La Costituzione della Finlandia (, ) è il fondamento delle leggi nazionali della Repubblica finlandese. Essa definisce le basi, le strutture e l'organizzazione del governo, le relazioni tra i vari organi costituzionali e inquadra i diritti fondamentali dei cittadini finlandesi.
L'attuale Costituzione, ufficialmente Legge 731/1999, è entrata in vigore il 1º marzo 2000 ed ha abrogato (riunendoli in un atto solo) le precedenti quattro leggi di rango costituzionale contenenti i principi e le norme che regolavano il funzionamento dello Stato finlandese.
Storia Il dominio svedese La Finlandia fece parte del regno di Svezia fino al 1809 quando con la pace di Hamina fu sancito il suo passaggio dalla Svezia alla Russia. In quanto soggetta all'autorità dei re svedesi, la storia costituzionale finlandese si innesta sul sistema costituzionale sviluppatosi in Svezia a partire dal XVII secolo, quando maturò in quel paese il principio secondo il quale il sovrano si impegna a governare nel rispetto delle leggi esistenti e dei diritti riconosciuti ai propri sudditi. Un certo numero di leggi assurse progressivamente a rango costituzionale, intendendosi con ciò che tali leggi non avrebbero potuto essere modificate senza il consenso dell'assemblea che rappresentava le varie classi sociali. Il sistema costituzionale svedese si consolidò dopo la restaurazione dell'assolutismo monarchico da parte del re Gustavo III (1772). Si formò una costituzione basata su quattro pilastri: la legge sulla forma di governo, la legge sull'assemblea parlamentare, i privilegi di classe dei quattro stati, la legge di unione e sicurezza. La struttura quadripartita della costituzione, tutt'oggi vigente in Svezia, si conservò in Finlandia oltre la cessazione del dominio svedese e venne definitivamente superato con la nuova costituzione entrata in vigore nel 2000.
Il Gran Ducato di Finlandia Con l'annessione della Finlandia alla Russia, lo zar Alessandro I confermò le leggi di derivazione svedese già vigenti sul territorio finlandese. Benché lo zar non avesse specificato espressamente quali leggi intendesse confermare, esisteva in Finlandia un largo consenso su quello che doveva considerarsi il corpus delle leggi finlandesi che lo zar si era impegnato a rispettare. Una prima modifica costituzionale fu realizzata nel 1869 con l'approvazione di una nuova legge sull'assemblea parlamentare, dopo che lo zar Alessandro II aveva autorizzato la Dieta (in finlandese valtiopäivät) a riunirsi nuovamente a partire dal 1863. Si aprì dunque una fase di ulteriori tentativi di riforma costituzionale che non approdarono tuttavia ad alcun risultato. L'ultima riforma costituzionale del periodo della dominazione russa risale al 1906, quando entrò in vigore una nuova legge sull'assemblea parlamentare.
L'indipendenza e la repubblica La Finlandia proclamò la propria indipendenza dalla Russia il 6 dicembre 1917 e si costituì come una repubblica. Un comitato costituente fu incaricato di preparare una riforma costituzionale che si concretizzò nella legge sulla forma di governo della Finlandia (in finlandese Suomen halitusmuoto) del 1919. A questa seguirono la cosiddetta legge sulla responsabilità ministeriale (in finlandese ministerivastuulaki) e la legge sull'Alta Corte di Giustizia (in finlandese laki valtakunnanoikeudesta) del 1922, la nuova legge sull'assemblea parlamentare (in finlandese valtiopäiväjärjestys) del 1928. La repubblica finlandese venne così ad avere una nuova costituzione formata da quattro leggi fondamentali, consolidando così il tradizionale modello di una costituzione basata su quattro pilastri ereditato dalla Svezia.
