Lumumba è un film del 2000 diretto da Raoul Peck, incentrato sulla figura del leader politico congolese Patrice Lumumba, nella fattispecie sul periodo della sua vita che và dagli ultimi mesi di lotta per l'indipendenza del Congo dal Belgio al colpo di stato del generale Mobutu che determinò, nel marasma della crisi congolese, la sua stessa morte.

Trama Il film si apre con le parole di Lumumba sulla propria morte che accompagnano le immagini del suo trasporto notturno verso il luogo in cui verrà giustiziato e del successivo disseppellimento di alcuni cadaveri, poi smembrati e dissolti nell'acido.

Nel 1959, tra le fila del movimento anticoloniale, la visione del futuro del Congo è motivo di forti contrasti politici, soprattutto tra Lumumba e Moise Ciombe, leader della ricca regione mineraria meridionale del Katanga. L'attività di vendita e promozione della birra Polar aveva permesso a Lumumba di conoscere e frequentare molte personalità nella capitale, tra cui Joseph Mobutu, all'epoca un aspirante giornalista. Il suo attivismo politico l'aveva portato a creare il Movimento Nazionale Congolese (MNC) e proprio durante una delle riunioni di questo finisce per essere arrestato e condannato al carcere per incitamento alla rivolta anticoloniale.

Viene scarcerato in seguito a pressioni esterne per poter partecipare alla conferenza belga-congolese di Bruxelles, in cui viene espresso un fronte comune e richiesta l'indipendenza per il 30 giugno dello stesso anno. La formazione del governo viene inizialmente osteggiata dal Belgio, ma si conclude positivamente con la scelta di Joseph Kasa-Vubu come primo Presidente della appena nata repubblica e Lumumba come primo ministro d'un governo di unità nazionale. L'elenco dei ministri, però, scontenta Ciombe e il partito CONAKAT, le cui sdegnate rimostranze preannunciano la secessione dell'intera regione del Katanga.

Nella giornata dell'indipendenza, il discorso accomodante del presidente Kasa-Vubu viene contrastato da quello decisamente più radicale di Lumumba che, alla presenza del re Baldovino del Belgio, esalta la fiera voglia di riscatto e rivalsa dell'ormai indipendente Congo nei confronti del suo vecchio padrone coloniale. Nei giorni successivi salgono le tensioni sociali e i soldati della Force Publique scatenano un ammutinamento rispetto ai propri ufficiali belgi, anche a causa delle dichiarazioni del generale in capo Émile Janssens secondo il quale l'indipendenza del Paese non si estende alla forze armate, che restano ancora sotto il controllo belga. Janssens viene quindi rimosso da Lumumba e la Force Publique viene trasformata nell'esercito nazionale congolese, con Mobutu che ricopre la carica di capo di stato maggiore.

La continua instabilità del Paese è motivo di interesse politico per le varie potenze: l'ambasciatore belga suggerisce un intervento del suo Paese e della NATO per ristabilire l'ordine, soprattutto a loro vantaggio; il Katanga ed il Kasai del Sud, dichiaratisi ostili al governo insediato di Léopoldville, muovono per la secessione con la forza e Lumumba, non avendo ottenuto alcun sostegno politico e militare dalle Nazioni Unite, chiede ufficialmente aiuto militare all'Unione Sovietica.

La riconquista della regione secessionista del Kasai, svolta con atrocità anche verso i civili, porta all'allontanamento di Mobutu, ma l'intervento sovietico viene visto dagli americani come una minaccia, i quali quindi cominciano a prendere contatti con Mobutu in vista d'un eventuale spodestamento dell'attuale governo. In una trasmissione radio il presidente Kasa-Vubu revoca l'incarico a Lumumba, che a sua volta reagisce facendolo formalmente decadere dalla sua carica tramite il Parlamento. In questa situazione di stallo politico-istituzionale, Mobutu prende il potere e pone Lumumba agli arresti domiciliari, pur non precludendogli le comunicazioni telefoniche. Alla fine, con uno stratagemma, Lumumba riesce a fuggire assieme alla propria famiglia nella città di Stanleyville, capitale della Repubblica libera del Congo, formatasi nella parte orientale del Paese in risposta al colpo di Stato di Mobutu e perciò fedele a Lumumba. Per evitare i blocchi stradali, i compagni rimasti fedeli a Lumumba si dirigono su strade secondarie ma, nei pressi del fiume Sankuru, vengono tutti catturati dall'esercito congolese.

Trasportati in aereo nella capitale, Lumumba, il presidente del Senato Joseph Okito e il ministro degli Interni Maurice Mpolo scendono dall'aereo ammanettati con una corda, infine sono imprigionati e consegnati a Elisabethville, nel Katanga, dopo l'approvazione di Mobutu e del presidente Kasa-Vubu. Subite altre torture, un dirigente del Katanga continua ad infierire su Lumumba alla presenza di consiglieri bianchi e nella notte un convoglio di autovetture li porta nella foresta.

Nella giornata dell'indipendenza da lui stesso organizzata, Mobutu, diventato capo di Stato, chiede ai presenti un minuto di silenzio per la morte di Lumumba, mentre si rivivono gli ultimi istanti di vita del primo ministro, che assiste alla fucilazione dei suoi compagni e che invoca una preghiera alla moglie. Due uomini bianchi accompagnano Lumumba ad un albero, evidenziando l'ingerenza straniera nel Paese africano. Dopo la fucilazione sono riproposte le immagini mostrate in principio, in cui altri due uomini bianchi bruciano i resti dei cadaveri che avevano appena smembrato.

Accoglienza Lumumba ha ottenuto l'81% di recensioni critiche positive su 58 totali e un voto medio 6.96/10 dal sito Rotten Tomatoes e 21 recensioni critiche positive su 22 da quello Metacritic, ottenendo un punteggio metascore di 78.

Note

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Categoria:Film biografici sui politici