Catenanuova (Catinanova in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Enna, in Sicilia.

Geografia fisica Territorio

Catenanuova sorge in un punto strategico fra sconfinati campi di frumento della valle del Dittaino, a 46 km da Enna in direzione est e a 45 km da Catania in direzione ovest, lungo la linea ferroviaria e l'autostrada A19 fra Palermo e Catania.

Clima Le temperature e le precipitazioni di Catenanuova sono registrate da una stazione meteorologica remota gestita dal Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti della Regione Siciliana.

È stato descritto come il "luogo più caldo d'Europa", grazie ai 48,5 °C registrati dalla stazione meteo locale durante l'intensa e prolungata ondata di caldo dell'agosto 1999 Tale temperatura ha rappresentato per oltre vent'anni il record di caldo assoluto europeo, prima di essere superata dai +48,8 °C registrati l'11 agosto 2021 a Floridia, nel siracusano.

Storia Origini del territorio e feudo di Melinventre Il centro abitato di Catenanuova sorse nel XVIII secolo nel feudo di Melinventre, indicato nelle fonti anche come Mellijs in Ventre, territorio agricolo della Sicilia interna posto nella valle del fiume Dittaino, lungo le direttrici di collegamento fra Catania, Centuripe, Agira e Enna. Prima della fondazione del paese, l'area era scarsamente abitata e prevalentemente destinata alla cerealicoltura, alla pastorizia e allo sfruttamento latifondistico, secondo l'organizzazione economica tipica dell'entroterra siciliano d'età moderna.

Il feudo apparteneva alla famiglia Riggio-Statella, principi della Catena. Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, che devastò larga parte della Sicilia orientale, nel territorio di Melinventre fu edificata una piccola chiesa dedicata alla Sacra Famiglia, destinata inizialmente alle esigenze religiose della famiglia feudale e dei lavoratori presenti nel possedimento. Tale edificio sacro costituì il primo nucleo religioso intorno al quale sarebbe poi sorto il nuovo abitato.

La fondazione settecentesca La nascita di Catenanuova ebbe origine dalla volontà testamentaria di Anna Maria Statella-Paternò, vedova del principe Antonino Giuseppe Riggio-Saladino e madre di Andrea Giuseppe Riggio-Statella. Il 21 luglio 1713, pochi mesi dopo la morte del marito, la baronessa dettò le proprie ultime volontà al notaio palermitano Domenico Sarcì, disponendo che nel feudo di Melinventre fosse fondata una nuova terra, dotata di chiesa e di arcipretato.

Andrea Giuseppe Riggio-Statella ricevette l'investitura del feudo l'8 marzo 1722. Nel 1726 inoltrò istanza all'imperatore Carlo VI d'Asburgo, allora re di Sicilia, per ottenere la licentia populandi, cioè il privilegio sovrano che consentiva a un feudatario di edificare e popolare stabilmente un nuovo centro abitato nel proprio territorio. Nel Regno di Sicilia tale concessione era lo strumento giuridico attraverso cui i baroni potevano trasformare un feudo rurale in una comunità dotata di popolazione stabile, istituzioni locali e rendite proprie.

Il diploma sovrano fu emanato l'11 settembre 1726; la concessione divenne però effettiva il 24 gennaio 1731, quando il viceré di Sicilia, conte di Palma, diede esecuzione al provvedimento imperiale. Questa data può essere considerata la nascita giuridica di Catenanuova, poiché da quel momento Andrea Giuseppe Riggio-Statella ottenne il diritto di edificare e popolare la nuova terra nel feudo di Melinventre.

La costruzione dell'abitato avvenne negli anni immediatamente successivi. Il principe fece edificare il palazzo feudale, destinato anche a funzioni amministrative, alcune abitazioni per i primi coloni e una rete di strade ampie e rettilinee, organizzate intorno alla chiesa e alla piazza principale. La fondazione rispondeva a un duplice obiettivo: valorizzare economicamente il feudo, attirando nuova popolazione agricola, e consolidare la presenza giurisdizionale della famiglia Riggio-Statella nella valle del Dittaino.

