La letteratura islandese si sviluppa fin dai primissimi momenti della colonizzazione (landnám), avvenuta nell'anno 874.
Il grande medioevo islandese
L'Islanda è celebre per la sua ricchissima letteratura medievale. È stato giustamente affermato che, in proporzione all'estrema esiguità della popolazione, in nessun'altra nazione si è avuta in quell'epoca una simile fioritura di opere letterarie di grande valore. Una particolarità della letteratura islandese consiste inoltre nel fatto che essa è veramente, e senza alcuna retorica, nata dalla gente (in Islanda non è mai esistita un'aristocrazia come la si intende storicamente), e che ogni abitante (ciò equivale a dire ogni agricoltore/pescatore) ha dato il proprio contributo alla sua creazione.
Le opere letterarie trattano di eventi nei quali erano coinvolte famiglie conosciute ed anche gli stessi antenati di chi scriveva. Gli episodi narrati si svolgono in un ambiente noto a tutti, per lo più nell'Islanda stessa, ma anche in Norvegia, in Groenlandia e, raramente, altrove. Nelle lunghe sere invernali passate nella baðstofa, la stanza riscaldata della fattoria tradizionale, tutti si dedicavano alla composizione, alla recitazione o alla lettura di storie; i manoscritti venivano immediatamente ricopiati in modo che anche le generazioni future ne potessero usufruire. Queste opere sono così intimamente legate al popolo (inteso come insieme compatto di persone che si riconoscono in una data tradizione), che gli autori delle antiche Saghe (in islandese saga, al plurale sögur, dalla radice del verbo segja "dire"), che pure mostrano un notevole labor limae, sono del tutto sconosciuti. Questo si può spiegare probabilmente con il fatto che lo stesso concetto di "autore" era molto diverso da quello attuale; lo stesso termine islandese per "autore", höfundur, è formato dalla radice del verbo hefja e significa quindi piuttosto "iniziatore", "colui che inizia una storia".
Gli inizi: LEdda e la poesia scaldica La prima "cosa" ad essere trascritta su pergamena fu la legislazione dell'antico Stato Libero Islandese (inverno del 1117). Si deve dunque presumere che l'alfabeto latino fosse arrivato in Islanda circa nel 1100. La trascrizione della lingua dovette creare non pochi problemi, dato che, tra il 1130 ed il 1150 fu composto il cosiddetto "Primo Trattato Grammaticale" (Fyrsta Málfræðisbók), sorto proprio per dirimere questioni ortografiche. I monumenti letterari più antichi che possediamo sono lEdda Antica o Poetica (Forna Edda o Eddukvæði) ed il corpus della poesia di argomento cortese detta Scaldica (da skáld 'poeta'). I componimenti scaldici vengono usualmente attribuiti a dei poeti dei quali conosciamo il periodo di attività e, in alcuni casi, anche il nome, come il famoso Egill Skalla-Grímsson (protagonista a sua volta di una celebre saga); essi sono noti per la loro estrema concettosità e complessità, che li rende vicini ai lontanissimi (e posteriori) trovatori provenzali (tanto che qualcuno ha ipotizzato un indiretto contatto) e, soprattutto, per l'artificio lessicale delle kenningar (dall'espressione kenna eitt við eitt "conoscere una cosa per mezzo di un'altra"), intricatissime metafore descrittive basate spesso su dettagli mitologici a noi poco noti o del tutto oscuri, ma che rivelano spesso una straordinaria capacità di invenzione poetica. Le kenningar erano del resto usate non solo nella poesia scaldica, segno che si trattava di un procedimento anteriore: un esempio illuminante ci viene ad esempio da un carme eddico, l'Alvíssmál ("Carme dell'Onnisciente", o "del nano onnisciente"), che diamo qui in grafia moderna normalizzata, ma rispettando le forme antiche:
Si deve comunque tenere conto del fatto che, prima di essere messe per iscritto, le poesie scaldiche furono tramandate oralmente per circa due secoli, e lo stesso vale a maggior ragione per le opere completamente anonime. Una così lunga tradizione orale pone allo storico letterario di oggi dei problemi enormi, né la parziale o totale compartecipazione di autori diversi a singole opere è inequivocabilmente sicura. I mutamenti che un'opera deve aver subito nel corso della sua lunga tradizione orale possono essere accertati solo raramente, e mai con piena sicurezza.