La costituzione del 1919 La costituzione finlandese, formata dalle quattro leggi fondamentali adottate negli anni successivi all'indipendenza, è il risultato di un compromesso tra due diverse posizioni presenti all'interno della classe dirigente della Finlandia dell'epoca. Mentre i conservatori sostenevano la realizzazione di un sistema costituzionale di stampo presidenziale in cui un unico soggetto è garante della solidità del governo, le forze liberali e socialiste propendevano per un sistema in cui fosse centrale il consenso popolare, espresso attraverso il parlamento e sul quale era fondata la legittimazione del potere esecutivo. La mediazione tra la forma di governo presidenziale, caldeggiata dai conservatori, e il modello parlamentale dei liberali e dei socialisti, diede origine ad un sistema parlamentare in cui è riconosciuta al presidente della repubblica una ampia serie di poteri che gli consentono di intervenire in modo diretto nella vita politica dello stato. Si tratta dunque di un sistema misto in cui la forma di governo parlamentare è caratterizzata da forti accenti di presidenzialismo. Questo sistema ibrido è teoricamente esposto al rischio che si crei una continua contrapposizione tra il governo e il parlamento e il presidente della repubblica, a cui la costituzione del 1919 attribuiva tanto poteri in ambito legislativo (ad esempio il potere di emettere decreti legislativi, art. 34 della legge sulla forma di governo) quanto competenze spettanti al potere esecutivo (come la sua competenza nel determinare la politica estera del paese, art. 33 della legge sulla forma di governo). Nei decenni che seguirono, questa potenziale conflittualità tra i tre organi principali dello stato non sfociò comunque mai in una vera contrapposizione poiché fu sempre possibile trovare una mediazione consistente nella maggiore o minore rivendicazione da parte del presidente della repubblica delle prerogative assegnategli dalla costituzione. Il modello di una presidenza della repubblica non direttamente attiva politicamente fu seguito dal primo presidente della repubblica K. J. Ståhlberg, il quale interpretò il suo ruolo come equidistante dal sistema dei partiti, rispetto al quale assunse solo una funzione di mediazione dei conflitti. Egli inoltre si presentò principalmente come una figura che rappresentava l'unità del popolo finlandese. Questo modello di una presidenza più debole rispetto al dettato costituzionale era in realtà il frutto della frammentata realtà politica finlandese, che non consentiva al presidente della repubblica di avere dietro di sé una forza politica consistente che ne appoggiasse le scelte. Inoltre la mancanza di un sistema di elezione diretta del presidente della repubblica impediva che questi si sentisse investito di mandato popolare.
Un mutamento del modo di intendere il ruolo del presidente della repubblica iniziò a farsi strada dopo la seconda guerra mondiale. In particolare fu rivalutato il ruolo del presidente nel dirigere la politica estera nazionale, anche in conseguenza della necessità di presentarsi sul piano internazionale e in particolare nei confronti dell'Unione Sovietica, con un'unica figura autorevole e garante delle posizioni del paese nei rapporti con gli altri stati. Iniziò così una nuova fase, coincidente con la lunga presidenza di Urho Kekkonen, in cui la Finlandia venne in pratica ad assumere una forma semi-presidenziale, caratterizzata da un presidente della repubblica pronto tanto ad esercitare le sue prerogativa in politica estera quanto ad incidere direttamente anche sulla politica interna.
Con la fine della presidenza di Kekkonen anche il ruolo del presidente tornò ad essere meno incisivo nelle scelte politiche. Il sistema tornò a qualificarsi più come un sistema parlamentare e contemporaneamente crebbe il ruolo del capo del governo e l'autorità del parlamento.