La nuova comunità è attestata documentalmente il 9 febbraio 1733, quando un atto notarile cita la Terra Novæ Catenæ. Il 6 luglio dello stesso anno Andrea Giuseppe Riggio-Statella provvide inoltre alla dotazione ecclesiastica necessaria al mantenimento dell'arcipretura, completando così il progetto previsto dal testamento materno.

Origine del nome e simboli storici Il nome del nuovo centro derivò dal titolo nobiliare dei fondatori, principi della Catena, legato ad Aci Catena e al culto della Madonna della Catena. L'abitato fu inizialmente indicato come Terra della Nuova Catena e poi come Catena la Nuova, forma dalla quale derivò l'attuale denominazione di Catenanuova.

Sviluppo urbano e vita religiosa nel XVIII secolo Nel corso del XVIII secolo Catenanuova assunse progressivamente la fisionomia di una piccola comunità agricola della Sicilia interna. Il popolamento fu favorito dall'arrivo di famiglie provenienti dai centri vicini, in particolare da Centuripe, Agira, Regalbuto e San Filippo d'Argirò. I nuovi abitanti furono attratti dalla disponibilità di terre da coltivare e dalle opportunità offerte dalla fondazione di un nuovo centro, nel quale era possibile ottenere abitazioni, lavoro agricolo e forme di inserimento nella vita civile e religiosa locale.

La chiesa della Sacra Famiglia, già esistente prima della fondazione, divenne il principale edificio religioso del paese e fu successivamente dedicata a san Giuseppe. L'istituzione dell'arcipretura costituì un passaggio decisivo per l'autonomia della comunità, poiché garantiva la presenza stabile del clero, l'amministrazione dei sacramenti e la formazione di una prima identità civica intorno alla parrocchia.

Nel 1752 la devozione cittadina fu ulteriormente rafforzata dall'arrivo delle reliquie di san Prospero martire, che divenne patrono del paese. Nello stesso secolo si consolidò anche il culto di Maria Santissima delle Grazie, compatrona di Catenanuova, testimoniato dal simulacro ligneo settecentesco donato dalla famiglia fondatrice.

Dall'abolizione della feudalità al XIX secolo L'abolizione della feudalità, sancita nel 1816, segnò la fine dei poteri giurisdizionali della famiglia Riggio-Statella sul centro abitato. Catenanuova cessò così di essere una terra feudale e fu progressivamente inserita nel nuovo ordinamento amministrativo borbonico, mantenendo tuttavia una struttura economica ancora fortemente legata all'agricoltura.

Nel corso del XIX secolo il paese continuò a svilupparsi come centro rurale della valle del Dittaino. L'economia rimase fondata soprattutto sulla coltivazione dei cereali, dell'ulivo, della vite e, nelle aree più adatte, degli agrumi. Parallelamente sorsero nuovi edifici civili e palazzi signorili, testimonianza dell'affermazione di famiglie locali legate alla proprietà fondiaria, alla mediazione agricola e alle professioni amministrative.

Dopo l'Unità d'Italia, Catenanuova seguì le trasformazioni amministrative, fiscali e sociali che interessarono l'intera Sicilia interna. La permanenza del latifondo, la fragilità delle infrastrutture e la dipendenza dall'economia agricola condizionarono a lungo la vita del paese, favorendo fenomeni di povertà rurale, mobilità stagionale e progressiva emigrazione.

XX secolo All'inizio del XX secolo Catenanuova conservava un assetto prevalentemente agricolo. La popolazione viveva in larga parte del lavoro nei campi e delle attività connesse alla produzione cerealicola e alla piccola proprietà contadina. La prima guerra mondiale coinvolse anche la comunità locale attraverso la chiamata alle armi di numerosi giovani, con conseguenze demografiche e sociali comuni a molti centri dell'entroterra siciliano.

Fino al 2 gennaio 1927 Catenanuova appartenne alla provincia di Catania. Da quello stesso giorno, con l'istituzione della provincia di Enna, il comune fu inserito nel nuovo ente provinciale, insieme ad altri centri della Sicilia centrale precedentemente compresi nelle province di Catania e Caltanissetta.

