Il trattato di Waitangi (in inglese Treaty of Waitangi, in māori Te Tiriti o Waitangi) è un trattato firmato il 6 febbraio 1840 a Waitangi da William Hobson, rappresentante dell'Impero Britannico, e da circa quaranta capi delle tribù maori dell'Isola del Nord della Nuova Zelanda. È un documento di importanza centrale per la storia e la costituzione politica dello stato della Nuova Zelanda; esso ha definito le relazioni politiche tra il governo della Nuova Zelanda e la popolazione māori. Fa parte, insieme ad altri documenti della Memory of the World Aotearoa New Zealand Ngā Mahara o te Ao Register.
Il trattato Il trattato fu redatto in un momento cruciale, sotto la spinta di una doppia pressione: quella dei coloni britannici intenzionati a fondare una colonia in Nuova Zelanda, e quella di alcuni leader māori interessati alla protezione britannica per contrastare la minaccia delle forze francesi. Il trattato istituisce un governatore britannico della Nuova Zelanda, riconoscendo ai māori il diritto di mantenere le loro terre, foreste e altri beni, e di godere degli stessi diritti dei sudditi britannici. Una volta scritto e tradotto, fu firmato per la prima volta dai leader del Nord a Waitangi il 6 febbraio 1840, e in seguito fatto circolare in diverse zone del paese per raccogliere le firme di altri capi maori. Nei mesi successivi, nonostante l'opposizione manifestata da alcuni leader, le copie del trattato vennero firmate da circa 530-540 māori, di cui almeno tredici donne.Orange, The Treaty of Waitangi, Bridget Williams Books, 1987, Appendices p. 260. In totale vi sono nove copie firmate del Trattato di Waitangi, compresa la prima sottoscritta a Waitangi.
Il testo del trattato, bilingue, con il testo māori tradotto dall'inglese, include un preambolo e tre articoli. L'articolo uno del testo inglese sancisce la sovranità della Corona del Regno Unito sulla Nuova Zelanda. L'articolo due garantisce ai capi firmatari e alle loro tribù il mantenimento delle loro terre, foreste e beni, e concede alla Corona un diritto di prelazione su tutte le terre che i māori desiderano vendere. L'articolo tre conferisce ai popoli māori pieni diritti e tutele come soggetti britannici.
Il testo maori, redatto da missionari britannici conoscitori della lingua Te Reo, non è un'esatta traduzione di quello inglese: le due versioni differiscono anche notevolmente. Le ragioni di questa ambiguità, o della mancata corrispondenza linguistica — responsabile di conseguenti difformità di contenuto e di lettura — sono state variamente interpretate: inesperienza e incompetenza giuridica degli autori del Trattato, scelta intenzionale da parte dei britannici, ingenuità o sottovalutazione delle conseguenze del testo sottoscritto da parte dei maori, o testimonianza della difficoltà, se non impossibilità, di fissare in un testo scritto concetti a cui le culture di riferimento dei contraenti — quella britannica e quella maori — attribuivano significati dissimili. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, ad esempio, il termine "sovranità" (sovereignity), concetto cruciale e ricorrente nella versione inglese, non aveva un equivalente diretto nel contesto della società māori; nella versione maori del Trattato viene citato il termine rangatiratanga, corrispondente al potere dei capi tribù, che nel testo si prometteva sarebbe stato mantenuto anche dopo l'istituzione del governo britannico. Il termine kawanatanga con cui i redattori del testo tradussero governor, per descrivere i poteri ceduti alla Corona, non aveva per i māori quello stesso significato: le tribù erano indipendenti e guidate da più capi, la società tradizionale māori possedeva forme di leadership e di amministrazione molto diverse dal modello di monarchia centralizzata esistente in Gran Bretagna.
Nei decenni successivi alla firma del trattato i disaccordi sulla sua interpretazione e applicazione culminarono nelle Guerre māori. Nel corso della seconda metà del XIX secolo, i māori persero progressivamente il controllo delle terre che avevano posseduto, alcuni attraverso la vendita legittima, ma più spesso a causa di accordi ingiusti, transazioni dubbie, o a seguito dei sequestri avvenuti dopo le guerre, culminati nella confisca di gran parte delle regioni settentrionali del Waikato e del Taranaki. Nel periodo successivo, il governo neozelandese ignorò per lo più il Trattato e una sentenza del 1877 lo definì addirittura "una nullità".
Nella seconda metà del XX secolo i movimenti di protesta dei māori usarono il Trattato come una piattaforma per la rivendicazione dei loro diritti alla sovranità e per recuperare le terre perdute. Nel 1975 venne istituito il Waitangi Tribunal, una commissione permanente di inchiesta incaricata di indagare sulle violazioni del Trattato da parte della Corona. Nel 1985 il governo neozelandese estese i poteri del Tribunale consentendogli di giudicare ricorsi riguardanti violazioni commesse a partire dal 1840, anno di nascita del Trattato; in breve il numero di rivendicazioni aumentò rapidamente.
Il 25 giugno 2008 un accordo noto come Treelords, firmato dal Parlamento di Wellington, ha assegnato a sette iwi che rappresentano oltre 100.000 persone, 176.000 ettari di foresta nel centro dell'Isola del Nord. Dal 1974 il 6 febbraio viene celebrato il Waitangi Day, la festa nazionale neozelandese per commemorare la firma del trattato.
Dal 1997 il trattato è presente nell'elenco delle memorie del mondo dall'UNESCO.
