Biografia Famiglia e origine Gregorio nacque a Roma attorno al 540 da una famiglia appartenente all’aristocrazia, composta di soli patrizi, la Gens Anicia. Il padre, Gordiano, sembrerebbe aver ricoperto la carica di regionariusJoannis Diaconi Vita sancti Gregorii Magni, IV 83. L’edizione di riferimento è Joannis Diaconi Sancti Gregorii Magni Vita, PL LXXV coll. 59-242., ossia un funzionario preposto all’ordine pubblico. La madre, Santa Silvia, era forse di origine siciliana e si ritirò nel monastero di Cella Nova a seguito della decisione di Gregorio di trasformare la casa paterna in un cenobioS. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, in Enciclopedia dei papi, 3 voll., Roma 2000, I, p. 546.. La famiglia era agiata, con possedimenti a Roma e in Sicilia, e vantava antenati illustri: lo stesso Gregorio indicò papa Felice III (483-492) come suo avoGregorii Magni Homeliae in Evangelia, cur. R. Ètaix, Turnhout 1999 (CCSL CXLI), XXXVIII 15., e sono stati ipotizzati rapporti di parentela con papa Agapito, che tuttavia rimangono incerti. Nelle lettere del pontefice vengono citati almeno due fratelli, uno di nome PalatinoEpp. IX 44; XI 4. L’edizione di riferimento per le epistole è S. Gregorii Magni Registrum epistularum, 2 voll., ed. D. Norberg, Turnhout 1982 (CCSL CXL, CXL A)., e un altro definito semplicemente germanusGiovanni Diacono (Joan. Diac. Vita sancti Gregorii Magni, I 40, PL LXXV col. 79B) ritiene che sia il nome proprio., entrambi molto probabilmente impegnati in funzioni pubblicheS. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, p. 547.. Papa Gregorio Magno si adoperò per consolidare il cristianesimo nella penisola italiana, promuovendo importanti iniziative nel campo della liturgia.

Formazione e cultura Sono incerti i luoghi e le modalità della sua formazione, ma è possibile che Gregorio abbia frequentato una biblioteca istituita dal pontefice Agapito sul colle del Celio, vicino dunque alla casa paternaM. Cristiani, Cultura (pensiero di Gregorio Magno sulla), in Enciclopedia Gregoriana, cur. G. Cremascoli – A. Degl’Innocenti, Firenze 2008, p. 82.. Ulteriori dati sulla sua formazione possono essere dedotti dalle opere del pontefice, da cui emergono le sue competenze linguistiche e retoriche nonché la conoscenza di autori classici quali Virgilio, Cicerone e Seneca. Egli assunse tuttavia un atteggiamento di condanna nei confronti della cultura classicaPer un esempio di tale atteggiamento, cfr. la lettera al vescovo Desiderio di Vienne, rimproverato di insegnare grammatica e di unire quindi la materia sacra con quella profana (Ep. XI 34)., ritenendo che andasse studiata solo come strumento per comprendere e comunicare la verità divina delle Sacre Scritture. Dai suoi scritti emergono inoltre conoscenze scientifiche e naturali e soprattutto una vasta padronanza del diritto romanoIbidem, p. 547.. Si pensa che Gregorio conoscesse la lingua greca, rafforzata, a seguito di una iniziale formazione scolastica, dal soggiorno a Costantinopoli (579-584) come apocrisario di papa Pelagio IIDall’epistolario emerge che Gregorio intrattenne rapporti con varie personalità del luogo e fu coinvolto anche in una disputa con il patriarca di Costantinopoli, Eutichio, sulla natura dei corpi risorti. Tutto ciò sarebbe stato difficile, se non addirittura impossibile, se non avesse conosciuto la lingua greca. Inoltre, le sue opere esegetiche provano l’uso della versione greca dei Settanta per verificare singoli passi del testo della Vulgata. Egli conosceva dunque il greco in modo sufficiente per poter leggere e comunicare oralmente, ma forse non padroneggiava abbastanza la lingua per scrivere opere letterarie. Cfr. Ibidem, pp. 547-8..

Carriera politica ed ecclesiastica Gregorio intraprese il cursus honorum, ricoprì la carica di praefectus urbi e sottoscrisse la dichiarazione di condanna dei Tre Capitoli del vescovo di Milano Lorenzo (573).

