I russi in Lettonia (in lettone: Krievi Latvijā; ) hanno rappresentato la più nutrita minoranza etnica del Paese negli ultimi due secoli. Il numero di russi in Lettonia è più che quadruplicato durante l’esistenza della RSS Lettone, quando la dimensione della comunità è cresciuta dall'8,8% della popolazione totale nel 1935 (206.499) al 34,0% nel 1989 (905.515). Il dato si è ridimensionato da quando la Lettonia ha riacquistato l'indipendenza nel 1991, scendendo al 25,2% all'inizio del 2018.

Antica Lettonia Si pensa che il termine lettone krievi che sta per "russi" e Krievija per "Russia" (oltre a Krievzeme per Rutenia) derivi da Kriviči, una delle unioni tribali degli antichi slavi orientali. Durante l'XI-XII secolo, Jersika e Koknese, principati della Lettonia orientale, facevano capo al più grande Principato di Polack.

Dal 1200 al XX secolo Koknese fu espugnata dai cavalieri portaspada nel 1208 e Jersika nel 1209, per poi essere entrambe incorporate nella Terra Mariana (Livonia).

Primi commerci

La presenza degli slavi rappresentò una costante per via dei mercanti nelle città; furono preservati anche i legami commerciali con la Moscovia e altre regioni appartenenti alla Russia. I mercanti della Repubblica di Novgorod stabilirono rapporti commerciali con la Lega anseatica, di cui Riga ne faceva parte, e mercanti attraverso la gilda di Riga. Ad ogni modo, le prospettive di profitto russe rimasero limitate nella lega commerciale, dominata invece dalla Germania, compresi i blocchi economici che impedivano a Novgorod di commerciare con la Livonia. Le circostanze mutarono nel corso dei secoli successivi.

Lotte di potere regionali

Nel 1481, Ivan III di Russia conquistò per breve tempo il castello di Dünaburg nella Livonia sud-orientale come rappresaglia a un attacco di Livonia contro la Russia nord-occidentale. Durante la guerra di Livonia, lo zar russo Ivan il Terribile espugnò diverse fortificazioni e insediamenti nella Lettonia orientale e li mantenne in gestione (alcuni) per 4 anni.

Dalla seconda metà del XVII secolo, i Vecchi credenti russi repressi religiosamente si stabilirono in Letgallia, allora parte della Confederazione polacco-lituana.

Nel XVII secolo, durante la guerra russo-svedese (1656-1658) scatenata da Alessio I, i russi penetrarono in profondità nella Letgallia orientale, ribattezzarono Dünaburg in Borisoglebsk e controllarono la regione per 11 anni tra il 1656 e il 1667. La Russia dovette cedere l'area alla Polonia in seguito al trattato di Andrusovo.

Consolidamento sotto il dominio russo

La presa di Riga del conte Sheremetev nella grande guerra del nord nel 1710 completò la conquista della Livonia svedese da parte di Pietro il Grande. Il commercio russo attraverso la Lettonia iniziò a fiorire e un gruppo di russi più nutrito iniziò a stabilirsi a lungo termine in Lettonia. La prima scuola russa a Riga risale al 1789. La Letgallia fu incorporata nell'Impero russo dopo la prima spartizione della Polonia nel 1772, mentre la Curlandia e la Semigallia, prima note come Ducato di Curlandia e Semigallia, seguirono tale sorte nel 1795.

Ingenti capitali vennero investiti nel potenziamento delle rotte commerciali nei paesi baltici, compresa la Lettonia. Alcuni di tali fondi andarono alla realizzazione di un apparato industriale il quale, entro la metà del XIX secolo, iniziò ad attrarre lavoratori russi. Inoltre, proseguì l'afflusso di contadini russi che si recarono verso ovest alla ricerca di condizioni meno oppressive a livello sociale e religioso, in virtù del regime meno restrittivo riservato alle province baltiche, non soggette a tutte le stesse disposizioni normative del resto dell'Impero russo. Sebbene anche la nobiltà russa avesse gradualmente assunto ruoli di spessore politico, il controllo dei principali organi direttivi rimase in mano ai tedeschi del Baltico.

