La provincia di Pesaro e Urbino è un ente locale territoriale delle Marche che conta abitanti. La provincia ha due capoluoghi nei comuni di Pesaro e Urbino. La sigla della provincia è dal 1999 «PU», da quando le rivendicazioni urbinati furono accolte con la variazione della sigla. La provincia conta 50 comuni.

Affacciata ad est sul mar Adriatico, confina a nord con l'Emilia-Romagna (provincia di Rimini) e con la Repubblica di San Marino, a sud-est con la provincia di Ancona, a sud-ovest con l'Umbria (provincia di Perugia), e a ovest con la Toscana (provincia di Arezzo). Corrisponde in gran parte alla regione storico-geografica del ducato di Urbino.

Storia

È una delle province storiche italiane. Prima della nascita dello Stato italiano ha avuto diverse denominazioni: Ducato di Montefeltro, poi Dipartimento del Metauro con Napoleone e poi ancora Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro con lo Stato Pontificio. Essa confina con Umbria, Toscana e Romagna.

Età del ferro Nell'Età del ferro, l'attuale territorio provinciale era abitato dai Piceni, popolo che aveva dato unità etnica a tutte le attuali Marche.

Maurizio Landolfi, Adriatico tra IV e III secolo a.C. L'Erma di Bretschneider, 2000 (pagina 36); il centro di Novilara è il più noto insediamento piceno della provincia, per l'antichità degli scavi che lo hanno rivelato, ma successivamente si sono trovati abitati o necropoli picene anche a Pesaro, Montegiove di Fano, Roncosanbaccio di Fano, San Costanzo, Serrungarina, Canavaccio di Urbino.

Intorno al 391 a.C. i Galli Senoni invasero le Marche settentrionali sino al fiume Esino e anche più a sud, raggiungendo la zona di monte Conero, e qui si stanziarono. Nel secolo successivo la civiltà gallica delle Marche si fuse con la preesistente civiltà picena, dando luogo ad una koiné culturaleVenceslas Kruta, I Senoni nel Piceno, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, Roma, De Luca, 1999, (pagina 175). ISBN 9788880164326..

Età antica

La romanizzazione della regione iniziò nel 295 a.C. con la battaglia del Sentino, evento che convenzionalmente è considerato la fine della civiltà picena; dopo la battaglia seguì la fondazione di Pisaurum (Pesaro - 184 a.C.), Fanum Fortunae (Fano - data precisa sconosciuta) e, fuori dai confini dell'attuale territorio provinciale, di Sena Gallica (Senigallia - 288 a.C.), Firmum Picenum (Fermo - 264 a.C.), Aesis (Jesi - 247 a.C.), Potentia (Porto Recanati - 184 a.C.), Auximum (Osimo - 157 a.C. ). e Ariminum (Rimini - 268 a.C.), considerata dai Romani parte del PicenoTito Livio, Periochae XV: "Colonia(e) deducta(e) Ariminum in Piceno [...]".. I Romani chiamarono il territorio conquistato compreso tra Rimini e l'Esino Ager Gallicus o anche Ager Gallicus PicenusLorenzo Braccesi, Hellenikòs Kòlpos: supplemento a Grecità adriatica L'erma di Bretschneider, 2001 (pagina 110, testo consultabile su Google libri).

Per approfondimenti si veda l'ampia monografia: Ulrico Agnati, Per la storia romana della provincia di Pesaro e Urbino Archiviato il 23 gennaio 2019 in Internet Archive. "L'ERMA" di BRETSCHNEIDER, 1999. Inoltre vedi: Luca Antonelli, I Piceni: corpus delle fonti. La documentazione letteraria, editrice L'Erma di Bretscneider, 2003; Adam Ziólkowski, Storia di Roma, Pearson Italia S.p.a., 2006. Nel periodo della dittatura di Silla (circa 80 a.C.), il nome Italia si estese sino al fiume Rubicone, oltre il quale si estendeva la Gallia CisalpinaEnciclopedia Treccani, voce Italia.