Nel 579 papa Pelagio II ordinò Gregorio diacono per inviarlo, in qualità di apocrisario, a Costantinopoli con lo scopo di far presente all’imperatore le aggressioni subite dai Longobardi e chiedere aiuti militari. Il soggiorno nella capitale imperiale durò fino al 586-587 e in questo periodo poté anche approfondire l’attività esegetica, esponendo oralmente l’esegesi al libro di Giobbe (Moralia in Job) su esortazione di Leandro, vescovo di SivigliaS. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, p. 550.. Gregorio durante il soggiorno conobbe molte personalità influenti e fu anche coinvolto in una disputa sulla natura dei corpi risortiLa disputa viene raccontata da Gregorio nei Moralia in Iob, XIV, LVI 72-74 e da Giovanni Diacono (Joan. Diac. Vita sancti Gregorii Magni, I 28-30 (PL LXXV coll. 73C-75C). L’edizione di riferimento per i Moralia in Iob è S. Gregorii Magnii Moralia in Iob, 3 voll., cur. M. Adriaen, Turnhout, 1979 (CCSL CXLIII, CXLIII A, CXLIII B). in contrapposizione a Eutichio, patriarca di Costantinopoli (577-82)Quest’ultimo sosteneva che i corpi resuscitati fossero impalpabili, mentre Gregorio, sulla scorta di Girolamo e Agostino, sosteneva la reale resurrezione del corpo dei defunti (cfr. S. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, pp. 550-1).. Il dibattito si concluse davanti all’imperatore Tiberio che accettò la tesi di Gregorio e condannò quella di Eutichio.

Tra il 586 e il 587 Gregorio lasciò Costantinopoli su richiesta di Pelagio II, il quale voleva avvalersi della sua collaborazione per cercare di risolvere lo scisma tricapitolino, che aveva coinvolto le diocesi di Milano e Aquileia. Pare che Gregorio, prima di partire, avesse raccolto del materiale greco sulla questione e avesse scritto un trattatello che il pontefice inviò a suo nome al vescovo Elia di Aquileia e ai vescovi d’IstriaL. Castaldi, Biografia di Gregorio Magno, in Enciclopedia Gregoriana, pp. 35-6. L’attribuzione della lettera di Pelagio – edita in Gregorii I papae Registrum epistularum, 2 voll., edd. P. Ewald – L.M. Hartmann, Berlino 1891-1899 (MGH Epp. II) App. 3, Ep. 3 (pp. 449-67) – alla penna di Gregorio, già sostenuta da Paolo Diacono (Hist. Lang. III 20; l’edizione di riferimento è Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, cur. L. Capo, Roma-Milano 1992) è stata confermata dagli studi di Meyvaert (cfr. P. Meyvaert, A letter of Pelagius II Composed by Gregory the Great, in Gregory the Great. A Symposium, a cura di J. C. Cavadini, Notre-Dame-London 1995, pp. 94-116).. Monachesimo Dopo aver lasciato la carica di praefectus urbi nel 573 ed essere entrato in possesso dell’eredità di famiglia in seguito alla morte del padre (574 o 575), Gregorio costruì sei monasteri nei possedimenti in Sicilia e trasformò la residenza paterna, situata sul colle del Celio, in un monastero in onore di Sant’Andrea apostoloL’ipotesi che il monastero seguisse la Regola benedettina non è certa e si fonda principalmente sull’interesse che il pontefice mostrò per Benedetto da Norcia, a cui dedicò l’intero libro II dei Dialogi (cfr. S. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, p. 584).. Qui si ritirò per alcuni anni, almeno fino al 582 quando fu inviato come apocrisario per conto di papa Pelagio II a Costantinopoli, dove venne raggiunto da alcuni monaci e visse con loro. L’allontanamento definitivo dal monastero avvenne solo nel 590 quando Gregorio fu eletto al soglio pontificioS. Pricoco, Monachesimo, in Enciclopedia Gregoriana, p. 233.. Egli, durante il pontificato, continuò a praticare uno stile di vita ascetico e sentì sempre la nostalgia della tranquillità della vita monastica in contrapposizione alle tante preoccupazioni che accompagnavano il suo incaricoIbidem, pp. 233-4.. Il rigido ascetismo portò tuttavia ad un peggioramento delle sue condizioni di salute, a cui col tempo si aggiunse la gotta che lo afflisse fino alla morte (604)J. Richards, Il console di Dio: la vita e i tempi di Gregorio Magno, Firenze 1984, pp. 70, 72..