Al contrario delle poesie scaldiche, i carmi Eddici sono tutti anonimi. Se tali componimenti epici siano di origine propriamente islandese oppure "germanica" è stato oggetto di una lunga e forse insolubile disputa, simile per alcuni versi alla questione Omerica. Assai dibattuta è anche la questione se essi siano stati scritti per la prima volta in Islanda, in Germania od in altri paesi: per quanto riguarda il loro contenuto, i carmi più antichi potrebbero addirittura esser fatti risalire all'epoca delle grandi migrazioni del IV-V secolo (Völkerwanderungen), ed apparterrebbero quindi alla tradizione germanica comune. Resta comunque incontestabile il fatto che essi ci sono pervenuti in massima parte grazie ad un codice in-IV, redatto certamente in Islanda nella seconda metà del XIII secolo, il Codex Regius 2365-4º o Konungsbók ("Libro Regio"). Se si esclude un breve frammento epico redatto in alto tedesco antico, il Carme di Ildebrando (Hildebrandslied), l'antico epos germanico ci è noto praticamente soltanto da questo piccolo, malandato ed inestimabile codex unicus conservato dal 1970 nella filiale di Reykjavík dell'Istituto Arnamagnæano (Stofnun Árna Magnússonar o, familiarmente, Árnagarður), dopo essere stato per secoli (a partire dalla sua scoperta, avvenuta nel 1643 per opera del vescovo luterano di Skálholt Brynjólfur Sveinsson, dopo che, probabilmente, era stato tenuto per secoli in qualche bær) patrimonio della Biblioteca Reale di Copenaghen. Il Codex Regius è senz'altro patrimonio comune di tutti i popoli germanici e dell'umanità intera, ma è scritto in islandese e quindi, in questo senso, i carmi sono islandesi e come tali sono sempre stati sentiti dagli abitanti dell'isola.
Prime figure letterarie Proprio nella letteratura fanno -prestissimo e chiaramente- la loro apparizione le particolarità della cultura islandese, contrariamente a quanto accade per gli altri popoli scandinavi. Le saghe islandesi furono scritte durante un periodo di circa 200 anni, dal XII al XIII secolo, dopodiché la cultura islandese cominciò sempre di più ad uniformarsi alle linee generali del pensiero medievale, senza comunque perdere mai del tutto le proprie caratteristiche originali. Fin dal 1200 si ebbero più traduzioni dal latino che opere originali islandesi. Il dottissimo Sæmundur Sigfússon (1056-1133), detto "Sæmund il Sapiente" (Sæmundur hinn Fróði, latino Sæmundus Multiscius), che fu a lungo ed erroneamente ritenuto, per la sua vastissima cultura (aveva studiato a Parigi e veniva ritenuto una sorta di mago, tanto da aver dato luogo ad una serie interminabile di leggende), l'autore dei carmi Eddici (tanto che si parlava di "Edda di Sæmund", Sæmundar Edda o Edda Sæmundar hins Fróða), scrisse in latino una storia dei Re di Norvegia, sfortunatamente andata persa. Ari Þorgilsson (1068-1148), anch'esso chiamato fróði, ci ha lasciato la Íslendingabók ("Libro degli Islandesi"), una storia del popolo islandese dalla landnám fino al 1118, redatta interamente in islandese. Il "Libro degli Insediamenti" (Landnámabók), una singolare opera a metà tra una saga ed un censimento, fu anch'esso scritto completamente in islandese. Ulteriori storie dei Re di Norvegia furono redatte nel XII e XIII secolo.
