Ospital Monacale è una frazione del comune di Argenta, in provincia di Ferrara, popolata da 595 abitanti è situata sul lato sinistro del fiume Po di Primaro e benché faccia parte del comune di Argenta, gravita sulla cittadina bolognese di Molinella distante appena 7 km. Il centro abitato antico si sviluppa lungo l'asse di via Zenzalino.

Storia

A seguito di interventi di regolazione e consolidamento degli argini sul ramo naturale del Po noto come Padus Primarius (Po di Primaro), effettuati nel 708-709 d.C. per decisione dell'arcivescovo di Ravenna Felice, il corso del Primaro venne regolato e incanalato. Nel secolo seguente nacquero lungo le sue sponde nuovi centri abitati come Ospital Monacale. I nuovi insediamenti erano basati su un'economia valligiana (pesca e commercio fluviale), sorgendo, essi, tra il Po di Primaro e le valli circostanti.

Inizialmente tutto il territorio lungo il Primaro apparteneva alla Chiesa di Ravenna, per poi passare ai conti di Ferrara e quindi agli Este, che si impossessarono di Ferrara nel 1208. Il nome originario di Ospital Monacale era Villa Franca perché godeva, in virtù della sua posizione, dell'esenzione dei dazi sul Po di Primaro, mentre essi vigevano a Traghetto, Consandolo, Gaibana e altri villaggi lungo il fiume.

Sin dal X-XI secolo s’erano insediati nella zona tra Gaibana e Passo Morgone i monaci Benedettini e poi, a Villa Franca, i canonici regolari di Gaibana e Monestirolo, quindi i monaci di San Bartolomeo che vi eressero il primo luogo di culto dedicato, appunto, a San Bartolomeo Apostolo e forse anche un piccolo “Spedale” (luogo di accoglienza per pellegrini e viandanti) prima ancora dell'arrivo delle Monache di San Silvestro di Ferrara. Queste ultime, dopo una diatriba con i monaci di San Bartolomeo, si videro riconoscere, dal Vescovo di Ferrara, Bernardo, il diritto di giuspatronato sulla chiesa, ampliata e in parte ricostruita e consacrata il 22 giugno 1358 dallo stesso Bernardo (la chiesa venne poi eretta in parrocchiale nel XVI secolo). Presenziò alla cerimonia anche la badessa del monastero di S. Silvestro, Anna, già proprietaria di varie tenute in zona. Il monastero gestiva anche lo “Spedale”. Da quel momento in poi il paese cambiò nome diventando “Ospedale delle Monigane” o “Monicane”, poi “Spedale delle Monacale”, “Spedale delle Monache” e in seguito, Ospital Monacale.

Il porticciolo di Villa Franca era situato sulla riva sinistra del Po di Primaro, appena fuori dal centro abitato, dove ancora oggi esiste “Via del Porto” che si dirama dalla vicinissima via Zenzalino. Fu attivo sino alla prima metà del XVI secolo come punto di passaggio e di attracco di barche di piccola e media stazza per poi essere navigabile solo con barche piccole a causa del progressivo interrimento del Po di Primaro e dell'impoverimento delle sue acqueDopo la Rotta di Ficarolo (1152) il corso principale del Po deviò sensibilmente verso nord. Il Po di Primaro perse progressivamente d'importanza, riducendosi ad essere una via d'acqua di livello locale.. Il periodo di maggior flusso di imbarcazioni fu registrato nel XIV e XV secolo.

Anche imbarcazioni commerciali di Molinella, dirette a Ferrara, vi facevano sosta dopo avere navigato sino a Traghetto sul “Canalazzo” e poi sul Po di Primaro cariche di ogni genere alimentare e bestiame vivo provenienti dalla vicina Romagna e dal Mare Adriatico.

In occasione dei primi mercati tenutisi a Molinella, verso la metà del XVI secolo, vi partecipavano anche mercanti di Ospital Monacale, Traghetto e Consandolo.

Il legame tra Ospital Monacale e Molinella proseguì anche nei secoli successivi mantenendosi sino ai giorni nostri.

Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, risalente al X secolo. Villa Muratori.

Economia L'economia è principalmente agricola e basata sulla coltivazione di frutta, in particolare mele e pere, di ottima qualità e particolarmente apprezzate sui mercati.

In passato era molto diffusa la coltivazione e la lavorazione della canapa, una fibra tessile molto diffusa in alternativa al ben più costoso cotone, coltivazione attualmente non più in essere; si trovano ancora nelle campagne alcuni invasi di acqua (maceri) nei quali venivano posti in macerazione i fasci di canne da canapa, in modo da eliminare per putrefazione la frazione legnosa e liberare la fibra: successivamente l'invaso veniva svuotato e i fasci venivano fatti asciugare al sole per successiva lavorazione meccanica di battitura e raccolta della fibra grezza pronta per le lavorazioni finali.

Note

Bibliografia Giorgio Galloni, OSPITAL MONACALE Tanta storia, due famiglie, un museo

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