Contesto storico Il primo Europeo ad arrivare ed esplorare la Nuova Zelanda fu il navigatore olandese Abel Tasman nel 1642, seguito da James Cook nel 1769, che la trovò abitata dal popolo polinesiano dei Māori, arrivato nel paese nel XIV secolo. Le pesca fu una delle prime attività ad attrarre gli europei in Nuova Zelanda: intorno al 1800 si potevano contare una cinquantina di cacciatori di foche e balene statunitensi e britannici.
Gli scambi avviati tra le popolazioni Māori ed europee furono mutualmente vantaggiosi: le tribù costiere scambiavano lino, legname e patate in cambio di sementi, chiodi, lana, moschetti ed altre tecnologie provenienti dal continente europeo.
Attorno al 1820 si hanno notizie di mercanti integrati nella società Māori: legati in matrimonio con le donne locali potevano godere della protezione dei capi come membri della tribù.
Anche la Francia mostrò interesse nella Nuova Zelanda come possibile colonia, ma il popolo nativo era più propenso ad intraprendere rapporti commerciali con inglesi e statunitensi (considerati cugini degli inglesi): l'esecuzione da parte dei francesi di duecentocinquanta Māori nel 1772, come condanna per l’uccisione dell’esploratore Marion du Fresne e del suo equipaggio, ritenuti colpevoli di aver pescato in un’area proibita secondo le leggi māori, aveva determinato una "profonda diffidenza". A dimostrazione di questo timore, nel 1831 tredici rangatira (capi maggiori) inviarono una lettera al re Guglielmo IV, chiedendo appoggio per la salvaguardia delle loro terre. In risposta venne inviato James Busby con la nomina di British Resident, un rappresentante del governo inglese con funzioni diplomatiche. Lo stesso Busby contribuì alla stesura della Dichiarazione d’Indipendenza della Nuova Zelanda, da lui firmata il 28 ottobre 1835 insieme ad altri trentacinque capi tribù dell’Isola del Nord, membri delle United Tribes of New Zealand (Le Tribù Unite della Nuova Zelanda). Questo documento non fu però ben accolto e visto dall'ufficio coloniale in Gran Bretagna, che riteneva necessaria una nuova politica per la Nuova Zelanda. Venne quindi inviato il capitano William Hobson, incaricato di siglare un accordo con i nativi, al fine di ottenere un controllo completo del paese.
Il trattato Al suo arrivo il 29 gennaio 1840 e senza alcuna bozza di documento preparata da avvocati o funzionari dell'ufficio coloniale, Hobson scrisse il suo trattato in quattro giorni con l'aiuto del suo segretario, James Freeman, e di James Busby, nessuno dei quali esperto in questioni di diritto. Il testo subì numerose revisioni e, rendendosi conto che un trattato in inglese non poteva essere compreso, discusso o accettato dai māori, Hobson incaricò il missionario Henry Williams e suo figlio Edward Marsh Williams, più esperti in Te Reo, la lingua māori, di tradurre il documento. Durante l'incontro del 5 febbraio a Waitangi, alla presenza di numerosi capi maori, vennero lette le versioni del trattato nelle due lingue. I capi Māori (rangatira) discussero quindi il Trattato per cinque ore,Orange, The Treaty of Waitangi, Bridget Williams Books, 1987, ch 3 e si trasferirono presso un fiume nelle vicinanze, dove continuarono le deliberazioni fino a tarda notte. Hobson aveva programmato che la firma avvenisse il 7 febbraio, ma nonostante le diffidenze e le proteste di alcuni rangatira, la mattina del 6 febbraio 1840 circa quaranta capi delle tribù del nord furono pronti a sottoscrivere il trattato., p. 40
L'intera questione era tuttavia complicata dal fatto che la società māori si basava su una tradizione orale, e assegnava valore e fiducia alla parola delle persone, nella fattispecie a quanto Hobson e i missionari esposero verbalmente, più che al contenuto scritto del trattato vero e proprio.Belich, James (1996), Making Peoples: A History of the New Zealanders from Polynesian Settlement to the End of the Nineteenth Century, pp.195–6. Pur assicurando l'accuratezza della loro traduzione, i due missionari si trovarono in difficoltà nel realizzare una traduzione letterale. Le credenze e gli atteggiamenti dei māori verso la proprietà e l'uso della terra erano diversi da quelli prevalenti in Gran Bretagna e in Europa. Inoltre, di oltre seicento capi, solo dodici erano in grado di firmare con il proprio nome: tutti gli altri apposero una X o disegnarono parte del proprio moko (tatuaggio facciale personale). Dopo la firma di ognuno, Hobson stringeva loro la mano pronunciando le sue più note parole "He iwi tahi tatou – We are (now) one people", ovvero "Ora siamo un unico popolo". Preambolo La versione inglese dichiara la sovranità della Corona inglese sulle isole e l'istituzione di un governo finalizzato alla tutela della colonizzazione britannica, al mantenimento della pace e dell'ordine interno, alla protezione dei diritti e delle proprietà della popolazione māori.
Nella versione maoriPer il testo in maori vedi: Ministry for Culture and Heritage, Read the Treaty. Māori text, 3 luglio 2014, https://nzhistory.govt.nz/politics/treaty/read-the-treaty/maori-text viene dichiarato che l'istituzione del nuovo governo britannico manterrà inalterato il rangatiratanga tribale (autonomia o autorità sulla propria area) e la proprietà delle terre māori.