Deliceto (IPA: , Delicìte in dialetto dauno-irpino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia.

Geografia fisica Territorio Il comune si trova nei monti Dauni meridionali (territorio a mezza costa tra il Tavoliere delle Puglie e l'Appennino campano), a 575 Il territorio montuoso di Deliceto, comprendente le alture di San Quirico (728 metri s.l.m.), Celezza (757 metri s.l.m.), Salecchia (930 metri s.l.m.) e Macchione (846 metri s.l.m.), è disposto a ferro di cavallo e declina verso nord-est portando le fiumare (compresi il Gavitello e il Fontana che attraversano l'abitato) a scorrere in quella direzione. Più in generale il territorio si estende a grandi linee lungo il bacino idrogeografico della fiumara Carapellotto ed è caratterizzato da ricchi boschi di querce, da macchia mediterranea, da oliveti e vigneti. Non mancano frassini, noccioli e peri selvatici. La flora vede una varietà di orchidee selvatiche, mentre sugli alberi abbonda il vischio e i ginestreti sono fitti. Le creste boscose circostanti il comune di Deliceto sono area di rifugio e riproduzione di animali selvatici, di sosta per gli uccelli migratori e ideale terreno di caccia per i predatori. La parte propriamente subappenninica del territorio di Deliceto (estesa verso il Tavoliere) è per la maggior parte coltivata a grano duro e frumento.

Clima

Deliceto ha il clima tipico dell'alta collina, con inverni relativamente freddi ed estati temperate e non afose. In inverno spesso si verificano nevicate per pochi giorni. La temperatura media nei mesi invernali si attesta intorno tra 5-10 °C. In estate la temperatura si mantiene, tranne in pochissimi giorni, al di sotto dei 30 °C. Il clima è caratterizzato da un elevato tasso di umidità e da una forte ventosità. Nella tabella sottostante sono riportati alcuni dati climatici medi registrati nelle vicinanze di Deliceto.

Origini del nome Il toponimo "Deliceto" è di origine incerta, ma l'etimologia comunemente accettata lo fa derivare dalla parola latina ilex, ossia elce (detto anche "leccio" o "ìlice"): la denominazione Deliceto dall'elce concorderebbe con lo stemma, accettato e conservato nel Grande Archivio di Napoli, d'altronde nel territorio di Deliceto è abbastanza comune la diffusione dell'albero di elce (ad esempio, davanti al convento della Consolazione o su via Cimitero). Per queste motivazioni, anticamente Deliceto era anche chiamata "Iliceto".

Storia Origini Molto probabilmente il primissimo embrione dell'abitato di Deliceto è stato il rione detto Pesco, costituito di grotte scavate nel frontone dello sperone Elceto che si affaccia sulla via che scorre sotto il castello in zona "molo" (nel dialetto delicetano 'piscone', pronunciato con la "c" osco-irpina, significa appunto pietra, roccia).

Sulla base delle conoscenze storiche odierne, non è comunque possibile datare con certezza l'origine di Deliceto. Rimane tuttavia altamente improbabile che Deliceto sia esistita come centro abitato prima dell'800-900 d.C., periodo che vide fronteggiarsi in Italia meridionale (specialmente nelle odierne regioni di Puglia e Campania) i Longobardi del principato di Benevento e i Bizantini del thema di Langobardia tra le scorribande dei Saraceni e degli Arabi stanziati a quel tempo in Sicilia. Non esiste infatti alcun documento che menzioni Deliceto in età romana o precedente, né ritrovamenti archeologici più antichi che possano testimoniare l'esistenza di Deliceto in un'età precedente.

Dall'antichità ai Normanni Durante la dominazione dei Longobardi, il piccolo borgo di Deliceto fu elevato a vedetta subappenninica del Ducato di Benevento. La costruzione del castello di Deliceto inizia però nel X secolo, per opera dei Bizantini che in quel periodo dominavano gran parte della Puglia. Il castello venne costruito per consentire l'arroccamento della popolazione, che precedentemente risiedeva nelle pianure circostanti la zona collinare dove oggi sorge Deliceto, durante le incursioni dei Saraceni.

Successivamente (a partire dal XI e per tutto il XII secolo) l'Italia meridionale e particolarmente la Puglia furono terra di conquista dei mercenari normanni al seguito degli Altavilla. Deliceto fu pertanto incorporata nel regno normanno come anche testimoniato dall'architettura del castello: la torre quadrata che ancora oggi lo domina, è normanna, somigliante a quella di Monte Sant'Angelo sul Gargano, di Lagopesole e di Melfi (sede originaria della contea di Puglia). A guardia della torre quadrata i Normanni portarono delle milizie provenienti dalla Calabria. Per questo il quartiere che si estende ai piedi della torre prese e conserva tuttora il nome di “rione Calabria”. Altre milizie si accamparono appena sotto il rione Calabria, nella contrada oggi detta Scarano.