Risveglio nazionale lettone

Benché la comunità russa in Lettonia presentasse comunque aspetti in comune con quella della regione di provenienza, gli emigrati iniziarono a sviluppare un senso di unità, cominciando a prendere coscienza del fatto di essere una delle etnie della Lettonia. Le organizzazioni sociali russe iniziarono a sorgere negli anni '60 dell'Ottocento, più o meno nello stesso periodo del risveglio nazionale lettone. Le riforme di Alessandro II, inclusa l'abolizione della servitù della gleba nel 1861 in tutto il resto dell'impero, stimolarono ulteriormente lo sviluppo di una coscienza nazionale.

In Lettonia, la servitù della gleba era già stata abolita nel 1819 ad eccezione della Letgallia, la quale fu incorporata nel Governatorato di Vitebsk nel 1802. Il primo giornale russo di Riga - il Rossijskoe eženedel'noe izdanie v Rige (Российское еженедельное издание в Риге, Quotidiano russo di Riga) - fu stampato nel 1816. Il quotidiano russo noto come Rizhskij Vestnik (Рижский Вестник, "Messaggero di Riga"), fondato nel 1869 da Evgraf Vasil'evič Češichin (Евграф Васильевич Чешихин) e pubblicato fino alla sua morte nel 1888, rese noti "i bisogni e i desideri della comunità russa locale". Češikhin formò inoltre un circolo letterario russo nell'odierna capitale lettone nel 1876. I russi locali partecipavano abitudinariamente alle elezioni dei consigli comunali e, più tardi, alla Duma di Stato.

Declino e fine dell'Impero russo

All'alba del XX secolo, i russi costituivano una fetta cospicua della popolazione attiva nelle più grandi città industriali. In Lettonia, come nel resto dell'Impero russo, la condizione degli operai non era delle migliori. Lavoravano in media 11 ore al giorno, 10 il sabato, e spesso in condizioni difficili e non sicure. L'agitazione sociale crebbe nel corso di diversi anni: quando i lavoratori protestarono al Palazzo d'Inverno, polizia e cosacchi aprirono il fuoco sui manifestanti per disperderli, uccidendone o ferendone centinaia. A tale evento seguì immediatamente dopo la Rivoluzione del 1905.

Quando la rivoluzione giunse anche in Lettonia, le proteste riguardarono l'élite tedesca, la quale appariva lontana dalla realtà comune e parlava una lingua con cui non esprimeva praticamente nessun altro nel Governatorato. I contadini di etnia russa e lettone presero il controllo di piccoli centri abitati e bruciarono dozzine di residenze dei nobili. Nel corso della rivoluzione in Lettonia, tuttavia, non si richiese la separazione dalla Russia, poiché i nazionalisti continuavano a credere di aver bisogno della potenza della Russia imperiale per contrastare il dominio dei teutonici.

All'indomani del 1905, Nicola II, attraverso varie concessioni, tra cui l'istituzione della Duma rappresentativa, riuscì a calmare le acque. Sebbene la politica della russificazione non fu abbandonata, l'élite composta dai tedeschi del Baltico cercò di ingraziarsi lo zar in ogni occasione perché lo riteneva fondamentale per mantenere l'ordine. Assistiti dai reggimenti dell'esercito russo, i governanti presero di mira i lettoni nel tentativo di contrastare il nazionalismo. Il sentimento della comunità russa lettone, tuttavia, rimase al riguardo non univoco. La maggioranza di chi risiedeva in Lettonia si era trasferita in virtù della propria fede religiosa (i discendenti dei Vecchi credenti) e guardavano ancora allo zar con profondo sospetto, se non come un'autorità inaffidabile. Il nazionalismo lettone continuò sostanzialmente ad avere come bersaglio i teutonici fino alla Rivoluzione d'ottobre.