Durante la seconda guerra mondiale, e in particolare nel corso della campagna di Sicilia del 1943, il territorio di Catenanuova si trovò lungo le direttrici interne percorse dalle truppe alleate dopo lo sbarco nell'isola. Il paese non subì distruzioni paragonabili a quelle di altri centri della Sicilia orientale, ma fu coinvolto nel passaggio degli eserciti e nella riorganizzazione militare successiva all'avanzata anglo-americana. Secondo la tradizione locale, l'antico palazzo principesco fu utilizzato temporaneamente come sede logistica dalle truppe alleate.

Dal secondo dopoguerra all'età contemporanea Nel secondo dopoguerra Catenanuova avviò una fase di modernizzazione infrastrutturale. Tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, durante l'amministrazione del sindaco Prospero Lo Iacona, furono realizzati interventi essenziali per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, tra cui l'estensione della rete elettrica, il potenziamento dei servizi urbani e la costruzione degli impianti fognari.

Nonostante tali interventi, il paese continuò a risentire delle difficoltà economiche tipiche dell'entroterra siciliano. Negli anni 1950 e 1960 molti abitanti emigrarono verso le aree industriali del Nord Italia e verso l'estero, in particolare alla ricerca di occupazione stabile fuori dal settore agricolo. L'emigrazione modificò profondamente la struttura sociale della comunità, riducendo il peso della manodopera rurale e favorendo l'ingresso di rimesse economiche provenienti dai lavoratori emigrati.

Nel 1976 l'antico palazzo feudale, che per oltre due secoli aveva costituito uno dei principali edifici civili del paese ed era stato utilizzato anche come sede municipale, fu demolito per consentire la costruzione dell'attuale Palazzo di Città. L'intervento segnò una cesura importante nella memoria urbana di Catenanuova, poiché comportò la perdita dell'edificio più direttamente legato alla fondazione settecentesca del centro.

Negli ultimi decenni il comune ha conosciuto un'espansione edilizia verso le aree periferiche, pur conservando nel nucleo storico l'impianto originario settecentesco, riconoscibile nella regolarità delle strade, nella centralità della chiesa madre e nella permanenza di edifici civili ottocenteschi.

Simboli

Stemma Sin dai primi decenni di vita della comunità fu utilizzato uno stemma formato dall'unione delle armi delle famiglie Riggio-Saladino e Statella-Paternò, casate paterna e materna del fondatore. Lo stemma fu impiegato come sigillo civico dal 1736 al 1812, anno dell'abolizione della feudalità in Sicilia. Esso compare ancora nel fonte battesimale marmoreo del 1738 e nella base del simulacro settecentesco di Maria Santissima delle Grazie, conservati nella chiesa madre.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con suo decreto del 7 aprile 2003, ha concesso al comune di Catenanuova il nuovo stemma e il gonfalone civici.

La composizione dello scudo è ricca di riferimenti alla storia e all'identità del comune. La partizione in interzato in calza richiama graficamente la lettera «M», iniziale del feudo di Melinventre, nel cui territorio sorse il paese nella prima metà del XVIII secolo.

Nel primo campo sono ripresi gli elementi principali dell'antico sigillo comunale. La torre affiancata dall'alabarda deriva dalle armi della famiglia Statella, mentre la fascia accompagnata da quattro stelle è tratta dallo stemma dei Riggio, casate dalle quali discendeva il fondatore Andrea Giuseppe Riggio-Statella e che ebbero un ruolo determinante nella nascita della comunità.

Il secondo campo raffigura un libro aperto, simbolo della cultura, dell'istruzione e della conoscenza, sormontato da un arcobaleno composto da cinque bande cromatiche. I colori richiamano il tricolore italiano, i colori tradizionali della Sicilia e del comune di Catenanuova e l'azzurro dell'Unione europea, a simboleggiare l'appartenenza del paese alle diverse comunità istituzionali e culturali.