In nome di “Iliceto” (l'antico nome di Deliceto in quel periodo) compare per la prima volta nella storia in questo periodo per mano di papa Gregorio VII: “ ...in Eliceto Sancti Effrem cum territoriis suis, Sancti Marciani in Parituli, Sanctae Mariae de Sableta, et Sanctani Mariam in Casale Gildonis cum omnibus eorum pertinentiis”. Successivamente i luoghi delicetani vengono citati anche nella bolla di papa Pasquale II nel 1102.Chronicon Beneventani monasterii St. Sophie ed. F. Ughelli, Italia Sacra X (Venezia, 1722), Anecdota Ughelliana, pp. 415-560, (a heavily interpolated edition of the Liber Praeceptiorium Beneventani Monasterii S. Sophie, preserved in Cod. Vat. Lat. 4939.) pp. 491-493 e pp. 497-498

XI secolo Guglielmo Braccio di Ferro, riconosciuto come capo supremo da tutti i Normanni, fonda la contea di Puglia (che comprende I territori di Gargano, Capitanata, Apulia, Vulture e Irpinia) nel 1042. I Normanni dividono le terre conquistate o da conquistare in dodici diverse contee o baronie. Il sovrano attribuisce questi feudi secondo il rango e il merito e ognuno dei condottieri si dedica alla conquista di quanto concessogli.

Non sappiamo con certezza a chi fu assegnato il molo di Deliceto. Guglielmo ebbe il controllo di Ascoli, per cui possiamo supporre che Deliceto sia spettata a lui o a qualche cavaliere di sua dipendenza. In questo periodo Deliceto si ingrandisce fino ad assumere le dimensioni di un paese o castro.Chronicon Vulturense, auctore Johanne monacho in Rerum Italicarum Scriptores, Milano 1725, vol. I, tomo II. Ciò è molto probabilmente dovuto alla posizione geografica favorevole del castello, che si erge sopra un dirupo ed è accessibile sono da una parte, quella dove si estende il paese.

A Guglielmo Braccio di Ferro succede Roberto il Guiscardo fino al 1059 che segna la fine della contea di Puglia e la sua trasformazione in ducato. Durante il Concilio di Melfi I, infatti, papa Niccolò II, fermo restando la capitale nella città di Melfi, eleva la contea di Puglia a ducato di Puglia e la affida ufficialmente alla casata Altavilla. Il papa nomina Roberto il Guiscardo "duca di Puglia e Calabria", mediante accordi presi con il trattato di Melfi e perfezionati con il concordato di Melfi. Tuttavia, mentre Il titolo di conte di Puglia continua ad essere assegnato, dal 1077 capitale del ducato diviene Salerno.

Basso Medioevo Nel XII secolo, dopo la conquista normanna dell'Italia meridionale, divenne suffeudo prima della contea di Loritello e poi di altre. Uguale sorte ebbe sotto gli Svevi e gli Angioini.

Età moderna Nel 1463 Ferrante d'Aragona, bisognoso di un partito in sua difesa nella Capitanata filoangioina, elevò il borgo di Deliceto a marchesato e lo concesse al genero Antonio Piccolomini, nipote di papa Pio II, che vi si stabilì con una colonia di albanesi. Ciò determinò l'ampliamento dell'abitato a occidente, in un agro detto nacque il rione Piazza bassa (odierna Annunziata), che nella sua trama a scacchiera riprodusse il modello del nucleo originario.

La corte marchesale - detta dai delicetani Palazzo del Papa per rimarcare la parentela del feudatario con il pontefice - ebbe sede lungo l'asse viario principale (corso Margherita) e comprese i palazzi Piccolomini (oggi D'Ambrosio) e Apotrino (oggi De Maio); la chiesa del Purgatorio (oggi di Sant'Anna e Morti) e l'abbazia di San Nicola (odierna chiesa dell'Annunziata). La colonia albanese si stabilì a settentrione della corte in blocchi di case monovano, separate da digradanti stradine.

Il feudo di Deliceto, pur restando sempre un bene di natura demaniale, passò dai Piccolomini ai Bartirotti e da questi ai Miroballo poi ai Maffei, casate imparentate tra loro. Ai Bartirotti si deve la costruzione del sontuoso palazzo sito al numero civico 39 di corso Margherita (odierno palazzo Maffei). Nel 1790, con la morte senza eredi del marchese Cesare Miroballo, il castello e le terre a esso annesse passarono al fisco e Deliceto divenne città regia.

Età contemporanea

Ai moti insurrezionali del 1820-21 alcuni delicetani parteciparono con ardore, convinti della necessità di dare al Regno delle Due Sicilie una monarchia costituzionale; nel 1848 buona parte del popolo insorse per reclamare i propri diritti alla spartizione delle terre feudali ed ecclesiastiche.

Dopo l'Unità d'Italia, ci fu dilagare del brigantaggio nel Mezzogiorno. Alto il tributo pagato in termini di vite umane dalla comunità delicetana alla prima e alla seconda guerra mondiale. Al loro sacrificio è dedicato un monumento in piazza Europa, appena al di fuori dell'antica cinta muraria (dove si trovava porta Cavutello o Risciolo).

Simboli Nello stemma, liberamente utilizzato dal Comune, è rappresentato un albero di leccio che riprende la probabile etimologia del toponimo.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Madre del Santissimo Salvatore

Ubicata nel cuore del centro storico, la chiesa viene da antichissimo tempo considerata "Madre" perché nata prima delle altre. Il suo nucleo originale, difatti, risale al VII-VIII secolo, tempo in cui si stabilirono in Deliceto i Longobardi che vi impiantarono una loro corte con una chiesa dedicata a San Salvatore. Il documento più antico che la menziona appartiene ad Arechi II (duca di Benevento dal 758 al 778), che la donò all'abbazia beneventana di Santa Sofia. Quel tempio, di presumibile stile romanico, fu nel corso dei secoli più volte rimaneggiato, finché non venne abbattuto del tutto nel 1744 per cedere il posto all'attuale. A causa delle continue interruzioni dei lavori, la nuova chiesa fu completata solo nell'anno 1800.