La riforma della costituzione A partire dal 1983 si aprì una nuova fase di riforme della costituzione finlandese. Fino ad allora i necessari adattamenti delle leggi costituzionali al mutare dei tempi erano state ottenute sfruttando la particolare flessibilità della costituzione del 1919. Anziché emendare la costituzione si era sempre proceduto ad emanare leggi eccezionali che, pur essendo leggi ordinarie e subordinate alla costituzione, prevedevano eccezioni ad hoc al dettato costituzionale. La prima grande riforma costituzionale si ebbe dunque nel 1983, quando fu profondamente emendata la legge sull'assemblea parlamentare. Un'ulteriore riforma nel 1987 introdusse la possibilità di indire referendum consultivi, modificò il sistema di elezione del presidente della repubblica e ne ridefinì i poteri. Nel 1991 nuove riforme incisero nuovamente sul ruolo del presidente della repubblica. Il suo sistema di elezione divenne definitivamente diretto, prevedendo la possibilità del ballottaggio, e fu stabilito che l'ufficio non potesse essere ricoperto per più di due mandati consecutivi, ciascuno della durata di sei anni. Furono inoltre limitati i poteri del presidente sul governo e sul parlamento. Tanto lo scioglimento del governo che quello del parlamento furono sottratti al diretto potere del presidente, subordinandoli rispettivamente ad una richiesta motivata del primo ministro e all'esperimento di consultazioni col presidente dell'assemblea parlamentare e con i vari gruppi parlamentari. La riforma introdusse inoltre l'obbligo per il primo ministro a cui è stato affidato l'incarico di formare il governo di presentarsi immediatamente al parlamento per esporre il proprio programma, sul quale il parlamento è chiamato a votare la fiducia al nuovo governo. Nel 1994 la costituzione fu nuovamente riformata in vista dell'ingresso della Finlandia all'Unione europea. Un'ultima grande riforma costituzionale fu compiuta nel 1995, quando si procedette alla riscrittura integrale del secondo capitolo della legge costituzionale sulla forma di governo, dedicato ai diritti fondamentali.
A partire dal 1995 inizia una fase preparatoria per una integrale riforma della costituzione. Viene costituito il gruppo di lavoro Costituzione 2000 allo scopo di valutare la possibilità di riorganizzare ed aggiornare le leggi costituzionali finlandesi. Il gruppo di lavoro presentò al governo una relazione sulla base della quale fu istituita la Commissione Costituzione 2000, col compito di preparare una bozza di costituzione, che avrebbe dovuto raccogliere in un unico testo normativo le quattro leggi costituzionali finlandesi. Conclusisi i lavori della commissione nel 1997, la bozza della nuova costituzione fu esaminata dalla commissione per gli affari costituzionali, la cui relazione fu pubblicata nel 1999. Dopo le elezioni politiche, tenutesi nello stesso anno, il nuovo parlamento approvò la nuova costituzione, che fu promulgata dal presidente della repubblica.
La costituzione e il bilinguismo in Finlandia Sebbene oggi la maggioranza della popolazione finlandese parli il finnico, lingua della famiglia ugro-finnica e quindi non indoeuropea, c'è da specificare che la Costituzione della Finlandia stabilisce con chiarezza che il finnico e lo svedese (nella sua variante detta Svedese di Finlandia, o finlandssvenska) sono le due lingue nazionali del Paese. Entrambe sono considerate lingue domestiche ("kansalliskielet" in finlandese, "nationalspråk" in svedese) e godono di identico status giuridico e costituzionale. Nessuna delle due può essere considerata una "prima" o "seconda lingua" se non per ragioni statistiche: il principio di piena parità linguistica (svedese e finnico) è da sempre un pilastro fondamentale della democrazia finlandese.
La nuova Costituzione La nuova Costituzione entrò in vigore il 1º marzo 2000. La denominazione ufficiale in finlandese è Suomen perustuslaki (Costituzione della Finlandia), che fu preferita a quella di Suomen hallitusmuoto (forma di governo della Finlandia), che avrebbe seguito la tradizione costituzionale finlandese ma avrebbe messo meno evidenza il carattere di novità della nuova legge fondamentale dello stato.
La Costituzione è composta da 131 articoli (in finlandese pykälä, indicato col simbolo § posposto al numero), divisi in 13 capitoli (in finlandese luku):
Capitolo 1 - Fondamenti dell'ordinamento statale Capitolo 2 - Diritti fondamentali Capitolo 3 - Parlamento e deputati