Il terremoto della Marsica del 1915, noto anche come terremoto di Avezzano, fu un drammatico evento sismico avvenuto mercoledì 13 gennaio 1915 che devastò la regione storico-geografica della Marsica, in Abruzzo, e le aree limitrofe del contemporaneo Lazio, come la valle del Liri e il Cicolano, causando secondo il servizio sismico nazionale morti. Il terremoto, classificato tra i principali sismi avvenuti in Italia per forza distruttiva e numero di vittime, interessò gran parte del centro Italia con vittime e gravi danni in diverse province..

Sismicità storica

Attestazioni di vario genere e indagini paleosismologiche effettuate nel territorio del Fucino rendono plausibili forti terremoti che hanno interessato i distretti sismici marsicani nel periodo tardo antico, come quelli avvenuti tra la seconda metà del IV secolo e l'anno 508 d.C..Laura Saladino e Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano. Storia della città in sessanta risposte, a cura di Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 33., e nel corso del Medioevo. Nel 1231 un sisma con epicentro a San Germano, la contemporanea Cassino, causò gravi danni anche nell'area fucense-rovetana, così come avvenne con il sisma del 1315 e con il terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349. Altri eventi sismici di rilievo causarono danni nella Marsica e nell'intera provincia aquilana negli anni 1456, 1461, 1654, 1695, 1703, 1706 e 1885..

Il 24 febbraio 1904 un terremoto di magnitudo stimata di 5,7 con epicentro a Rosciolo causò gravi danni al patrimonio architettonico dell'area, non facendo tuttavia registrare alcuna vittima. Pochi mesi dopo, il 2 novembre dello stesso anno, un sisma di magnitudo 4,8 fu registrato nel distretto sismico fucense. La stessa magnitudo fu registrata nella Marsica occidentale il 22 febbraio 1910 e nella Marsica orientale il 14 aprile 1914.

Dati storici Dopo circa sei anni dal terremoto di Messina avvenuto il 28 dicembre 1908, pochi mesi prima dell'ingresso nella prima guerra mondiale, l'Italia tornò ad essere funestata da un violentissimo sisma.

Esso avvenne mercoledì 13 gennaio 1915, stando ai dati ufficiali dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, alle ore 07:52:43 (mentre un telegramma informativo inviato in tarda mattinata dal comune di Tagliacozzo al Ministero dell'interno riporta le ore 07:48). La scossa principale (mainshock) di origine tettonica, secondo il sismologo Alfonso Cavasino, non fu preceduta da alcun evento premonitore (foreshocks) tale da creare un particolare allarme. La sua intensità fu pari all'XI grado della scala Mercalli; in seguito la sua magnitudo fu stimata in 7,0 Mw. L'epicentro fu localizzato nella conca del Fucino in Abruzzo, ma l'ondata sismica colpì anche altre zone dell'Italia centrale come il Lazio, le Marche e parte della Campania, con effetti pari o superiori al VII grado della scala Mercalli. L'osservatorio geodinamico di Rocca di Papa registrò nei successivi quattro anni repliche (aftershocks) di varia intensità, di cui circa 1.300 nei primi sei mesi successivi all'evento principale.

La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basilicata, mentre a Roma i suoi effetti furono classificati tra il VI ed il VII grado della scala MercalliBoncio P, Galadini F, Visini F, Pace B, Lavecchia G. Evidenze di tettonica distensiva attiva e sismogenetica in Appennino centrale SGI 83.ma riunione, 2006..

Il sisma del 1915, per forza distruttiva e numero di vittime, è classificato tra i principali terremoti avvenuti in territorio italiano. Nel computo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia le vittime furono , di cui oltre nella sola città di Avezzano. Oltre al capoluogo del circondario marsicano i cosiddetti "quattro undicesimi della scala Mercalli" furono rilevati a Cappelle dei Marsi, Gioia dei Marsi e San Benedetto dei Marsi, località dove la distruzione fu pressoché totale.

La scossa fu avvertita anche nella capitale, producendo danni ad alcuni edifici, nonostante ciò il governo Salandra tardò molto a comprendere la vastità dell'area coinvolta e la serietà delle conseguenze: l'allarme in tutta la sua gravità, con il crescente aumento della drammaticità dei comunicati stampa dell'Agenzia Stefani, fu lanciato molte ore dopo la scossa principale complici anche i lenti mezzi di comunicazione dell'epoca. dal comune di Sante Marie. I primi inadeguati soccorsi giunsero nelle aree colpite solo all'alba del giorno successivo. I soccorsi ufficiali, avviati dal Genio militare, furono coordinati ad Avezzano dal Commissario Regio, Secondo Dezza..

Avezzano, situata nell'area epicentrale, fu quasi completamente rasa al suolo: le vittime furono oltre su un totale di circa abitanti. Tra queste anche il sindaco Bartolomeo Giffi e altre autorità locali come il sottoprefetto De Petris e il delegato di pubblica sicurezza Angelo Di Salvia. I pochi sopravvissuti, in gran parte feriti, rimasero senza un tetto per giorni, poiché tutti gli edifici erano crollati su sé stessi, comprese le scuole, le chiese e il castello. Restò in piedi, intatta, solo la casa del cementista bolognese Cesare Palazzi, come testimonia anche una targa commemorativa con su scritto "Unica casa che ha resistito al terremoto del 13-1-1915".

