Noto come Zé Maria, è stato candidato alla presidenza della Repubblica nel 1998, nel 2002, nel 2010 e nel 2014.
Carriera politica La lotta contro la dittatura Nel 1977 era vicino al gruppo trotskista Liga Operária e fu invitato a distribuire il bollettino Faísca in occasione del 1º maggio. Fu arrestato insieme ad altri attivisti durante il suo primo volantinaggio e rimase trenta giorni in carcere; la campagna per la sua liberazione diede impulso ai primi cortei studenteschi contro la dittatura dopo l'AI-5.
Fu tra i dirigenti dell'ondata di scioperi che nel 1978 attraversò la regione industriale dell'ABC paulista e uno dei principali leader a Santo André. Operaio della Cofap, divenne uno dei membri del comitato di sciopero dell'ABC e propose, al congresso dei metalmeccanici di Lins, la fondazione del Partito dei Lavoratori (PT); partecipò in seguito alla fondazione del PT e della Central Única dos Trabalhadores (CUT).
Nel 1980 fu arrestato insieme a Lula e ad altri dieci sindacalisti e, incriminato in base alla legge di sicurezza nazionale, rimase in carcere per oltre un mese.
Nel 1984 si trasferì in Minas Gerais, dove partecipò alla vittoria della lista di opposizione guidata da Convergência Socialista nel Sindacato dei metalmeccanici di Belo Horizonte e Contagem.
Lo sciopero con occupazione alla Mannesmann Nel 1989 Zé Maria guidò lo sciopero con occupazione dell'acciaieria Mannesmann: per sette giorni centinaia di operai controllarono lo stabilimento. In uno sciopero radicale gli operai si armarono di sbarre di ferro e, incappucciati, promisero di reagire a un'eventuale irruzione, come era avvenuto l'anno precedente alla CSN di Volta Redonda. Lo sciopero della Mannesmann ebbe risonanza nazionale e rese possibile, quello stesso anno, la fondazione della Federazione Democratica dei Metalmeccanici del Minas Gerais.
L'espulsione dal PT e la nascita del PSTU Nel 1992 la Convergência Socialista fu espulsa dal PT per aver sostenuto la campagna "Fora Collor", alla quale fino ad allora la maggioranza della dirigenza del partito era contraria. Due anni dopo Zé Maria fu tra i fondatori del PSTU.
Nell'esecutivo nazionale della CUT fu in prima linea nei grandi scontri contro il governo di Fernando Henrique Cardoso, come lo sciopero dei petrolieri, e negli anni successivi nello sciopero del pubblico impiego, nel sostegno ai senza terra e nelle mobilitazioni contro le privatizzazioni.
Dalla CUT alla Conlutas Nel 2004 rimise il proprio incarico nell'esecutivo nazionale della CUT sostenendo la necessità di una nuova direzione per il movimento sindacale brasiliano. Fu tra gli organizzatori dell'incontro di Luziânia e, il 16 giugno, uno dei principali dirigenti della marcia della Conlutas su Brasilia contro le riforme di Lula e del FMI.
Nel 2006 il CONAT approvò la fondazione ufficiale della Conlutas. In giugno una manifestazione pubblica lanciò il Frente de Esquerda, la coalizione formata da PSOL, PSTU e PCB attorno alla candidatura di Heloísa Helena, che si proponeva come alternativa ai due blocchi di Lula e di Geraldo Alckmin. Zé Maria fu proposto come candidato alla vicepresidenza nel ticket, ma il PSOL scelse un proprio esponente. Nello stesso anno pubblicò per la casa editrice Sundermann il volume Os sindicatos e a luta contra a burocratização, in cui discute la struttura dei sindacati contemporanei e un progetto politico per la lotta sindacale che metta in questione lo sfruttamento capitalistico.
Le candidature presidenziali del 2010 e del 2014 Nel 2010 Zé Maria rappresentò nuovamente il PSTU come candidato alla presidenza della Repubblica, difendendo un programma socialista e rivolgendo dure critiche a Lula, José Serra e Marina Silva. L'asse del suo programma era la lotta contro gli interessi delle grandi imprese e delle banche, con la difesa di una politica di sostegno senza riserve ai lavoratori.
Fu nuovamente candidato alle elezioni del 2014, arrivando all'ottavo posto con lo 0,09% dei voti.
La condanna del 2026 Il 27 aprile 2026 il giudice Massimo Palazzolo, della 4ª sezione penale federale di San Paolo, condannò José Maria de Almeida a due anni di reclusione in regime aperto per il reato di razzismo previsto dall'articolo 20 della legge n. 7.716 del 1989. Il procedimento riguardava un discorso pronunciato il 22 ottobre 2023 durante una manifestazione a sostegno della Palestina sull'Avenida Paulista e trasmesso sui profili ufficiali del partito. Il procedimento era stato avviato dal Ministero pubblico federale dopo la segnalazione della Confederazione Israelita del Brasile (Conib) e della Federazione Israelita dello Stato di San Paolo (Fisesp), che si costituirono nel processo come parti civili.
Nella sentenza il giudice riconosce che la critica allo Stato di Israele non costituisce di per sé una pratica antisemita, ma ritiene che le dichiarazioni avessero un contenuto "degradante, generalista e di carattere pregiudiziale" nei confronti della comunità ebraica, richiamando l'orientamento del Supremo Tribunale Federale secondo cui le manifestazioni di razzismo, xenofobia od omofobia non sono coperte dalla libertà di espressione. Almeida ha contestato la decisione, sostenendo che non abbia "alcun fondamento storico, politico o legale" e che muova da un'assimilazione indebita tra sionismo ed ebraismo, e il PSTU ha annunciato ricorso al Tribunale regionale federale della 3ª regione. La sentenza ha suscitato inoltre le preoccupazioni di studiosi e organizzazioni per i diritti umani riguardo ai confini tra il contrasto all'antisemitismo e la criminalizzazione della critica politica al governo israeliano.
Note
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