È il primo antenato provato degli Ascanidi.
Biografia Il suo nome è sconosciuto. Si presumeva che si chiamasse Adalberto, come suo nipote Adalberto, ma potrebbe essere stato chiamato in un altro modoDer erste aus diesem Geschlechte, von dem wir Kunde haben, ist der Graf von Ballenstedt, der die Tochter des Markgrafen Hodo, Hidda mit Namen, zur Gemahlin hatte. Seinen Namen finden wir nirgends genannt, man bezeichnet ihn, gemäß einer Vermutung nur nach dem Namen seines Enkels als Adalbert in: Hermann Wäschke: Anhaltische Geschichte. Band 1: Geschichte Anhalts von den Anfängen bis zum Ausgang des Mittelalters. Otto Schulze, Cöthen 1912. S. 68. Egli fu padre di Esico, il primo Ascanide conosciuto per nome, frutto del suo matrimonio con Hidda, figlia del margravio Odo della marca orientale sassoneAnnalista Saxo.. Era imparentato con il margravio Cristiano del Serimunt del Gau Serimunt, da cui i discendenti di Esico riuscirono ad ottenere vari possedimenti in quella zona e il balivato su Nienburg e Frose (?).
Il Sachsenspiegel riferisce che gli antenati di NN (Adalberto) arrivarono con l'immigrazione di tribù sveve intorno al 568 nell'area del Basso Harz, il cosiddetto Schwabengau, e vi si stabilironoQuindi potrebbero essere appartenuti al seguito del bellicoso re Sigiberto d'Austrasia, Wäschke, p. 68..
Egli ebbe più figli:
Esico, conte di Ballenstedt; Uta, che sposò Eccardo II, margravio di Meißen, nota anche come "Uta di Naumburg"; Teodorico, in seguito prevosto di Ballenstedt (?); Liudolfo, in seguito monaco di Corvey; Hazecha, badessa dell'abbazia di Gernrode.
Note
Bibliografia Helmut Assing: Die frühen Askanier und ihre Frauen. Kulturstiftung Bernburg, Bernburg 2002, ISBN 3-9805532-9-9. S. 6 Andreas Thiele: Erzählende genealogische Stammtafeln zur europäischen Geschichte. Band 1: Deutsche Kaiser-, Königs-, Herzogs- und Grafenhäuser. Teilband 1. R. G. Fischer, Frankfurt am Main 1991, ISBN 3-89406-460-9. Tafel 172 Hermann Wäschke: Anhaltische Geschichte. Band 1: Geschichte Anhalts von den Anfängen bis zum Ausgang des Mittelalters. Otto Schulze, Cöthen 1912. S. 68