Il monastero fu luogo di formazione di validi e fedeli collaboratori del pontefice a cui Gregorio affidò incarichi importanti, primo fra tutti Agostino, capo della missione evangelizzatrice in Inghilterra e futuro vescovo di Canterbury. Egli pose inoltre molta attenzione alle questioni monastiche, soprattutto quelle che riguardavano la condizione dei cenobi italiani. Gregorio promosse la fondazione di nuovi monasteri, controllando e tutelando anche quelli esistenti, intervenne in caso di abusi attraverso i suoi funzionari, fece donazioni e sollecitò quelle di aristocratici facoltosi per risollevare queste strutture dalla penuria in cui si trovavanoS. Pricoco, Monachesimo, p. 234-5..

Inizio del pontificato

Alla morte di Pelagio II (7 febbraio 590), la nomina di Gregorio fu immediata e mossa dalla necessità che Roma non rimanesse senza una guida proprio in un momento di massima difficoltà. La città era infatti minacciata dalla pressione militare dei Longobardi e fu anche colpita da varie calamità naturali, quali l’inondazione del Tevere seguita da un’epidemia di pestePer una testimonianza dettagliata delle vicende che precedettero e seguirono l’elezione di Gregorio, cfr. Gregorii episcopi Turonensis Libri Historiarum X, edd. B. Krush – W. Levison, Hannover 1951 (MGH SS rer. Merov I, 1), X, I (pp. 477-81).. Gregorio risultò essere la scelta migliore per il soglio pontificio, in ragione della sua cultura, spiritualità ed esperienza politicaS. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, p. 551.. L’elezione dovette accogliere un’approvazione generale, mentre la consacrazione imperiale avvenne solo alcuni mesi dopo (3 settembre 590), forse a causa di qualche difficoltà politica, superata dagli stretti legami di Gregorio con l’imperatore Maurizio e il suo entourage.

I primi mesi del pontificato furono dedicati alla stesura dell’epistola sinodicaEp. I 4. Si tratta della lettera che il vescovo di una delle cinque sedi patriarcali era solito inviare agli altri al momento della sua elezione per confermare l’unità della fede (cfr. S. Boesch Gajano, Gregorio I, santo, p. 551). in cui Gregorio indicava le principali linee del suo pontificato, inviata ai vescovi delle sedi patriarcali nel febbraio del 591. La prima azione in qualità di pontefice fu la processione indetta una settimana dopo la morte di Pelagio per chiedere a Dio di porre fine all’epidemia di peste. Furono organizzati sette cortei che partirono da sette chiese diverse e si incontrarono nella chiesa di Santa Maria MaggioreIbidem, pp. 551-2.. Non si hanno altre notizie dell’attività di Gregorio fino alla consacrazione imperiale, momento dal quale è possibile ricostruire l’attività del pontefice attraverso il Registrum epistolarum, ossia il corpus della corrispondenza papaleIbidem, p. 552.. Gregorio corrispondeva con i vescovi delle diocesi dell’Italia centro-meridionale, mentre i rapporti con le altre Chiese d’Italia erano mediati dalle sedi metropolitane di Milano, Aquileia e Ravenna, così come i contatti con l’Oriente attraverso le sedi patriarcali. Gregorio intervenne anche nei problemi che riguardavano le Chiese locali e provvide alla manutenzione degli edifici sacri, restaurando o costruendo nuove chiese e monasteriG. Picasso, Papato (concezione di Gregorio Magno del), in Enciclopedia Gregoriana, p. 252.. Il pontefice non si limitò a provvedimenti di carattere materiale: rivolse le sue premure anche alla cura spirituale dei fedeli, soprattutto attraverso la predicazione, come appare dalle Omelie sui Vangeli che cominciò a tenere dal novembre 590 fino a settembre 592 durante la messa solenne nei giorni festiviG. Picasso, Papato di Gregorio Magno (opera di Gregorio Magno come papa), in Ibidem, p. 253..

Tentativi di pace con i Longobardi