La Lettonia non rimase in disparte durante i mesi di forte instabilità. La coscienza di costituire un'identità aveva già preso piede da tempo nella fortemente industrializzata Riga, il secondo porto più grande della Russia (dopo San Pietroburgo). Una delle questioni emerse durante gli eventi del 1917 riguardò lo status di cui godevano i Paesi baltici garantito da Pietro il Grande, il quale non previde la separazione di essi dalla Russia. Il bolscevismo minacciava ora di sopprimere il nazionalismo e divenne così il nuovo nemico. Un nuovo nazionalismo, più etnico e stridente, mirato a rifiutare sia eventuali influenze tedesche e russe, prese lentamente piede. Tuttavia, esso non riguardò la popolazione russa lettone, né prese di mira coloro che si erano recati in Lettonia dopo il 1917 per sfuggire alla Russia sovietica.

Dati demografici

Alla fine del XIX secolo, esisteva una minoranza russa lettone considerevolmente nutrita. Secondo il primo censimento di tutta la Russia del 1897, si contavano 171.000 emigrati, distribuiti come segue: 77.000 in Letgallia, 68.000 in Livonia e 26.000 tra Curlandia e Semigallia. La popolazione urbana superava di circa il doppio quella rurale, ad eccezione della Letgallia, dove tali proporzioni erano invertite.

La metà della popolazione russa in Livonia, Curlandia e Semigallia proveniva dalle province limitrofe della Russia, come nel caso del distretto di Rēzekne: gli spostamenti avvenivano soprattutto da Kovno, Vitebsk e Vilna.

Oltre all'industria, i russi si occupavano soprattutto dell'agricoltura (54%), mentre molto minore era la presenza di nobili (8%).

Lettonia indipendente (1918-1940)

Il 18 novembre 1918, la Repubblica di Lettonia fu proclamata uno Stato sovrano. Tutte le etnie che risiedevano nel territorio della Lettonia in maniera stabile nel periodo di dominazione straniera ricevettero delle tutele. Anche per quanto riguarda i russi, nonostante la perdita della loro cittadinanza nel vecchio Impero, furono riconosciuti tutti i diritti garantiti da uno Stato di diritto.

Gli anni dell'indipendenza permisero, in virtù della politica sopraccitata, lo sviluppo delle minoranze. Secondo i primi dati statistici del 1920, il numero della popolazione russa in quel momento ammontava a 91.000: nel 1935 si salì a a 206.000 (10,6% del totale, a differenza del 7,8% del 1920). Durante l'intero periodo dell'indipendenza, i russi risultavano la più grande minoranza nazionale del paese.

La crescita demografica è da rintracciarsi in diversi fattori. La guerra civile e l'instaurazione della nazione sovietica in Russia provocarono un flusso di rifugiati ed emigranti in molti paesi, compresa la Lettonia. Dopo la battaglia di Daugavpils nel 1920, i polacchi cedettero il controllo di Dvinsk, popolata principalmente da stranieri, ai russi. Ai sensi del trattato di Riga (1920), alcune terre della provincia di Pskov popolate soprattutto da russi passavano. Ad ogni modo, la principale causa principale di aumento della popolazione russa è da rintracciarsi nell'alto tasso di natalità. Si pensi al fatto che, mentre nel 1929 l'incremento naturale dei russi era di 2.800, quello dei lettoni, il cui numero totale in quel medesimo anno superava nove volte quello dei russi, era solo di 3.700.

Le famiglie più numerose della Lettonia erano di etnia russa e, come nel periodo zarista, le fasce di popolazione più giovani erano genericamente straniere. I bambini russi di età inferiore ai 14 anni rappresentavano il 14% del numero totale di bambini della Lettonia della stessa età. Le famiglie russe si distinsero inoltre per la loro stabilità: il numero medio di divorzi di famiglie russe era la metà di quello dei lettoni e un quinto di quello dei tedeschi.

Un grande impatto ebbe luogo la distribuzione territoriale dei russi in Lettonia. Tre quarti di essi vivevano in Letgallia, il 14% a Riga.