Snorri Sturluson La figura letteraria più nota del medioevo islandese è senz'altro Snorri Sturluson (1179-1241). Uomo dottissimo e membro dellalþingi, ricoprì importantissime cariche pubbliche e mal tollerò l'ingerenza norvegese, che sarebbe sfociata di lì a poco nella scomparsa dello Stato Libero (1262), tanto da morire assassinato ignota manu. La sua Heimskringla ("Il Globo Terraqueo") è la storia dei Re di Norvegia dai leggendari inizi fino al 1177. Celebre in tutto il mondo è il suo trattato di arte poetica detto comunemente "Edda in prosa" o "di Snorri" (Snorra Edda, per distinguerla dall'omonimo corpus di carmi epici). Il trattato fu composto per fornire un manuale di metrica, mitologia e composizione poetica ai giovani poeti ed è diviso in tre parti: la Gylfaginning ("Inganno di Gylfi"), lo Háttatál ("Discorso sulla metrica") e gli Skáldskaparmál ("Discorso sulla composizione poetica"). A parte la bellezza intrinseca dell'opera, dobbiamo ad essa la conoscenza di moltissime kenningar che ci hanno permesso di spiegare e meglio apprezzare la poesia scaldica. Molti studiosi ritengono che debba essere attribuita a Snorri anche la Egils saga Skalla-Grímssonar ("Saga di Egill Skalla-Grímsson"), uno dei capolavori della letteratura islandese medievale, il cui protagonista è, come detto, un celebre scaldo. Non è però stato possibile dimostrarlo con certezza, e l'attribuzione a Snorri nasce più al desiderio di trovare un autore adeguato per un'opera di tale valore che da dati incontrovertibili.
Le saghe
Le saghe pervenute fino ai nostri giorni sono circa quaranta. Quasi tutte narrano episodi avvenuti all'epoca delle Colonizzazioni e dei primi secoli dello Stato Libero (circa 870-1030) e sono chiamate Saghe degli Islandesi. Poiché l'alfabeto è giunto in Islanda solo nel XII secolo, le saghe devono aver avuto una lunghissima tradizione orale (fino a 400 anni) prima di essere trascritte nei secoli XII-XIV. La saga più antica, la Heiðarvíga saga ("Saga della battaglia nella brughiera") fu trascritta probabilmente verso il 1200 e ci riporta ad un'epoca di poco posteriore all'introduzione del Cristianesimo (introdotto nell'anno 1000 per decisione dell'Alþingi). Verso il 1280 fu trascritta la Njáls saga ("Saga di Njáll"), ritenuta unanimemente la più bella saga islandese. Altre celeberrime saghe trascritte in quegli anni o poco dopo sono la Gunnlaugs Saga Ormstungu ("Saga di Gunnlaug Lingua-di-Serpente"), la Hrafnkels saga Freysgoða ("Saga di Hrafnkell, sacerdote di Freyr", un altro autentico capolavoro dall'andamento appassionante ed altamente drammatico), la Laxdœla saga ("Saga dei valligiani di Laxárdalr [Valle dei Salmoni]"), la Eyrbyggja saga ("Saga dei coloni di bassa costa") e la Grettissaga ("Saga di Grettir"), solo per citare le più famose. Le saghe sono certamente le opere letterarie islandesi più note (tanto che il termine, assieme forse a geyser, è l'unica parola islandese divenuta di uso internazionale; popolarmente l'Islanda è detta Sögueyja "isola delle saghe"). Con la perdita dell'indipendenza, l'evoluzione della letteratura islandese subisce un brusco arresto, e bisognerà attendere il Romanticismo per una nuova fioritura. Ma il periodo medievale islandese resta uno dei più splendidi esempi di "epoca d'oro" letteraria, non inferiore al medioevo francese, provenzale, italiano e tedesco, e trova ancora adesso non solo degli studiosi e degli appassionati, ma persino dei grandi scrittori e poeti che continuano ad ispirarsi ad essa anche nel metodo di composizione, come il grande argentino Jorge Luís Borges (vero e proprio creatore di kenningar in lingua spagnola) o lo svedese Per Olof Sundman, che nel suo Berättelsen om Såm ("Racconto di Såm") ha ripreso la Saga di Hrafnkell ambientandola ai giorni nostri e mantenendo la trama originale, con il risultato di mettere in evidenza quanto moderno sia l'impianto che regolava le antiche narrazioni e quale forza psicologica ne avessero i personaggi.
La decadenza