschi iniziarono a ritenere che Shakespeare fosse di origini tedesche e che avesse scritto in inglese per la sua anglofilia.Buruma, 1998, p.51 Diversi attori inglesi si erano portati in visita nel Sacro Romano Impero dal XVI secolo e attraverso di loro riprese forte l'opera di Shakespeare in tutto l'impero.Buruma, 1998, p.52 Lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe definì le opere di Shakespeare "una grande fiera animata", attribuendogli addirittura delle doti che anticipavano l'Illuminismo, scrivendo di lui: "[con lui] l'Inghilterra (circondata dal mare, avvolta dalla nebbia e dalle nubi), è attiva in ogni parte del momndo".Buruma, 1998, p.53 Nel Sacro Romano Impero del XVIII secolo, i tedeschi francofili criticarono questa anglofilia, avvicinandosi al teatro classico francese, reputando l'opera di Shakespeare come un "guazzabuglio". In un discorso tenuto a Francoforte il 14 ottobre 1771 Goethe lodò Shakespeare per aver liberato la sua mente dai rigidi canoni francesi, dicendo: "Sono saltato in aria libero, e improvvisamente ho sentito di avere mani e piedi... Shakespeare, amico mio, tu sei con noi oggi, posso vivere solamente con te".Buruma, 1998, p.57 Nel 1995, The New York Times osservò: "Shakespeare è stato un vero successo in Germania, dve le sue opere godono di un'immensa popolarità da più di 200 anni. Secondo alcuni estimatori, le opere di Shakespeare sono state rappresentate in Germania più di ogni altra parte del mondo, senza escludere la nativa Inghilterra. Il mercato derivato dal suo lavoro, sia in inglese che nella traduzione tedesca, sembra inestinguibile." A sua volta, l'ossessione tutta tedesca per Shakespeare rese altrettanto popolare la stessa anglofilia, con gli inglesi lodati per la loro natura "spontanea".Buruma, 1998, p.58 Lo storico della città di Osnabrück, Justus Möser, scrisse che l'Inghilterra aveva tutto ciò che la Germania unita potesse immaginare, ma la Britannia era in più una terra "organicamente" naturale dove l'aristocrazia rispettava la libertà dei popoli ed aveva un senso del dovere nei confronti della nazione.Buruma, 1998, p.61
"The Perfect Gentlemen" Nella Francia del XIX secolo, l'anglofilia prese piede in maniera predominante in certe classi sociali, per quanto avesse ancora difficoltà ad attecchire presso la popolazione. Il noto intellettuale cattolico e monarchico Charles Maurras fu violentemente anglofobico definendo l'Inghilterra come il "cancro" del mondo, facendo marcire tutto ciò che è bene, in particolare nella sua amata Francia.Buruma, 1998, p.144 In contrasto a quanto detto da Maurras, il conservatore storico e critico dell’arte Hippolyte Taine che era un anglofilo, ammirava fortemente l'Inghilterra come terra sede di un ordine aristocratico "civilizzato" che si era sempre dimostrato favorevole alla libertà ed all'"autogoverno".Buruma, 1998, p.145-146 Nella sua gioventù, Taine si era sentito oppresso dalla chiesa cattolica francese e disse che gli stessi suoi insegnanti al collegio lo trattavano come "un cavallo da traino".Buruma, 1998, p.146 Nel contempo, Taine non aveva fiducia nelle masse, avendo visto cosa aveva provocato la Rivoluzione Francese che aveva dato il potere al popolo, dicendo addirittura che l'estensione del diritto di voto universale sarebbe stato paragonabile a dare il ruolo di capitano di una nave a ciascun marinaio della stessa. Per Taine, la Gran Bretagna incarnava il suo ideale di sistema politico che combinava ordine e libertà, un luogo dove lo stato aveva poteri limitati e la popolazione nel contempo si dimostrava deferente nei confronti dell'élite. Per Taine, l'essenza della grande idée anglaise era "la persuasione che l'uomo fosse soprattutto una persona libera e morale".Buruma, 1998, p.147 Taine attribuì questo fatto allo spirito "ebraico" del popolo inglese, che egli vedeva non solo nel protestantesimo, ma in particolar modo nella chiesa d'Inghilterra che Taine ammirava.Buruma, 1998, p.146, 148 Taine suggerì che i protestanti inglesi si comportavano in tal modo in quanto erano consci di dover giustificare il loro comportamento presso Dio e per questo avevano creato delle regole morali non solo per gli altri, ma per loro stessi in prima istanza, creando così la cultura dell'autoregolamentazione.Buruma, 1998, p.148 Taine aveva una bassa opinione invece del popolo inglese in generale, ma rispettava i gentlemen che aveva incontrato nel corso dei suoi viaggi in terra inglese, lodandone le alte qualità morali. Taine annotava come in Francia il termine gentilhomme facesse riferimento unicamente ad un uomo noto per il suo stile e la sua eleganza e non facesse riferimento alle sue qualità morali; in Francia non vi era un'idea equivalente del gentleman inglese. Nella visione di Taine l'aristocrazia inglese era meritocratica e aperta a nuovi talenti, mentre la nobiltà francese era esclusiva e molto reazionaria.Buruma, 1998, p.149 Taine ammirava inoltre le scuole pubbliche come Harrow, Eton e Rugby per la loro capacità di creare dei uomini dai giovani, per quanto ritenesse che le punizioni corporali fossero ormai da ritenere barbarie.Buruma, 1998, p.149-150