Il sisma isolò completamente la zona e i soccorritori, partiti la sera inoltrata del 13 gennaio, arrivarono il giorno dopo anche a causa dell'impraticabilità di ferrovia e strade causata da frane e macerie.

In Abruzzo, oltre all'area fucense e rovetana, risultarono isolate e gravemente danneggiate anche le valli dell'Aterno e del Tirino; nel mandamento di Borgocollefegato, la contemporanea Borgorose, facente parte del circondario di Cittaducale all'epoca incluso nella provincia di Aquila degli Abruzzi e a Sora si registrarono centinaia di vittime e ingenti danni al patrimonio architettonico, al pari di molti centri del Cicolano, della valle del Velino e della valle del Liri. Più di uomini, fra militari, civili e volontari della Croce Rossa Italiana, furono impegnati in soccorsi, allestimento degli ospedali da campo, trasporto dei feriti e distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori fu, in seguito, concessa una medaglia di benemerenza dal duca di Genova Tommaso di Savoia, che venne nominato Luogotenente Generale del Regno da Vittorio Emanuele III.

L'evento sismico mise in evidenza l'impreparazione e, in parte, l'impotenza dello Stato italiano. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò al governo la protesta per quelle vittime che in caso di soccorsi tempestivi probabilmente si sarebbero potute evitare e da subito chiese l'assegnazione di fondi per la ricostruzione della Marsica.

Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all'Opera Nazionale di Patronato "Regina Elena" e accolta presso alcuni istituti, grazie alla volontà e al lavoro del prelato don Orione che sentì la necessità di salvare e riconsegnare i bambini orfani ai parenti ancora in vita e comunque di garantire loro una collocazione sicura. Una delle urgenze più incombenti fu rappresentata dalla raccolta, dal trasporto e dal seppellimento dei cadaveri che, onde evitare epidemie, avvenne perlopiù in fosse comuni.

Quattro mesi dopo il sisma, per l'ingresso in guerra dell'Italia, i militari furono richiamati in anticipo verso il fronte friulano. Nonostante la gravità della situazione, i giovani marsicani furono richiamati al servizio militare e costretti a partecipare al conflitto mondiale in corso; di questi, oltre persero la vita lungo l'Isonzo e sul Carso.

Prima del sisma, Avezzano era una città in forte espansione demografica; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull'economia dell'area, non solo nell'agricoltura ma anche nel settore terziario.

Con il terremoto del 1915 crollarono edifici e monumenti come il castello Orsini-Colonna, la collegiata di San Bartolomeo, il teatro Ruggeri, il palazzo Torlonia e la Regia scuola normale e complementare femminile "Maria Clotilde di Savoia", dove insegnò la matematica Maria Gramegna che morì insieme alla madre.

Per ospitare i terremotati furono realizzate nei mesi successivi delle strutture conosciute come "casette asismiche", in parte ancora esistenti, che rappresentano in qualche modo la memoria storica e tangibile dell'evento.

In seguito alla tragedia al governo italiano giunse la solidarietà dei paesi europei inclusa addirittura l'Austria, successivamente nemica sul fronte della prima guerra mondiale, i cui rappresentanti inviarono un messaggio ufficiale di solidarietà al ministro degli affari esteri, Sidney Sonnino, in una fase antecedente all'intervento militare italiano.. Numerosi furono i gesti solidali come l'arrivo nelle zone disastrate dell'allora re d'Italia Vittorio Emanuele III e di personaggi illustri come Guglielmo Marconi e Gaetano Salvemini, le preghiere di papa Benedetto XV, l'aiuto alle migliaia di orfani di san Luigi Orione, san Luigi Guanella e dell'allora vescovo dei Marsi, Pio Marcello Bagnoli, i soccorsi del patriota Nazario Sauro e dei compagni irredentisti. Molti furono gli intellettuali del tempo a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica verso la tragedia; tra questi figurano Ignazio Silone, Benedetto Croce e Gabriele D'Annunzio. Numerose amministrazioni comunali di tutta Italia si adoperarono con le raccolte di fondi per fronteggiare l'emergenza..

Geologia e aspetti sismotettonici

Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario risulta attivo. Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente nord-nordovest/sud-sudest, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche-Gole di Celano" e "Monte Sirente". Queste strutture compressive deformano sottostanti strati mesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali.

Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree annegate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a nordest del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza della fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio.

Affiorano così depositi continentali eluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre caratterizzato da sedimenti limosi, all'Olocene.

L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione nordovest-sudest e immersione occidentale, tangente l'ex lago a sudest, e l'altra, tangente a nord, in direzione ovest-sudovest/est-nordest e immersione meridionale.

Si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici delle acque...

Stima delle vittime