Con l'avvento dell'impero, l'Italia venne divisa nelle undici regioni dell'Italia augustea, senza alcuna finalità politica, ma solo per snellire la burocrazia e semplificare i censimenti dei cittadini, nonché di facilitarne l'arruolamento nelle legioni. L'Ager Gallicus, ad esclusione di Rimini, venne inserito nella Regio VI, che informalmente era detta "Umbria" o "Umbria et Ager Gallicus". Tale ripartizione, oltre all'attuale territorio provinciale, comprendeva anche i territori appenninici della provincia di Ancona e di Macerata e, fuori dalle Marche, l'attuale Umbria orientale e alcuni territori della provincia di ArezzoPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro III, paragrafi 112-114) (wikisource latina - passo riguardante la Regio VI"]).</ref>.

Attraverso il territorio della provincia passavano sia la cosiddetta Protoflaminia, che da Camerino e Sassoferrato raggiungeva la costa a Senigallia, sia l'asse principale della via Flaminia, nata per unire Roma - attraverso Narni, Terni, Bevagna, Spoleto, Foligno, Nocera Umbra, Fano e Pesaro - a RiminiStrabone, Geografia, libro V, cap. 11, 10. e ai mercati della Pianura Padana.

Medioevo Nell'Alto Medioevo il territorio della provincia fece parte dell'Esarcato di Ravenna, cioè la circoscrizione che comprendeva i residui territori conquistati dai bizantini nella Guerra gotica che non passarono sotto il dominio longobardo. All'interno dell'esarcato esistevano due circoscrizioni: le due pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini e Senigallia) ed annonaria o montana (Cagli, Fossombrone, Osimo, Jesi e Urbino), che comprendevano l'attuale territorio provinciale<ref>Enciclopedia Treccani dell'Arte Antica, voce [https://www.treccani.it/enciclopedia/pentapoli/ pentapoli.. I Longobardi conquistarono l'Esarcato, sotto Astolfo (751-754). Papa Stefano II, allora, chiamò il franco Pipino il Breve che, incoronato re, nel 754 scese in Italia, sconfisse i Longobardi in battaglia e costrinse re Astolfo a cedere tutti i territori conquistati, che consegnò al papa, andando a formare - insieme al Ducato romano - il nascente Stato della Chiesa. Si trattò della Promissio Carisiaca, la cosiddetta "Donazione di Pipino".

Nel 1210, con papa Innocenzo III, i territori delle due pentapoli vennero fusi con la Marca Fermana nell'istituzione della Marca anconitana, creata da papa Innocenzo III nel 1210 a seguito della ripartizione in province dello Stato Pontificio; il governatore papale risiedeva a Fermo. Il potere centrale papale fu però assai blando, per non dire solo teorico, e ciò permise l'affermazione in tutto il territorio dei liberi comuni. Solo con l'attività del cardinale Albornoz, nel XIV secolo, la Chiesa tentò di rendere effettivo il suo dominio. Il Ducato di Urbino, pur godendo di ampia autonomia, era legato da vincoli di vassallaggio allo Stato Pontificio.

La storia medievale e rinascimentale della provincia è fortemente legata alle vicende delle potenti famiglie nobiliari che si contesero il nord delle attuali Marche ed il sud dell'attuale Romagna, facenti perno sulla regione storica del Montefeltro e cioè, tra le principali, appunto i Montefeltro, i Malatesta, i della Rovere, gli Sforza. I destini geografici e le peculiari caratteristiche, ancora oggi vive, delle genti di queste terre non possono essere compresi se non si analizzano anche le intricate vicende di queste famiglie.

In particolare fu nel 1220 che i Montefeltro, già signori ghibellini di San Leo e di Carpegna, ottennero da Federico II di Svevia anche la signoria di Urbino e da allora il prestigio della città crebbe costantemente. L'antica contea di Urbino divenne ducato di Urbino nel 1443, raggiunse l'apogeo sotto Federico da Montefeltro e la massima espansione con Francesco Maria I Della Rovere a cui si deve l'annessione di Pesaro.

La provincia di Pesaro e Urbino corrisponde grossomodo a quello dell'antico Ducato di Urbino, fatta eccezione per Senigallia (ora in provincia di Ancona), Gubbio (ora in Umbria) e i sette comuni secessionisti della Val Marecchia passati in Emilia-Romagna a seguito del referendum del 2009. Nell'organizzazione amministrativa dello Stato della Chiesa, il territorio provinciale coincideva con quello della delegazione apostolica di Urbino e Pesaro, poi divenuta, nel 1860, provincia di Urbino e Pesaro, una delle sei province in cui allora risultavano suddivise le Marche. In vista dell'unità d'Italia, l'assetto territoriale marchigiano fu riformato con il decreto Rattazzi (decreto 22 dicembre 1860 n. 4495Testo del decreto regio 4495/1860.), che ridusse a quattro il numero delle province e che dispose altresì la ridenominazione dell'ente in provincia di Pesaro e Urbino.

Età moderna Nel 1631, alla morte del duca Francesco Maria II della Rovere, il Ducato di Urbino passo al dominio diretto della chiesa, che fece di Pesaro sede cardinalizia. Sotto la dinastia roveresca, iniziata nel 1521, Pesaro fu prescelta dai duchi a loro residenza al posto di Urbino.

Età contemporanea

Nel 1796, con l'invasione francese delle Marche, iniziò per l'attuale territorio provinciale un periodo tumultuoso anche dal punto di vista amministrativo: fu inquadrato dapprima in una repubblica giacobina: la Repubblica Anconitana poi confluita nell'analoga Repubblica romana. Tornata temporaneamente allo Stato papale (1799-1801), passò poi al Regno d'Italia napoleonico, nel quale il territorio fu inserito nel Dipartimento del Metauro.

Tornato allo Stato della Chiesa con la Restaurazione, costituì la Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro.

Seguì il periodo risorgimentale, conclusosi con l'ingresso nel Regno d'Italia, in seguito alla Battaglia di Castelfidardo (1860). Poco prima dell'arrivo delle truppe sarde, i patrioti della provincia si erano già ribellati al governo pontificio: già dal marzo del 1859, il Comitato provinciale diede ordine ai vari comitati cittadini di insorgere: la cosa avvenne in tutti i centri il 16 giugno 1859, ad eccezione di Pesaro, dove il legato pontificio Bellà lo impedì e si preparava alla resistenza contro l'esercito sardoAngioletta Del Rio Ghiandoni, La liberazione della provincia di Pesaro-Urbino nel 1860, estr. da Studia Oliveriana, vol. II,. 1954 (p. 11)..

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la porzione settentrionale della Provincia divenne l'inizio della Linea Gotica teatro di violenti scontri fra le truppe alleate e quelle germaniche. La battaglia inziò il 31 agosto 1944 lungo tutto il fiume Foglia e fece centinaia di morti già nelle primissime ore. Il 2 settembre 1944, tutta la Provincia di Pesaro e Urbino era libera dall'occupazione nazi-fascista.

Aggregazione di alcuni comuni all'Emilia Romagna La provincia originaria includeva il territorio di nove comuni dell'alta valle del fiume Marecchia e della Val Conca, in quanto parte del Montefeltro e del Ducato di Urbino, che, il 6 luglio 1816, fu ricompresa motu proprio da Pio VII nella delegazione di Urbino e Pesaro. Nel 2009, San Leo, Novafeltria, Maiolo, Talamello, Pennabilli, Casteldelci, Sant'Agata Feltria, a seguito di referendum consultivi nei territori comunali e di approvazione di legge ordinaria che accoglieva il risultato favorevole delle consultazioni, sono stati distaccati dalle Marche e aggregati all'Emilia-Romagna. In quell'occasione si è verificata, quindi, la prima variazione di confini regionali per iniziativa referendaria nella storia dell'Italia repubblicana. Le Marche proposero ricorso alla Corte costituzionale, ritenendo che il Parlamento avesse indebitamente ignorato il parere negativo della regione; nel luglio 2010 la Corte si pronunciò sul ricorso giudicandolo infondato. Nel 2021, altri due comuni, Montecopiolo e Sassofeltrio, passarono alla provincia di Rimini, in quanto il referendum in merito, tenutosi nel 2007, aveva avuto esito positivo.